La storia di Gorizia ha inizio con la fondazione della città, attorno all'anno 1001, ma resti di insediamenti di epoca preromana e romana sono stati rinvenuti nell'area in cui oggi sorge l'abitato e nelle zone immediatamente limitrofe. Gorizia è stata per lungo tempo, fino alla prima guerra mondiale, crocevia di tre civiltà, la latina, la slava e la germanica. Cosmopolita per vocazione, dopo le note vicissitudini degli anni quaranta del Novecento e la perdita di gran parte del suo naturale entroterra, ha saputo trovare, grazie anche all'affrancamento della Slovenia dalla ex Jugoslavia e all'ampliamento ad oriente del territorio comunitario, nuove funzioni e prospettive all'interno d'Italia e della nuova Europa.

Gorizia prima di Gorizia Età preromana Le prime consistenti testimonianze della presenza di vita umana nella zona di Gorizia risalgono al Neolitico, epoca in cui si diffonde l'agricoltura e, con essa, i primi insediamenti stabili nella pianura isontina. Da tale epoca le tracce archeologiche divengono sempre più frequenti e significative e ne fa fede la Collezione Archeologica dei Musei Provinciali di Gorizia che custodisce oggettistica di vario tipo in pietra lavorataDario Mulitsch de Palmenberg, Chi siamo, da dove veniamo, Preistoria e protostoria del Friuli-Venezia Giulia dalla comparsa dell'uomo alla fondazione di Aquileia, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2002. I ritrovamenti principali furono effettuati nella zona del Preval, una palude oggi prosciugata in cui furono rinvenuti resti di insediamenti palafitticoliibidem.

Già nella tarda Età del bronzo (seconda metà del II millennio a.C.), si registra in zona, secondo l'archeologo Carlo Marchesetti, l'arrivo di genti più evolute la cui cultura di riferimento è quella dei castellieri, villaggi fortificati abitati da gruppi umani con cognizioni agricole e silvo-pastorali relativamente sviluppate. Tali genti, sempre secondo il noto studioso, soppiantarono in breve i cacciatori-raccoglitori residenti nelle caverne. La cultura dei castellieri, diffusa dalla Dalmazia al Friuli era presente più sul Carso goriziano (insediamenti di San Polo e Castellazzo di Doberdò, fra gli altri) che in pianura, dove i villaggi erano difesi da fossati e palizzateCarlo Marchesetti, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, Trieste, 1903.

Età romana ed altomedievale L'area di Gorizia entrò nell'orbita romana nel II secolo a.C. e subì un profondo processo di romanizzazione. Fin dal I secolo a.C. erano sorto un centro abitato di modeste dimensioni, Castrum Silicanum da cui si originò il villaggio di Salcano; oggi Solkan sobborgo della moderna città di Nova Gorica in Slovenia. A pochi chilometri a meridione di questo, sorgeva il ponte sull'Isonzo (Pons Aesontii o Pons Sontii, attuale località Mainizza lungo la S.S. 305) con un'importante mansio, un centro si sosta del sistema di comunicazione del Cursus publicus e dotato di piccole terme. Tale ponte legava attraverso la Via Gemina l'Italia alla provincia romana della Pannonia giungendo fino ad Emona mentre con una direttrice si legava a Forum Iulii, attuale Cividale, per proseguire con la Via Iulia Augusta verso la provincia del NoricoIntorno a Gorizia, Dario Stasi, ed. Transmedia, 2009. Il ponte viene così descritto dallo storico Erodiano nella sua Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio:

Sempre a poca distanza dall'attuale Gorizia, nell'attuale paese di Lucinico sorse una villa rustica abitata sicuramente fra il II e IV secolo d.C. e dove sarebbe poi sorto il paese attualeStoria di Lucinico, a cura di Liliana Ferrari, Donata Degrassi, Paolo Iancis, Credito Cooperativo Cassa rurale ed artigiana di Lucinico Farra e Capriva, 2011.

Conquistato dai Longobardi, il territorio goriziano entrò a far parte del Ducato del Friuli e, fra il VII e l'VIII secolo, iniziarono a stabilirsi in esso alcune popolazioni slave, che in parte riempirono i vuoti lasciati dalle genti reto-romanze decimate, durante le invasioni barbariche e in epoca bizantina, da guerre, carestie ed epidemie, fra cui la tristemente nota Peste di Giustiniano, che aveva spopolato l'area dell'Adriatico settentrionale soggetta a Costantinopoli, fra cui anche la pianura isontina.Lester K. Little. Plague and the End of Antiquity: The Pandemic of 541-750. Cambridge, 2006. ISBN 0-521-84639-0.

Ai longobardi succedettero i Franchi e a questi i re (poi imperatori) germanici, che, nel 952, incorporarono il territorio del Friuli, con il Goriziano, al Ducato di Baviera e, alcuni decenni più tardi, al Ducato di Carinzia (976).

Contea di Gorizia

Nascita e sviluppo di Gorizia e della sua contea Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione effettuata dall'imperatore Ottone III che cedeva il castello di Salcano e la villa di Goriza per metà a Giovanni, patriarca di Aquileia, e per metà a Guariento, conte del Friuli (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum). Nel 1015 il nome della località appare in un altro documento che fa riferimento all'origine slava del toponimo (Villa quae Sclavorum lingua vocatur Goriza e cioè il villaggio che nella lingua degli slavi è chiamato Goriza). I Patriarchi di Aquileia, nel 1077, ricevettero anche l'investitura feudale dell'intero Friuli, sotto i patriarchi la città fu governata dalla dinastia degli Eppestein alla quale succedette, nel 1090, prima quella dei Mosburg, poi la famiglia dei Lurngau, (originaria della Val Pusteria) legata da vincoli di sangue ai i conti palatini di Baviera. I Lurngau governarono sempre Gorizia in qualità di avvocati dei Patriarchi di Aquileia cioè in rappresentanza e nell'interesse di costoro.

Per lungo tempo tuttavia, Gorizia restò un borgo di modeste dimensioni (villa) articolato in due agglomerati limitrofi ma nettamente differenziati fra di loro: uno superiore, in prossimità di un castello edificato nell'XI secolo, originariamente più popoloso, ed uno a valle. Il primo ebbe funzioni politico-amministrative, mentre il secondo, commerciali e rurali. La popolazione era composta soprattutto da friulani, sloveni, e, in minor misura, da tirolesi e carinziani dediti al mestiere delle armi o funzionari pubblici. La famiglia comitale, nonostante fosse di lingua e cultura tedesche, non riuscì mai ad attrarre sul posto nuclei consistenti di immigrati germanici perché, è bene ricordarlo, risiedeva non a Gorizia, dove soggiornava solo saltuariamente, bensì a Lienz, città del Tirolo orientale che ospitava anche la corte. La scarsa importanza della località è anche testimoniata dall'assenza di una gestione ecclesiastica autonoma: ancora nel XIII secolo la cura delle anime era affidata a un vicario che dipendeva dalla vicina Salcano (il romano Castrum Silicanum). Comunque in quei secoli si parlava di una plebs de Salcan alias Goricia, a riprova della comune identificazione delle due località.

Nel 1210 venne concesso a Gorizia il diritto di tenere un mercato settimanale, ma fu solo agli inizi del secolo successivo, durante il regno del conte Enrico II, che il nucleo abitato attorno al castello (con l'esclusione quindi, dell'area popolata nella pianura adiacente), sviluppatosi e acquisite ormai connotazioni urbane, venne elevato al rango di città (1307). Con ogni probabilità fu edificata nei primi decenni del Trecento la primitiva struttura del futuro Duomo di Gorizia, mentre nel 1398, venne eretta, nei pressi del castello, la chiesa di Santo Spirito, divenuta successivamente, a seguito di alcuni sostanziali ampliamenti, il simbolo della città antica assieme al Duomo.

Nella prima metà del XIV secolo, grazie alla forza delle armi e a un'abile politica estera e matrimoniale messa in atto dai suoi sovrani, la Contea di Gorizia raggiunse la sua massima espansione territoriale, estendendo la propria egemonia su quasi tutto il Friuli orientale, su gran parte dell'Istria e della Carniola, sul Tirolo, su alcune zone della Carinzia e della Stiria e, per un breve periodo, anche su alcune città del Veneto (Padova e Treviso). Tale egemonia spesso si sovrappose a quella, in declino, dei patriarchi di Aquileia, provocando frizioni e scontri. Il patriarca Bertrando (1334-1350), più volte intervenuto, talora con successo, per mettere un freno alla politica espansionista dei goriziani, fu assassinato, novantenne, da una congiura ordita dal conte di Gorizia e dai maggiorenti del comune di Cividale. Successivamente, grazie all'energia di alcuni patriarchi (ed in particolare di Marquardo di Randeck) l'autorità del Patriarcato venne pienamente ripristinata e le Costituzioni della Patria del Friuli (Constitutiones Patriae Foriiulii) vennero estese, fin dalla loro promulgazione (1366), anche a Gorizia e al Friuli orientale.

La corte comitale si trasformò, nei primi decenni del Trecento, soprattutto sotto Enrico II, in un centro culturale di alto profilo che accolse letterati sia di lingua italiana che tedesca.AA.VV (Giacomo Devoto, Guido Piovene, Walter Binni, Natalino Sapegno, ecc.), Conoscere l'Italia, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1979, p. 259 Un'antica tradizione (priva di fondamento) vuole che lo stesso Dante vi abbia trovato ospitalità.

Agli inizi del Quattrocento il castello di Salcano passò a dipendere direttamente da Gorizia e si iniziò a parlare di una plebs de Salcan alias Goricia, poi di una plebs de Goritia, a testimonianza dell'avvenuta incorporazione del vecchio centro di origine romana nella città di Gorizia. Nell'anno 1455 i privilegi del nucleo urbano sviluppatosi attorno al castello furono estesi anche alla città bassa, e in tale occasione venne istituita la Parrocchia dei Santi Ilario e Taziano.

La Contea, originariamente feudo del Sacro Romano Impero e con l'avvocazia (di fatto una "protezione")sul Patriarcato di Aquileia, con il tempo acquistò un'autonomia sempre maggiore, fino a divenire, di fatto, un'entità statuale indipendente anche se soggetta all'influenza del SRI. Attorno al 1420, lo Stato patriarcale venne assorbito dalla Repubblica di Venezia e i conti di Gorizia ne persero l'avvocazia.

Gorizia asburgica Nel 1500 l'ultimo conte, Leonardo, morì a Lienz senza discendenti e lasciò in eredità la contea a Massimiliano I d'Asburgo. L'atto, di dubbia validità secondo i principi del diritto delle genti del tempo, dati i vincoli di vassallaggio che univano la Contea di Gorizia alla Repubblica di Venezia, indusse quest'ultima a ricorrere prima alla diplomazia, poi alla forza delle armi, per far valere i suoi diritti feudali. Fra l'aprile del 1508 e l'agosto del 1509 Gorizia fu occupata militarmente da Venezia. Il momento non era fra i più felici: la Serenissima era allora in rotta con Luigi XII di Francia e il Papa Giulio II. La sfida lanciata da Venezia contro il potente Massimiliano, duca d'Austria e imperatore del Sacro Romano Impero, indebolì ulteriormente la posizione della città lagunare perché il sovrano tedesco fu indotto ad allearsi con la monarchia francese e il Papato, dando vita alla Lega di Cambrai (10 dicembre 1508) cui aderirono anche Ferdinando II d'Aragona e il Duca di Ferrara. Venezia si trovò pertanto a combattere su due fronti: a Gorizia, contro Massimiliano, e nella Ghiera d'Adda, in Lombardia, contro Luigi XII e i suoi alleati. La disastrosa sconfitta nella battaglia di Agnadello ad opera delle armi francesi (14 maggio 1509), decise la sorte di Gorizia e della sua contea: la guarnigione veneta, asserragliata nel castello comitale, ampliato per l'occasione dalla Serenissima, fu costretta ad abbandonare la città solo tre mesi più tardi. Da allora e per i successivi quattro secoli Gorizia e il Goriziano, salvo durante la breve parentesi napoleonica (1809-1813), avrebbero ruotato entro l'orbita asburgica.