Il Duomo di Atri, o basilica di Santa Maria Assunta (in dialetto la cattdral) è la concattedrale della diocesi di Teramo-Atri e il principale luogo di culto della cittadina di Atri, in Abruzzo.
È monumento nazionale dal 1899.Regio decreto-legge 19 febbraio 1899 - n. 534 Gazzetta Ufficiale 71-1899 Il 30 giugno 1985 è stata visitata da Giovanni Paolo II.
Storia Quando Atri fu fondata intorno al XII-XI secolo a.C. nella zona della concattedrale sorgevano le mura ciclopiche che cingevano la città.
I Romani conquistarono Atri nel 290 a.C., fecero la fortuna della città e la ingrandirono, quindi abbatterono le mura ciclopiche e nell'area occupata oggi dalla concattedrale costruirono un tempio dedicato a Ercole. Successivamente in quello stesso luogo fu edificata una domus e poi, tra il I e il II secolo d.C., le terme, sotto le quali si trovavano le cisterne ancora oggi visitabili (attualmente sotto la concattedrale, note come "cripta").
Il declino dell'Impero romano d'Occidente portò a una crisi generale e le terme di Atri, abbandonate, divennero rudere. Su queste rovine, di cui si reimpiegarono i materiali, sorse un luogo di culto: nacque così l'Ecclesia de Hatria.
Il rinvenimento di frammenti di scultura risalenti all'VIII-IX secolo, attualmente conservati nel chiostro retrostante il duomo, costituiscono la testimonianza della presenza di un edificio di culto in questa area della città già nell'alto MedioevoPannuzi 1991, pp. 583-584 e Madonna 2015.
Questa chiesa, eretta probabilmente nel IX secolo, era di dimensioni modeste e se ne ha menzione per la prima volta in un documento di Ottone I (958), che però non ne precisa l'ubicazione: è tuttavia assai probabile che essa occupasse l'area dell'attuale duomo.
La comunità cristiana crebbe e nell'XI secolo fu realizzata una chiesa di dimensioni maggiori, corrispondenti a quelle dell'attuale duomo, ma meno sviluppata in altezza e articolata in cinque navate (i resti della suddetta chiesa si ammirano ancor oggi all'interno della concattedrale) che si arricchì di opere d'arte, andate però perdute (tranne un frammento di ambone oggi al Museo Capitolare di Atri e l'altare).
La nuova chiesa si trova denominata nelle fonti prima come Sancta Maria de Atria (Santa Maria di Atri) e poi come "Santa Maria Assunta", citata nella bolla di papa Innocenzo II e affidata ai monaci cistercensi che presso di essa vi costruirono un convento.
Un'interessante notizia sull'edificio di culto dell'XI secolo è tramandata da Anton Ludovico Antinori nei suoi Annali: nel 1102 sarebbe stata fusa l'antica e unica campana di quella chiesa, poi andata distrutta nel XVIII secolo.
Di molti secoli dell'età medievale non restano fonti: la chiesa fu forse distrutta da Roberto di Loretello che nel 1153 distrusse Teramo e forse anche Atri, ma nessun documento dell'epoca parla di una distruzione della città né da parte di Roberto di Loretello, né da parte di altri.
Tra il XII e il XIII secolo molti personaggi di rilievo citano la chiesa nei loro documenti o bolle: i papi Alessandro III (1177), Lucio III (1181), Clemente III (1189), Celestino III (1194), Innocenzo III (1198); gli imperatori Enrico VI (1195) e Federico II (1200 e 1221).
Nel 1223 la chiesa fu ricostruita seguendo le forme della chiesa precedente e fu consacrata lo stesso anno alla presenza di tutti i prelati abruzzesi.
Intanto, durante le guerre tra guelfi e ghibellini, Atri parteggiò all'inizio per i ghibellini, poi per la vincitrice parte guelfa.
Come premio per la sua fedeltà al papa, Innocenzo IV (su consiglio del cardinal Capocci che fece diventare Atri anche libero comune) eresse la diocesi di Atri che si estendeva dal fiume Tronto fino al Fino, occupando quindi tutta l'attuale provincia di Teramo.
Le diocesi vicine però si ribellarono e l'anno dopo, nel 1252, il Papa ridusse il territorio (stabilendo i confini tra il Vomano e il Piomba) e sempre nello stesso anno fu unita alla diocesi di Penne (diocesi di Atri-Penne), mantenendo la sua posizione di sede vescovile.
Intanto la chiesa di Santa Maria era stata elevata a cattedrale e ai cistercensi subentrarono i canonici del capitolo della cattedrale. I canonici si accorsero presto che la chiesa minacciava di crollare perché le colonne progettate dall'architetto Leonardo di Cristoforo nella ricostruzione del 1223 erano troppo esili e sostenevano archi troppo ampi. Si procedette quindi alla ricostruzione della chiesa, che iniziò a tutti gli effetti intorno al 1260, per la quale furono chiamati come architetti due artisti locali molto celebri in regione: Raimondo del Poggio e Rainaldo d'Atri, ritenuti dalla storiografia i fondatori della scuola atriana. I due architetti finirono la ricostruzione nelle sue linee essenziali (facciata, fiancate, interno) nel 1284, realizzando una chiesa più alta rispetto alla precedente e a tre navate, sostituendo le esili colonne con pesanti pilastri ottagonali: la chiesa fu quindi consacrata e le venne dato il titolo ufficiale di "Santa Maria Assunta".
Dal Trecento fino agli inizi del Seicento la chiesa si dotò di preziosissime opere d'arte, grazie anche al mecenatismo degli Acquaviva (duchi di Atri) e dei vescovi, alcune famose, come per esempio il campanile (iniziato nel 1305, ma concluso solo nel 1502) e le Storie di Cristo e Maria nel presbiterio (coro dei canonici) realizzate tra il 1460 e il 1470 e gli Evangelisti (1481) sulla volta del presbiterio realizzate tutti e due dal celebre pittore Andrea De Litio, il massimo esponente del Rinascimento in Abruzzo.
Nel 1824 il vescovo Domenico Ricciardone commissionò alcune piccole volte nella navata centrale; lo stesso vescovo fece restaurare il tetto, l'intera chiesa e le pitture. Un avvenimento molto importante fu quando, il 19 febbraio 1899, la cattedrale di Atri venne dichiarata monumento nazionale.
Dal 1954 al 1964 furono realizzati imponenti lavori di restauro diretti dall'architetto Guglielmo Matthiae, che diedero alla chiesa l'aspetto attuale: venne rifatto tutto il pavimento; per rendere visibili le finestre romaniche dietro il coro e la facciata posteriore, vennero abbattuti la cappella dell'Assunta, la sagrestia e un altro locale annesso (); l'altare di sant'Anna (la cappella Acquaviva) che si trovava accanto all'altare dell'Assunta fu smontato e poi rimontato sulla controfacciata; vennero eliminati alcuni altari barocchi (tranne quello degli Arlini); fu distrutta la tomba del beato Nicola con la conseguente perdita del corpo; si demolirono le volte della navata centrale e sostituito con un tetto di cemento rivestito di legno; la cappella del Santissimo Sacramento fu spostata e al suo posto vi fu collocato l'altare dei Corvi che prima si trovava in un'altra zona della chiesa.
Inoltre, per rendere visibili i mosaici romani delle antiche terme fu rialzato il presbiterio e furono posate delle lastre di vetro; il baldacchino di Carlo Riccione, che si trovava sopra l'altare, fu smontato perché oscurava la vista degli affreschi e rimontato nell'annessa chiesa di Santa Reparata. Durante questi restauri furono anche scoperti i resti dell'antica chiesa di Sancta Maria de Atria. I lavori interessarono anche il Museo Capitolare, con il riallestimento e il restauro di tutte le sale e la ricostruzione degli archi del lato nord che erano stati chiusi nel XIX secolo. I lavori si conclusero il 12 settembre 1964, quando la cattedrale fu elevata a basilica minore da papa Paolo VI e riaperta il 15 novembre dello stesso anno alla presenza del cardinal Cento.
Il 30 giugno 1985 ha avuto la visita di papa Giovanni Paolo II, in visita alla diocesi, celebrando la messa alla presenza di migliaia di persone provenienti da tutto l'Abruzzo.
Il 30 settembre 1986 in seguito alla plena unione delle diocesi di Teramo e di Atri, la chiesa di Santa Maria Assunta cessò di essere cattedrale per divenire concattedrale.
Durante i restauri furono commessi vari errori, tra questi: fu distrutto l'organo antico sostituendolo con uno moderno e non furono posti dei giunti di dilatazione sul pavimento. Proprio quest'ultimo errore fece sì che quarant'anni dopo si verificassero gli scoppi del pavimento e così la chiesa fu chiusa di nuovo dal 2003 al 2008 per effettuare i lavori di restauro; la riapertura al culto avvenne il 21 dicembre 2008.
Durante questi ultimi restauri fu rifatta la pavimentazione con lastre in cotto e travertino che imitano i colori delle colonne; sotto il pavimento è stato inserito un sistema di riscaldamento per i mesi freddi; sono state sostituite le lastre di vetro, rifatti gli intonaci, restaurate tutte le opere d'arte presenti. Il campanile subì un importante restauro tra il 1996 e il 1999: durante un temporale un fulmine colpì il globo crucigero che si trova in cima alla torre, squarciandola e facendola pendere pericolosamente; anche la parte terminale del campanile presentava danni. I lavori di restauro interessarono tutta la parte superiore del campanile; il globo fu sostituito con uno uguale, ma che funge anche da parafulmine: quello antico si trova oggi nel chiostro della concattedrale (incluso nella visita al Museo Capitolare) e si nota subito lo squarcio provocato dal fulmine. Nel terremoto dell'Aquila del 2009 la chiesa è stata chiusa per due giorni per effettuare controlli: si sono riscontrate delle piccole cadute di intonaco nella navata sinistra, in prossimità del campanile, ma la stabilità di tutta la struttura non è stata compromessa, quindi la concattedrale è stata riaperta, ma per precauzione è stata transennata la navata sinistra che rimase chiusa al pubblico fino agli inizi di giugno del 2009.
In seguito al terremoto dell'agosto 2016 la basilica è stata chiusa per effettuare dei lavori di restauro. È stata riaperta il 14 agosto 2018, in occasione e permettendo nuovamente il tradizionale rito dell'apertura della Porta Santa.
Esterno della chiesa Facciata
La facciata, maestosa e imponente, si affaccia su piazza Duomo. Anticamente aveva una cuspide, che crollò durante un terremoto il 17 settembre 1563, alle ore 16:00; la cuspide non venne mai più ricostruita. Realizzata in pietra d'Istria come tutto l'esterno della chiesa, la facciata presenta al centro lo splendido portale realizzato da Raimondo del Poggio e Rainaldo d'Atri tra il 1288 e il 1305. Ricco di colonne, capitelli e con la raffigurazione di due fiere, il portale è un importante esempio di gotico in Abruzzo: soprattutto dopo il restauro effettuato tra il 2003 e il 2008 si può ammirare in tutta la sua bellezza. La lunetta fu dipinta nel XVI secolo con un affresco raffigurante L'Assunzione di Maria, un tempo attribuito erroneamente ad Andrea De Litio. Alla destra del portale si ammirano quei pochissimi resti di un affresco gigantesco raffigurante san Cristoforo (XIII secolo): nel Medioevo in molte chiese era uso apporre immagini gigantesche di questo santo, patrono dei viaggiatori e dei pellegrini. si credeva che vedere una sua immagine anche da lontano assicurasse protezione durante il viaggio o pellegrinaggio.
Sopra il portale si trova un rosone a ruota di 12 raggi, uno dei più pregiati d'Abruzzo: l'autore è ignoto. Sopra il rosone, ancora, una nicchia contiene una statua della Madonna con Bambino in trono realizzata in marmo alla fine del Duecento: l'autore è ignoto, forse un artista della Scuola atriana, ma la scultura presenta alcuni riferimenti alla scultura gotica dell'epoca, soprattutto ad Arnolfo di Cambio. Alla sommità della facciata sorgeva la cuspide: crollata nel 1563, non venne più ricostruita, ma sostituita con una decorazione che consiste in una serie di archetti, in stile rinascimentale.
Lato destro Il lato destro, affacciato su via Andrea De Litio e preceduto da un ampio marciapiede con alcune panchine e piccoli alberi, fronteggia il palazzo vescovile e il seminario; in fondo al lato destro sorge la chiesa di Santa Reparata (Atri), che è annessa alla concattedrale, ma è una chiesa a sé stante.