L'opera Teoria e storia della storiografia è una raccolta di brevi testi che Benedetto Croce aveva già pubblicato in riviste filosofiche specializzate italiane tra il 1912 e il 1913.

Il volume stampato originariamente in Germania col titolo Zur Theorie und Geschichte der Historiographie, nel 1915, fu pubblicato in Italia nel 1917 ampliato con tre brevi saggi.

Nel 1927 fu aggiunta al libro la parte dei Marginalia, consistente in annotazioni esplicative.

In una successiva edizione dell'opera Croce nell'Introduzione avvertiva il lettore che un «completamento alla Teoria e Storia della Storiografia ho dato col libro: La Storia come pensiero e come azione (1938), e con i "Paralipomeni" raccolti nell'altro volume: Il carattere della filosofia moderna (1941)».

Il perché dell'opera Nella prefazione all'opera, Croce spiega al lettore perché consideri la sua opera come un "quarto" volume della "Filosofia dello Spirito" da non considerare superfluo e ridondante ma «piuttosto approfondimento ed ampliamento alla teoria della storiografia già delineata in alcuni capitoli della seconda parte, ossia della Logica.»

Se egli quindi riprende il tema già trattato lo fa perché ritiene che tutta la vita dello Spirito «è svolgimento e storia» e quindi «ripigliare di proposito, dopo il lungo giro compiuto, il discorso sulla storiografia, traendolo fuori dai limiti della prima trattazione, era la più naturale conclusione che si potesse dare all'opera intera.»In Prefazione di B. Croce, Teoria e storia della storiografia, 2 voll. a cura di E.Massimilla e T.Tagliaferri , 2007, Editore: Bibliopolis, Collana: B.Croce:edizione nazionale delle opere ISBN 8870884465

La struttura dell'opera L'opera è divisa in quattro parti: Teoria della storiografia Tre appendici aggiunte al testo italiano e che mancano in quello in tedesco Storia della storiografia Le Marginalia fanno da conclusione.

Teoria della storiografia La storia contemporanea La prima questione affrontata tratta della Storia contemporanea. La contemporaneità però è tale solo nell'attimo presente che sarà immediatamente sostituito da un altro.

Dunque come può darsi una storia contemporanea? Croce ritiene che la contemporaneità di cui tratta la storia non è quella impossibile degli eventi che si svolgono nel tempo ma quella che riguarda quegli avvenimenti che il pensiero dello storico sta pensando alla luce dei documenti che sta analizzando.

Chiarirà ulteriormente in un'opera successiva che «Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.»B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari 1938, p.5

Documenti e narrazione Ma non bastano i documenti a fare la storia; occorre che questi rientrino nella interpretazione storiografica dello storico attraverso la narrazione che egli ne fa.

Documentazione e narrazione costituiscono un nesso inscindibile per la storia altrimenti se quel nesso si rompe «...ciò che resta non è più storia (perché la storia altra non era che quel nesso), e si può seguitare a chiamare storia solo a quel modo che si chiama ancora uomo il cadavere di un uomo, non perciò quel che resta è nulla [...]» è semplicemente cronaca.

La cronaca La cronaca è l'insieme dei documenti a disposizione della narrazione storica ma questa è preminente poiché prima viene la storia viva e poi la cronaca morta e sarebbe inutile per la storia conservare negli archivi e nelle biblioteche i documenti morti che potranno al più servire per la cronaca.

Le pseudo storie Una falsa storia è quella che egli chiama la storia filologica, che si basa sulle tradizioni e i documenti. Anche questa non è storia ma semplicemente cronaca, una elencazione di eventi senza l'interpretazione di ciò che i documenti attestano.

Un'altra pseudo storia è la storia poetica, che pretende basarsi come la storia antica, ma anche quella rinascimentale e risorgimentale, sui valori individuali.

Anche qui siamo di fronte a una falsa storia: «per convertire la biografia poetica in biografia veramente storica bisogna reprimere, come si suol inculcare ai biografi, i nostri amori, le nostre lacrime, i nostri sdegni, e ricercare a quale ufficio abbia adempiuto l'individuo, di cui si narra la vita, nell'opera sociale o della civiltà; e il medesimo deve farsi per la storia nazionale e per quella dell'umanità, e per qualunque ordine di accadimenti: bisogna superare, ossia trasformare, i valori di sentimento in valori di pensiero.»

Infine vi è la storia oratoria, pseudo storia che viene recitata per suscitare buoni sentimenti in chi l'ascolta per incitarlo ad agire nel modo voluto dallo storico oratore, alterando così la funzione principale della storia che mira alla conoscenza e non alla pratica.

Si invoca da più parti, dice Croce, una riforma della storia, ma la storia viva non ha nessun bisogno di essere riformata. Sono le pseudo storie che sentono la loro inadeguatezza e che proclamano la necessità di essere riformate. Invero esse non vanno riformate ma eliminate.

La storia universale Assurda poi è la pretesa di scrivere una storia universale quando è già arduo delineare l'intera vita di un singolo personaggio. È impossibile conoscere tutti gli eventi che si sono susseguiti dall'origine del mondo sino alla contemporaneità.

Ma poi, anche se fosse possibile delineare una storia universale questa risulterebbe inutile proprio per la sua vastità.

Molto meglio concentrare le forze sulle piccole storie anche perché «la via del processo all'infinito è larghissima al pari della via dell'inferno, e, se non conduce all'inferno, conduce di certo al manicomio.» E non sarebbe neppure una rinunzia quella di mettere da parte il tentativo di scrivere una storia universale perché «... si rinunzia a cosa, che non si è mai posseduta perché non si poteva possedere; e che perciò tale rinunzia non è punto dolorosa».

Storia e filosofia, filosofia e storia Come ogni particolare per essere inteso deve riferirsi all'universale e questo acquista significato concreto se riportato ai particolari, così la storia vera è sempre quella pensata dallo storico, riportata nella sua particolarità ad un significato universale che a sua volta avrà bisogno di essere riferito ad eventi particolari per avere senso, così come ad esempio accade se si chiede a chiunque quale sia l'oggetto della poesia, non sarà certo risposto Dante o Shakespeare, ma la Poesia stessa (cioè un universale). Ma per parlare della poesia, nessuno mai parlerà della Poesia, bensì si parlerà, appunto, dei vari autori (un particolare).

Ogni storia dunque riporta alla filosofia, ogni evento storico è contemporaneo perché interpretato alla luce delle concezioni filosofiche del tempo attuale così come la filosofia è sempre quella incarnata da un filosofo storicamente determinato, vissuto nel suo tempo ma che viene considerato alla luce degli interessi filosofici attuali per cui ogni storia della filosofia è filosofia.

Il determinismo storico L'assurdità di voler cercare nella storia le cause prime degli eventi è tipica del determinismo storico che di fronte all'impossibilità di risalire nella catena cause-effetti alla causa prima sostiene che lo storico si limiterà a ricercare le cause "prime-prossime" quelle cioè che gli siano più vicine nel tempo. Il che vuol dire spostare arbitrariamente il problema non risolverlo.

Non diversamente operano gli storici che ricercano il fine ultimo degli eventi che incappano nella stessa difficoltà dei deterministi: ricercare un significato ultimo di una complessità di fatti così come i deterministi cercavano di concatenare tutti i fatti insieme.

In realtà è la mente dello storico che pensa e costruisce il fatto. Che dunque non è un punto di partenza per la ricerca storica, ma è la storia stessa. Non va dunque cercata una causa o un fine al di fuori dei fatti, perché è già tutto insito in loro.

La positività della storia Nella storia è errato credere ad una presenza del negativo, del male, ma vi è invece sempre un progresso inarrestabile che fa della negatività un gradino su cui esercitare la forza del positivo. Se così non è stato nella visione storica questo è accaduto per l'insufficienza dell'analisi storica, che ha portato a condanne arbitrarie come quella nei riguardi del Medioevo, condannato nel Rinascimento ed apprezzato invece nel Romanticismo.

Una storia solo negativa è una non storia, una pseudo storia poetica dove prevalgono i sentimenti e i giudizi morali.

Certamente esistono nella storia periodi critici, ma questi vanno considerati non in sé bensì come momenti di passaggio da un periodo, per certi aspetti positivo, ad un altro migliore.

La storia umanistica La storia umanistica è quella che fa protagonista degli eventi storici il singolo uomo capace di operare grandemente in base alla teoria delle «piccole cause e dei grandi effetti», che non ha senso se non si suppone l'intervento sull'agire del singolo di un'entità esterna, che il più delle volte viene indicata nella Provvidenza che guiderebbe la storia dell'uomo.

In realtà c'è un elemento che fa parte della storia umana e le dà un significato superiore alla storia degli individui: «l'umanità comune agli uomini, anzi all'universo tutto, che tutto è umanità, cioè spiritualità.»

Storia delle masse o degli individui Da qui nasce un nuovo problema, quello del dualismo che è stato creato tra Storia delle masse e Storia degli individui: problema che, o è una follia, o è un falso problema: se per massa s'intende un insieme d'individui, allora è una follia, perché non può esistere una storia di un insieme d'individualità; se invece per massa s'intende lo spirito che guida l'insieme degli individui, allora è un falso problema, perché si parla della Provvidenza.

Da questo problema, Croce prende spunto per criticare chi pensa di poter fare una storia sociologica: «chi taglia fuori dalla storia gl'individui, osservi bene, e si accorgerà che o non li ha tagliati punto via, come immaginava, o ha tagliato fuori, con essi, la storia stessa».

Storia ed erudizione Croce continua la sua opera, tornando all'inizio, ovvero ponendosi la domanda di chi ha deciso finora, e con che mezzi cosa fosse storia e cosa non lo fosse.

La risposta sono gli eruditi: uomini che sceglievano cosa fosse storia e cosa no, unicamente sulla base dei loro interessi e delle loro idee, confondendo la storia con l'erudizione.

Infatti, io posso anche decidere di studiare solo una parte di storia, ma non per questo il resto non lo è. Non si può certo fare la differenza tra fatti storici e fatti non degni di essere storia.

La periodizzazione storica Altro discorso Croce lo fa riferendosi alla periodizzazione della storia: è ovvio che serva una periodizzazione per meglio pensarla, ma ciò non vuol dire che questa sia reale.

È, infatti, indubbiamente più comoda la suddivisione in Storia Antica, Medievale, Moderna e Contemporanea, rispetto al dover parlare di un'unica storia dagli antichi ai giorni nostri; ma cosa succederà tra mille anni? Cosa ci sarà dopo la storia contemporanea? Una contemporaneissima?

È forse più facile che siano riviste le periodizzazioni e, magari, anche i nomi dati ai diversi periodi.

Ed è importante smantellare la valenza ontologica che diedero i cristiani ai vari periodi: è assurdo pensare alla storia come a una vita sulla falsariga di quella umana: la storia non ha un inizio, e non ha una fine.

Legato a questo, Croce parla della distinzione e della divisione della Storia: una distinzione all'interno della Storia non esiste, e non potrà mai esistere, perché non si può, ad esempio, distinguere la materia storica dalla forma storica.