La ex-chiesa di santa Lucia è stato un luogo di culto cattolico della città di Marino fino al 1669. Dal 2000 nei locali della chiesa sconsacrata è stata collocata la sede del Museo civico "Umberto Mastroianni".
Storia
L'utilizzo come chiesa parrocchiale (XII secolo - 1669) Durante i lavori di restauro delle strutture della ex-chiesa eseguiti negli anni Ottanta del Novecento sotto la direzione di Carla Bresciani Sacchi, è stata rinvenuta sotto al piano del pavimento una cisterna quadrata di età romana. In epoca cristiana, la cisterna fu riconvertita ad uso liturgico come chiesa cristiana, come testimoniano i probabili segni della presenza di un altare sul lato rivolto ad est..
La data di fondazione della chiesa è indicata tradizionalmente nel 1102,. sulla base di una epigrafe andata perduta, il cui testo fu annotato e riportato da Giuseppe Marocco nella sua pubblicazione del 1703, e quindi interpretato nel 1904 da Pasquale Seccia Cortes, ragioniere e dipendente comunale a cui si deve la fondazione della raccolta archeologica comunale, con la consulenza di Giuseppe Gatti (come ha scoperto la studiosa Claudia Di Bello spogliando i documenti del fondo Seccia Cortes).
Tradizionalmente si ritiene che i primi restauri sarebbero avvenuti intorno al 1225, grazie alla committenza della feudataria del castello Giacoma de Settesoli,Alessandro Bedetti, in Comune di Marino, 770º anniversario della morte di Jacopa de' Settesoli, p. 12. vedova del feudatario Graziano Frangipane nonché amica di san Francesco d'Assisi e ispiratrice nella fondazione del Terzo Ordine Regolare di San Francesco. A lei sarebbe dovuta anche la denominazione della chiesa in onore di santa Lucia da Siracusa:. infatti presso il palazzo dei Frangipane a Roma, situato nell'edificio di età severiana del Settizonio vicino al Circo Massimo, esisteva una chiesa di Santa Lucia in Settizonio, attualmente distrutta ed identificata con alcuni resti situati tra sul lato sud-est del Palatino.Andrea Augenti, Il Palatino nel Medioevo, pp. 68-69.
Le indagini eseguite sull'edificio hanno evidenziato stringenti analogie tecnico-costruttive tra la chiesa e la Rocca adiacente. L'analisi dei tessuti murari e gli esiti dei saggi pavimentali hanno messo in evidenza diverse fasi costruttive, intervenute tra il momento della fondazione (rimasto imprecisato dal punto di vista archeologico) ed il XVI secolo. In particolare, è stata identificata una fase goticheggiante della chiesa, a cui risalgono il ciclo pittorico, un ciborio gotico, le finestre e la costolonatura, che sembra risalire alla fine del XIII secolo o all'inizio del XIV, e non all'inizio del XIII secolo, come tradizionalmente finora ritenuto. Un possibile committente, vista la dtazione, è stato identificato nel cardinale Napoleone Orsini, signore di Marino dal 1286 al 1342, al quale risale la prima notizia diretta di una "Ecclesia Sante Lucie" in Marino, in un memoriale del 1334.
Non si hanno più notizie della chiesa fino al pontificato di papa Martino V (1417-1431), dopo che il castello di Marino diventà un possesdimento della famiglia Colonna. Martino V concesse alla chiesa di Santa Lucia la qualifica di basilica minore.. Dovrebbe risalire allo stesso periodo la presenza nella chiesa dell'icona della Madonna del Popolo.. Nel 1583 l'immagine, chiamata "Maria Santissima di Santa Lucia", era già nella chiesa di Santa Lucia, e risultava attorniata da ex voto ed altre offerte votive..
Sembra che la chiesa abbia subito gravi danni durante le distruzioni di Marino del 1501 e del 1526, che provocarono il crollo e la successiva demolizione della navata destra.
In una nota redatta nel maggio 1569 dal vicario generale della diocesi di Albano Antonio de Astelisiis o de Asteliciis, che è anche il documento più antico conservato nell'Archivio Storico Diocesano di Albano. la chiesa risulta possedere tre altari in cornu epistulae ("altar della Nuntiata", "altar di S. Lucia" ed "altar di S.ta Croce") e due altari in cornu evangelii ("altar di S. Salvatore N. S.", "altar del Crocifisso") oltre all'altar maggiore "dove si honora il S.mo Sacramento" e ad una cappella delle compagnie di Sant'Antonio, San Rocco e San Sebastiano.. Le entrate dei benefici parrocchiali erano pari a 70/75 scudi l'anno a seconda dei raccolti, la metà dei quali spettavano all'arciprete (che a quella data era Don Olivante Oliva di Sassoferrato, come riporta la nota del vicario generale), ed il resto ai due chierici, uno maggiore e ad uno minore..
Nel 1620 fu realizzato un nuovo fonte battesimale per cura dell'arciprete.. Con grande probabilità la confraternita del Gonfalone di Marino si stabilì presso la chiesa dopo il 1580, anno in cui vendette la sua antica sede presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie ai padri Agostiniani.. I confrati abbandonarono la chiesa solo nel 1699, quando fu completata la costruzione dell'Oratorio del Gonfalone.
L'abbandono della chiesa, assieme all'altra parrocchiale di San Giovanni, venne stabilito dall'atto di visitazione siglato il 28 ottobre 1636 da monsignor Giovanni Battista Altieri, Rendite, benefici, prebende e competenze delle due parrocchie dovevano convergere nella nuova parrocchia della basilica collegiata di San Barnaba. L'unione delle rendite della chiesa di Santa Lucia con quelle della chiesa di San Giovanni nella nuova parrocchia consentirono la creazione del capitolo di canonici, costituito nel 1650, e l'erezione della nuova chiesa in collegiata. Marino era fino ad allora uno dei quattro paesi della diocesi di Albano privo di un capitolo di canonici, insieme a Castel Gandolfo, Genzano (dove la collegiata fu creata nel 1820) e Nemi..
I lavori per la costruzione della nuova collegiata iniziarono nel 1640. e terminarono attorno al 1655,. anche se la prima celebrazione eucaristica si svolse solo nel 1662. a causa della terribile epidemia di peste del 1656, che in tre mesi lasciò in vita solo diciassette famiglie marinesi.Il Marinese, anno II nº 37 (12 dicembre 1954), p. 10. Papa Urbano VIII ad ogni modo ratificò ufficialmente l'unificazione delle due parrocchie con il Breve apostolico "Excelsa merita Sanctorum", che istituiva la nuova parrocchia elevandola a collegiata con arciprete dotato di dignità abbaziale "nullius diocesios", dodici canonici regolari e quattro cappellani.. Nel dicembre 1662 la chiesa di Santa Lucia venne spogliata anche della venerata immagine della Madonna del Popolo, solennemente traslata nella basilica di San Barnaba il 10 dicembre di quell'anno con grande partecipazione di clero, di popolo e di autorità.
Si presuppone che gli ornamenti più preziosi del luogo di culto siano stati asportati e portati nella nuova collegiata, o peggio venduti o comunque dispersi: la base del summenzionato fonte battesimale venne utilizzata nel Settecento durante una missione come base per collocarvi una croce.
La sconsacrazione (1669 - 2000) Nel 1669 il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Ulderico Carpegna autorizzò il duca Lorenzo Onofrio Colonna a ridurre ad uso profano le due chiese di Santa Lucia e San Giovanni:Archivio Colonna, III, CC, I, n. 29. mentre la chiesa di San Giovanni venne concessa ai monaci basiliani dell'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata come ospedale per i religiosi anziani o ammalati, salvandosi temporaneamente alla distruzione (che sopravvenne comunque, tanto che oggi difficilmente si ritrovano elementi architettonici del luogo di culto tra le case), Santa Lucia venne adibita prima a lanificio, poi a fienile, quindi a tinello per la produzione del vino.
Nel 1850 l'edificio, ormai mutilato di tante parti come l'abside, il portico ed il campanile, inglobati nelle civili abitazioni private circostanti, venne nuovamente adibito a chiesa dai Missionari del Preziosissimo Sangue: dopo l'annessione del Lazio al regno d'Italia avvenuta nel settembre 1870, nel 1873, con l'estensione ai territori dell'ex-Stato Pontificio della legge italiana sull'eversione dei beni ecclesiastici, la chiesa venne acquisita dal demanio.
Nel 1904 l'ex-chiesa venne adibita a sala teatro ed intitolata a Felice Cavallotti.
A partire dagli anni venti fu riconvertita a casa del fascio e luogo di allenamento per la gioventù fascista (in aperta concorrenza con l'Oratorio Parrocchiale San Barnaba, come ricordano alcuni testimoni dell'epoca), quindi durante la seconda guerra mondiale ospitò alcuni sfollati di guerra e nel 1974 fu ceduta dal demanio al Comune di Marino come luogo di manifestazioni culturali.
Nel 1976-1977 fu eseguito un primo restauro completo del tetto, sotto la direzione della Soprintendenza (dott.ssa Carla Bresciani), e programmato il recupero della pavimentazione, per un importo di 140 milioni di lire.Vincenzo Antonelli, Il recupero dei beni architettonici dei Castelli Romani, in "Castelli Romani. Vicende, uomini, folclore", anno XXVI, n. 8, p. 115. Nel 1979/1980 fu eseguito un secondo lotto di lavori, consistente nel completamento della copertura, la stonacatura delle pareti, la demolizione delle murature di superfetazione, il rinnovo degli intonaci esterni e la posa in opera degli infissi. Altri interventi di restauro risalgono al 1982/1983, con il rifacimento degli intonaci interni e degli impianti.
Museo civico (2000-presente)
Il museo è stato aperto nel maggio 2000Dizona.com - Museo Civico Umberto Mastroianni Marino URL consultato il 04-06-2009 ed ufficialmente inaugurato nel mese di settembre dello stesso anno, in occasione dei festeggiamenti per la settantaseiesima Sagra dell'Uva.Fabio Desideri, in Alessandro Bedetti, Dall'antiquarium al museo civico, p. 1. L'istituzione è stata intitolata allo scultore fontanese Umberto Mastroianni, che ha vissuto i suoi ultimi anni a Marino presso il Casino Colonna, dove morì nel 1998, lasciando numerose opere d'arte al Comune.
Descrizione
La chiesa, isolata in origine su ogni lato,Maurizio Canestri, Racconto concertante della chiesa più antica di Marino, p. 1. era orientata da est ad ovest, secondo il moto giornaliero del Sole dall'alba al tramonto. L'impianto doveva essere a pianta basilicale a tre navate con abside centrale, anche se sono sopravvissute solo la navata centrale e quella destra, sulla quale si aprono due cappelle. Un'altra cappella, probabilmente uno scampolo della navata sinistra, si apre sulla navata centrale: qui è situato l'accesso attuale all'edificio, attraverso una ripida scala in peperino che conduce a largo Giacoma de Settesoli.
L'accesso originario era su via Santa Lucia, attraverso una scalinata che si intravede ancora, dissestata, fra le case: all'epoca questa era la principale arteria del centro storico di Marino. Secondo le ricostruzioni del Seccia Cortes nel 1915 e di Marina Funghi nel 2007, dalla scalinata d'accesso si accedeva ad un nartece e poi, attraverso tre porte (una delle quali, murata, era ancora visibile alla fine dell'Ottocento, e presentava una cornice a bugne in peperino), alla chiesa. Inoltre su questo fianco era situato il campanile, del quale oggi non restano tracce. Al centro della facciata, probabilmente a salienti, si apriva un rosone circolare.
Nello scavo dei pavimenti sono state rinvenute fosse e resti appartenenti a sepolture medioevali, e sulle pareti della prima campata due brandelli di affreschi raffiguranti un santo vegliardo ed una decorazione.
Il ritrovamento del brano degli originari affreschi, tra cui quello raffigurante un Santo Vegliardo, si deve all'Arch. Giuliano Sacchi che, indagando accuratamente i tessuti murali allo scopo di individuare le varie fasi storiche della costruzione, ebbe modo di notare che dietro il nuovo pilastro gotico era conservata la muratura di una fase precedente, che a seguito di saggi rivelò il dipinto del "Santo Vegliardo" (fonte diretta del direttore dei lavori dell'epoca, Arch. Carla Bresciani).