L'esercito sasanide (persiano: ارتش ساسانيان, Artesh-e Sāsāniyān; pahlavi: سپاه, Spâh, "esercito") nacque con la riforma introdotta da Ardashir I, primo sovrano sasanide e difese l'Eranshahr (il "regno dell'Iran") per oltre 400 anni, fino alla conquista araba.
Contesto storico
Le ripetute disfatte subite dai Parti da parte degli imperatori romani del II secolo, generarono discredito sulla dinastia arsacide, alimentando un movimento nazionale all'interno dell'attuale Iran. E così nel 224 un nobile persiano, di nome Ardashir I, messosi a capo di una rivolta, riuscì a porre fine al regno dei Parti "in tre battaglie".. La nuova dinastia dei Sasanidi, il cui eponimo Sāsān pretendeva di discendere da Dārā (Dario), l'ultimo sovrano achemenide,Si veda M. Morony, s. v., «Sāsānids», in: Encyclopaedia of Islam., sostituì una dinastia più tollerante, con una centralista, altamente nazionalista e impegnata in una politica di espansione imperialistica,; .Roger Rémondon, La crisi dell'impero romano. Da Marco Aurelio ad Anastasio, Milano 1975, pp. 73-74; Stephen Williams, Diocleziano. Un autocrate riformatore, Genova 1995, p. 24. destinata ad essere avversaria orientale dei Romani fino al VII secolo..Zosimo, Storia nuova, I, 18.1.
I Sasanidi rivendicavano il possesso di tutto l'impero che era stato degli Achemenidi, ivi compresi i territori, ora romani, dell'Asia Minore e del Vicino Oriente fino al mar Egeo...
Ardashir, fondatore della dinastia sasanide, per consolidare il proprio potere riformò l'esercito, creando una forza armata permanente e sotto il suo diretto controllo, i cui ufficiali facevano una carriera separata dai satrapi e dalla nobiltà locale. Ardashir ripristinò le organizzazioni militari achemenidi (da cui i Sasanidi affermavano di discendere), mantenne le formazioni di cavalleria dei Parti e utilizzò nuovi tipi di armature e di tecniche d'assedio.
Per tutta la sua esistenza, l'esercito sasanide contribuì a fare dell'Eranshahr una delle due "superpotenze" dell'Eurasia occidentale della tarda antichità; oltre a scontrarsi con i Romani a occidente, le forze sasanidi furono principalmente impiegate per la difesa della parte orientale del regno dalle incursioni delle tribù nomadi dell'Asia centrale, come gli Unni bianchi e i Turchi.
Sembra che a partire dal 229/230, Sasanidi e Romani si scontrarono per la prima volta. Sappiamo infatti che le armate persiane assediarono nel 229, seppure inutilmente, la città "alleata" ai Romani di Hatra (per farne una base di attacco contro questi ultimi.F. Millar, The Roman near East (31 BC - AD 337), Cambridge Massachusetts & London 1993, p. 149.F. Vattioni, Le iscrizioni di Hatra, 1981; H.J.W. Drijvers, "Hatra, Palmyra and Edessa", in Aufstieg Niedergang Römischen Welt, II.8 (1977), p. 799.Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, p. 61... L'anno successivo i Sasanidi avanzarono nella Mesopotamia romana ponendo sotto assedio molte guarnigioni lungo l'Eufrate,. Nisibis e forse invadendo le province romane di Siria e Cappadocia.Zonara, L'epitome delle storie, XII, 15.Giorgio Sincello, Selezione di cronografia, 437, 15-25 (pp. 673, 17-674).
La reazione romana non si fece attendere. Nel 232, i Romani invasero la Media, puntando alla capitale Ctesifonte, già diverse volte occupata dalle armate romane al tempo dei Parti. Alla fine di questa campagna Romani e Sasanidi accettarono lo status quo ante bellum.Historia Augusta, Severus Alexander, 55-57; ; ; san Girolamo, Chronicon, 223; Orosio, Historiarum adversos paganos, VII, 18.7.Nind Hopkins, The Life of Alexander Severus, p. 230. Il risultato finale fu che Ardashir mise da parte temporaneamente le sue mire espansionistiche ad Occidente per cinque o sei anni, ed a concentrarsi nel consolidamento del suo potere ad oriente.
Era iniziato così un lungo conflitto che durò per ben quattro secoli, fino all'invasione araba del VII secolo, in cui entrambi i contendenti, cercando di guadagnare antichi territori (in Mesopotamia, Siria e Armenia), si trovarono poco dopo a perderli, per poi rioccuparli, alternando fasi vittoriose a disfatte rovinose.
Struttura per unità
Le principali modifiche che portarono con il tempo furono l'aver abbandonato quasi interamente i carri da guerra, l'introduzione del corpo degli elefanti e un maggiore utilizzo della cavalleria sul modello dei Parti, sia pesante (catafratti) sia di arcieri a cavallo.George Rawlinson, The Seven Great Monarchies of the Ancient Eastern World. The Seventh Monarchy: History of the Sassanian or New Persian Empire, p. 189. Sappiamo, inoltre, che questo esercito non era permanente come quello romano, con soldati di professione pagati regolarmente per il loro mestiere. Vi era un'eventuale divisione del bottino finale. Ci troviamo piuttosto di fronte ad un sistema simile a quello feudale, dove per ogni campagna era necessario assemblare un esercito di volta in volta, composto da nobili a capo dei loro "clan", sottoposti poi sotto il comando di un principe della casa reale.
Usavano soprattutto l'arco ed il cavallo in guerra, diversamente dai Romani che prediligevano la fanteria, tanto che i Sasanidi si dice crescessero fin dall'infanzia, cavalcando e tirando con le frecce, vivendo costantemente per la guerra e la caccia.Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio , VI, 5.4. In sintesi l'esercito sasanide era, così, composto da: Guardia degli Immortali (unità d'élite); Nobili (Azadan) e Savaran (cavalleria d'élite); Elefanti da guerra; Cavalleria leggera (armata d'arco); Cavalleria corazzata media (corazzatura di medio spessore e armamento costituito da lancia e scudo); Cavalleria clibanaria (cavalleria pesante armata di mazza e spada); Cavalleria catafratta (Cavalleria pesante armata di lance).
Cavalleria catafratta
La spina dorsale dell'esercito (persiano سپاه, "spāh"Da questo termine derivano gli analoghi vocaboli neopersiani e turchi: sipahi o sepohi: termini che appunto non significano altro che "soldati".) sasanide era la sua cavalleria pesante corazzata, come in passato lo era stata per i Parti-Arsacidi. Essa era composta da nobili che si sottoponevano a un pesante addestramento militare e a manovre di cavalleria, guadagnando un eccezionale livello di disciplina che faceva di loro un autentico corpo d'élite. All'interno della struttura militare sasanide, la cavalleria era l'elemento di maggior peso e le tattiche della cavalleria sasanide furono adottate dai Romani, dagli Arabi e dai Turchi. L'armamento della loro cavalleria, le tattiche belliche, i loro emblemi, le abitudini, l'etichetta di corte e i loro costumi influenzarono la cultura romano-bizantina. Fu dopo numerose guerre fra Sasanidi e Romani che i Romani cominciarono a capire l'importanza della cavalleria pesante, e presero quindi a riorganizzare le loro unità ispirandosi ai modelli orientali in genere e sasanidi in particolare. Essi chiamarono le neocostituite unità clibanarie, dal nome di un forno, come metaforicamente si intendeva divenissero le pesanti armature, a causa delle alte temperature che potevano raggiungere al loro interno sotto il sole cocente.
Sapore II riformò l'esercito adottando una cavalleria ancor più pesante e maggiormente efficiente. Queste unità montate indossavano armature di spesse placche di ferro che ricoprivano l'intero corpo. Ciò le rendeva assai simili a statue di ferro che si muovevano. Alcuni cavalieri erano armati di lancia e altri di spada o mazza. Esistono riproduzioni di una simile cavalleria, la meglio conservata delle quali è un bassorilievo di roccia a Taq-e Bostan, dove Cosroe II inforca il suo cavallo favorito Shabdiz. Questa è la descrizione che fa di questo reparto, Libanio, al tempo di Sapore II:
Cavalleria leggera con arcieri Assieme alla cavalleria pesante, esisteva la cavalleria leggera (con arcieri) che non era composta da sasanidi ma da soldati reclutati fra i loro alleati, integrati da truppe mercenarie. Gelani (Guilani), Albani, Eftaliti (Unni bianchi), Kushani e Cazari erano i principali costituenti di queste cavallerie leggere o medie. Esse erano parte integrante dell'esercito (spah) per la loro resistenza e la loro celerità sul campo da battaglia.
Reparti con elefanti da guerra Entrambi i tipi di cavalleria erano rafforzati da elefanti da guerra (come ricorda anche Libanio durante le campagne militari di Sapore IILibanio, Orationes, LIX, 65.) e da reparti appiedati di arcieri che rovesciavano sul nemico nugoli di frecce. I reparti con gli elefanti erano schierati in prima linea. Pur non essendo particolarmente numerosi assolvevano assai bene il loro compito, terrorizzando gli avversari per la mole gigantesca, i barriti o il fetore dei loro corpi,Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 2.3; XIX, 7.6; XXV, 1.14; XXV, 3.4; XXV, 6.2. portandoli anche a fuggire di fronte alle loro cariche, riuscendo ad esempio a vincere nella battaglia del Ponte contro gli Arabi per il terrore provocato in essi dalla vista di quei pachidermi lanciati in corsa contro le loro difese, non preparate a un simile urto.
La loro efficacia dipendeva però strettamente dalla natura del terreno, che doveva essere in una pianura abbastanza ampia, mentre poco o nulla potevano in terreni rotti, montagnosi o silvestri. I reparti con gli elefanti erano guidati da un ben preciso comandante, chiamato Zend−hapet, o "Comandante degli indiani", perché gli animali venivano appunto dall'India, ovvero perché essi erano condotti da mahut, nativi dell'Hindustan. Tali enormi animali agivano da vere e proprie torri mobili sui campi di battaglia e causavano panico e disordine nei ranghi nemici, aprendo varchi nelle linee avversarie entro cui si lanciavano poi le cavallerie.
Fanteria La fanteria era composta prevalentemente da lancieri in modo "leggero", che, come i loro antenati achemenidi, erano di scarso valore nel combattimento. Procopio di Cesarea li derideva, infatti, definendoli "una folla di contadini miserabili che entrano in battaglia per nessun altro scopo che quello di scavare attraverso i muri e per spogliare gli uccisi e in generale per servire i soldati [cioè i cavalieri]."Procopio di Cesarea, Guerra parsiana, I, 15.22-30. Vi erano però anche alcuni reparti di fanteria "pesante", che in questo caso erano anche ben pagati ed equipaggiati, e provenivano soprattutto dalle regioni di Gilan e della Sogdiana. Qui di seguito i principali reparti di fanteria sasanide: Daylami: fanteria pesante, Dailamites: élite della fanteria, Paighan: fanteria medio armata con lance e grandi scudi, Lancieri di leva, Kamandaran: élite di arcieri a piedi, Truppe leggere a distanza, come i lanciatori di giavellotti curdi.
Arcieri Vi era poi il reparto di arcieri, che costituiva l'élite della fanteria persiana. Essi erano addestrati per fornire copertura all'avanzata di altri reparti attraverso le loro frecce, che venivano scagliate con estrema rapidità e precisione. Gli scudi in uso erano ancora quelli adottati dai Persiani Achemenidi, che a loro volta li avevano copiati dagli Assiri (chiamati spara). Spesso erano posti in terra dalla fanteria della prima fila, formando così una fitta-parete con piccole aperture tanto da permettere agli arcieri di poter scagliare con precisione le loro frecce e rimanere adeguatamente coperti, almeno fino a quando il nemico si trovava ad una distanza di sicurezza. A volte gli arcieri, invece di combattere in prima linea, erano mescolati con la cavalleria pesante. Essi lanciavano, avanzando contro il nemico, una serie di scariche costanti tra le file dei cavalieri, rimanendo protetti dalla cavalleria pesante, considerando che raramente le legioni si azzardavano a caricare la cavalleria pesante in modo rapido. Nel caso in cui fossero costretti a ritirarsi, riuscivano a tirare lo stesso con l'arco, girati all'indietro, mentre fuggivano, rimanendo un reparto particolarmente temibile per i Romani.
Uomini, organizzazione e gerarchia interna