L'Emilia-Romagna (AFI: ) è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia nord-orientale di abitanti.
Prefigurata nel 1948, venne istituita ufficialmente il 7 giugno 1970 con le prime elezioni regionali. Il capoluogo è la città metropolitana di Bologna. È la regione che confina con il maggior numero di altre regioni, ben sei: a nord con Lombardia e Veneto, a ovest ancora con la Lombardia e con il Piemonte, a sud con Liguria, Toscana e Marche, oltre che con la Repubblica di San Marino. A est è bagnata dal mare Adriatico.
L'Emilia-Romagna è composta dall'unione delle parti comprese entro il territorio regionale di due regioni storiche con caratteristiche linguistiche, geografiche e storico-culturali distinte: l'Emilia, che comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e la maggior parte della città metropolitana di Bologna; la Romagna, che comprende le province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e i comuni della città metropolitana di Bologna situati a est del torrente Sillaro (Dozza, Imola, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice, Castel del Rio).
Geografia fisica
La via Emilia, fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido, con il suo percorso che segue approssimativamente la linea pedecollinare in direzione nord-ovest/sud-est (da Piacenza a Rimini) divide il territorio della regione in due parti (aree) aventi estensioni pressoché equivalenti: quella settentrionale-orientale (47,8% della superficie complessiva, tutta pianeggiante) e quella meridionale-occidentale (collinare per il 27,1% del territorio e montana per il 25,1%).
Orografia
L'Emilia-Romagna è ripartita orograficamente in maniera quasi simmetrica tra Pianura Padana e rilievi, con la porzione orientale dell'Appennino settentrionale (tosco-emiliano e tosco-romagnolo) che costituisce l'entroterra di ogni provincia eccetto Ferrara.
La parte pianeggiante della regione (zona centro-meridionale della Pianura Padana), compresa tra la linea pedemontana e il Po, si allarga progressivamente da ovest verso est, mentre la zona montuosa-collinare conserva per tutto il suo sviluppo una larghezza quasi costante. La proiezione della via Emilia sul territorio coincide quasi perfettamente con la linea esatta di transizione tra la piana e le prime colline adiacenti.
Le maggiori altitudini si trovano nel settore appenninico centrale: il monte Cimone () è la vetta più alta dell'Emilia-Romagna e dell'Appennino settentrionale, ricadente per intero entro i confini amministrativi regionali (provincia di Modena). La pianura è il risultato dei depositi alluvionali portati dal Po e dagli altri fiumi nel corso di migliaia di anni: nell'alta padana emiliano-romagnola si sono depositati i materiali più grossolani come ghiaia, sabbia e piccole rocce, pertanto il suolo risulta molto permeabile e privo di ristagni idrici; nella bassa pianura i depositi sono invece più minuti (limo e argilla) e perciò meno permeabili. Tra le due zone si trova la fascia delle risorgive. Nella parte orientale della regione, rivolta all'Adriatico, si passa da un settore interno di terre già da tempo rassodate e messe a coltura alle vaste aree di recente bonifica idraulica, come i lidi e le valli ferraresi e ravennati.
La Pianura Padana si affaccia sul mare con una costa bassa e sabbiosa assai uniforme; gli ampi arenili e il mare poco profondo si prestano assai bene all'attività turistica balneare.
Idrografia Il reticolo idrografico è esteso e sviluppato ed è costituito, nella metà occidentale della regione, da una serie di corsi d'acqua ad andamento più o meno parallelo che percorrono le valli e poi divagano nella pianura fino a sfociare nel fiume Po o nei principali corpi idrici. Nella parte orientale, a cominciare dal Reno, i fiumi si gettano invece direttamente nell'Adriatico in estuari poco o nulla rilevati sul profilo costiero. A parte il Po, tutti i corsi d'acqua della regione hanno portate irregolari con andamento torrentizio. Notevole è anche la rete di canali artificiali di derivazione che prelevano acqua per usi civili, industriali e per l'irrigazione di vaste aree della Pianura Padana, primo fra tutti il Canale Emiliano-Romagnolo (una delle più importanti opere idrauliche agrarie della regione e d'Italia) e l'Acquedotto della Romagna (la più costosa opera pubblica realizzata in Romagna nel XX secolo). Si ha così, grazie soprattutto al CER, una “bassa piana” irrigua dedicata all'allevamento per la produzione di latte e formaggio (Parmigiano Reggiano e Grana Padano), poi le "valli" bonificate (in buona parte investite a cereali), quindi la pianura non irrigata coltivata a frutticoltura specializzata (Cesenate) e infine le colline adibite a vigneto o a coltura promiscua. Oltre queste (salendo di quota verso l'interno della regione) abbiamo i prati, i pascoli e i boschi dell'alta collina e degli Appennini, che si sviluppano sulle testate del reticolo idrografico.
I fiumi presenti nel territorio sono classificabili in quattro ordini: Ordine principale: Po (il più importante della regione. Il suo corso segna anche parte del confine amministrativo regionale settentrionale). Second'ordine: Enza, Panaro, Parma, Reno, Secchia, Taro, Trebbia. Terz'ordine: Arda, Baganza, Bidente, Ceno, Conca, Crostolo, Diversivo del Volano, Fiorillo, Fiumi Uniti, Idice, Lamone, Marecchia, Montone, Nocerino, Nure, Po di Goro, Po di Volano, Rabbi, Ronco, Samoggia, Santerno, Savio, Senio, Setta, Sillaro, Tidone. Quart'ordine: Acerreta, Ausa, Aveto, Bevano, Bidente di Corniolo, Bidente di Pietrapazza, Bidente di Ridràcoli, Borello, Brasimone, Canale Bianco (nord di Ferrara), Canale bonifica destra del Reno, Canale della Botte, Canale derivatore, Canale di Burana, Canale diversivo, Canale Emiliano-Romagnolo, Canale Morozzo, Canale Naviglio, Canale Navile, Canale Poatello, Cavo Fiuma, Cavo Lama, Cedra, Chero, Chiavenna, Collettore acqua basse modenesi, Collettore acque basse reggiane, Dolo, Dragone, Fossa di Spezzano, Fossa Zena, Gaiana, Ghiaia di Serravalle, Guerro, Lavino, Leo, Limentra di Treppio, Luretta, Marano, Marzeno, Ongina, Para, Parola, Pisciatello, Po morto di Primaro, Quaderna, Recchio, Riglio, Rigossa, Rossenna, Rovacchia, Rubicone, Samoggia, Sàvena, Scoltenna, Secchiello, Sellustra, Silla, Sintria, Stirone, Tassobbio, Tavollo, Termina, Tiepido, Tramazzo, Tresinaro, Uso, Ventena, Voltre, Zena. Sfociano quasi tutti nell'Adriatico o sono affluenti del Po.
Clima Il clima prevalente dell'Emilia-Romagna è di tipo temperato subcontinentale, con estati calde e umide seguite da inverni freddi e rigidi. Questo assume caratteri marcatamente oceanici in Appennino, mentre tende al sub-mediterraneo (di passaggio verso il clima mediterraneo come si riscontra a partire dal monte Conero verso sud) solo lungo la fascia costiera. L'Adriatico infatti è un mare troppo ristretto per influire significativamente sulle condizioni termiche della regione. Caratteristiche di base di questo clima sono il forte divario di temperatura fra l'estate e l'inverno, con estati molto calde e afose e inverni freddi e prolungati. L'autunno è umido, nebbioso e fresco fino alla metà di novembre. Con il procedere della stagione le temperature scendono fino a poter rasentare, e spesso oltrepassare, il valore di durante dicembre e i mesi invernali. La primavera rappresenta la stagione di transizione per eccellenza, e nel complesso risulta mite e piovosa.
Le precipitazioni nella pianura vanno in genere dai 650 agli medi per anno. Via via che si passa alla fascia collinare e a quella montana, esse aumentano rapidamente e si fanno decisamente più copiose: si superano infatti i in quasi tutti i rilievi interni e anche i nelle zone prossime al crinale dell'Appennino Emiliano centro-occidentale. Qui è abbondante la neve, che cade soprattutto nei mesi fra novembre e marzo, per quanto nevicate di minore entità si verifichino spesso anche in aprile. Anche la pianura è visitata non di rado (durante l'inverno) dalla neve, in quantità che aumenta generalmente spostandosi verso le zone pedecollinari e procedendo da oriente verso occidente. In conseguenza di questo andamento pluviale, il regime dei corsi d'acqua è spiccatamente torrentizio, con forti piene improvvise alternate a periodi di grandi magre. L'Emilia-Romagna presenta quindi fondamentalmente tre climi, che possono essere sommariamente divisi nel padano (temperato semi-continentale), nel montano appenninico (oceanico) e nel marittimo temperato sublitoraneo.
Dall'inizio degli anni novanta la regione, come tutta l'Italia e l'Europa, ha subito un mutamento piuttosto drastico del proprio clima, con aumenti significativi delle temperature medie () ed estreme (in particolare durante la stagione estiva, ) uniti a cambiamenti nei regimi stagionali e di intensità delle precipitazioni, vedendo una rapida diminuzione delle stesse soprattutto in Appennino. Il Servizio Idrometeorologico dell'ARPA Emilia-Romagna è l'ente regionale preposto a svolgere le attività operative relative all'idrologia, alla meteorologia e alla climatologia.
Ambiente In Emilia-Romagna ricadono due parchi nazionali, entrambi in comune con la Toscana: il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e il Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Nel territorio della regione sono compresi anche quattordici parchi regionali nonché numerose altre aree naturali protette. I principali problemi ambientali riscontrati sia in Emilia sia (in minor misura) in Romagna risiedono nella libertà lasciata ai comuni nel campo dell'urbanizzazione, che è vista come causa preminente del consumo di suolo, e nell'inquinamento dell'aria dei grandi centri urbani dovuto ai veicoli e alle attività industriali.
Flora e fauna La vegetazione spontanea è stata ridotta nel corso del tempo dall'intervento umano, particolarmente in pianura. Sopravvivono qui alcune aree boscate rilevanti come il Bosco della Mesola, divenuta riserva naturale, e la pineta di Ravenna (seppur di origine artificiale). Ben diverso è l'Appennino, dove i boschi sono assai più diffusi e ricchi di specie.
Anche la fauna è stata molto impoverita dalle modificazioni dell'ambiente operate dall'uomo: nei campi sono presenti lepri, ricci, fagiani e tanti altri animali, mentre nelle zone umide costiere (specialmente nel Delta del Po) troviamo i fenicotteri rosa anche detti flamingo (Phoenicopterus roseus) gli aironi, anatre, gabbiani e anche nutrie. Nei boschi dell'Appennino vivono la maggior parte delle specie censite, come numerosi uccelli, volpi, tassi, istrici, cervi, caprioli, daini, mufloni, cinghiali, lupi e scoiattoli. Oggi la superficie forestale regionale risulta in aumento, a causa dei rimboschimenti e dell'abbandono delle colture nelle aree meno remunerative che sta portando a una ricolonizzazione da parte della vegetazione.
Fascia pianeggiante La pianura rientra nella fascia del tipico clima medio europeo, fattore riscontrabile anche dalla flora presente: gli alberi qui più comuni sono latifoglie decidue come il pioppo nero, il pioppo bianco, gli ontani, i salici, la farnia, l'olmo e il carpino bianco. Tutte queste sono specie mesofile, tipiche di molte aree dell'Europa centrale e orientale. La Pianura Padana è infatti una delle zone più meridionali del continente dove si rinvengono queste tipologie forestali, di cui il querco-carpineto a Quercus robur e Carpinus betulus è l'associazione più rappresentativa e predominante (anche in Emilia-Romagna). Gli unici lembi di vegetazione mediterranea residuale sono situati lungo la costa adriatica nel Bosco della Mesola (provincia di Ferrara, dove troviamo relitti di piante di leccio) e nella Pineta di Ravenna (dove però il pino domestico è stato introdotto dagli Etruschi e dai Romani).
Fascia collinare e montana