Scheggia e Pascelupo è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Perugia, la cui casa comunale si trova nel centro di Scheggia. Il comune costituisce, insieme ai comuni di Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico, il territorio del parco del Monte Cucco. Il paese fa parte del comprensorio Eugubino - Gualdese ed è l'ultimo comune umbro sulla via Flaminia in direzione di Fano.
Il comune comprende numerose frazioni e nuclei abitativi sparsi dal carattere rurale, in alcuni casi disabitati. Il territorio è stato interessato dagli eventi sismici del 1997 che colpirono l'Umbria e le Marche. La comunità condivide, insieme alle città di Fano, Cervia, Sellano e Grottammare, il culto di san Paterniano vescovo.
Geografia fisica Ambiente Il comune di Scheggia e Pascelupo è un territorio montuoso di circa 64 km², che occupa la porzione nord-orientale dell'Umbria, al confine con le Marche, ed è l'unico comune umbro situato interamente nel versante adriatico della catena appenninica. Immerso nel cuore dell'Appennino umbro-marchigiano, occupa una vasta zona del parco del Monte Cucco. Boschi, pareti rocciose, forre, sorgenti di acqua limpida sono frequenti.
La zona, oltre a una notevole varietà di piante come il faggio, il leccio, la roverella, ospita anche specie animali rischio di estinzione, come il lupo appenninico, l'aquila reale e la lontra. Nei pressi si trovano il monte Catria (1701 m), il monte Cucco (1566 m), il monte Motette (1331 m), il monte Le Gronde (1373 m), la forra di Rio Freddo e la Valle delle Prigioni.
Il fiume Sentino, con il suo corso lungo la valle omonima, attraversa il territorio del comune, ma numerosi altri sono i corsi d'acqua, tra i quali spiccano per importanza di portata il Rio Freddo (proveniente dal massiccio del Monte Cucco), il Fiume Artino e il Fosso della Gorga (che provengono dal gruppo del Monte Catria), il Fosso della Pezza (dal Monte Tino), il Fosso di Campitello o Bulgarello, e il fosso Sanbucara (provenienti dal Monte Motette) e il Fosso la Foce (dal monte Orneti).
Numerose in tutto il territorio montuoso circostante sono anche le sorgenti e le fonti di acqua fresca tra le quali fonte Fontanelle (783 m), fonte S. Giglio, fonte le Campora e fonte Peschi lungo le pendici del Monte Motette, fonte Lorno (877 m), fonte Bregna (830 m) lungo il Monte Foria e fonte Tino sulle spianate del Monte Forcello.
La montagna di Scheggia è il monte Calvario (949 slm) sul quale è situato il santuario di monte Calvario. Il suo nome deriva dal latino calles oviariae ossia "sentieri delle pecore", infatti il monte è la via d'accesso per i pascoli del monte Cucco.
Clima
Classificazione climatica: zona E, 2416 GR/G Il clima a Scheggia è quello tipico di media montagna: gli inverni sono rigidi con temperature minime costantemente sotto zero anche oltre i -10°. Le estati sono fresche e ventilate, con temperature massime che raramente superano i 30 gradi. Le precipitazioni sono abbondanti tutto l'anno (1200–1400 mm), specie nei mesi autunnali e primaverili, mentre in quelli invernali sono frequenti le nevicate, con accumuli rilevanti a volte superiori al metro. In base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di 1,9 °C; quella del mese più caldo, luglio, è di 19,8 °C; mentre la media annua è di 10,9 °C
Storia
Il paese di Scheggia sorge sulle sponde del torrente Sentino, alle pendici del Monte Calvario e Le Pianelle sulla strada Flaminia. Nella Tabula Peutingeriana degli inizi del III secolo, la località, situata sull'antica via Flaminia a 134 miglia da Roma nel punto in cui la strada valicava gli Appennini, è segnata come ad Ensem. Vi si trovava probabilmente una stazione per il cambio dei cavalli (mutatio). Nei pressi sorgeva il santuario oracolare di Giove Appennino.
Dopo essere appartenuta, in età medievale, a Gubbio, passò ai Montefeltro per poi essere incorporata nello Stato Pontificio. Scheggia è ancora classificata provincia di Pesaro ed Urbino in data 1813 all'interno del catasto gregoriano.
Il comune, già denominato Scheggia, assunse nel 1878 l'attuale nome in seguito all'aggregazione, nello stesso anno, del comune di Pascelupo.
Il catasto gregoriano del 1813, conservato nell'archivio di stato di Roma, fornisce numerose informazioni riguardo alla struttura urbana del centro abitato, sulle destinazioni d'uso degli edifici e sull utilizzo del suolo. I terreni intorno al centro abitato erano destinati principalmente alla coltivazione della canapa e della vite.
La mappa del catasto gregoriano è stata redatta prima dell'espansione urbana del paese e prima dei piccoli ampliamenti del centro storico. Dalle piante è possibile notare la presenza di una seconda torre difensiva (situata sul lato opposto di quella ancora esistente, alla fine di via Masaccio angolo palazzo Scarinci).
Fino a tale data (1813) erano ancora presenti tre porte di accesso al centro storico. La prima porta era situata sul lato sinistro dell'attuale torre comunale, l'altra alla fine dell'attuale via Roma (la via centrale del paese) e la terza, ancora esistente, alla destra della torre comunale. A questa data (1813) l'attuale ingresso principale del paese (via Roma) era ancora chiuso ed occupato da un edificio di proprietà ecclesiastica, successivamente demolito per far fronte alle nuove esigenze urbane.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR dell'8 novembre 1957.
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Tracce architettoniche medioevali sono evidenziabili da alcune costruzioni all'interno del centro storico di Scheggia: vie strette, logge, la chiesa di S. Antonio e dei SS. Filippo e Giacomo con la torre campanaria (un tempo torre difensiva), costituiscono la parte più antica del paese.
La struttura edilizia storica rivela, anche se molto debolmente, tratti del tipico insediamento medievale con edifici che si sviluppano in verticale con finestre ed aperture strette. Durante i lavori per le ristrutturazioni post-sisma sono emersi spesso tipici elementi architettonici come gli archi a sesto acuto di pietra calcarea.
Ancora intatto si trova "l'arco etrusco" così erroneamente e comunemente denominato, che rappresenta una delle antiche porte medievali di accesso dell'antico castello, nei pressi del quale si erge ancora maestosa la trecentesca torre, attuale sede comunale.
Il centro del paese (escludendo le adiacenti espansioni edilizie avvenute dal 1950 in poi) è costituito da un vero e proprio nucleo centrale, agglomerato e compatto (dentro le mura) e da una seconda zona esterna chiamata ancora oggi "Il Borgo" (fuori le mura) che si sviluppa lungo l'odierna via Sentino.
Le caratteristiche architettoniche degli edifici, sia pubblici che privati, sono estremamente semplici e rispecchiano l'immagine comune a molti altri paesi dell area Umbro-Marchigiana. Solo in pochi casi sono visibili elementi e decori caratterizzanti come per esempio cornici, portali, stemmi o fregi.
Nel territorio di Scheggia e Pascelupo, lungo l'antica via Flaminia, alle falde del massiccio del Monte Catria, sorgeva il tempio umbro-romano di Giove Appennino la cui esatta collocazione rimane ad oggi ancora incerta.
Torre civica medievale Furono ben tre Imperatori ed un Papa a sancire la sottomissione a Gubbio del castello di Scheggia: Federico I Barbarossa (1163), Enrico VI (1191), Ottone IV (1211) e papa Celestino III (1192). L’edificazione del nucleo storico dell’abitato di Scheggia, l'antico "Castrum Schiggie", controllato, dapprima, da un certo Albertino di Ugolino di Alberico, poi ceduto a Fonte Avellana ed infine entrato, stabilmente, nella sfera d'influenza di Gubbio, rimonta a circa l'anno Mille, ma il circuito murario esterno, in pietra arenaria locale, per la più gran parte perduto, costituito, in origine, da 6 torri e, probabilmente, 2 porte, deve ricondursi ad un intervento eugubino, attuato fra i secoli XIII e XIV. Nel XV secolo, infine, dovrebbe avere operato, a Scheggia, nel consolidamento delle mura e, forse, nell'erezione o nel potenziamento della torre civica, un architetto o capomastro di nome Luchino da Como. È noto, infatti, come, nel Medioevo, molti lombardi fossero chiamati a realizzare edifici, tanto militari quanto religiosi, in Umbria. Nel Rinascimento, durante l'epoca ducale feltresca e roveresca di Urbino, Scheggia divenne, con tutta la sua struttura fortificata, parte integrante del Ducato urbinate e non possiamo escludere che il grande architetto militare Francesco di Giorgio Martini da Siena, nel 1477 operante a Costacciaro nella realizzazione del rivellino e, forse, della dimora ducale, non vi abbia realizzato qualche intervento.
In una veduta pittorica antica di Scheggia, quella di Francesco Mingucci dell'anno 1626, attualmente custodita presso la Biblioteca apostolica vaticana di Roma, si vedono le mura, alcune torri e la principale porta d'accesso al castello.
La torre civica medievale di Scheggia, simbolo dell'intera comunità, è davvero bella ed imponente. Alta intorno ai 20 metri e terminata da un tetto a padiglione, retto da mensoloni sempre d'arenaria, era stata realizzata in pietra arenaria locale, a pianta quadrata ed è stata rafforzata, al piede, da una poderosa "scarpa", costituita da grandi blocchi lapidei squadrati, sempre arenacei. All'interno, essa è scandita da tre piani e vi trova la propria sede il Comune di Scheggia e Pascelupo. Sul lato nordoccidentale, si apre una finestra, chiusa da una grata che, da alcuni, si vuole essere stata usata per esporre i carcerati, condannati alla pubblica gogna.
Ospedale dei Ss. Filippo e Giacomo Su via Roma, il corso di Scheggia, s'affaccia l'unica abitazione, d'aspetto medioevale, che non sia stata troppo alterata, nei secoli, dalle superfetazioni edilizie successive. Essa, costruita in pietra arenaria locale, con inserti di calcare e mattone, si presenta, esternamente, come un corpo avanzato, costituito da un bel portico sorretto da tre archi. Sulla parete portante esterna, in fondo a destra, si nota un arco medievale, tendenzialmente a sesto acuto, in pietra calcarea, successivamente tamponato.
Sul lato corto, sempre a destra, si evidenzia un altro ingresso, interessante per un'antica porta di legno che lo chiude, porta incisa da molti e diversi segni, simboli e sigle. L'ipotesi d'antica destinazione d'uso di questo storico stabile è quella secondo la quale esso potesse aver assolto alla funzione d'ospedale per pellegrini, sotto il nome dei Santi Filippo e Giacomo, titolari dell'odierna chiesa parrocchiale di Scheggia.
Quest'ospedale, sicuramente molto antico, è attestato da documenti d'archivio sin dal 1317. Da tale struttura dovrebbe provenire un architrave, in arenaria, con l'iscrizione incisa della citazione evangelica Euntes autem ("Euntes autem praedicate dicentes quia adpropinquavit regnum caelorum", traducibile con "E strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino", Matteo, 10,7-15). La frase evangelica, continuando così "…guarite gli infermi… purificate i lebbrosi", ecc., fa pensare come essa potesse trovar significativa collocazione proprio all'interno dell'ospedale dei Santi Filippo e Giacomo. Al fianco di questa struttura abitativa, inoltre, sorge un profondo pozzo medioevale in pietra, che non poteva certo mancare all'interno, o nelle immediate vicinanze, d'un'antica sede ospedaliera.
Porta medievale