Insegnante di procedura penale dal 1936, entrò in politica nel 1944 aderendo alla Democrazia Cristiana. Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946, fu presidente della Camera dei deputati dal 1955 al 1963. Presiedette due brevi governi nel 1963 (Governo Leone I) e nel 1968 (Governo Leone II). Nominato senatore a vita nel 1967 dal presidente Saragat, il 24 dicembre 1971 fu eletto presidente della Repubblica.
Come capo dello Stato conferì l'incarico a tre presidenti del Consiglio dei ministri: Giulio Andreotti (1972-1973 e 1976-1979), Mariano Rumor (1973-1974) e Aldo Moro (1974-1976). Nominò senatore a vita Amintore Fanfani (1972), e nominò quattro Giudici della Corte costituzionale: Edoardo Volterra e Guido Astuti nel 1973, Livio Paladin nel 1977 e Antonio La Pergola nel 1978. Leone fu il primo Capo dello Stato a procedere allo scioglimento anticipato delle Camere, nel 1972 e una seconda volta nel 1976. Si dimise in anticipo di sei mesi rispetto alla scadenza del mandato, in seguito a campagne di stampa secondo cui sarebbe stato coinvolto nello scandalo Lockheed, rispetto al quale fu in seguito riconosciuta la sua completa estraneità.
Biografia Giovinezza e istruzione Giovanni Leone nacque a Napoli il 3 novembre 1908, figlio di Mauro Leone, facoltoso avvocato del foro di Napoli, oltreché fondatore del Partito Popolare Italiano in Campania, e di Maria Gioffredi, originari entrambi di Pomigliano d'Arco, nell'allora provincia di Napoli. Frequentò il liceo classico ginnasio Garibaldi di Napoli.
Fu fratello maggiore di Carlo Leone, che come lui, fu attivo politicamente nella DC, fino a essere Presidente della regione Campania. Deciso a calcare le orme del padre nella professione forense, studiò sotto la tutela di Eduardo MassariCamilla Cederna, cit., pp. 40-41.. Nel 1929, a soli 21 anni d'età, consegue la laurea in giurisprudenza e, l'anno successivo, quella in scienze politiche. Dopo la conclusione degli studi universitari, Leone è presidente del circolo napoletano della Federazione Universitaria Cattolica Italiana nel biennio 1931-1932, compiendo poi i primi passi nella carriera legale presso lo studio dell'avvocato Enrico De Nicola, a cui succederà, venticinque anni dopo, nella carica di Presidente della Repubblica.
Carriera universitaria Nel 1933 consegue la libera docenza in diritto e procedura penale presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Camerino e nel 1935 è vincitore assoluto del concorso per la cattedra a professore ordinario. Insegna poi tra il 1935 e il 1940 presso l'Università di Messina e tra il 1940 e il 1948 in quella di Bari, dove fra i suoi assistenti figura un giovane Aldo Moro. Fa parte della commissione incaricata di redigere il Codice della navigazione del 1942, occupandosi in particolare della parte, tuttora in vigore, relativa alle norme penali, quasi completamente ideata e redatta da lui.
Contemporaneamente, Leone è arruolato come ufficiale ausiliario della giustizia militare ed è giudice del tribunale militare di Napoli, con il grado di tenente colonnello. Il 10 settembre 1943, con i tedeschi alle porte del capoluogo campano, emana e fa eseguire, insieme ad altri colleghi, l'ordine di scarcerazione per 49 militanti antifascisti, detenuti nel carcere di Poggioreale, sottraendoli alla cattura e alla rappresaglia tedesca. Per tale azione coraggiosa, nel 1998, gli sarà tributato un encomio solenneGazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 142, del 20 giugno 1998..
Matrimonio Nel 1945 conosce la casertana Vittoria Michitto, figlia di un noto medico e discendente di uno dei progettisti dei giardini all'inglese della Reggia di Caserta, che sposerà un anno dopo.
Attività forense Svolge un'intensa attività di avvocato, tranne che nel periodo della Presidenza della Repubblica. Nel 1956 difende Bruno Milanesi, futuro sindaco di Napoli, accusato di alto tradimento per aver venduto materiale militare inefficiente; Leone riesce a far dichiarare incompetente il tribunale militare e a trasferire la causa al tribunale civile, che assolve il suo cliente.
Nel 1963 è il capo del collegio degli avvocati di difesa della società SADE, facente parte del gruppo Enel, responsabile del disastro del Vajont, che si conclude con l'assoluzione di cinque imputati e di sole tre condanne con il minimo della pena. Con dieci miliardi di lire dell'Enel per i risarcimenti, tenta un accordo perché la questione passi da penale a civile, ma il giudice istruttore di Belluno, Mario Fabbri, evita ogni tipo di compromesso. Nei confronti dei superstiti, costituitisi parte civile e ai quali, in precedenza, aveva promesso giustizia, in veste di presidente del Consiglio, riesce a far accogliere dal tribunale la tesi della commorienza e fa risparmiare all'Enel miliardi di lireAi parenti fu offerto un milione e mezzo per i genitori morti (se il figlio era minorenne, altrimenti un milione), ottocento mila lire per i fratelli conviventi, seicento mila per quelli non conviventi. Cfr. . La catastrofe fu attribuita solo a cause naturali e alla volontà di Dio, .
Nello stesso anno assiste il ministro Bernardo Mattarella nella querela per diffamazione contro Danilo Dolci e Franco Alasia, che lo avevano accusato di coinvolgimento con la mafia; il processo si conclude con la condanna dei diffamatori, rispettivamente a due anni e a un anno e sette mesiCamilla Cederna, cit., p. 128-131. Nel 1964 Leone rinuncia a difendere Claire Bebawi, implicata nell'omicidio di Via Lazio. Difende l'industriale Felice Riva, accusato del fallimento del cotonificio Vallesusa e riesce a far infliggere al suo assistito, nel periodo della sua difesa, soltanto la revoca dalle sue cariche, senza fargli scontare alcun giorno di carcere. Tra il 1969 e il 1972 è avvocato di parte civile della Banca Nazionale del lavoro nella causa per strage contro Pietro ValpredaCamilla Cederna, cit., pp. 134-135.. Sempre nel 1969, difende vittoriosamente Nino Rovelli, nella causa amministrativa intentata contro quest'ultimo dalla Cassa del Mezzogiorno, per impiego irregolare di fondi pubbliciCamilla Cederna, cit., pp. 140-141..
Nel frattempo, Leone prosegue la carriera universitaria all'ateneo di Napoli (1948-1956) e poi alla Sapienza di Roma (1956), concludendo nel 1972, con la cattedra di procedura penale e insegnando anche in altre università straniere. La sua produzione giuridica conta un numero imponente di pubblicazioni, tra le quali un trattato di diritto processuale penale in tre volumi e un manuale di diritto processuale penale su cui hanno studiato generazioni di studenti: l'ultima edizione risale al 1985.
Carriera politica Esordi e primi incarichi parlamentari
In gioventù, per poter esercitare la professione di docente universitario, Leone s'iscrisse al Partito Nazionale FascistaIndro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, 1991.. Con la liberazione nel 1944, s'iscrisse alla Democrazia Cristiana e, nel 1945, fu eletto segretario politico del Comitato napoletano del partito. Il 2 giugno 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente per il XXII collegio Napoli-Caserta. Fu chiamato a far parte della "commissione dei Settantacinque" che redasse il testo preliminare della Costituzione, contribuendo in modo incisivo alla formulazione delle norme in materia di libertà personale e di azione penale.
Nel 1948 Leone fu eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Rieletto a Montecitorio anche nella II, III e IV legislatura, lasciò la Camera dei Deputati il 27 agosto 1967 quando fu nominato senatore a vita dal presidente Giuseppe Saragat. Vicepresidente dal 24 maggio 1950 al 10 maggio 1955, fu relatore della "novella" del codice di procedura penale del 1930, contribuendo in modo determinante alla formulazione definitiva dell'articolato. Le nuove norme, che andarono a sostituire più di un terzo del testo originario varato da Alfredo Rocco nel 1930, sono rimaste in gran parte in vigore fino all'approvazione del nuovo codice di procedura penale nel 1989.
Il 10 maggio 1955 fu eletto presidente della Camera in sostituzione di Giovanni Gronchi, neopresidente della Repubblica. Rimarrà alla guida di Montecitorio fino al 26 giugno 1963, quando si dimise per assumere per la prima volta le funzioni di presidente del Consiglio dei ministri.
Presidente del Consiglio dei ministri
Il 16 maggio 1963, il presidente del Consiglio Amintore Fanfani, in seguito all'insuccesso del suo partito, la DC, alle elezioni politiche, rassegnò le dimissioni. L'incarico venne affidato al segretario democristiano Aldo Moro, intenzionato a varare un nuovo governo DC-PRI-PSDI appoggiato esternamente dal PSI, ma gli organi direttivi del Partito Socialista fecero mancare la ratifica dell'accordo programmatico già concordato con Nenni e lo statista pugliese fu costretto a rinunciareIndro Montanelli, Storia d'Italia. Vol. 10, RCS Quotidiani, Milano, 2004, pp. 367-368..
Il presidente Segni, allora, conferì l'incarico di formare il nuovo governo a Giovanni Leone, specificando che, in caso di ulteriore fallimento, avrebbe sciolto il neoeletto Parlamento e indetto altre elezioniIndro Montanelli, cit., p. 369.. Leone riuscì a costituire un monocolore DC di respiro transitorio, per tale motivo detto dalla stampa "balneare", con l'appoggio esterno di PRI, PSDI e PSI. Il primo governo Leone durò dal 21 giugno al 4 dicembre 1963, quando, con l'approvazione della legge di bilancio, che all'epoca era prevista il 31 ottobre di ogni anno, l'uomo politico napoletano rassegnò le dimissioni, ritenendo che il suo compito, come indicato nelle dichiarazioni programmatiche di sei mesi prima, si fosse esauritoFrancesco Bartolotta, Parlamenti e Governi d'Italia, vol. II, Vito Bianco Editore, Roma, 1971, p. 285..
Alle elezioni del Presidente della Repubblica del 1964, Leone fu il candidato ufficiale della DC fino al quattordicesimo scrutinio, pur concorrendo contro una candidatura democristiana alternativa, quella di Amintore Fanfani, sempre più consistente. Preso atto di ciò il giurista napoletano ritirò per consentire al suo partito l'esplorazione di soluzioni differenti, che portarono poi all'elezione di Giuseppe Saragat. La scelta di quest'ultimo di nominarlo senatore a vita, nel 1967, può essere interpretata come un gesto elegante di riconoscenza nei suoi confronti.
Anche le elezioni politiche del 1968 si rivelarono un insuccesso per la Democrazia Cristiana e, soprattutto, per il Partito Socialista Unificato. Saragat incaricò dapprima il segretario democristiano Mariano Rumor di effettuare un sondaggio esplorativo sulla possibilità di ricostituzione di un governo di centro-sinistra. Preso poi atto della decisione del PSU di non partecipare a una futura compagine governativa, il 24 giugno 1968, il Presidente conferì nuovamente a Giovanni Leone l'incarico di formare un governo monocolore, con la partecipazione dei soli democristiani. Leone accettò, ancora una volta per puro spirito di servizio, in attesa delle determinazioni del congresso del PSU, convocato per il mese di ottobreFrancesco Bartolotta, cit., p. 298..
Il 1º luglio, in occasione del semestre italiano, Giovanni Leone, in qualità di capo del governo, assunse anche la Presidenza del Consiglio delle Comunità europee e, in tale incarico, si batté per l'abolizione dei dazi doganali nella Comunità europea.
Il 19 novembre successivo, in considerazione che i deliberati dei congressi del PSU e del PRI e degli organi direttivi della DC lasciavano intravedere buone possibilità di ritorno a una formula parlamentare di centro-sinistra per la formazione di un nuovo governo, Leone rassegnò le dimissioni nelle mani del presidente Saragat che, in seguitò, conferì l'incarico a Mariano Rumor, il quale riuscì a ricomporre una maggioranza di centro-sinistraFrancesco Bartolotta, cit., p. 302..