Legnago (Lenjago in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto.
Geografia fisica Territorio Legnago sorge lungo il fiume Adige, nella pianura veronese. Dista circa 42 chilometri dal centro di Verona e si trova a sud-est rispetto ad essa. Confina con la provincia di Rovigo ed è facilmente raggiungibile grazie alla Strada Statale 434 Transpolesana con tre uscite (Legnago Nord, Legnago-Mantova e San Pietro-Ospedale), ma anche grazie alla Strada regionale 10 Padana Inferiore, che la collega con Mantova e Padova. Legnago è seconda per estensione soltanto a Verona e terza per popolazione. Il territorio comunale presenta un'altitudine che varia da 8 a 23 metri s.l.m. Per la sua grande importanza sul territorio veronese viene definita "capitale della Bassa".
Clima
Dal punto di vista legislativo, il comune di Legnago ricade nella "Fascia climatica E" con 2.324 gradi giorno, dunque, il limite massimo consentito per l'accensione del riscaldamento domestico è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.
Origini del nome
Storia Il fiume Adige ha sempre rivestito, dal X secolo in poi (quando fu attestato nell'attuale corso) un ruolo fondamentale per lo sviluppo storicoErnesto Berro, Legnago. Percorso storico turistico a cura di Ernesto Berro, Legnago, Girardi editore, 1996. della città di Legnago e di Porto, una frazione sulla riva sinistra del fiume: grazie al loro ruolo difensivo, tali località vennero popolate già in epoche antichissime.
Molteplici sono le tracce che testimoniano una vita molto fiorente già durante l'Età del Bronzo (XIII secolo a.C.), grazie soprattutto al ritrovamento nel 1931 di una terramara e agli innumerevoli resti archeologici risalenti alla civiltà etrusca tutt'oggi conservati presso il Museo Civico Fioroni e il Centro Ambientale ed Archeologico. Successivamente, grazie ai romani che vi si insediarono, le campagne circostanti vennero rese fertili e Legnago diventò così un punto di riferimento per la bassa Veronese, così come rimase per secoli.
Dopo che il canale che attraversava Legnago divenne dal X secolo il corso principale del fiume Adige e ne furono man mano ampliati gli argini, durante l'Alto Medioevo Legnago amplia il proprio abitato ed assume il volto di una vera e propria roccaforte militare. Ancor oggi sono visibili alcune testimonianze dell'antica Porta Mantova (Legnago un tempo era completamente fortificata) nei pressi di piazza Garibaldi, via Giacomo Matteotti e corso della Vittoria le quali sono state portate alla luce in seguito ad alcuni lavori di sistemazione della piazza nel 2004 e poi successivamente ricoperti a cavallo tra il 2011 e 2012, in quanto le avversità atmosferiche le stavano deteriorando. La cittadina venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona. Nel 1207 l'allora vescovo di Verona, il card. Adelardo Cattaneo, cedette la città e il suo castello al Comune di Verona in cambio di Monteforte d'Alpone. Successivamente, Legnago diventa un possedimento di Ezzelino III da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387. Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi.
Fondamentale per l'assetto urbanistico di Legnago fu l'annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all'architetto Michele Sanmicheli l'arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra di Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che prima aveva ceduto Legnago con la soppressione della Repubblica di Venezia all'impero asburgico, poi ne riprese metà, e poi tutta. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell'Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un'accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la cittadina tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova.
A seguito dell'insurrezione di Venezia contro gli austriaci del 17 marzo 1848, che portò alla proclamazione della Repubblica di San Marco, il 20 marzo anche Legnago insorse, ed un comitato di liberazione guidato dal medico Costantino Canella riuscì a prendere brevemente il controllo della fortezza, ma non poté impedire il ritorno degli austriaci all'inizio di aprile.
Soltanto con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 le cose parvero cambiare, nonostante le molte servitù militari che ancora continuarono a sussistere sino a che, alla fine del secolo XIX, per permettere al paese di espandersi al di fuori dai confini della fortezza, vennero abbattute interamente le mura, i bastioni e le porte, di cui rimangono oggi solo pochi resti.
Nel 1868 e nel 1882 si registrarono due rovinose piene dell'Adige le quali distrussero gran parte del centro urbano. I successivi bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale, contribuirono a rubare alla cittadina la maggior parte delle opere architettoniche esistenti e, ad oggi, a ricordare l'imponenza di questa importante roccaforte rimane il Torrione (faceva parte della cinta muraria costruita dal Sanmicheli) in piazza della Libertà.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 22 marzo 1923.
L'immagine riprende la fantasiosa ipotesi che l'antico toponimo Lemniacum risalga al viaggio degli Argonauti che, arrivati sulla costa dell'Adriatico dopo aver conquistato il vello d'oro, si sarebbero inoltrati con la loro barca lungo l'Adige seguendo lo zefiro (intendunt zephiri) e avrebbero fondato la località, dandole quel nome in ricordo di Lemno, una delle loro città d’origine.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Sono diverse le testimonianze architettoniche che caratterizzano l'abitato ed i centri limitrofi. Di seguito sono citati i più rappresentativi.
Architetture religiose Duomo di San Martino Vescovo
In piazza della Libertà si trova il Duomo, opera incompiuta risalente all'epoca neoclassica e dedicata a san Martino vescovo, patrono della cittadina. Esso venne ricostruito nei secoli XVIII e XIX e inaugurato nel 1814 su progetto di don Francesco Ziggiotti.
Campanile di San Rocco Il seicentesco campanile di San Rocco presenta lanterna e altarino in stile barocco ed è attorniato da palazzi della stessa epoca, ma ristrutturati. Esso è l'unica testimonianza rimasta della chiesa della Disciplina, demolita nel 1899 per permettere la costruzione dell'adiacente strada. Alla base del campanile un piccolo altare dedicato a san Rocco, costruito per ricordare la peste del 1630. Altri arredi dell'ex chiesa della Disciplina sono oggi conservati presso la chiesa dell'Assunta.
Chiesa dell'Assunta La struttura dell'edificio sacro è ubicata in corso della Vittoria ed è dedicata alla Madonna dell'Assunta. La chiesa risale al 1900 ed è stata voluta dall'allora parroco don Giuseppe Trecca. La chiesa sorge all'interno di un lotto donato dal comune come “risarcimento” per la demolizione della preesistente chiesa della Disciplina; qui è conservata la pala della Madonna dell'Assunta, precedentemente collocata nella chiesa demolita. Quest'opera risale al XV secolo e viene attribuita al domenicano Ranuccio Arvari. La Madonna viene rappresentata nel giardino del paradiso con il Bambino in grembo, nella parte superiore il Padre Eterno – posto in un sole dorato – veglia con lo sguardo i protagonisti, una colomba che rappresenta un'allegoria dello Spirito Santo, mentre ai lati ci sono angeli che offrono in regalo fiori, canti e musiche. Lo stile architettonico della chiesa si può definire neogotico per la presenza di una facciata a capanna, finestre ogivali ed un rosone.
Rimasta chiusa al culto per un lungo periodo, la chiesa venne riaperta solamente nel 1991.
Chiesa di San Salvaro
La chiesa romanica si trova nella vicina frazione di San Pietro e risulta essere una delle più antiche strutture del veronese. Dell'origine non si conosce che un accenno probabile, una tradizione leggendaria, mentre la tradizione più attendibile, basata sull'iscrizione posta nell'angolo nord-est della chiesa, è quella che l'aggiudica al XII secolo: «Contesa Matelda hoc opus fecit fieri 1117 D.I.C.».
L'edificio sarebbe quindi stato eretto nei pressi di una strada romana per volere della contessa feudataria Matilde di Canossa sopra una preesistente chiesa databile al VI secolo d.C. (questo è deducibile dal fatto che la cripta contiene numerosi resti risalenti all'Alto Medioevo).
Santuario della Madonna della Salute La chiesa si trova nel quartiere di Porto e, originariamente, era stata costruita dai domenicani durante il medioevo per essere successivamente ricostruita attorno al XVIII secolo. I bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno distrutto il santuario originale, ma hanno risparmiato il campanile, tutt'oggi visibile anche se isolato dalla nuova costruzione. Su di esso è installato un melodioso concerto di 6 campane in tonalità REb3, realizzato nell'anno 1937 dal fonditore veronese Ettore Cavadini, con campana maggiore del peso di kg 1309.
Il nuovo edificio è stato progettato nel 1946 dall'architetto Giovanni Fregno, il quale ha voluto donargli una facciata a salienti e una pianta longitudinale. Venne aggiunta anche una cripta all'interno della quale si sono svolte tutte le funzioni religiose fino al novembre del 1955; anno in cui venne inaugurata la nuova chiesa.
L'antica statua in legno della Madonna della Salute è stata collocata nel 1999 all'interno della cappella situata alla destra del santuario (quest'ultima fu costruita nel 1970) dopo un'attesa di oltre cinquant'anni. Gli interni sono stati decorati con lo stile dell'affresco graffito negli anni Novanta del secolo scorso per opera di frate Ugolino da Belluno (Silvio Alessandri). Si possono inoltre ammirare alcune opere precedentemente conservate nella chiesa andata distrutta, tra le quali si annovera una Madonna con Bambino attribuita a Ranuccio Arvari.
Altre chiese nelle frazioni
A Canove si trova una chiesa dedicata a sant'Agostino vescovo, mentre nei quartieri di Casette e Terranegra si trovano le rispettive chiese parrocchiali di Sant’Antonio da Padova.
Spostandosi a San Pietro, oltre alla già citata chiesa di San Salvaro, vi è una chiesa parrocchiale intitolata a san Pietro apostolo.
Nella frazione di San Vito vi sono una chiesa moderna dedicata a san Vito martire e alla Madonna della Pace e una pieve antica nella parte vecchia dello stesso centro.
A Torretta si trova la chiesa della Madonna del Rosario la quale è stata costruita grazie al finanziamento delle sorelle Fioroni; dopo essere stata distrutta durante le guerre mondiali venne ricostruita dall'architetto legnaghese Giovanni Fregno.
La chiesa parrocchiale di Vangadizza è dedicata alla Natività di Maria Santissima e ospita una Madonna di Claudio Ridolfi oltre ad un trittico in bassorilievo risalente al Trecento, alcune tele di scuola veneta del Farinati e del Barbieri e una lunetta con Cristo benedicente. Questa chiesa fu abbazia dei camaldolesi durante la metà del X secolo. Nella contrada Capitello si può inoltre trovare la piccola chiesa di Maria Addolorata.
Infine a Vigo c'è una chiesa risalente al Seicento (ingrandita nel 1857 e consacrata nel 1948) intitolata, come il duomo, al patrono san Martino vescovo: all'interno sono conservate due tele del Seicento, un affresco raffigurante la Madonna di Domenico Riccio detto il Brusasorci e la Deposizione del Farinati.