Fondatore dell'ordine dei Chierici Regolari di Somasca, è stato proclamato santo da papa Clemente XIII nel 1767 e dichiarato patrono della gioventù abbandonata nel 1928 da papa Pio XI. Una sua statua si trova nella Basilica di San Pietro fra quelle dei grandi fondatori di Ordini religiosi.

Le differenti tappe della vita di San Girolamo, prima e dopo la conversione, rivelano alcuni tratti salienti che hanno segnato quell'epoca della storia, in particolare l'affermarsi e l'espandersi, in seno alla stessa cattolicità del proposito di riformare la Chiesa, dal di dentro e dal di fuori: come affermò lo stesso Emiliani, "riportando in vita lo stato di santità dei tempi apostolici".

Girolamo Miani è anche un precursore rivoluzionario di una nuova esperienza formativa che si andava sviluppando nei primi decenni del XVI secolo, e che avrebbe poi avuto il suo potenziamento durante il processo di industrializzazione: l'apprendistato. Egli istituisce la prima "scuola-bottega", dove gli orfani da lui raccolti imparavano un mestiere lavorando in "arte honorata" sotto la tutela di un maestro ingaggiato appositamente, al di fuori del sistema di corporazioni, che prevedeva invece l'apprendistato esclusivamente ai suoi membri che andavano a bottega presso il maestro e non viceversa.

A Venezia Girolamo fonda l'Ospedale del Bersaglio (o Chiesa dell'Ospedaletto o di Santa Maria dei Derelitti) e dirige per un anno l'Ospedale degli Incurabili. Fonda opere per orfani a Bergamo, a Somasca, a Como, a Pavia, a Brescia e il celebre Orfanotrofio dei Martinitt a Milano.

Tra gli allievi delle scuole dei Padri Somaschi si ricordano Luisa Bergalli, Alessandro Manzoni, san Luigi Guanella e san Giovanni Battista Scalabrini.

Famiglia d'origine

Miani

Girolamo apparteneva alla famiglia patrizia veneziana dei Miani, annoverata fra le cosiddette Ca' Nuove, del ramo di San Vidal, detto "Alla Carità" in quanto residenti poco distanti dal monastero di Santa Maria della Carità.

Le origini di questa casata appaiono molto incerte: lo storico Cicogna indica Aquileia, Oderzo, Cittanova d'Istria e Milano come potenziali luoghi di provenienza e colloca l'arrivo dei Miani a Venezia attorno al 976, ricoprendo queste cariche di tribuni. Capostipite del ramo di Girolamo fu un tal Bartolomeo, sebbene sia lui che i suoi figli furono registrati con diverse variazioni del cognome (da "Mezani" a "Megiani", e poi "Migliani", "Meliani") fino ad arrivare a Francesco detto "Schiavo", il primo ad usare la forma definitiva di "Miani". Nei vari documenti il cognome Miani si alternava spesso alla sua variante latina "Emiliani", ma è in realtà una scrittura impropria che deriva dal tentativo di ricollegare a famiglia all'antica gens Aemilia. Nelle sue lettere, tuttavia, il santo si firmò sempre Miani.

Quello di Girolamo era un casato di modesta ma solida posizione economica, attivo sia nella vita pubblica sia militare e dedito principalmente alla mercatura di panni lana, soprattutto nel Levante.. A conferir maggior lustro alla famiglia fu il suo trisavolo Giovanni Miani, figlio di Francesco "Schiavo": nel 1382 era segnalato capitano di cinque galee, per riprendere la fortezza di Tenedo al ribelle Zanacchi Mudazzo. Nel 1385, il Miani, all'epoca Capitano del Golfo, sottrasse a re Ladislao di Napoli il dominio su Corfù, grazie all'aiuto della fazione filo-veneziana dell'isola. L'anno successivo negoziò il passaggio di Nauplia, Argo e Scutari alla Repubblica Veneta. Divenuto nel frattanto consigliere, Giovanni accettò nel 1388 la carica di provveditore generale assieme a Guglielmo Querini; il 13 dicembre dello stesso anno, i due comandanti, forti del supporto della popolazione trevigiana, espugnarono il Castello dove si era asserragliato Francesco da Carrara, catturandolo e costringendolo a cedere a Venezia la Marca Trevigiana e tutte le sue fortezze, assieme a Feltre, Belluno e Ceneda. Nel 1395, il Miani diverrà egli stesso podestà di Treviso. Due anni prima, nel 1393, Giovanni aveva inoltre assicurato a Venezia il controllo del Castello di Alessio, venendo a patti con i figli di Leta Ducagino, defunto signore di quelle terre. Marin Sanudo il Giovane menziona nei suoi Diarii come un Ducagino (quindi o Progon o Tano, figli di Leta) nel 1398 avesse fatto dono di sei lotti di terreno al Miani, in seguito venduti in un momento non precisato al procuratore Giovanni Barbo e rivendicati nel 1503 dal discendente di quest'ultimo, Paolo Barbo. Da Giovanni si formarono i due rami principali dei Miani: quello di San Vidal, da cui discende il santo e quello cadetto di San Giacomo dell'Orio.

Sempre nel Levante furono attivi Marco Miani di Giovanni (1376-1428) e Marco Miani di Luca (1439-1467), rispettivamente bisnonno e zio di Girolamo: il primo ricoprì a Corfù l'incarico di bailo e capitano e nel 1427 divenne bailo di Costantinopoli, morendovi l'anno successivo. Il secondo fu rettore di Sciro dal 1464 fino al 1467, anno della sua morte per una febbre che flagellava l'isola. Luca Miani (1408-1466), nonno di Girolamo, subì invece da giovane una condanna all'esilio di un anno da Venezia e cinque anni senza cariche e benefici, per aver aderito, assieme ad altri patrizi nel Maggior Consiglio, ad un patto politico di non votare nessun altro tranne quelli della loro fazione. Assieme a Luca Miani venne condannato anche suo cugino Tommaso Miani. Nicolò Miani (forse prozio di Girolamo), Capo dei Dieci, ebbe un ruolo attivo sia nel processo contro Jacopo Foscari (1451), avendo infatti per primo accolto la denuncia di Antonio Venier, sia nella deposizione del doge Francesco Foscari, facendo parte della Zonta (1457).

Il padre di Girolamo, Angelo Miani di Luca (1442-1496) aveva anch'egli servito la Repubblica di Venezia sia in ambito amministrativo sia militare: ricoprì le cariche di avvocato agli Uffici di Rialto (1467); camerario in Ravenna (1470); massaro alla Zecca dell'Oro (1472). Fu un membro della Quarantia Civil (1473); giudice della curia del Forestier (1475); giudice del Proprio (1476). Dal 1480 fino al termine della Guerra del Sale, il Miani servì come Capitano delle navi della Riviera della Marca, a custodia della costa adriatica da Chioggia fino alla Romagna, distinguendosi nella presa di Comacchio "senza violenza alcuna", come annota Domenico Malipiero, consegnandosi a lui la città spontaneamente.

Morosini Leonora Morosini "da Lisbona", madre di Girolamo, proveniva invece da un casato assai ben più prestigioso del marito, annoverato tra le Ca' Vecchie ed Apostoliche. In particolare, il suo era il ramo cadetto di Santa Ternita dei Morosini detti "dalla Sbarra", discendenti di Giovanni Morosini, fratello di Albertino Morosini e di Tomasina Morosini, regina d'Ungheria e principessa di Slavonia, nonché padre della dogaressa Tommasina Morosini, moglie del doge Pietro Gradenigo. Questa parentela coinvolse direttamente i Morosini nella congiura del Tiepolo, schierandosi dalla parte del doge che protessero, stringendosi a lui, durante lo scontro a Piazza San Marco.

Il primo dei Morosini ad acquisire il soprannome “da Lisbona” – che divenne poi tipico della famiglia – fu il padre di Leonora, Carlo di Nicolò Morosini, per via dei suoi affari in Portogallo tra gli anni Trenta e Quaranta del XV secolo. Il Morosini, assieme al suo “companheiro” il fiorentino Bartolomeo di Jacopo di Vanni, aveva fondato nella capitale portoghese una società che annoverava tra i propri clienti anche la casa reale d’Aviz – come indicato dal debito contratto dall’infante Enrico d’Aviz. Questa compagnia gestiva anche diversi pagamenti dal Portogallo a Roma, tramite la banca Gianchinotti - Cambini di Firenze. Carlo Morosini ricoprì inoltre la carica di capitano a Negroponte, dal 1454 fino al 1457, anno della sua morte. Suo fratello Alvise fu il primo rettore veneziano ad Egina, il 22 agosto 1451.

Una breve menzione di Leonora Morosini si ha nel 1452, in occasione della visita dell'imperatrice Eleonora d'Aviz a Venezia: narra il Sanudo come Carlo Morosini accompagnò Eleonora a visitare Treviso, risalendo per il Sile, specificando come la giovane imperatrice avesse pochi giorni prima tenuto a battesimo una figlia del Morosini. Poiché Carlo dal primo matrimonio con Querina Querini aveva avuto soltanto figli maschi e poiché non risultano altri figli dalla seconda moglie, Elisabetta Contarini, si può indicare con certezza Leonora come la figlioccia di Eleonora d'Aviz, ipotesi supportata dall'omonimia tra le due donne.

Biografia

L'infanzia e la giovinezza

La questione della data e del luogo di nascita

Suo padre Angelo aveva previamente sposato nel 1469 Andriana Tron, sorella del procuratore di San Marco Antonio Tron e nipote del doge Nicolò Tron; quest'unione produsse un'unica figlia, Cristina (1471 -1511). Rimasto infatti prematuramente vedovo, Angelo si risposò nel 1472 con Leonora Morosini dalla quale ebbe Luca (1475-1519), Carlo (1477-1568), Marco (1481-1526) e infine Girolamo.. Il genealogista Marco Barbaro indica un altro fratello, Marco Antonio, di cui non si ha tuttavia nessuna notizia, forse morto giovane; in aggiunta, lo storico feltrino Antonio Cambruzzi menziona una sorella, Emilia, deceduta a Feltre il 17 novembre 1487, durante i due anni di podesteria di Angelo Miani.

Girolamo nacque probabilmente a Venezia nel 1486, nella casa dominicale dei Miani, posta dietro la chiesa di San Vidal e affacciata sull'omonimo rio attraversando ponte Vitturi. Fino al 1917 si era ritenuto che l'anno di nascita del santo fosse il 1481, basandosi sull'affermazione dell'Anonimo, suo primo biografo, che sostenne come fosse morto a cinquantasei anni. Invece Dalla Santa, consultando i registri della Balla d'oro, stabilì che era nato al contrario nel 1486. Quanto al mese e al giorno, si suppone essere attorno al 10 ottobre, giacché Leonora Morosini, per permettere al figlio di accedere al Maggior Consiglio, il 10 ottobre 1511 certificò che il giovane aveva compiuto venticinque anni.

Una recente ipotesi vede al contrario Girolamo nascere a Feltre: lì infatti si era trasferito il padre, nominato nel 1486 podestà e capitano di Feltre, città che aveva raggiunto il 23 giugno assieme al vicario Giovanni Battista degli Esperti da Faenza e il cancelliere Francesco Nursio Timidei da Verona. Considerato che Angelo rimase ininterrottamente in carica fin quasi al marzo del 1488 e tenendo in considerazione sia il more veneto (che prevedeva il Capodanno il 1 marzo) sia la data della morte della sorella Emilia (e quindi la presenza dei familiari), non si può escludere la possibilità che il santo abbia avuto i natali proprio a Feltre o che comunque vi abbia trascorso lì la primissima infanzia. Gli ufficiali di stato dovevano infatti trasferirsi con tutta la famiglia sul posto del loro incarico e gli stessi Statuti di Feltre prevedevano un giuramento da parte del podestà, nel quale egli includeva la famiglia sia come compartecipe della sua autorità, sia come soggetta alle leggi alla pari degli altri cittadini.

L'infanzia a Feltre durante la podesteria del padre