Durante gli ultimi anni della sua vita, Gesù svolse l'attività di predicatore, guaritore ed esorcista in Galilea e nella provincia romana della Giudea, in Palestina.Probabilmente i tre anni dal 28 al 30 (cfr. data di morte di Gesù).Fanno eccezione un soggiorno lungo la costa fenicia, fra Tiro e Sidone, e nella Decapoli; cfr.

Gesù è un adattamento del nome aramaico יֵשׁוּעַ (Yēšūa''', corrispondente anche all'italiano Giosuè), che significa "Yahweh è salvezza" o "Yahweh salva". Secondo la tradizione cristiana, le principali fonti testuali relative a Gesù sono i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Per quanto concerne le ricerche storiche sulla sua vita le principali fonti si trovano nel Nuovo Testamento, in particolare nelle Lettere di Paolo e nei vangeli sinottici, fonti che hanno trovato alcuni riscontri in ritrovamenti e studi archeologici.Cfr. in tal senso J.H. Charlesworth, Jesus and Archaeology, 2006, e J.H. Charlesworth, Jesus within Judaism: New Light from Exciting Archaeological Discoveries, ABRL 1, New York-London 1988. Gli ultimi secoli hanno visto infatti lo sviluppo di ricerche volte a valutare l'attendibilità storica dei vangeli, inclusi gli elementi soprannaturali e miracolosi,Il primo studioso a offrire un approccio critico sul tema fu il deista e illuminista tedesco Hermann Samuel Reimarus (1694-1768) che, nel 1754 nel suo saggio Abhandlungen von den vornehmsten Wahrheiten der natürlichen Religion, volle confutare la sussistenza dei miracoli nell'Antico e nel Nuovo Testamento. sia a ricostruire il profilo del Gesù storico.

I Vangeli narrano la nascita di Gesù da Maria Vergine, la predicazione focalizzata sull'annuncio del Regno dei Cieli e sull'amore al prossimo e realizzata con discorsi e parabole accompagnati da miracoli; narrano infine la sua passione, morte in croce, risurrezione e ascensione al cielo. I vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento identificano Gesù con il Messia e il Figlio di Dio. Le neotestamentarie Lettere di Paolo esaltano il valore salvifico della sua morte e risurrezione. Per le principali confessioni cristiane è la seconda persona della Trinità, assieme al Padre e allo Spirito Santo e "vero Dio e vero uomo".

Dai vangeli appare come la predicazione di Gesù abbiano riscosso nella società ebraica coeva un successo circoscritto, ma che avrebbe, secondo le fonti canoniche, raggiunto soprattutto gli strati più bassi della società. Infatti, come Gesù stesso diceva, lui preferiva rivolgersi ai peccatori piuttosto che ai giusti. Non era raro vederlo in compagnia di pubblicani e prostitute che allora erano considerati come scarti della società. La sua predicazione si concluse con la morte in croce, richiesta, secondo i vangeli, dalle autorità ebraiche del Sinedrio, ma irrogata dall'autorità di Roma su decisione finale del prefetto Ponzio Pilato. Dopo la morte, i suoi seguaci ne sostennero la risurrezione e diffusero il messaggio della sua predicazione subendo anche persecuzioni. Grazie alla diffusione senza eguali della sua iconografia e del suo culto nel corso dei secoli, Gesù viene considerato la singola figura che ha esercitato maggiore influenza sulla cultura occidentale.

Secondo il punto di vista ebraico, Gesù è stato un predicatore itinerante, ma non il Messia atteso; non era Figlio di Dio, non ha compiuto miracoli e, dopo la morte in croce, non è risorto né asceso al cielo. La visione islamica della figura di Gesù lo presenta come uno dei maggiori profeti prima di Maometto; nacque verginalmente, compì dei miracoli (per volere divino), non morì, ascese al Cielo e deve tornare alla fine dei tempi quando sconfiggerà l'anticristo,Ahmad V. Abd al Waliyy, Islam. L'altra civiltà, Mondadori, 2001, pp. 280-281 ma non poteva essere Dio, poiché quest'ultimo – secondo l'āya 3 della sūra CXII –, «non ha generato, né fu generato».

Molti movimenti religiosi contemporanei hanno elaborato una propria interpretazione, eterodossa e anche originale, su Gesù.Ad esempio quei movimenti che vanno sotto la denominazione di Jesus Movement sorti negli Stati Uniti a partire dagli anni sessanta. Cfr. David Di Sabatino. The Jesus People Movement: An Annotated Bibliography and General Resource. Westport, Conn., 1999. E anche Ronald Enroth, Edward Ericson e C. Breckinridge Peters. The Jesus People: Old Time Religion in an Age of Aquarius. Grand Rapids, Mich., 1972.

Il calendario gregoriano, attualmente il sistema di conteggio degli anni più diffuso al mondo, si basa sulla data convenzionale attribuita alla sua nascita, ossia l’anno zero, che tuttavia non esiste.

Fonti testuali

Le fonti testuali relative a Gesù possono essere raggruppate in quattro tipologie: le lettere paoline incluse nel Nuovo Testamento: scritte approssimativamente tra il 51 e il 63Vedi Bibbia TOB, pp. 2919-2920. da Paolo di Tarso, che non conobbe direttamente Gesù, rappresentano i documenti noti più antichi, ma contengono pochi dati biografici sulla figura storica di Gesù. Le lettere non sono infatti finalizzate a fornire un resoconto completo di atti o insegnamenti, ma costituiscono tuttavia una testimonianza rilevante di come venisse tramandata e percepita l'esperienza gesuana nelle più antiche comunità cristiane; i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). I primi tre, i cosiddetti sinottici, scritti nella seconda metà del I secolo sono stati preceduti da una tradizione orale e da appunti scritti.La datazione al I secolo è proposta dalla maggior parte degli studiosi. Vedi p.es. Bibbia TOB (1975-1976): Matteo 80-90 d.C. (p. 2175); Marco 65-70 (p. 2261); Luca 80-90 (p. 2317); Giovanni fine I secolo (p. 2414). Datazioni ancora più alte sono state proposte da J.A.T. Robinson, Carsten Thiede, così anche Augias-Pesce, op. cit., pp. 15-16. La scuola della "Formgeschicte" ha suggerito datazioni più avanzate: i vangeli avrebbero raggiunto la loro forma definitiva, anche a seguito di diverse redazioni, solo intorno alla metà del II secolo(Vedi Alfred Loisy, Le origini del Cristianesimo, 1964, p. 55-59;161. Donini (op. cit.) ipotizza una datazione tra il 70 e la metà del II secolo.) Il testo di Giovanni ha invece una datazione più avanzata, tra la fine del I e l'inizio del II secolo. I quattro vangeli raccontano dettagliatamente la vita pubblica di Gesù, cioè il periodo della predicazione negli ultimi anni della sua vita, mentre sulla sua vita privata precedente forniscono informazioni piuttosto scarne. Rappresentano i principali, ma non gli unici, documenti sui quali converge il lavoro ermeneutico degli storici. In epoca moderna si sono sviluppate differenti correnti di pensiero sull'attendibilità dei vangeli come resoconti storici e sulle metodologie da utilizzare per la loro analisi; i vangeli apocrifi. La maggior parte di essi non è considerata dagli studiosi una testimonianza del Gesù storicoMoraldi, op. cit., p. 31: circa gli apocrifi, «il valore storico diretto [relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini] è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo». (data la composizione tarda, a partire dalla metà del II secolo, sono al più utili per ricostruire l'ambiente religioso dei secoli successivi a Gesù),Moraldi, op. cit., p. 31: «[gli apocrifi permettono] un contatto diretto con i sentimenti, gli stati d'animo, le reazioni, le ansie, gli ideali di moltissimi cristiani d'Oriente e di Occidente, ci rivelano le tendenze, le correnti morali e religiose di moltissime chiese, o almeno di larghi strati di esse, completando, supplendo e a volte rettificando quanto ci è giunto da altre fonti». anche per il genere letterario favolistico-leggendario che contraddistingue gran parte delle loro narrazioni.Geno Pampaloni, La fatica della storia, in Craveri, op. cit., pp. XIII-XXVIII, in particolare: «La materia narrativa [degli apocrifi] è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare [...] il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere» (p. XVII); «Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore» (p. XXVII). Di particolare interesse per gli storici si è comunque rivelato il ritrovamento del Vangelo di Tommaso. La testimonianza degli apocrifi è variegata: i cosiddetti vangeli dell'infanzia (quali il Vangelo dell'infanzia di Tommaso, da non confondersi con il testo gnostico attribuito all'apostolo, e il Vangelo dello pseudo-Matteo) presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco. Gesù appare come un bimbo prodigio, talvolta capriccioso e vendicativo; i vangeli gnostici (tra i quali il Libro segreto di Giacomo, il Vangelo secondo Filippo e il Vangelo di Tommaso), contenenti prevalentemente rivelazioni private e inedite espresse in raccolte di loghia (detti), descrivono Gesù come una particella del divino intrappolata nella carne: il suo insegnamento mira ad abbandonare la materialità per raggiungere la salvezza;Vedi in merito Gnosticismo. i cosiddetti vangeli della passione (ad esempio il Vangelo di Pietro e il Vangelo di Nicodemo) non aggiungono molto alle descrizioni della passione contenute nei vangeli canonici, caratterizzandosi però con l'intento di discolpare Ponzio Pilato e far ricadere la colpa della morte di Gesù sulle autorità religiose e sul popolo ebreo; fonti storiche non cristiane su Gesù. In alcune opere di autori antichi non cristiani (Tacito, Flavio Giuseppe, Plinio il Giovane, Luciano di Samosata) si trovano accenni a Gesù o ai suoi seguaci. Uno dei documenti più antichi è il cosiddetto Testimonium Flavianum, che diversi storiciTra questi Emil Schürer (The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 voll., Edimburgo, T. & T. Clark, 1973-87) e Henry Chadwick (The Early Church, Londra, Penguin, 19932). ritengono però oggetto di interpolazioni tardive di copisti cristiani.

Uno dei più antichi reperti archeologici correlabili a Gesù è la cosiddetta Iscrizione di Nazareth. Scavi condotti negli ultimi due secoli hanno inoltre fornito riscontri archeologici relativi a Ponzio Pilato e ad altri personaggi citati nei vangeli (Caifa, Simone di Cirene), nonché a luoghi quali, ad esempio, la Piscina di Siloe e la Piscina di Betzaeta. È inoltre documentata la pratica della crocifissione nella Gerusalemme del I secolo.Nel 1968 sono stati ritrovati a Gerusalemme, in un ossario del I secolo, i resti di un uomo crocifisso, di nome Yehohanan ben Hagkol (Cfr. Paul L. Maier, In the Fullness of Time. A Historian Looks at Christmas, Easter and the Eraly Church, Kregel Publications, 1997, p. 165. In italiano, G. Ravasi - G. Perego, Atlante biblico, Ed. San Paolo, 2009, pp. 152 e 157).

Nome ed epiteti di Gesù

Nei libri del Nuovo Testamento, scritti in greco ellenistico, Gesù è indicato come Ἰησοῦς (Iésous), che è la resa in greco del suo nome (Yĕhošūa, contratto in Joshua) a sua volta composto da (Yahweh, nome proprio del Dio d'Israele) e (yasha, salvezza) quindi con il significato di "Dio è la salvezza" oppure "Dio è salvezza".Aramaico יֵשׁוּעַ (Yēšūa), latino Iesus, arabo عيسى (ʿĪsā). Era un nome piuttosto comune tra i giudei dell'epoca, reso in italiano anche (in riferimento ad altre persone) come Giosué.Cfr. Giosuè (Bibbia).

Oltre che col nome proprio, Gesù viene indicato anche con vari epiteti e titoli (l'elenco è in ordine decrescente di frequenza):