Il piano regolatore di Addis Abeba, studiato dal regime fascista fin dal 1936 e concluso definitivamente nel 1938, aveva lo scopo di sviluppare e di creare una nuova città che fosse adibita alla popolazione europea nettamente separata, in una chiara logica di apartheid, dai nuovi quartieri destinati alla popolazione etiopica. I criteri che furono alla base del progetto si ispiravano al principio di creare per la colonia dell'Africa Orientale Italiana una nuova capitale che coniugasse la funzionalità e la monumentalità ispirandosi al tipico schema dell'urbanistica romana.
I primi progetti
Il Governatore di Addis Abeba, Alfredo Siniscalchi, si pose per primo il problema di riorganizzare la città. Il primo problema che ci si trovò ad affrontare fu la scelta delle aree. Alcuni ritenevano giusto che la nuova capitale sorgesse nei pressi della Cattedrale di San Giorgio, altri sostenevano più opportuno erigerla nei pressi della stazione ferroviaria (Lagaar), altri ancora proposero di spostarla più a nord al fine di costruirla ex novo. In questo ambito fu lo stesso Mussolini ad intervenire decidendo che per ragioni politiche e storiche fosse giusto che la capitale dovesse rimanere ad Addis Abeba.Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale III, Edizioni Mondadori 2000, pag. 170-171 "C'è chi vorrebbe costruirla nello spazio occupato dalla Addis Abeba negussita, cioè intorno alla chiesa di San Giorgio; chi suggerisce di erigerla più a sud, intorno alla stazione ferroviaria; e chi, infine, vorrebbe addirittura spostarla di alcune centinaia di chilometri, nel mediopiano e più vicino al mare. Queste incertezze vengono comunque spazzate via da Mussolini, il quale decide che la capitale dell'impero doveva restare, per motivi politici e storici, ad Addis Abeba." La scelta cadde quindi sulla vasta area che si trovava nei pressi della stazione ferroviaria. Considerata più adatta per l'andamento pianeggiante ed il leggero declivio, per l'esistenza di terreni liberi e la vicinanza all'acqua.
In previsione di un primo prospettato piano regolatore, non ancora approvato, il Governatorato di Addis Abeba provvide a lottizzare 353 ettari di terreno per assegnarli ad enti e a privati. Ne furono esclusi quelli già assegnati ad enti militari.
Nel frattempo si provvide a creare quelle strutture che erano giudicate importanti nell'immediatezza. Oltre alla ristrutturazione degli edifici che erano andati rovinati durante il precedente conflitto . La locale casa del fascio venne realizzata nel nord-est della città, in un edificio andato distrutto durante la precedente guerra.
Intanto si provvide a continuare la sistemazione della rete viaria urbana (circa 20 chilometri). Conseguentemente si rifece il manto delle piste dell'aeroporto e si costruirono gli edifici annessi, dalle aviorimesse alle sedi comandoCiro Poggiali, "La nuova Addis Abeba" negli Annali dell'Africa Italiana, Casa Editrice A. Mondadori, Anno I, Numero 2, agosto 1938, pag. 474 "L'aeroporto di Addis Abeba, tracciato dal Negus su una zona che durante le piogge diventava un lago smisurato, è ora affrancato definitivamente da quel pericolo, mercé una pista asfaltata lunga un chilometro e 200 metri, larga 150, intorno alla quale il campo di centomila metri quadrati spazia con tutte le sue attrezzature per l'aeronautica civile e militare. Aviorimessa, palazzine, caserme, sedi di comandi".
Addis Ketema Il piano regolatore improntato dagli italiani nel 1936 si basava sulla politica della segregazione razziale: in primo luogo ci fu lo sfratto degli etiopi, che si erano stabiliti lì da 50 anni, in secondo luogo la zona doveva diventare la residenza per gli italiani.
Il nuovo quartiere realizzato per etiopi fu chiamato Addis Ketema. Entro l'autunno dell'anno successivo non meno di 20.000 abitanti sarebbero stati espropriati delle loro case precedenti per stabilirvisi.Richard Pankhurst, "Ethiopians: A History", Casa Editrice Wiley, 2001, pag. 47 "By the middle of 1937,“more than 10,000 blacks, almost a ninth of the colored population” had been evicted from their houses to the new quarter created for them which is now called Addis Ketema. By the autumn of the following year no less than 20,000 natives where again forced to leave their previous homes and settled in the new quarter". Il nuovo quartiere era quindi in grado di accogliere più di 20.000 tucul. Questi quartieri furono dotati di strutture come spacci, mercato coperto, stazione dei pompieri e cinema.
Nell'area conosciuta come Ras Makonen sefer furono eseguiti altri sfratti (queste aree erano presenti altri tukul), al fine di rendere le aree zone per le abitazioni degli italiani (Istituto delle Case Economiche e Popolare o Casanchis, Menaharia in amarico).Richard Pankhurst, "Ethiopians: A History", Casa Editrice Wiley, 2001, pag. 52 "One of the major evictions was carried out on the area known as Ras Mekonen Sefer, which is now a days called Casanchis, Menaharia, from areas around No. 6 Police Station and the adjacent land. These areas were cleared from tuckules of “natives” in order to make dwelling areas for upper class Italians".
Dettaglio dell'esecuzione
Tra il 1937 e il 1940 fu approvato dalle autorità italiane un decreto in cui ci si decise l'espropriazione di 953 case di 480 proprietari nel 1937, 1.407 case di 1.239 proprietari nel 1938, 1.629 case di 1.418 proprietari nel 1939 e 1.420 case di 1.290 proprietari in 1940, vale a dire un totale in quattro anni di 4.427 proprietari di 5.409 case. Oltre a questo, un ulteriore decreto fu emanato nel 1938 per l'espropriazione "per motivi di salute pubblica".Richard Pankhurst, "Ethiopians: A History" Casa Editrice Wiley, 2001, pag. 38 "To summarize the Italian had forwarded a master plan for Addis Ababa that was based on racial segregation. The implementation of the master plan that was prepared by Guide and Valle in 1936, which was based on the policy of segregation, had to begin with the eviction of Ethiopians, who had settled and lived there for more than 50 years, in areas now reserved for Italians. Hence the Italians between 1937 and 1940, passed an expropriation order against 480 proprietors with 953 houses in 1937, 1,239 proprietors with 1,407 houses in 1938, 1,418 proprietors with 1,629 houses in 1939 and 1,290 proprietors with 1,420 houses in 1940, i.e. a total in four years of 4,427 proprietors with 5,409 houses".
ma poi, visti gli alti costi,Ciro Poggiali, "La nuova Addis Abeba" negli Annali dell'Africa Italiana Casa Editrice A. Mondadori Anno I Numero 2 agosto 1938 pag 472 "Poiché erano costati undicimila lire ciascuno non potevano essere offerti alla moltitudine degli umili, impossibilitati o restii a pagarne il corrispettivo di affitto; per cui, in parte furono assegnati agli indigeni, che senza aver gradi gerarchici- nel qual caso non si sarebbero mischiati alla plebe- avevano raggiunto una certa dovizia; in parte furono affittati a quelle donne che esercitando la galanteria potevano spendere con una certa larghezza". si preferì autorizzare la costruzione privata delle abitazioni. Per facilitare furono assegnati i terreni e un sussidio di 400 lire per acquisto l'attrezzatura necessaria.Ciro Poggiali, "La nuova Addis Abeba" negli Annali dell'Africa Italiana, Casa Editrice A. Mondadori, Anno I, Numero 2, agosto 1938, pag. 472 "Ma poi apparve più pratico che gli stessi indigeni traslocandi si costruissero da sé i tucul. Poi il Governatorato cedé gratuitamente il terreno e elargì 400 lire di sussidio; le quali servivano al capo famiglia ad acquistare i pali di eucalipto, i chiodi e la paglia. Di questa concessione profittarono particolarmente gli ex schiavi liberati".
Mancato completamento
Il piano di creare una città con zone da segregazione razziale non fu portato a termine a causa del crollo fascistaRichard Pankhurst, "Ethiopians: A History" Casa Editrice Wiley, 2001, pag. 59 "To summarize the Italian had forwarded a master plan for Addis Ababa that was based on racial segregation. The implementation of this plan had to begin with the eviction of Ethiopians who had settled in the area now reserved for the “colonial masters”. Due to this a huge number of “natives” were resettled in the western part of the city known as Addis Ketema. Even if the plan had not been completed due to the fall of the fascist order, it had resulted in dislocating many urban dwellers of that time"..
Solo il 20 per cento del piano fu realizzato nel 1941. Alcune delle tracce importanti sono lo spostamento del centro politico a sud.
Le strutture secondarie Nei 5 anni di occupazione per lo svago dei coloni si provvide alla creazione di tre cinematografi. Numerosi furono i locali aperti da altri italiani, mentre per le strutture alberghiere si provvide all'ammodernamento e all'ampliamento delle esistenti. Alle preesistenti industrie di epoca abissina (fabbriche di birra, fabbriche di olio e segherie) furono aggiunte durante l'occupazione italiana fabbriche di laterizi e industrie tessili. Le chiese copte (in numero di 16) furono restaurate, in particolare le autorità italiane restaurarono la cattedrale di San Giorgio che era stata incendiata nel 1936 nei giorni precedenti all'occupazione italiana. Fu inoltre edificata una moschea che all'epoca non esisteva. Le chiese cattoliche erano due: la cattedrale, che era precedentemente gestita dall'Ordine dei Frati Minori Cappuccini francesi fu affidata ai Cappuccini italiani e la chiesa presente all'interno della Missione della Consolata.
Il progetto del 1938
Nel 1938, dopo due anni di studi fu approntato il progetto definitivo della città di Addis Abeba dagli architetti Ignazio Guidi e Cesare Valle. Il progetto fu ufficialmente approvato il 16 gennaio 1939 dai membri della Consulta generale per l'edilizia e l'urbanistica del Ministero dell'Africa Italiana, giunti in Africa Orientale Italiana al seguito del sottosegretario Attilio Teruzzi.
Le linee guida furono così riassunte: spostamento del centro politico della città sulla collina dove sorge il Grande Ghebbì di Menelik II nel nuovo quartiere europeo che avrebbe inoltre accolto, oltre agli Uffici Statali, il Teatro, il Cinematografo e le banche. lungo la strada per Dessiè, dove già sorgevano le varie delegazioni nazionali sarebbero sorti anche i quartieri residenziali. ampliamento dell'area della Ferrovia Addis Abeba-Gibuti, dove sorge la stazione per destinarlo ad area industriale. il quartiere indigeno e l'area industriale dove già era stato precedentemente progettato.
Sostanzialmente si intese lasciare inalterata la struttura dell'antica capitale abissina ma trasferendone il centro politico in un nuovo quartiere prossimo alla stazione ferroviaria che era destinato a divenire il quartiere europeo. Da qui sarebbero partite le due principali arterie cittadine (viale Mussolini e via Imperiale) che sviluppandosi lungo un percorso monumentale su cui sorgeva la cattedrale cattolica e la Torre Littoria avrebbero raggiunto una la piazza principale dove già sorgeva la Casa del Fascio, l'altra avrebbe dovuto accogliere tutti gli Uffici Statali per raggiungere il vecchio ghebbì ora sede del palazzo vicereale. Alle spalle della ferrovia si sarebbe sviluppato il quartiere industriale incuneato tra il quartiere commerciale e il quartiere etiope.
Il quartiere europeo