San Colombano al Lambro (San Colomban al Lambor in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia.
Geografia fisica Territorio San Colombano al Lambro è l'unica exclave della città metropolitana di Milano e confina solamente con comuni delle province di Lodi e di Pavia. Si trova sulla sponda destra del fiume Lambro, circa 22 chilometri a sud-est dal resto della suddetta città metropolitana.
La collina su cui sorge San Colombano è un'elevazione isolata che si innalza rispetto alla pianura Padana formata da materiali argillosi e calcarei di epoca pliocenica posti sotto ad uno strato di sedimenti di origine alluvionale. Il profilo della collina suggerisce che essa sia l'unica parte rimanente di un più esteso territorio collinare successivamente eroso a seguito dell'azione dei fiumi. La collina raggiunge un'elevazione massima di
Il comune è il principale centro di produzione del vino DOC omonimo, i cui vigneti sono sparsi anche nei territori adiacenti, facenti parte della provincia di Lodi, della provincia di Pavia e della città metropolitana di Milano.
Negli anni 2000, al fine di preservare il territorio, è stato istituito il Parco della Collina di San Colombano.
Storia
Numerose tracce e reperti testimoniano un continuo popolamento dell'area fin dall'epoca preistorica. Il monaco irlandese san Colombano, protetto da Agilulfo e Teodolinda, sovrani longobardi, durante il suo percorso verso Bobbio, dove fondò un illustre convento, si fermò qui lasciando il suo nome alla città.
Una vera organizzazione abitativa in centri urbani si colloca tuttavia a partire dal Mille. L'imperatore Corrado II aveva donato il territorio di San Colombano ad Ariberto d'Intimiano, che nel 1034 lo donò a sua volta alla Chiesa milanese. Da quel momento la città fu sempre legata ai destini di Milano. Il centro aveva avuto origine dall'insediamento di abitanti trasferitisi da centri vicini e prese successivamente il nome dal monaco irlandese Colombano, futuro santo.
Quando il centro era ormai urbanisticamente assestato e dotato di fortificazioni e di un castello, Federico Barbarossa lo distrusse, per poi farlo riedificare seguendo lo stile romano. Nel 1299 territorio e castello furono in possesso dei Visconti: in seguito Bianca di Savoia, moglie di Galeazzo Visconti, pose la propria residenza nel castello e dotò il paese di propri Statuti.
Grande peso nella storia della città ebbe anche la presenza dei Certosini, che ne furono in un certo senso feudatari; contro di loro nel 1402 si ebbe una rivolta del popolo, esasperato dall'eccessivo peso delle tasse. Agli stessi monaci si devono importanti opere di bonifica del territorio; la loro presenza a San Colombano cessò nel 1782 con la loro soppressione da parte di Giuseppe II d'Austria.
Con l’Unità d’Italia nel 1861, San Colombano al Lambro entrò a far parte della provincia di Milano.
Nel 1992, in occasione dell’istituzione della provincia di Lodi, fu indetto un referendum consultivo attraverso il quale la popolazione espresse la volontà di rimanere amministrativamente legata alla provincia di Milano, pur essendo il territorio comunale geograficamente separato dal resto della stessa.
Il territorio è inoltre noto per la produzione del vino San Colombano, riconosciuto con la denominazione di origine controllata (DOC), unica della provincia di Milano, con ricadute di rilievo anche sotto il profilo economico e commerciale.
Il comune aderisce all’associazione nazionale Città del Vino.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 1º maggio 1926.Lo Statuto comunale riporta la data del 30 aprile 1926.
Una sua prima versione è datata al 1586, quando lo stampatore Tajetta di Lodi l'avrebbe riprodotto sulla copertina di un volume che conteneva gli antichi statuti della città. Il campo d'argento caricato della croce rossa testimonierebbe l'antica appartenenza della terra di San Colombano al distretto della città di Pavia, alla quale risulta fosse in quell'epoca aggregato il castello di questo comune. La rappresentazione della colomba sorante d'argento fu ideata dal poeta Francesco Petrarca, durante un suo soggiorno a Pavia, per il giovane Gian Galeazzo Visconti, al quale la madre Bianca di Savoia aveva lasciato in eredità l'intero possedimento di San Colombano. Il poeta si sarebbe ispirato nella sua creazione alla tradizionale iconografia del santo irlandese Colombano.
Il gonfalone, concesso con DPR del 16 maggio 1967, è un drappo troncato di rosso e di azzurro.
La bandiera comunale è un drappo partito di rosso e di azzurro.
Monumenti Castello
Chiesa parrocchiale di San Colombano
La chiesa parrocchiale ha origini antiche; il primo impianto, probabilmente un oratorio campestre dedicato a S. Colombano, risale all'epoca carolingia e fu eretto su beni di proprietà del monastero di Bobbio. Esso possedeva, però, una diversa ubicazione rispetto all'attuale: era infatti addossato al fossato del castello. Ciò dimostra che la chiesa esisteva prima del castello; in caso contrario sarebbe stata costruita a giusta distanza in modo da non ostacolare le operazioni militariB. Belli Panigada, G. Panigada, Le vicende nella storia dell'insigne Borgo di S. Colombano, 1970.
L'infelice localizzazione e il fatto che la parrocchiale fosse "una giesa molto vegia, pizola in modo che no li po stare pur la mitade de lo populo ne le feste" spinse Bassino de Cipelli, rettore della chiesa e cappellano ducale, a inviare una supplica (conservata nell'Archivio di Stato di Milano), nel 1479, rivolta a Gian Galeazzo Sforza e a sua madre Bona di Savoia, signori del luogo.
In essa il rettore, rappresentando anche la volontà dei parrocchiani, chiedeva il permesso di poterla demolire per costruirne una più ampia in un terreno poco distante, laddove sorge l'attuale chiesa parrocchiale.
Il Cipelli ottenne dagli Sforza il permesso per la costruzione del nuovo edificio ecclesiastico; i lavori ebbero inizio il 18 maggio dell'anno 1479.
Per l'occasione, a causa delle scarse risorse economiche della comunità banina, venne smantellato il vecchio edificio e il materiale ricavato fu reimpiegato nella "nova fabrica", cosicché della costruzione primitiva non rimase alcuna vestigia.
Il nuovo edificio era rivolto a levante. Infatti quando nel 1838 il prevosto Luigi Gallotta fece ampliare la chiesa, trasportando in avanti la facciata, vennero scoperte le fondazioni dell'edificio quattrocentesco, orientato in senso opposto, che dovette subire dunque un'ulteriore ricostruzione in età moderna, prima delle modifiche apportate dal parrocoMark Pearce, Mirella Montanari, San Colombano al Lambro e il suo colle, Novara, 1999.
L'erezione del campanile, invece, risale al 1780 circa.
Internamente la chiesa presenta tre navate e cappelle laterali, fra le quali si può ammirare la cappella votiva detta "del Rosario", eretta dopo la pestilenza del 1630. La chiesa ospita affreschi di Bernardino Campi (eseguiti tra il 1576 e il 1581 per la cappella di S. M. Maddalena, in Castello, e da essa asportati nel 1846), opere di Bernardino Lanzani, di Paolo Caravaggio e dipinti a olio dell'artista contemporaneo Felice Vannelli.
Il grande organo a canne è stato costruito nel 2008 dalla Fabbrica d'Organi Franz e Andrea Zanin di Camino al Tagliamento, riutilizzando materiale fonico del precedente organo monumentale del 1842, opera dell'organaro Adeodato Bossi-Urbani di Bergamo (1.189 canne, circa un terzo del totale di cui attualmente l'organo si compone).
Tre tastiere di 58 tasti (Do1-La5) e pedaliera di 30 (Do1-Fa3).
Registri azionati da manette ad incastro poste su più file ai lati dei manuali: a destra G.O. e Pedale; a sinistra Positivo ed Eco. Sotto le manette del Pedale sono presenti altre due manette corrispondenti al Clarone Bassi e al Corno Inglese Soprani appartenenti al G.O.
Trasmissione integralmente meccanica.
Oratorio di San Rocco
"Ornamento e decoro del Borgo": così l'ha definita lo storico locale Don Annibale Maestri. La chiesa, edificata nel 1514 appena fuori le mura, sorse sulla direttrice mediana sud-nord, frontalmente alla porta ferrata, sul proseguimento della strada magistra per Lodi. La costruzione è attribuita agli architetti Giovanni Battagio e Giovanni Amadeo, ha pianta ottagonale ed è stata eretta in stile bramantesco. Interessante risulta la parte alta della fabbrica, di impostazione rinascimentale; internamente è sede del matroneo, le cui aperture bifore sono "impreziosite" da colonnine binate finemente tornite.
Nel corso di lavori di restauro dell'Oratorio, eseguiti durante gli anni sessanta del Novecento, vennero in luce, nell'altare di destra, sotto gli affreschi raffiguranti scene di vita di San Rocco, dipinti precedenti di San Giovanni Battista e di San Fermo e quattro porte antiche situate sui lati diagonali dell'ottagono (che furono restaurate con mattoni di recupero sagomati a mano. Nella cappella dell'altare maggiore, poi, fu riaperta una piccola finestra circolare, con ciò ripristinando l'aspetto primitivo della piccola abside.
Al termine dei lavori la chiesa fu riaperta al pubblico nel 1961, nella festa di Pentecoste. La costruzione, anche se incompleta, è monumento nazionale. Dal 1700 è proprietà dei Signori Sterza. Successivamente Sterza-Riccardi. Da circa due secoli l'Oratorio viene aperto al pubblico il 16 di agosto, festa di San Rocco, al mattino per la celebrazione della Messa e la sera per la Benedizione solenne con esposizione della reliquia del Santo.
Chiesa di San Francesco
L'opera è stata eretta nel 1499 circa sulla sponda sinistra della Rugia Nuova; si trovava in posizione leggermente esterna alle mura del Borgo, immersa nel verde. Nel 1623 fu ampliata e la parte retrostante adattata per farne un piccolo monastero dei frati Minori Osservanti. Nel 1664 fu trasformata in un complesso di clausura; tale rimase sino al 1811 per poi passare al clero locale. L'impostazione architettonica della facciata, con il frontone indicante l'inclinazione del tetto, richiama lo stile lombardo-romanico; il pronao d'ingresso ne completa le caratteristiche rinascimentali.
Chiesa di San Giovanni
Nel 1510 fu edificato l'ospedale e fu consacrata la chiesa di San Giovanni Battista. Il complesso era lambito dal "cavo colatore" o "sonator", che alimentava il fossato sul lato est del Borgo bastionato. Inizialmente fu proprietà dei Terziari francescani, poi divenne convento di S. Antonio. Fra il 1714 e il 1751 si susseguirono lavori di ampliamento. Nel 1782 la chiesa fu soggetta a espropri e a diverse destinazioni. In quell'anno l'imperatore Giuseppe II d'Austria pose fine all'uso conventuale del luogo e lo affidò al clero locale. Nonostante varie trasformazioni apportate nei secoli, la facciata ha mantenuto l'impostazione originaria. Notevoli opere di ristrutturazione e restauro hanno riportato alla luce, all'interno della chiesa, pregevoli stucchi d'epoca barocca e intarsi marmorei di fattura tardoromanica.
Il Portone
Fu costruito nel 1691 per volere dei Certosini a ricordo di un privilegio concesso dal re di Spagna Carlo II, che onorò S. Colombano del titolo araldico di Borgo insigne. La prima pietra del "Portone di Borgoratto sulla strada per Lodi" (sua denominazione originaria) fu posata il 27 luglio dal Priore del Monastero, Giovanni Abbiate. Come da progetto iniziale, doveva essere questo l'origine di un nuovo muro di circonvallazione che chiudesse tutta la borgata e la rendesse più insigne, ma i lavori vennero in seguito sospesi e il Borgo rimase aperto. Sotto il pilastro dell'arco, a destra di chi esce dal paese, furono murate una pergamena portante la data 27 luglio 1691, il nome di Giovanni Abbiate e una moneta d'argento con l'immagine di S.M. Cattolica Carlo II di Spagna. Dopo i restauri effettuati nel 1927, sull'arco vennero apposte queste parole: