Gli incidenti di Spalato furono una serie di episodi violenti a carattere antitaliano che si verificarono nella città dalmata di Spalato fra il 1918 e il 1920 e che culminarono con l'uccisione del comandante della Regia nave Puglia Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi, colpiti la sera dell'11 luglio 1920 e deceduti nel corso della notte.
Questi episodi si inserirono all'interno di una pluridecennale lotta per il predominio sull'Adriatico orientale fra popolazioni slave meridionali (croate e slovene) e italiane, iniziata ancora nell'ambito dell'Impero austro-ungarico. Alla fine del XIX secolo la corrente irredentista sorta all'interno del Regno d'Italia e lo jugoslavismo da parte slava coinvolsero nella questione anche Stati già indipendenti, come il Regno d'Italia stesso e il Regno di Serbia. Lo scoppio della prima guerra mondiale, l'entrata in guerra dell'Italia, il disfacimento dell'Impero, le trattative di pace e le successive fortissime frizioni fra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni furono gli eventi più recenti, precedenti e contemporanei agli incidenti di Spalato.
Inquadramento storico
Conformemente a quanto previsto dagli accordi con gli alleati e successivamente alla firma dell'armistizio con l'Impero austro-ungarico, ai primi di novembre del 1918 le truppe italiane procedettero all'occupazione dei territori riservati all'Italia dal Patto di Londra e dalle clausole armistizialiSul tema , soprattutto il paragrafo Un difficile dopoguerra. L'occupazione italiana della Dalmazia settentrionale alle pp. 50 e sgg..
La Regia Marina predispose l'invio di navi da guerra in Dalmazia, destinate a prendere possesso dei territori in questioneUna parte delle località dell'Adriatico orientale venne occupata prima dell'entrata in vigore dell'armistizio con l'Austria, mentre la maggioranza – soprattutto all'interno – venne occupata solo successivamente. L'ordine temporale delle prime occupazioni fu il seguente: il 1º novembre Pelagosa, il 3 novembre Trieste e Parenzo, il 4 novembre Umago, Monfalcone, Capodistria, Fiume, Abbazia, Lussinpiccolo, Zara, Lissa, Lagosta, Meleda, Curzola. Fondamentale sul tema rimane il capitolo Occupazioni territoriali in Adriatico in .. A bordo di queste navi vi erano generalmente anche dei dalmati italiani arruolati nella Marina, con l'incarico di aiutare le truppe nel contatto con le popolazioni locali.. I contatti venivano generalmente presi con le locali sedi dei Fasci Nazionali Italiani, le associazioni locali degli italiani che si potevano trovare nelle principali località della costa e delle isole..
La città di Spalato e la costa meridionale della Dalmazia – non contemplate dal patto di Londra – erano state escluse dall'occupazione italiana. A distanza di decenni, nel mondo della diaspora dalmata spalatina ancora si recriminava per questa mancata occupazione. Si veda a titolo d'esempio . L'articolo apparve originalmente nella Rivista Dalmatica, A. XXXIX, F. IV, 1968.. In questa zona il potere era stato assunto da un comitato locale guidato da Josip Smodlaka e Ivo Tartaglia, che proclamò l'unione della Dalmazia al nuovo Stato serbo-croato-sloveno (dal 1º dicembre Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) ed organizzò una guardia nazionale nelle varie città. Tartaglia era discendente da una famiglia italiane: molti italiani si insediarono in Dalmazia fra il XVII e il XIX secolo..
I nazionalisti jugoslavi si dimostrarono subito estremamente ostili verso le forze militari italiane, viste come occupatrici del suolo jugoslavo, anche perché vi era il timore che cercassero di prendere con la forza anche Spalato. Ad aggravare la situazione concorse il flusso di profughi jugoslavi dalle zone di occupazione italiana, che rimasero in città e per due anni costituirono il fulcro delle continue manifestazioni anti-italianeSulla questione si vedano e la testimonianza complessiva del comandante della Regia nave Puglia Giulio Menini, in ..
Gli italiani di Spalato Nella città di Spalato viveva una comunità autoctona italiana, che nel novembre del 1918 fu riorganizzata attraverso la fondazione, sulle ceneri del Partito Autonomista – sciolto dalle autorità austriache nel 1915 –, del Fascio Nazionale, guidato da Leonardo Pezzoli, Antonio Tacconi, Edoardo Pervan e Stefano Selem. Risulta tuttavia complesso quantificare la consistenza numerica della comunità italiana di Spalato. I censimenti austriaci in Dalmazia rilevavano sul campo – dapprima sporadicamente, a partire dal 1890 in modo sistematico – la "lingua d'uso": l'idea di fondo era quella di una connessione diretta tra lingua e nazionalità di un individuo. Tale metodologia risultò però controversa: da un lato, considerando un'unica lingua il serbo-croato, non era possibile distinguere l'etnia serba dalla croata; dall'altro, essendo i rilevatori del censimento incaricati comunali, in tutte le località della costa orientale dell'Adriatico – che conobbero, come Spalato, pluridecennali lotte per il predominio fra italiani e slavi – si rilevarono costanti lamentele da parte della componente etnica che non deteneva il potere a livello comunale nel periodo del censimento e che riteneva che i rilevatori manipolassero sistematicamente i datiSu tutto questo tema, oltre agli studi del Monzali indicati in bibliografia rimane fondamentale .. Inoltre, dal 1909, era stato proibito in tutta la Dalmazia l'uso della lingua italiana negli atti pubblici.
I risultati dei censimenti austriaci per gli anni 1890, 1900 e 1910 furono i seguenti.:
Comune di Spalato1TotaleLingua serbocroata%Lingua italiana%Lingua tedesca%Altre lingue o stranieri%189022.75220.01187,951.9718,661930,845772,54190027.24325.30492,881.0493,851310,487592,79191027.49224.22488,112.0877,59950,351.0863,95 1 Il comune di Spalato comprendeva le seguenti frazioni: Cuccine al Calludèr (Kučine), Maravince (Mravince), Salona (Solin), Sasso (Kamen), Slatine, Spalato, Stobrezio (Stobreć), Vragnizza (Vranjić) e Zernovizza (Žrnovica) Città di Spalato2TotaleLingua serbocroata%Lingua italiana%Lingua tedesca%Altre lingue o stranieri%189015.69712.96182,571.96912,541931,235743,66190018.54716.62289,621.0495,661310,717454,02191021.40718.23585,182.0829,73950,439954,65 2 La città di Spalato comprendeva le seguenti località: Borgo Grande, Borgo Luciaz, Borgo Manus e Pozzobon
Che i dati dei censimenti sottostimassero il numero degli italiani di Spalato sembra confermato da una serie di fatti successivi. A seguito del Trattato di Rapallo (1920), gli italiani della Dalmazia poterono optare per l'acquisizione della cittadinanza italiana in luogo di quella jugoslava, pur mantenendo la residenza in loco. Nonostante una violentissima campagna intimidatoria da parte jugoslava, alla scadenza dei termini oltre 900 famiglie spalatine avevano esercitato l'opzione.. All'interno di molte famiglie la scelta divise i vari componenti: Renato Tartaglia, fratello del sindaco nazionalista jugoslavo Ivo, optò per la cittadinanza italiana ed emigrò a Trieste; all'interno della famiglia Morpurgo – storica famiglia ebrea cittadina, di cultura e lingua italiana – Elio e Luciano scelsero la cittadinanza italiana, mentre Vittorio ed Eugenio scelsero la cittadinanza jugoslava; fra i fratelli Bettiza – industriali del cemento –, Marino divenne jugoslavo, mentre Vincenzo e Giovanni scelsero l'Italia; Armando Grisogono – membro di una delle storiche famiglie nobili della Dalmazia, che presentava al suo interno alcuni dei più ferventi jugoslavisti – optò per la cittadinanza italiana..
Nel 1927 si svolse un censimento degli italiani all'estero: a Spalato e immediati dintorni risultarono residenti 3.337 cittadini italiani, di cui 2.652 nati in loco e 685 nati in Italia, . Il dato viene considerato attendibile per il conteggio degli italiani del regno di Jugoslavia anche dallo studioso croato Ivo Rubić, Les Italiens sur le Littoral du Royaume de Yougoslavie, Edition du Bureau Yougoslavie, Split 1931.. Considerato che circa 1.000 italiani spalatini abbandonarono la città a seguito della sua incorporazione nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, e stimando una certa percentuale di italiani che chiese la cittadinanza jugoslava, assume una particolare pregnanza l'indicazione del 1918 dello spalatino Antonio Tacconi, secondo cui 7.000 spalatini erano iscritti alle varie associazioni italiane della città (Fascio Nazionale, Circolo di Lettura, Società Operaia ecc.)..
Una particolarità della comunità italiana di Spalato – comune a molte località dalmate – era data dalla quantità di nobili, possidenti e impiegati pubblici in essa concentrati. In tutta la prima metà del XIX secolo la quasi totalità dei podestà delle cittadine dalmate era costituita da italofoni e, anche quando la nomina del podestà fu demandata al corpo elettorale, la legge elettorale austriaca, che prevedeva la votazione per "curie" – che favoriva enormemente le classi più abbienti e istruite –, permise per alcuni anni agli italofoni di mantenere il potere, pur essendo localmente minoranza in quasi tutte le località. A Spalato, in particolare, la lotta fra il Partito Autonomista filoitaliano e il Partito Nazionale filocroato fu particolarmente aspra: il primo podestà croato della storia spalatina fu l'avvocato Dujam Rendić-Miočević, eletto nel 1882 dopo un periodo turbolento che aveva visto nel 1880 lo scioglimento d'autorità del consiglio comunale, guidato dall'ultimo podestà italiano, Antonio BajamontiPer un inquadramento generale della questione si veda ; più specifico G.Soppelsa, Antonio Bajamonti, in A.Semi-V.Tacconi (cur.), Istria e Dalmazia, Uomini e Tempi. Dalmazia, Del Bianco, Udine 1992, pp.409-424.. Tutti questi accadimenti erano ancora ben vivi nella memoria degli spalatini alla fine della Grande guerra.
L'arrivo degli alleati e i primi incidenti
Il 9 novembre 1918 le due cacciatorpediniere francesi Sakalave e TouaregI nomi in . entrarono nel porto di Spalato. Gli italiani – concentrati in gran parte all'interno della città vecchia – esposero dalle finestre delle proprie case il tricolore italiano e si recarono al porto per celebrare l'Intesa. La reazione della guardia nazionale jugoslava fu immediata: entrarono con la forza negli appartamenti, strapparono le bandiere, picchiarono alcuni dei presenti e danneggiarono parte della mobilia. Nel frattempo, il comandante di una nave già austriaca ed ora jugoslava attraccata nel porto intimò col megafono di togliere il tricolore, minacciando di aprire il fuocoL'intero episodio è descritto in ..
Questo fu il primo della lunga serie di incidenti, che vide anche la creazione di un classico schema che si sarebbe ritrovato molto spesso nei mesi successivi: i quotidiani croati – e segnatamente il più estremista di essi, il Novo DobaSul Novo Doba nella Spalato fra le due guerre si veda . – riportarono i fatti denunciando la "provocazione italiana"; gli italiani di Spalato, invece, produssero un memoriale e lo inviarono ai rappresentanti alleati, i quali generalmente in questi casi approntavano una commissione d'inchiesta per cercare di dirimere la questione..
Nei giorni immediatamente seguenti, le autorità municipali di Spalato furono costrette a presentare le proprie scuse formali per l'accaduto. Nel contempo, Smodlaka ebbe un abboccamento con i dirigenti del Fascio Nazionale, per cercare di persuaderli a fare pubblica dichiarazione di fedeltà e accettazione dello Stato jugoslavo, ottenendone però un rifiuto.