Ghedi (AFI:, Ghét in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia in Lombardia. È situato nella zona della bassa bresciana orientale ed è attraversato dal canale Naviglio.
La cittadina è conosciuta per essere sede del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare (i cui gruppi volo sono: 102º "Giuseppe Cenni", 154º e 155º) con l'aeroporto di Ghedi, dov'è inoltre ubicata la stazione meteorologica di Brescia Ghedi.
Geografia fisica
Territorio Ghedi sorge nel territorio della pianura Padana e si colloca geograficamente nella zona della bassa bresciana orientale, dunque a non molta distanza dalla provincia di Cremona e di Mantova; esso si estende su una superficie totale di circa 60 km², con un'altitudine massima di 85 m s.l.m.
In base alla convenzionale classificazione sismica Ghedi rientra nella zona 2 (sismicità media), specie a seguito del terremoto di Salò del 2004. Il dato è stato poi aggiornato a seguito della delibera della giunta regionale della Lombardia dell'11 luglio 2014 n. 2129, entrata in vigore ufficialmente il 10 aprile 2016.
Clima Il clima di Ghedi corrisponde in generale a quello dei centri rurali della alta valle padana: rientrando nella classificazione climatica E 2,570 GG, esso si contraddistingue per avere in generale un clima umido e temperato: rispettivamente, caldo e afoso durante l'estate, ma freddo e rigido durante l'inverno, con diffuse nebbie e sporadiche nevicate nei mesi più freddi.
Origini del nome
L'origine del toponimo Ghedi è argomento dibattuto e incerto:
Lo stesso monsignor Antonio Fappani, nella propria enciclopedia bresciana, ipotizza che quest'ultimo possa derivare dal nome Gut, accostabile all'eredità gotica e analogo a Godi; altra ipotesi è che risalga al termine longobardo gaida, corrispettivo di "freccia", e che alluda quindi all'angolo di terra nel quale Ghedi è racchiusa, tra il corso del vaso del Chiese e del Naviglio inferiore. Secondo recenti studi condotti da Raffaele Castrichino, il toponimo moderno deriverebbe invece dal termine latino vadum, sinonimo di 'transito' o 'passaggio':
In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, ed i conseguenti fenomeni fonetici di unione con altre lingue, il termine vadum avrebbe subito un influsso longobardo e sarebbe trasmutato in «gua», dal francone «waldt», ossia guado. Nelle successive epoche medioevali il termine si sarebbe poi evoluto nelle forme Gede, Gide, Gade, Gaide, Giede, Ghede e Gaydo..
Storia
L'età antica Nel territorio ghedese non sono state rinvenute alcune tracce o reperti risalenti all'età pre-romana: ciò testimonia come insediamenti precedenti alla colonizzazione romana, escludendo la presenza isolata di qualche vicus, non abbiano interessato le campagne di Ghedi;. nondimeno, la natura prettamente gallica dell'abitato ghedese permase anche durante i processi di cosiddetta "romanizzazione" del territorio bresciano: tavolette votive databili tra I secolo a.C. e III secolo d.C. sono infatti dedicate a divinità come Mercurio ed Ercole, associabili a divinità della cultura gallica, quali Teutates ed Ogmios.. Anche nell'onomastica degli abitanti originari insiste quella matrice gallica che perdurò per molto tempo a seguire:
Siti archeologici romani sono stati rinvenuti nei pressi delle campagne ghedesi: sul confine tra Leno e Ghedi, nel 1895 e 1897, sono state infatti trovate sette tombe con diverse suppellettili, quali monete, ampolle e vasetti di vetro di pregevole fattura, possibile testimonianza di un vicus o villa con servitù. Nel 1926 un'ulteriore zona di interesse fu individuata nella "cascina Santi",sulla strada per Viadana, corrispondente, forse, ad una grande villa romana: frammenti di pavimenti in cocciopesto ed a mosaico con iscrizioni ancora leggibili ne indicavano la presenza insieme ad impianti di riscaldamento, dispersi o distrutti.. Sempre sulla medesima strada, in località Alberello, sorgeva il sito campestre di Formignano. o Forminiano. che fu distrutto solo successivamente, nel 1265, il cui toponimo è di certa matrice romana. Inoltre, un'altra epigrafe dedicata al dio Ercole e rinvenuta nel ghedese riporta:
Il territorio ghedese, nel III e IV secolo d.C., seguì le dinamiche di tutto il resto dell'impero: gli appezzamenti terrieri vennero danneggiati dalle incursioni dei popoli barbari, ed i mutamenti climatici tra il 450 e il 550 d.C. segnarono in negativo la geografia della Val Padana, del tutto stravolta e dominata ora da boschi e paludi..
Età medievale In seguito all'ascesa dei Longobardi si poté sviluppare un piccolo centro rurale; ciò fu possibile anche grazie all'amministrazione territoriale esercitata dai monaci dell'abbazia di Leno, fondata da re Desiderio nel 758... Il nome arcaico del centro abitato Gide (benché sia presente nell'atto anche la forma Gede), appare scritto per la prima volta in un codice del 12 ottobre 843, conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia: il documento in questione sarebbe un atto di compravendita, stilato a Gonzaga, allora Gaudenciaga, fra persone il cui nome evidenzia la presenza, nel villaggio di allora, di una popolazione di origine longobarda.
Il nucleo più antico del paese si sviluppò attorno ad un modesto recinto fortificato, che andò poi a formare il futuro castello di Ghedi, il cui luogo viene chiamato "castello": l'antica cinta racchiudeva alcune modeste baracche e la primitiva pieve paleocristiana (sullo stesso sito su cui sorgeva quest'ultima è ubicata la parrocchiale, la chiesa di Santa Maria Assunta) ed a partire dall'Alto Medioevo, il palazzo comunale;. è solo dal XIV secolo in poi, con l'espansione dell'abitato e lo sviluppo del castello, che comparvero edifici abitativi anche al di fuori delle mura. Si vennero a formare, quindi, i tradizionali quattro borghi o quadre: Bassina, Gazzolo, Borgonuovo e Malborgo.. Collegati tra loro da una maglia di intricate stradine, essi diedero all'abitato il caratteristico aspetto di borgo medievale arrotondato, circondato da fossati chiamati sarche (cerchie, appunto), poi successivamente colmati e divenuti strade. La cinta muraria fu più volte distrutta in seguito ad assedi e alle numerose dispute, in età medioevale, tra comuni limitrofi, e quindi ricostruite diverse volte per rispondere al sempre più potente armamento bellico.. Le mura medievali furono abbattute alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo, in virtù di un'ottimizzazione degli spazi urbani e per creare la futura piazza Roma. La parte meridionale delle mura, con anche alcune baracche di epoca medievale, furono abbattute per fare spazio alle ex scuole elementari, progettate dall'architetto Luigi Arcioni..
Età moderna
Tra il XIII ed il XV secolo Ghedi seguì le vicende storiche della bassa bresciana, contesa tra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia; proprio a causa di tali tensioni, il 15 agosto 1453 si verificò la cosiddetta battaglia di Ghedi. Il piccolo centro, a quel tempo sotto il dominio veneziano, assunse sempre più importanza per la posizione strategica e per il proprio borgo fortificato, potenziale punto di snodo per la distribuzione delle truppe venete lungo i confini occidentali.. A causa delle continue azioni belliche che provocarono più volte la distruzione delle cerchia murarie, gli abitanti ottennero in diverse occasioni esenzioni fiscali dalla Serenissima, proprio per poter ricostruire le mura del castello. Il declino definitivo del paese da un punto di vista militare è da far risalire allo sviluppo tecnologico degli armamentari bellici, capaci ora di assediare facilmente la semplice cinta muraria del borgo.
Nel 1465, in virtù di questi continui conflitti ed anche per restaurare la fede nei ghedesi, la comunità del paese fece erigere un monastero nominandolo Santa Maria delle Grazie, donandolo poi ai frati minori osservanti.. Dal 1498 in poi, inoltre, la Repubblica di Venezia concesse in feudo il territorio di Ghedi a Niccolò Orsini, conte di Pitigliano e di Nola e capitano generale di Terraferma della Serenissima; egli, volendo abitarvi stabilmente, fece erigere un palazzo signorile e fece approntare un monumento funebre nella chiesa del già citato convento di francescani. Quest'ultimo, a seguito della soppressione napoleonica del 1799, cadde poi in disuso. Venne dunque venduto e convertito in cascina (la cosiddetta Santa Maria, tuttora esistente); il mausoleo funebre fu invece donato nel 1838 dal nobile Ottavio Mondella al museo di Santa Giulia di Brescia, per essere dunque collocato nel coro delle monache..
A partire dal XV secolo, grazie ad una situazione economicamente stabile del comune e alla pratica dell'enfiteusi, sorsero anche le prime cascine all'interno del medesimo borgo. Conosciuti con il nome dialettale di löch, o se più piccoli, di löcasì, avevano la tipica caratteristica di avere orti e giardini interni celati dietro grandi portoni. Le ambizioni del comune uscirono dal XVI secolo, dunque, ridimensionate ed anzi ora tese alla salvaguardia del patrimonio allora esistente; non più, quindi, teso ad una politica espansionistica, Ghedi subì un declino definitivo..
Età contemporanea
Già a partire dal 1547 si tentò di rendere coltivabili le terre del paese, in special modo la brughiera a nord e ad est del centro abitato, tramite la deviazione del corso del Naviglio in alcuni piccoli canali; altri tentativi di bonifica del territorio furono intrapresi già dalla fine del '700, principalmente su impulso dell'accademia agraria bresciana. Tuttavia, un radicale intervento in tal senso fu avviato a partire dalla metà del XIX secolo ed i primi anni del XX secolo, quando molti contadini si adoperarono, fondando aziende e società apposite, per bonificare il territorio delle cosiddette "lame"..
Nel 1893, inoltre, ebbe rilevanza la costruzione della stazione di Ghedi, sul tragitto della ferrovia Brescia-Parma. Nel corso del primo dopoguerra il paese proseguì il suo sviluppo economico e demografico, anche grazie alla fondazione dell'aeroporto militare di Brescia-Ghedi, intitolato a Luigi Olivari; questo nuovo polo militare ospitò nel corso degli anni '30 diverse giornate aviatorie, che, in alcune occasioni, videro la presenza anche di Gabriele D'Annunzio. In quel tempo l'economia locale si basava sulla bachicoltura e l'allevamento di bestiame, tanto che nel 1930 si arrivò a fondare un nuovo macello per il commercio delle carni animali. Nel 1915 fu anche fondato un moderno cotonificio, denominato "cotonificio del Mella" ed in seguito "filatura bresciana", che dal 1930 arrivò ad impiegare circa 500 persone. Nel frattempo, dal 1928, era stata completata la riforma agraria ed erano stati edificati cinque nuovi stabilimenti rurali con anche due nuove cave, la "gandina" e la "montirone"; a coadiuvare la popolazione locale nella bonifica delle lame si adoperò al tempo anche la realtà del credito agrario bresciano. L'aeroporto di Ghedi raggiunse il massimo sviluppo nella strategia militare dei blocchi e, dopo gli anni '60, fu sede delle Frecce Tricolori oltre che del 6º Stormo dell'Aeronautica Militare italiana.
Simboli
Lo stemma di Ghedi è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 12 luglio 1929.
Il gonfalone municipale è costituito da un drappo di azzurro.
Onorificenze
Il 24 novembre 2001, per decreto del presidente della Repubblica, Ghedi ha ottenuto il titolo di Città d'Italia..
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta