Il monsù o monzù era il capocuoco delle case aristocratiche del meridione d'Italia.
La parola è napoletana e deriva dal francese monsieur ("signore"); in Sicilia, questi cuochi erano invece detti monsù.
La tradizione di avere in casa un cuoco esperto di cucina francese rimonta alla metà del Settecento.
Storia La cucina rappresentata da questi professionisti era il punto di unione tra la cucina francese e quella napoletana. Secondo J.C. Francesconi, autrice di un ponderoso volume sulla cucina napoletana, tra essi si distinsero particolarmente, per la loro bravura, abruzzesi e siciliani.
Secondo l'Enciclopedia Gastronomica Italiana:
Monsù celebri Chiamati talvolta con il nome di battesimo e il cognome della famiglia presso cui prestavano servizio, altre volte con nomignoli suggestivi; alcuni di loro raggiunsero grande fama fino ad essere trattati alla stregua di artisti ed i nomi di alcuni di loro sono giunti fino a noi: Giuseppe Lazzaro detto Monsù Peppino, Nicola 'e Tricase, Francesco 'e Pavuncelli, Totonno 'e Targiani, Cunfettiello 'e Barracco, Pasquale Marino detto Tarramoto, Vincenzo Marino (figlio) di Pasquale detto Tarramoto 'e Gerace, Monsù Attolini detto Vincenzo 'e Cumpagna, Aquilino Beneduce detto Monsù 'e Pignatelli, Raffaele o Rafele dei Serra di Cassano, Monzù Gerardo Modugno. ISBN 978-88-203-7559-1 Francesco Mastriani, nel romanzo Ciccio il Pizzaiuolo(Gennaro Monte Libraio-Editore, Napoli, 1912), cita anche un Monsù TestaN. Ciampaglia, Tra narrazione e cronaca: giudici, avvocati e tribunali nel giallo "alla Mastriani" in corso di stampa. e la sua celebre pizzaria"…avea dato la incombenza a Rancetiello di recarsi fino alla pizzeria di Monsù Testa (celebratissima in quel tempo, e su la quale l’Altavilla scrisse una graziosa commedia), perla manipolazione dei calzoni" p. 36..
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni Cuoco Cucina napoletana Spumone
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