La storia di Monza inizia in epoca romana, con l'attestazione del vicus di "Modicia", anche se nel territorio monzese sono state rinvenute testimonianze di presenza umane molto anteriori. La città conobbe un periodo di particolare rilevanza politica e di intenso sviluppo artistico durante il VII secolo, quando fu residenza estiva del Regno longobardo; in seguito fece parte del Sacro Romano Impero, pur con ampi margini di autonomia, e infine, dall'XI secolo, entrò nell'orbita di Milano.

Libero comune nel XIII secolo, nel XIV Monza entrò nei domini dei Visconti di Milano, dei quali seguì la sorte passando prima sotto il controllo spagnolo e poi sotto quello austriaco, fino a diventare parte, nel 1859, del Regno di Sardegna, Regno d'Italia dal 1861, Repubblica Italiana (dal 1946).

La leggenda del nome

Secondo una leggenda,Narrata dello storico monzese trecentesco Bonincontro Morigia la regina Teodolinda, per riposarsi durante una battuta di caccia del re e della corte longobarda, si addormentò lungo la riva del fiume Lambro.

In sogno avrebbe visto una colomba, simbolo dello Spirito santo, che le avrebbe pronunciato la parola modo, ad indicare che avrebbe dovuto dedicare quel luogo a Dio. La regina a quel punto avrebbe risposto etiam, indicando la sua piena accondiscendenza al volere divino. Dall'unione delle due parole modo ed etiam sarebbe poi quindi nato il nome della città: Modoetia.

L'episodio è descritto, insieme ad altri della vita della regina, nel ciclo di affreschi, eseguito nel XV secolo dai fratelli Zavattari, che decora interamente le pareti della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza.

Preferibile, tuttavia, è la tesi che deriva l'attuale nome di Monza dal germanico Mondschatz ovvero "prediletta dalla luna". Se ne trova conferma sia nelle incisioni della luna piena che si trovano in vari punti storici della città, sia nel dialetto locale dove gli abitanti stessi si definiscono "munciasc " o "munciasch".

Preistoria Urne e corredi funerari, armi, lucerne, spilloni, vasellame vario: questi ritrovamenti databili all'Età del bronzo (circa II millennio a.C.) sono state scoperti sia nella provincia monzese che nell'attuale città sul finire del XX secolo: questi ritrovamenti oggi sono conservati nei depositi dei Musei Civici.

Nela zona dell'attuale via Dante è stata rinvenuta una piccola necropoli di dodici sepolture con urne a forma biconica, armi e oggetti in bronzo. Altri oggetti più tardi, verso il X secolo a.C., sono stati scoperti nei pressi di Biassono.

Per il suo relativo isolamento dei suoi abitantiI Romani chiamarono Orobii questi antichi abitanti, cioè abitatori dei monti. Da cui il nome di Alpi Orobie, il nome di alcune località quali Introbbio, Robbiano, Robbiate e, curiosamente, anche il nome del formaggio robbiola, V.Maspero, Storia di Monza, 2007. la zona di Monza entrò nell'Età del ferro in epoca molto più tarda rispetto ad altri territori italici.

Epoca celtica

Intorno all'VIII secolo a.C. la Brianza viene a contatto con gli Etruschi che, per trasportare le loro merci oltre le Alpi, ne praticavano gli antichissimi passaggiLe mitiche strade Ulteria, Marza e Caliga, V.Riva, Le origini della Brianza, Bertoni ed., Merate, 1987 ed i facili guadi su fiumi come il Lambro.

I CeltiErano chiamati Galli dai Romani e Galati dai Greci. a partire dal IV secolo a.C. cominciano a stabilirsi in varie tribù nell'Italia settentrionale. Abili guerrieri, i Celti sconfiggono gli Etruschi a Chiusi nel 390 a.C., vincono anche i Liguri ed i Veneti e diventano i padroni della pianura padana, spingendosi fino a Roma nelle loro razzieTutte le tribù galliche insediate nell'Italia del nord erano guerriere: al loro vertice era un'aristocrazia dalla quale veniva scelto il re, che era chiamato bren. Un Brenno infatti nel 390 a.C. conquistò Roma, V.Maspero, Storia di Monza, Vittone ed., 2007.

La tribù dei Celti InsubriI Galli di questa tribù. erano anche denominati Edui. si stabilisce intorno a Mediolanum (Milano), dividendosi in numerosi villaggi, tra cui quello che sarebbe diventata l'odierna Monza dove ne è documentata la presenza. Il gruppo che arriva a stabilirsi sulle rive del Lambro (lamb in indoeuropeo significa acqua) aveva nome Mòdsciat (più tardi latinizzato in Modìciates)V.Maspero, si integra con gli originali abitanti dando origine al pagus di Mòdiscia. A favore di questa ipotesi etimologica sull'origine di Monza è la scoperta di un'ara romana dedicata ad Ercole dai giovani Modiciates.

Plinio il Vecchio descrive gli antichi originali abitanti della zona come dediti alla pastorizia e all'agricoltura di rape, frumento e vite. Fiorente era l'allevamento di maiali grazie all'abbondanza di boschi di querce.

Roma Le varie tribù celtiche non strinsero mai alleanze tra di loro e furono facilmente sottomesse da Roma quando questa, a partire dal III secolo a.C., si affacciò nella pianura padana.

Nel 225 a.C. scoppiano le ostilità con i Romani, peraltro in quel tempo impegnati contro Cartagine. Alleati con i Liguri, i Celti sono sconfitti a Talamone da Attilio Regolo e poi nell'anno 222 a.C. dai consoli Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello. Pochi anni più tardi, i Celti si sollevano nuovamente approfittando dell'arrivo di Annibale (218 a.C.).

Eliminato il pericolo di Annibale, il console Claudio Marcello sconfigge gli Insubri nel 196 a.C. La Gallia Cisalpina pacificata viene integrata con un diffuso insediamento di coloniCaio Mario e poi anche Giulio Cesare distribuirono terre a loro veterani. Lo testimoniano le molte lapidi funerarie trovate a Monza ed in Brianza intitolate a cittadini e legionari romani., ma rimane regione foederata a Roma che ancora non le perdona il sostegno prestato ad Annibale.

Nell'88 a.C. la Lex Pompeia de Gallia Citeriore annovera ancora la Gallia tra le semplici colonie.

Giulio Cesare concede la cittadinanza romana nel 49 a.C. (a seguito dellaLex Roscia) come compenso al sostegno militare ricevuto all'inizio della Guerra Civile.

Nella ripartizione di Augusto Modicia era inclusa nella Regio XI, il cui territorio corrispondeva all'antica Gallia Transpadana.

Il vicus di Mòdicia non era un municipio autonomo in quanto per la relativa vicinanza dipendeva dal municipium di Mediolanum; nodo stradale importante per le vie che collegavano Milano a Como e a Bergamo, la sua importanza cominciò a manifestarsi dalla fine del III secolo anche se il luogo continuò a mantenere un carattere essenzialmente agricolo.

Il nome latino della città era Mòdiciadal celtico Mòdscia (come testimonia la dedica incisa su di un'ara del II secolo dedicata ad Ercole dagli Juvenes Modiciates) anche se non lo si ritrova menzionato nei documenti né di età repubblicana, né imperiale.

Dai ritrovamenti archeologici si è trovato che il nucleo principale della città era sulla sponda destra del fiume Lambro verso il Duomo, mentre un secondo nucleo, forse più tardo, era sulla sponda sinistra verso l'odierna chiesa di S.Maurizio. Le due zone erano collegate dall'unico monumento tuttora rimasto della Monza romana: il ponte sul fiume Lambro detto "di Arena". Il ponte sarebbe così chiamato perché si trovava nelle vicinanze di un luogo in cui i giovani praticavano attività ginnico-sportive; un'altra ipotesi si riferisce invece alla possibile esistenza di un piccolo anfiteatro, sulla riva sinistra del fiume, come suggerito dalla curva ellittica descritta dall'andamento dell'attuale via Vittorio Emanuele IIV.Maspero, Storia di Monza, pag.21. Il ponte (che fu demolito nel XIX secolo per far posto all'odierno ponte dei Leoni) era lungo 70 metri e largo 4, era composto di sette archi ribassati in cotto e serizzo, uno dei quali è tuttora visibile. Da qui passava la strada che da Milano conduceva a Lecco e a Bergamo.

Della Monza romana sono rimaste varie testimonianze quali ceramiche, grezze o dipinte, di uso quotidiano, are dedicate a Giove, Ercole e Mercurio, epigrafi e lapidi, sarcofagiIl Sarcofago di Audasia Cale e il Sarcofago del Buon Pastore, conservati nel Museo del Duomo, lapidi sepolcrali sia di legionari che di commercianti e piccoli proprietari, spesso dai nomi celtici romanizzati (un esempio è il gruppo di epigrafi che appartengono alla gens Sertoria, oggi conservate nei Musei Civici di Monza). Le colonne che reggono il protiro del Duomo di Monza recano capitelli corinzi del II secolo d.C.. Sui fianchi del protiro sono murate due parti di un'urna funeraria romana; il lunotto medievale posto sopra il portale del Duomo è incorniciato da bassorilievi romani con amorini che lottano con animali feroci, mostri marini, un tritone, tranci di vite e di acanto.

Le fondazioni di un ninfeo tardo romano sono state risistemate nel giardino della cosiddetta casa dei Decumani, poco lontano dal luogo del ritrovamento avvenuto ad est della cappella del Rosario del Duomo. In una zona non molto distante poteva anche trovarsi un'area sepolcrale, poiché i relativi materiali lapidei di recinzione furono reimpiegati come pilastri della stessa casa dei Decumani. Strutture murarie tardo romane sono state rinvenute nelle zone di via Mapelli e Vittorio Emanuele.

La cristianizzazione, già consolidata a Milano, si diffuse in Brianza qualche secolo più tardi. Costantino, alla consacrazione ufficiale della nuova capitale Costantinopoli, indossa un elmo decorato da un diadema molto simile alla Corona ferrea.

Nell'ultimo periodo della decadenza dell'impero, nel 402, i Goti di Alarico saccheggiano la regione Transpadana e StiliconeNel Tesoro del Duomo di Monza è esposto un dittico d'avorio che raffigura Stilicone e sua moglie Serena è inviato a fronteggiarli con le forze romane ancora disponibili.

V secolo Alla disgregazione dell'impero romano Monza condivide le vicende dell'intera Italia che subisce lo stanziamento di nuovi popoli.

Dapprima è la conquista di Odoacre, re degli Eruli, che depone l'ultimo imperatore romano (476) e così sancisce formalmente la fine dell'Impero.

Poi è l'avvento degli Ostrogoti di Teodorico (493), che sconfigge Odoacre e instaura il suo regno.

Teodorico sceglie Monza come una delle sue residenze e vi fa costruire un palatium. Purtroppo del palazzo di Teodorico, peraltro menzionato da Paolo Diacono nella sua Historia LangobardorumPaolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 21., a Monza non è rimasta traccia apparente.

Nel 535, alla morte di Amalasunta, erede di Teodorico, l'imperatore bizantino Giustiniano decide di muovere guerra ai Goti e riconquista l'Impero d'occidente.

Trent'anni più tardi, nel 568 i Longobardi, guidati dal loro re Alboino, giungono alle porte orientali d'Italia: la conquista longobarda si estenderà a larga parte del territorio italiano (Langobardia Maior e Langobardia Minor) e comporterà un ruolo storicamente importante per la città di Monza (Modoetia).

Dal VII all'VIII secolo Non si hanno notizie storiche su Monza per tutto il periodo che intercorre tra la morte di Teodorico ed il regno di Autari che invece sarà, insieme a quello del suo successore Agilulfo, politicamente molto importante per la città.

I Longobardi e Teodolinda

Autari, terzo re in Italia dei Longobardi, aveva sposato, nel 589, Teodolinda, principessa cattolica bavarese, figlia del duca Garibaldo e di Valdrada principessa della stirpe longobarda dei Letingi.

Morto improvvisamente Autari nel 590, Teodolinda sposò in seconde nozze il duca di Torino, Agilulfo, incoronato re d'Italia.

La coppia regale stabilì a Milano la propria capitale e a Monza la residenza estiva. Teodolinda si fece allora costruire un ricco palazzo a Monza. Anche di questa residenza regale non è rimasta traccia, se non nell'iscrizione sullEvangeliario donato dalla regina alla chiesa di San Giovanni.