Il riferimento a quattro elementi (fuoco, acqua, aria, terra) è comune a molte cosmogonie.

Tanto l'Oriente quanto l'Occidente hanno concepito una stretta connessione tra il microcosmo umano e il macrocosmo naturale. Secondo queste concezioni dall'equilibrio degli elementi dipendeva la vita della specie umana e la sopravvivenza del cosmo: l'universo ordinato, sorto dal caos, era governato da personificazioni divinizzate dei quattro elementi.Anna Marson, Archetipi di territorio, Alinea Editrice, 2008, p. 23 sgg.

Storia del concetto in Occidente

Nella tradizione ellenica gli elementi sono quattro: il fuoco (), la terra (), l'aria (), e l'acqua ().

Rappresentano nella filosofia greca, nell'aritmetica, nella geometria, nella medicina, nella psicologia, nell'alchimia, nella chimica, nell'astrologia e nella religione i regni del cosmo, in cui tutte le cose esistono e consistono.

Empedocle Platone sembra che si riferisca agli elementi con il termine stoicheia, rifacendosi alla loro origine presocratica. Essi infatti si trovano già elencati dal filosofo ionico Anassimene di Mileto (VI secolo a.C.) e poi da Empedocle (ca. 450 a.C.), il primo a proporre quattro elementi che chiama rizòmata (rizoma al plurale) "radici" di tutte le cose, immutabili ed eterne.

Afferma Empedocle: «Conosci innanzitutto la quadruplice radiceDi tutte le cose: Zeus è il fuoco luminoso,Era madre della vita, e poi Edoneo,Nesti infine, alle cui sorgenti i mortali bevono»(v.460),Empedocle, frammento B 6: I presocratici, Gallimard, p.376 Secondo una interpretazione Empedocle indicherebbe Zeus, il dio della luce celeste come il Fuoco, Era, la sposa di Zeus è l'Aria, Edoneo (Ade), il dio degli inferi, la Terra e infine Nesti (Persefone), l'Acqua.

Secondo altri interpreti i quattro elementi designerebbero divinità diverse: il fuoco (Ade), laria (Zeus), la terra (Era) e lacqua (Nesti-PersefonePeter Kingsley, Misteri e magia nella filosofia antica. Empedocle e la tradizione pitagorica, Il Saggiatore, 2007).

L'unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte. Si tratta perciò di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che l'Essere (le radici) non si crea e non si distrugge, ma è soltanto in continua trasformazione.

L'aggregazione e la disgregazione delle radici sono determinate dalle due forze cosmiche e divine Amore e Discordia (o Odio), secondo un processo ciclico eterno. In una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, nello Sfero, il regno dove predomina l'Amore. Ad un certo punto, sotto l'azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle radici. L'azione della Discordia non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell'Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull'Amore, e ne annulla l'influenza, si giunge al Caos, dove regna la Discordia e dove è la dissoluzione di tutta la materia. A tal punto il ciclo continua grazie ad un nuovo intervento dell'Amore che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in nuovo equilibrio che dà nuovamente vita al mondo. Infine, quando l'Amore si impone ancora totalmente sulla Discordia si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Da qui il ciclo ricomincia.Fabrizio Tinaglia, Pensiero primario NPT, Lampi di stampa, 2009 pp.17-22

Il processo che porta alla formazione del mondo è quindi una progressiva aggregazione delle radici. Tale unione, lungi dall'avere un benché minimo carattere finalistico, è assolutamente casuale. E tale casualità si evidenzia a proposito degli esseri viventi. All'inizio infatti le radici si uniscono a formare arti e membra separati, che solo in seguito si uniranno, sempre casualmente tra di loro. Nascono così mostri di ogni specie (come ad esempio il Minotauro), che, dice Empedocle quasi anticipando Charles Darwin, sono scomparsi solo perché una selezione naturale favorisce alcune forme di vita rispetto ad altre, meglio organizzate e perciò più adatte alla sopravvivenza.Mirco Mariucci, Il Sapere degli Antichi Greci, SteetLib, 2016 p.127

Le quattro radici sono anche alla base della gnoseologia di Empedocle. Egli infatti sostenne che i processi della percezione sensibile (modificata dagli oggetti esterni) e della conoscenza razionale fossero possibili solo in quanto esisteva una identità di struttura fisica e metafisica tra il soggetto conoscente, ossia l'uomo, e l'oggetto conosciuto, ossia gli enti della natura. Sia l'uomo che gli enti erano formati da analoghe mescolanze quantitative delle quattro radici ed erano mossi dalle medesime forze attrattive e repulsive. Questa omogeneità rendeva possibile il processo della conoscenza umana, che si basava dunque sul criterio del simile, tesi esattamente opposta a quella di Anassagora: l'uomo conosceva le cose perché esse erano simili a lui. Infatti così affermò Empedocle: «noi conosciamo la terra con la terra, l'acqua con l'acqua, il fuoco con il fuoco, l'amore con l'amore e l'odio con l'odio»Empedocle, fr.109.

Ad ognuno di essi Platone associò nel Timeo uno dei solidi platonici: il tetraedro al fuoco, il cubo alla terra, l'ottaedro all'aria, l'icosaedro all'acqua.

A questi quattro elementi Aristotele ne aggiungerà un quinto (la quintessenza medioevale) che egli chiamerà etere e che costituisce la materia delle sfere celesti.

La tetraktys pitagorica

Per Pitagora (575 a.C. circa - 495 a.C. circa) la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali, geometricamente disposti secondo un triangolo equilatero di lato quattro, ossia in modo da formare una piramide, aveva anche un significato simbolico: a ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei quattro elementi.Piergiorgio Odifreddi, Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, Milano, Longanesi, 2004, p. 47. ISBN 8830420441; ISBN 9788830420441. Riedito da: Milano, TEA, 2009. ISBN 8850211910; ISBN 9788850211913.Corinne Morel, Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Firenze, Giunti Editore, 2006, p. 836. ISBN 8809040716; ISBN 9788809040717. 1º livello. Il punto superiore: l'Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco

2º livello. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l'Acqua

3º livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l'Aria

4º livello. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra

La medicina e la psicologia ippocratiche

Ippocrate di Coo (460 a.C. circa – prima del 377 a.C.) elaborò la teoria umorale, che rappresenta nell'Occidente il più antico tentativo di fornire un'eziologia per le malattie e una classificazione per i tipi psicologici e somatici.

Secondo Empedocle, ogni radice possiede una coppia di attributi: il fuoco è caldo e secco; l'acqua fredda e umida; la terra fredda e secca; l'aria calda e umida. Ippocrate tentò di applicare tale teoria alla natura umana definendo l'esistenza di quattro umori base, ossia bile nera, bile gialla, flegma e sangue (umore rosso): il fuoco corrisponderebbe alla bile gialla; la terra alla bile nera (o melancolia, in greco Melàine Chole); l'aria al sangue; l'acqua al flegma.Nicoletta Sala, Gabriele Cappellato, Viaggio matematico nell'arte e nell'architettura, ed. Franco Angeli, 2003, p. 16.

Il buon funzionamento dell'organismo dipenderebbe dall'equilibrio degli elementi, mentre il prevalere dell'uno o dell'altro causerebbe la malattia.

A questi elementi e umori corrispondono quattro temperamenti, pertanto la teoria ippocratica è anche una teoria della personalità. La predisposizione all'eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere psicologico e insieme una costituzione fisica: il malinconico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste; il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo; il flemmatico, con eccesso di flegma, è grasso, lento, pigro e sciocco; il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.Ludovico Geymonat, Gianni Micheli, Corrado Mangione, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Volume 1, Garzanti, 1970, p.380

Secondo i racconti mitologici e folcloristici, ogni elemento sarebbe inoltre animato da un suo specifico spirito elementare, detto anche «elementale», che Paracelso riteneva realmente operante dentro di essi, dedicando loro un trattato, il Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris, così suddividendoli: le Salamandre che sono gli elementali del fuoco; le Ondine gli elementali dell'acqua; le Silfidi gli elementali dell'aria; gli Gnomi gli elementali della terra.Paracelso, Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris et de caeteris spiritibus, trad. it. in Paracelso, Scritti alchemici e magici, pp. 17–32, Phoenix, Genova 1991.

La quintessenza

L'etere (in greco antico αἰθήρ, confluito in latino come aether), sinonimo di "quintessenza" (dal latino medievale quinta essentia, a sua volta calco dal greco pémpton stoichêion, 'quinto elemento'), era un elemento che, secondo Aristotele, si andava a sommare agli altri quattro già noti: il fuoco, l'acqua, la terra, l'aria.

Secondo gli alchimisti, l'etere sarebbe il composto principale della pietra filosofale,Glenn Alexander Magee, Hegel e la tradizione ermetica, § 4.4, Mediterranee, 2013. fungendo da matrice o materia prima degli altri elementi.Isabella Puliafito, Feng Shui: armonia dei luoghi, pag. 49, Hoepli Editore, 1999.

La storia dell'etere inizia con Aristotele, secondo il quale era l'essenza del mondo celeste, diversa dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il mondo terrestre: terra, aria, fuoco e acqua. Aristotele credeva che l'etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l'eternità e l'immutabilità dell'etere, il cosmo era un luogo immutabile, in contrapposizione alla Terra sublunare, luogo di cambiamento.

Lo stesso concetto venne espresso alcuni secoli più tardi da Luca Pacioli, neoplatonico del XVI secolo, che coinvolge anche le strutture matematiche e geometriche: secondo il Pacioli, infatti, il cielo, il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, struttura perfetta secondo lo studioso.

Tra il XIV e il XVIII secolo, i chimici supposero che la quintessenza non fosse altro se non un elisir ottenuto dalla quinta distillazione degli elementi; da questa ultima accezione la quintessenza ha anche assunto un significato più ampio di caratteristica fondamentale di una sostanza o, più in generale, di una branca del sapere.

La chimica

Secondo Odifreddi,

La fisica In realtà la fisica attuale associa i quattro elementi agli stati solido (terra), liquido (acqua), gassoso o aeriforme (aria) e plasma (fuoco). Quest'ultimo, definito il "quarto stato" della materia, estende il concetto di fuoco, considerato gas ionizzato della categoria dei plasmi terrestri come anche i fulmini e le aurore. Nell'universo il plasma costituisce più del 99% della materia conosciuta: è infatti la sostanza di cui sono composte tutte le stelle e le nebulose.G. L. Rogoff, Ed., IEEE Transactions on Plasma Science, vol. 19, dicembre 1991, p. 989.

L'astrologia

Nell'astrologia occidentale i segni sono divisi in: segni di fuoco (Ariete, Leone, Sagittario) segni di terra (Toro, Vergine, Capricorno) segni d'aria (Gemelli, Bilancia, Aquario) segni d'acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) In tal modo essi formano complessivamente le quattro triplicità.

Nelle religioni monoteiste