Il bullismo è un'attività aggressiva spesso ripetuta e abituale, che implica l'uso della forza, della coercizione, delle prese in giro offensive, delle molestie o delle minacce per abusare, dominare aggressivamente o intimidire una o più persone.

È un comportamento prevaricatore di natura fisica e/o verbale, caratterizzato da persecuzione e aggressività, sempre di natura intenzionalmente ostile o intenzionalmente non inibita. È pertanto diretto verso una o più persone da parte di una o più persone, in particolare tra coetanei adolescenti o giovanissimi adulti, verso una parte considerata più debole e/o incapace di difendersi adeguatamente dizionario dell'American Psychological Association.

Sebbene tra i ricercatori la definizione di bullismo non sia sempre condivisa, molti concordano sul fatto che il bullismo è una sottocategoria del comportamento aggressivo, caratterizzato da tre variabili fondamentali: intenzionalità; reiterazione; asimmetria di potere.

Il bullo mira intenzionalmente a danneggiare, da un punto di vista fisico e/o psicologico e/o sociale, una vittima debole, o perché debole di suo oppure perché è isolata (asimmetria di potere), agendo con uno o più comportamenti di tipo aggressivo e per un periodo di tempo non determinato a priori (reiterazione).

In letteratura, sono state descritte diverse forme di bullismo. Ad esempio, il bullismo palese o diretto implica aggressioni fisiche, come colpire, dare spintoni, fare sgambetti, tendere trappole oppure prodursi in minacce verbali e/o insulti e/o prese in giro o canzonature. Il bullismo nascosto o indiretto è meno esplicito, e si concretizza generalmente in esclusione sociale, pettegolezzi (anche di circostanze non vere) oppure mimica facciale non amichevole o che esprime disgusto e/o disprezzo.

Il bullismo trova la sua natura più congeniale nelle dinamiche di gruppo, data la presenza frequente di coetanei e/o sodali durante gli episodi di bullismo, coetanei e/o sodali che possono anche assistere passivamente, oppure schierarsi con la vittima, oppure ancora manifestare consenso esplicito al comportamento aggressivo del bullo, e buon ultimo prendervi parteSalmivalli, C., Lagerspetz, K., Björkqvist, K., Österman, K., & Kaukiainen, A. (1996). Bullying as a group process: Participant roles and their relations to social status within the group. Aggressive Behavior: Official Journal of the International Society for Research on Aggression, 22(1), 1-15..

La componente sadica gioca anch'essa un ruolo non secondario nelle manifestazioni di bullismo.

Prevalenza del fenomeno In Italia L'indagine Istat Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri realizzata tra maggio e ottobre 2021, ha evidenziato come il 9,4% degli intervistati (un campione di 350 mila ragazzi) ha dichiarato di aver assistito in prima persona o di essere venuto a conoscenza di episodi di bullismo o cyberbullismo sui suoi compagni di scuola.

Sono soprattutto i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado ad avere assistito o a essere venuti a conoscenza di questo tipo di comportamenti (11,7%, contro il 7,9 delle scuole secondarie di secondo grado).

Tra le ragazze, la quota è più alta rispetto ai coetanei maschi: rispettivamente 11,3% contro 7,6%. Per i ragazzi stranieri la percentuale di persone che hanno assistito o saputo di episodi di bullismo o cyberbullismo sale al 12% (per gli italiani è 9,2%); si deve inoltre registrare che per gli stranieri la quota di coloro che non risponde è notevolmente più elevata di quella registrata tra gli italiani: 7,7% contro 2,9%; anche questo potrebbe essere interpretato come un segnale di maggior disagio rispetto a questo tipo di fenomeno.

L’indagine ha poi approfondito l’eventuale esperienza personale di episodi di bullismo o cyberbullismo durante il periodo della diffusione del Covid-19 (tra marzo 2020 e l’estate 2021), chiedendo se alla persona durante la pandemia fosse capitato di:

essere offeso (anche online) con soprannomi, parolacce, insulti; essere preso in giro (anche online) per l’aspetto fisico o per il modo di parlare; essere preso di mira raccontando in giro storie sul suo conto (sparlando) (anche online); essere colpito con spintoni, botte, calci, pugni.

In generale, l’88,6% degli studenti e delle studentesse intervistate ha dichiarato di non essere stato interessato da nessuno di questi comportamenti. Tra le ragazze, la quota di coloro che ha vissuto almeno una di queste situazioni di disagio è più elevata: 12,5% contro il 10,3% dei ragazzi.

Si riscontrano notevoli differenze per cittadinanza: tra gli italiani la quota di chi ha vissuto almeno uno degli episodi elencati arriva all’10,9%, tra gli stranieri è del 18,2%. I più piccoli si confermano come la fascia di popolazione maggiormente a rischio: nelle scuole secondarie di secondo grado ha vissuto una di queste esperienze il 9,8% degli alunni; nelle scuole secondarie di primo grado quasi il 14%.

A partire da settembre 2023 e fino a marzo 2024, l’Istat sta realizzando una nuova indagine dedicata a tutta la popolazione residente tra gli 11 e i 19 anni, su un campione rappresentativo per sesso, cittadinanza e ripartizioni geografiche.

Aspetti concettuali Definizione di bullismo Etimologia In italiano il termine bullismo è calco dall'inglese bullying, agevolato dalla omografia della radice, e pertanto poco rilevante dal punto di vista etimologico. Più interessante l'etimologia di bullying: secondo il dizionario di etimologia online Harper, la parola bully, da cui poi origina il verbo, risalirebbe al 1530, ma il significato differiva notevolmente dalle accezioni moderne.

Nel 1500, bully significava innamorato, con probabile origine dalla parola olandese boel, che significa amante o anche fratello. Durante il diciassettesimo secolo la parola subisce una mutazione semantica, diventando spaccone oppure molestatore dei più deboli. Durante il diciottesimo secolo, la parola fu poi usata per riferirsi ai protettori di prostitute.

Come verbo, to bully potrebbe risalire al 1710, originatasi dal sostantivo per indicare i comportamenti di prevaricazione con molestie e/o minacce. La forma in -ing (bullying) potrebbe avere avuto origine nel 1770, per indicare gli stessi comportamenti messi in atto ripetutamente e con sistematicità.

Semantica Il bullismo (in lingua inglese bullying) comprende una vasta gamma di comportamenti sociali intenzionalmente e ripetutamente diretti a danneggiare fisicamente o psicologicamente, o quantomeno infastidire, persone o gruppi di persone percepite come più deboli dal soggetto che li perpetra. Bullismo in Enciclopedia Britannica

Ancora più specificatamente, il bullismo è un comportamento caratterizzato da intenzionalità, sgradito dal destinatario, in grado di produrre danni psicofisici anche di grave entità, compiuto almeno due volte, e che sottende un tentativo di prevaricazione o di messa in ridicolo della vittima, sempre all'interno di una dinamica socio-relazionale che intende definire nel "gruppo" ruoli e status in funzione della rappresentazione della realtà (spesso distorta) da parte del bullo e dei suoi eventuali sodali a vario titolo collusi.

Con il comportamento di bullismo, si avranno pertanto comportamenti e/o atteggiamenti e/o emozioni ad esso associati e classificabili in: fisici, come ad esempio attacco fisico o contatto fisico sgradito dalla vittima ma anche infastidendola con rumori o stimoli visivi; verbali, come ad esempio canzonature o minacce alla vittima; relazionali, come ad esempio escludere o provare a escludere, in modo totale o parziale, la vittima o le vittime dal "gruppo", utilizzando modalità di vario genere, come ad esempio non rispettando intenzionalmente il turno di parola o diffondendo segreti o notizie contro la volontà (anche ragionevolmente presumibile) della vittima. I segreti e le notizie possono essere anche falseBauman, S. (2007, November). Cyberbullying: A virtual menace. In National Coalition Against Bullying National Conference (Vol. 2, No. 4).. Il bullismo come fenomeno sociale e deviante è oggetto di studio tra gli esperti delle scienze sociali, della psicologia giuridica, clinica, dell'età evolutiva e di altre discipline affini. Il termine viene usato per descrivere il fenomeno soprattutto in ambito scolastico, sebbene non esista una definizione univoca per gli studiosi.

Qualora tali atti siano perpetrati via internet si parla di cyberbullismo, intendendosi con tale termine comportamenti e/o atteggiamenti e/o emozioni classificabili in verbali e relazionali (quindi non di natura fisica) perpetrati per mezzo delle nuove tecnologie (internet e social media). Il cyberbullismo comporta l'uso della comunicazione mediata dal computer per attivare e/o supportare comportamenti deliberati, ripetuti e ostili da parte di un individuo o gruppo verso un individuo o gruppo.

Letteralmente, il termine "bullo" significherebbe "prepotente"; tuttavia, la prepotenza, come alcuni autori hanno avuto modo di rilevareCaravita S. (1998), Il ruolo dei genitori riguardo ai diritti-doveri degli studenti, in "Rivista dell'Istruzione", XIV-5, settembre-ottobre, pp. 635-645., è solo una componente del bullismo, che è da intendersi come un fenomeno multidimensionale.

In Inghilterra non esiste una definizione univoca, mentre in Italia, con il termine «bullismo», si indica generalmente «il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico».Pisciotta S. (2003), Bullismo, in Lessico oggi. Orientarsi nel mondo che cambia, Catanzaro, Rubbettino, p. 30. ISBN 978-88-498-0734-9

In Scandinavia, soprattutto in Norvegia e Danimarca, per identificare il fenomeno viene correntemente utilizzato il termine mobbingOlweus, D., Olweus.org , così come in Svezia e FinlandiaCivita A., (2007) Il bullismo come fenomeno sociale, Milano, Franco Angeli, p. 31. ISBN 978-88-464-8263-1 derivante dalla radice inglese mob stante a significare «un gruppo di persone implicato in atti di molestie».Ibidem. che è, appunto, il calco dell'inglese bullying.

La definizione data dai diversi autori Il termine bullismo viene spesso utilizzato per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici, ma può verificarsi anche in altri contesti sociali riservati ai più giovani. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell'ambito delle forze armate. A partire dagli anni 2000, con l'avvento di Internet, si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyberbullismo.

I programmi di ricerca Inquadramento storico della ricerca sul bullismo Il primo autore in assoluto a pubblicare un testo, sia pure non accademico, sul bullismo, oltre che utilizzare per primo il termine medesimo, fu il medico e conduttore radiofonico Peter-Paul Heinemann (1931-2003), un ebreo di origine tedesca nato nel 1931 a Colonia e fuggito nel 1938 assieme alla sua famiglia in Svezia, a causa delle persecuzioni razziali.

Nel 1972 pubblicò Mobbning: Gruppvåld bland barn och vuxna (Bullismo: Violenza di gruppo tra bambini e adulti), raccogliendo e ampliando una serie di articoli che erano precedentemente apparsi sul quotidiano svedese Dagens Nyheter già a partire dal 1969.

Heinemann fu ispirato, sia riguardo al tema trattato che all'utilizzo della parola mobbing, dalla lettura del famoso libro di Konrad Lorenz L'aggressività.

Il primo in assoluto a pubblicare un articolo scientifico fu Dan Olweus, che nel 1973 pubblicò Hackkycklingar och översittare: forskning om skolmobbning (Vittime e carnefici: ricerca sul bullismo scolastico).