I Casalodi (o Casaloldi, Casaloldo, conti di Casaloldo) costituiscono un ramo di una nobile famiglia di età medievale e di antica origine, dotata di titolo comitale, stanziata patrimonialmente nel territorio al confine fra le attuali province di Brescia, Mantova, Verona e Cremona, ed attestata dal secolo X al XV: gli Ugoni-Longhi.
Origini Il nome di conti di Casaloldo attribuito a tale stirpe, documentata nei secoli XIII-XV, deriva dal piccolo centro di Casaloldo, ora in provincia di Mantova, secondo una consuetudine che si diffonde naturalmente tra le schiatte di antica ascendenza e grado comitale o marchionale, ma ormai decadute, tra i secoli XII e XIII: quella cioè di frazionarsi in molte diramazioni, ciascuna delle quali prende il nome dalla località sede dei maggiori interessi fondiari o di abituale residenza. Infatti, nella stessa epoca ed area, insieme ai Casaloldo comparvero altre famiglie tutte derivate da un medesimo ceppo, come i conti di Sabbioneta, i conti di Desenzano, i conti di San Martino Gusnago, i conti di Belforte, i conti di Bizzolano, i conti di Asola e così viaConti in Vignoli 2009, pp. 9-45.. La variante grafica con cui viene spesso citata questa stirpe, cioè “Casalodi”, è entrata nell'uso soprattutto per essere quella usata nella Commedia di Dante.
Per molti versi, secondo alcuni antichi cronisti e storici come il bresciano Malvezzi, i conti di Casaloldo, che trassero il nome dal castello omonimoBertuzzi 1978, pag. 14-15; Casaloldo nel tempo 2002, pag. 11; Tassoni 1987, p. 34. dei quali molto probabilmente erano possessori, rappresentano il ramo più importante e potente tra i conti rurali stanziati nel territorio tra Brescia e Mantova - anche se questa è forse un'esagerazione dovuta alla notorietà data ai Casaloldo da Dante -, denominati nel complesso Ugoni e Longhi, antica e nobile stirpe di probabile lontana origine germanica, in particolare alemannaConti in Vignoli 2009, pp. 9-22., divisa in molte famiglie che prendevano il nome dalla località centrale per ciascuna: così, per esempio, si hanno i conti di Montichiari, i conti di Mosio, i conti di Ceresino, i conti di Marcaria, i conti di Redondesco tutti paesi situati nell'agro bresciano, mantovano e cremonese.
Storia Lungo tutto il corso della loro storia, i Casaloldi furono favoriti dagli imperatori, come Ottone IV di Brunswick e poi Guglielmo re dei Romani, in questo caso per contrastare la donatio matildina, effettuata dalla celebre contessa Matilde di Canossa alla Chiesa. Proprio con Matilde la famiglia dei Casaloldo - si dice che il conte Alberto I se ne professasse discendente - vantava inoltre legami di parentela. Da Ottone IV, per esempio, i Casaloldi ottennero il feudo di Gonzaga, insieme alla vicina Bondeno di Roncore, attirandosi il risentimento e le sanzioni di papa Innocenzo III, che cercò di scacciarli dal dominio usurpatogliBonaglia 1991, pp. 115-123; Vaini 1986, pp. 84-86; Marchetti Longhi 1961, pp. 56-62..
I Casalodi e Brescia Contro i conti di Casaloldo furono sempre rivolti anche gli strali della potenza bresciana. Già all'inizio del secolo XII, questa famiglia era, come le altre dello stesso ceppo, detentrice di ingenti possedimenti in Asola, località rivendicata anche da Brescia, e ciò provocò la dura reazione dei Bresciani, che distrussero il castello di Asola, appartenente ai contiMarchetti Longhi 1961, pp. 23-24.. Il Comune bresciano si fece di nuovo vivo nel 1147: invase e saccheggiò le terre dominate dai Casalodi; venne in seguito stipulata la pace ed essi furono obbligati ad abitare in Brescia. Sennonché proprio essi, sfruttando le ricchezze e il favore di alcuni cittadini, vi divennero tanto potenti che due anni più tardi tentarono di impadronirsi del governo della città e furono respinto a stento: costretti a lasciare Brescia, si rifugiarono nel castello di Casaloldo, loro principale residenza, che però venne attaccato, preso d'assedio e parzialmente distrutto. Il comune cittadino decretò l'esilio dei conti dalle terre bresciane. Essi, allora, si rifugiarono a Mantova, dove acquisirono la cittadinanza, contraendo parentela con alcune principali famiglie, e presero a dominare il quartiere S. Giacomo, insieme alla famiglia Riva, in contrasto con i Calorosi, nella zona della chiesa di S. Francesco. Ma ben presto i conti di Casaloldo ritornarono al loro castelloCasaloldo nel tempo 2002, pp. 29-31; Vaini 1986, pp. 67-80..
Si hanno così due fasi distinte della storia di questa famiglia: una fase bresciana, - secoli XI, XII -, in cui essa era stabilmente stanziata nei suoi feudi della parte sud-orientale del distretto di Brescia, e in cui i Casaloldi cominciarono a trasferirsi in questa città; ed una fase mantovana, con i conti che gravitavano ormai quasi del tutto intorno al comune di Mantova – secoli XIII e XIV. Alcuni arrivano a distinguere anche in due rami della casata, bresciano e mantovano, ma con poco fondamento. La fazione dei conti di Casaloldo così divenne potente prima a Brescia, poi a MantovaPiovanelli 1981, pag. 24..
L'infinita contesa con Brescia per il dominio sulla bassa pianura ebbe una svolta intorno al 1180. Il Comune di Brescia, per acquistare sempre maggiore influenza sulla parte del suo episcopato occupato dai conti, giunse ad un accordo con gli uomini e con il comune rurale di Casaloldo per recar danno ai conti. Casaloldo nel 1179 comperò da alcuni privati dei fondi, che poi cedette a Brescia per l'erezione su quel luogo di un nuovo castello – l'attuale Castelnuovo (ora frazione di Asola) -, con case tutte intorno per coloro che avessero voluto andare ad abitarlo. Il 16 marzo 1180, in pubblica assemblea a Brescia, il Comune decretò che presso il nuovo castello si tenesse un mercato franco, cioè esente da ogni balzello, in modo da controllare e accerchiare i nobili feudatari di Casaloldo, limitandoli nello spazio e nelle iniziativePiovanelli 1981, pag. 24; Conti in Vignoli 2009, pp. 63-64; Casaloldo nel tempo 2002, pp. 25-26; LIBER POTHERIS 1899, coll. 13-16..
Il conte Alberto di Casaloldo
Il conte Alberto I Casaloldo, detto dagli storici mantovani “il Vecchio”, forse figlio di un Azzone, è la figura più rappresentativa dell'intera casata, nonché il probabile iniziatore della stessa. È definito dal Malvezzi uomo maligno, ma generoso e potente ghibellino; dotato di generosità e magnanimità, non riusciva a rimanere negli angusti limiti di una nobiltà privata, ma con indomito coraggio si costruiva nella mente grandiosi progetti di dominio, senza considerare troppo le difficoltà derivanti da un potere ancora agli inizi e non consolidato; era sempre in lotta con i rivali all'interno di Brescia per la supremazia politica in quel comune, e spesso esule perché espulso dalla città dalle fazioni guelfe che lo avevano in odio.
In seguito alla perdita in favore del monastero di Leno di alcune terre, avvenuta peraltro con l'avallo e sotto la spinta sempre avversa e destabilizzatrice di BresciaBonaglia 1991., già dal 1190 Alberto si impegnò ad estendere il proprio dominio, fabbricando il casale della vicina PiubegaCasaloldo nel tempo 2002, p. 34.. Nel 1200 fu capitano di parte in Brescia, combattente, esule e infine pacificato, grazie alla concordia imposta dagli inviati bolognesi, ma poco dopo, sempre irrequieto, associatosi ad un Gonfalonieri, ruppe la pace e fu nuovamente cacciato dalla città. Fuoriuscito, si diresse con i suoi seguaci a Leno, dove si fortificò, ma gli intrinseci, condotti da Alberto Brusati, lo inseguirono, e vincendo gli improvvisati fortilizi occuparono quel borgo; allora Alberto, unitosi ai ghibellini cremonesi, si diresse a Pontevico, l'occupò, ma anch'esso poco dopo gli venne sottratto dai brescianiNarra in proposito Maffei, vol. II, pag. 564: “Ma nel 1205, havendo l'istesso Alberto Conte di Casalalto posto insieme un'Armata assai poderosa, tentò di farsi Signore di Brescia, benché in vano, essendo da'Bresciani nemici perseguitato infino a'confini, dove ricevuto da'Cremonesi, e da loro aiutato, prese Pontevico, e d'Asola nuovamente si fece Padrone”.. Nel 1207 ritornò in città, dal momento che Ottone IV di Brunswick aveva imposta una nuova pace. Ma dopo la partenza dell'imperatore i cittadini guelfi, nel 1208, di nuovo insorsero contro i Casaloldi ed i loro seguaci ghibelliniOdorici, vol. VI, pp. 237-251, vol. VII, pp. 16-23.
Il conte Alberto, esule un'altra volta, si recò presso l'imperatore, ove si ritrovò con il conte Narisio Longhi e con il conte Gerardo di San Martino: tutti e tre furono testimoni ad un placito imperiale del 4 marzo 1211Piovanelli 1977, pp. 38-44.. Fu in quel periodo che lo stesso imperatore Ottone IV, considerata la “pura fedeltà, la sincera devozione, i grati servigi, e gli ossequi a lui ed all'impero prestati dal conte Alberto”, con atto del 1210, giugno 23, gli concesse e confermò in perpetuo Lonato con tutta la sua corte, il diritto di albergaria, di governare e amministrare, i diritti pubblici e il fodro, ed altri diritti consimili, e gli concesse inoltre beni in diverse località del Veronese: Castelnuovo del Garda, Sandrà, Pazzon, Colà, Bussolengo, Palazzolo, Sona, Custoza e metà dell'”Isola dei Conti”, forse l'attuale Isola della Scala, che una volta fu dei conti di Sabbioneta, insieme ad ogni ragione, governo, redditi e diritti pubblici che all'impero appartenevano in Nogara, Sancto Perseon, Cerea, Gazzo Veronese, Roverchiara, Casaleone; diede inoltre allo stesso Alberto le rive e le peschiere del lago di Garda dal “Corno di Moniga” al molino dei figli di Bagnacane, con Desenzano ed il monte “Calvolo”Bonaglia 1991, pp. 156-172; Conti in Vignoli 2009, pp. 42-43..
Il medesimo imperatore investì due anni dopo il conte Alberto, insieme stavolta al conte Narisio, in retto feudo, dei castelli di Gonzaga e Bondeno di Roncore con tutte le loro corti; Gonzaga era stata forse occupata con un colpo di mano nel 1211 da Alberto, vantando su tale terra dei diritti feudali per la parentela con la Grancontessa Matilde. Secondo alcuni, con questo riconoscimento, l'imperatore Ottone IV, pur di sfavorire il Papato, sarebbe in qualche modo venuto in soccorso all'ambizione di Alberto e Narisio contro papa Innocenzo III, che, in quanto difensore dei beni matildini, bollava come un illegittimo esproprio proprio la conquista di Gonzaga, ex feudo Canossa, da parte dei Casalodi. Tutti quanti costoro si guadagnarono comunque censure e scomuniche da parte del papa ed anche dal suo alleato e rivale di Ottone, Federico II di Svevia. Circa nel 1211 Alberto I probabilmente si impadronì con le armi anche del castello di Canneto sull'Oglio, coadiuvato dall'ormai esperto lontano parente Narisio IIMangini 1999, p. 149.: qualche anno dopo i Bresciani dovettero intervenire, perché quel castello giaceva distrutto e disabitato: solo nel 1217 fu ricostruito come borgo franco per volontà di Brescia, sempre decisa a penalizzare i contiOdorici, Vol. VI, pp. 262-271..
Ritornato in Brescia per la pace stabilita dal vescovo Alberto da Reggio, il conte di Casaloldo fece parte, come detto, dei reggitori della città. Terminata la sua podestaria, troviamo il conte Alberto nel 1215 a Gonzaga, quando i Reggiani volevano con un colpo di mano impossessarsi di quella località. Egli chiese allora l'aiuto dei Mantovani e dei Veronesi, ed i Reggiani alla fine, sopraffatti da questi alleati di Alberto, dovettero ritirarsi togliendo l'assedio appena incominciatoVaini 1986, p. 127.. Sempre nel 1215 il nostro conte si accomodò con l'abate di Polirone, che aveva diritto alle insolute decime sui beni del Casaloldo al di là dell'OglioMaffei 1990, p. 435.. Nel 1216 fu chiamato a Verona come podestà.