Appartenuto ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP), ricercato dai nazifascisti per aver partecipato a una missione di sabotaggio con esplosivi, quando i nemici vennero ad arrestarlo si barricò nell'abitazione che fungeva da base gappista e si difese tenacemente resistendo per più di un'ora e mezza all'assedio, condotto con forze soverchianti. Nel 2012 i particolari della missione gappista e le modalità della morte, fino ad allora noti soprattutto nella versione datane da Giovanni Pesce, sono stati oggetto di una profonda revisione storiografica che ha offerto una nuova ricostruzione dei fatti, fondata criticamente, la quale contraddice in più punti cruciali il racconto di Pesce..

Biografia Nacque in una famiglia di immigrati provenienti da Andria, in Puglia. Dal 1937 frequentò per qualche anno le scuole serali acquisendo la qualifica di aggiustatore meccanico. Fra il 1939 e il luglio 1942 lavorò in varie fabbriche torinesi: alla Savigliano negli anni 1940-41 e poi alla Microtecnica..

Il 7 settembre 1942 si arruolò volontario come allievo motorista nella Regia Aeronautica; studiò alla scuola "Leonardo da Vinci" di Varese fino al completamento del corso, dopodiché, il 27 agosto 1943, fu assegnato al I Nucleo di Addestramento Caccia di Udine, rimanendo in servizio fino a tutto l'8 settembre 1943.

Dopo l'8 settembre lasciò la caserma per non essere catturato dai nazisti; dopo un breve ritorno a Torino si aggregò ad una delle prime bande partigiane nelle montagne del cuneese, rimanendovi per circa tre mesi. Nella prima metà di dicembre tornò a Torino, dove, tramite l'amico Francesco Valentino (che in quel periodo si addestrava all'uso degli esplosivi sotto la guida di Ilio Barontini), venne in contatto con i costituendi GAP del comandante partigiano Giovanni Pesce.. Nel gennaio 1944 anche Di Nanni si arruolò nei GAP.. Rimase ferito ad una gamba durante un'azione partigiana il 15 febbraio 1944.. A questo punto, in seguito all'emanazione del bando Graziani, avrebbe dovuto presentarsi in caserma, cosa che egli effettivamente fece. Forse Di Nanni spacciò per conseguenza di un incidente la propria ferita all'arto inferiore: comunque venne ricoverato dapprima all'ospedale militare di Torino, poi a quello di Asti dove rimase fino al 20 marzo. In tale data venne collocato in congedo temporaneo per convalescenza. Già alla fine di marzo riprese l'attività clandestina con i GAP, nei quali, il 26 marzo, fu promosso commissario di battaglione..

Il 14 maggio Di Nanni e Valentino (commettendo una grave imprudenza, contraria alle norme di sicurezza cospirativa che avrebbero dovuto regolare l'attività dei GAP) attuarono un attentato esplosivo contro la famiglia Benetti, che abitava nello stesso caseggiato di via Cimarosa ove risiedevano i due gappisti. I componenti della famiglia Benetti erano attivisti del Partito Fascista Repubblicano, ma erano anche nemici personali di Valentino e di altre famiglie del condominio per controversie di vicinato. Il capofamiglia dei Benetti, rimasto ferito nell'attentato, indicò alla polizia come possibili autori (oltre a Di Nanni e Valentino) due loro amici, Aldo De Carli e Guido Avvantaggiato. Questi ultimi due vennero arrestati e interrogati; l'interrogatorio di Avvantaggiato finì per avvalorare i sospetti su Di Nanni..

Missione contro la stazione radio dell'EIAR e morte Nella notte fra il 16 e il 17 maggio 1944 un gruppo di gappisti, composto da Di Nanni, Bravin e Valentino, effettuò un attacco ad una stazione radio EIAR che sorgeva nei pressi della Stura, in un'area coltivata posta alla periferia di Torino, oltre piazza Rebaudengo (si poteva giungere alla stazione radio tramite una strada sterrata, che si diparte dal corso Giulio Cesare poco prima del ponte "Ferdinando di Savoia"). Questa stazione, che operava per conto del Ministero delle comunicazioni della RSI, aveva la funzione di disturbare le trasmissioni radio alleate, impedendone la ricezione. Per i GAP si trattava di una missione importante ma difficile, data la fitta sorveglianza tedesca e fascista che proteggeva l'obiettivo..

Le modalità dell'azione erano state discusse dalla cellula gappista il 15 maggio, in una riunione alla quale parteciparono il commissario politico Romano Bessone, Bravin, Di Nanni, Pesce, Angelo Spada e Valentino. Oggetto di discussione fu in particolare il modo di rendere inoffensivo il corpo di guardia, composto da nove militi della GNR; la soluzione proposta da Bessone era di pugnalarli tutti, ma questa proposta incontrò una notevole riluttanza fra i gappisti, cosicché si decise di legare le guardie. Dopo di che i gappisti avrebbero dovuto innescare le cariche esplosive, attraversare a guado la Stura, seguirne la riva sinistra a piedi fino ad arrivare a San Mauro Torinese, indi rientrare a Torino in tram, confusi tra la folla dei pendolari. Si decise che Spada non avrebbe preso parte all'azione e che il caposquadra sarebbe stato Di Nanni, il quale, conclusa l'operazione, avrebbe dovuto riferirne a Pesce; quest'ultimo avrebbe poi incontrato Bessone alle 8.30 per comunicargli l'esito della missione..

Verso le nove di sera del 16 maggio Bravin, Di Nanni e Valentino si avviarono a piedi verso l'obiettivo, portando con sé gli esplosivi preparati da Spada e dallo stesso Valentino..

Il resoconto di Giovanni Pesce Secondo il resoconto di Giovanni Pesce, nella sua ultima versione contenuta in Senza tregua, il commando gappista (di cui, oltre a Bravin, Di Nanni e Valentino, avrebbe fatto parte lo stesso Pesce), prima di far saltare la stazione radio, avrebbe disarmato i nove militi che la presidiavano; ma, mentre Bravin li conduceva fuori, tre di essi sarebbero scappati dando l'allarme.. La missione sarebbe comunque andata a buon fine, in quanto le cariche esplosive piazzate dai gappisti avrebbero distrutto la stazione radio mentre questi ultimi, impegnati in uno scontro a fuoco con la pattuglia nazifascista, cercavano di sganciarsi.. Valentino e Bravin sarebbero rimasti sul terreno, entrambi feriti e poi catturati., o forse Bravin ferito e Valentino morto.. Lo stesso Pesce, leggermente ferito al polpaccio, sarebbe riuscito a trarre in salvo Di Nanni, anch'egli ferito (sempre secondo Pesce) da sette colpi alle gambe e all'addome., portandolo nella base di via San Bernardino 14 a Torino. Qui Di Nanni sarebbe stato visitato da un medico antifascista che ne avrebbe consigliato l'immediato ricovero in ospedale.. Pesce si sarebbe allontanato per organizzare il trasporto, ma, prima che egli potesse tornare, sarebbero giunti i nazifascisti..

A questo punto Di Nanni si sarebbe asserragliato nell'appartamento ed avrebbe ingaggiato uno scontro a fuoco, lungo più di due ore, con le truppe nazifasciste, supportate da un'autoblindo e da un carro armato. Dopo essere riuscito ad eliminare numerosi soldati nemici, Di Nanni sarebbe riuscito anche a mettere fuori uso i due veicoli corazzati lanciando cariche di tritolo e bombe a mano dal suo balcone. Una volta terminate le munizioni – sempre nel racconto di Giovanni Pesce – Di Nanni, pur di non consegnarsi vivo, si sarebbe trascinato verso la ringhiera del balcone e, dopo aver salutato la folla col pugno chiuso, si sarebbe gettato nel vuoto..

La narrazione di Giovanni Pesce si chiude con una citazione tratta da un opuscolo edito clandestinamente a Torino nel 1944:

La revisione di Nicola Adduci La ricostruzione della missione gappista e della morte di Di Nanni proposta dallo storico Nicola Adduci sulla rivista Studi storici dell'Istituto Gramsci. differisce in modo assai marcato dalla versione narrata da Giovanni Pesce.

In base a tale ricostruzione, viene in primo luogo ad essere ridimensionato il ruolo di Pesce nella missione contro la stazione radio dell'EIAR. Già dal gennaio 1944, infatti, Giordano Pratolongo (all'epoca capo della delegazione piemontese delle Brigate Garibaldi) aveva vietato a Pesce di partecipare in prima persona alle azioni gappiste, a causa della stessa importanza del ruolo di Pesce, considerato elemento non sostituibile.. In più di un caso Pesce aveva disatteso tale divieto (ad esempio nel clamoroso attentato contro Ather Capelli del 31 marzo 1944), ma questa volta egli non partecipò alla missione, nella quale ebbe un ruolo limitato alla sola pianificazione e al controllo post factum.

Adduci ipotizza che Pesce possa forse essere rimasto di guardia, con funzione di copertura, all'inizio della strada sterrata che, dipartendosi da corso Giulio Cesare, conduceva alla cabina dell'EIAR: comunque quando la missione partigiana fu scoperta dai nazifascisti, Pesce non poté intervenire in quanto la zona cominciò ad essere illuminata dai riflettori manovrati dalla pattuglia tedesca di guardia al ponte..

La sera del 16 maggio, giunti in prossimità della stazione radio, i gappisti si appostarono in attesa dell'alba, fino al momento in cui, verso le quattro e trenta del 17, attaccarono le sentinelle e irruppero nella stazione, sorprendendo nel sonno le altre guardie repubblichine. I partigiani però, anziché legare i militi (secondo il piano concordato la sera prima), si limitarono a metterli sotto la sorveglianza armata di Bravin e a farli allontanare con lui dalla stazione radio. La scelta si rivelò esiziale per i partigiani, in quanto uno dei militi della RSI (approfittando del fatto che Bravin non poteva sparare, in quanto il rumore del colpo avrebbe richiamato l'attenzione) scappò e mise in allerta i militari del vicino posto di blocco repubblichino. Scoperti, i tre gappisti fuggirono verso sud-est, in direzione della città. Ma lungo il tragitto passarono vicino a una cascina abitata, a circa duecentocinquanta metri dalla centrale EIAR; i cani da guardia della cascina abbaiarono, permettendo così ai militari della GNR di intercettare il gruppo gappista..

Intorno alle cinque vi fu un conflitto a fuoco tra i gappisti e un posto di blocco repubblichino. Mentre i partigiani, soverchiati dai nemici e inseguiti, ripiegavano disordinatamente verso la Stura, l'arma da fuoco di Valentino, per errore, ferì a un piede Bravin. Valentino e lo stesso Bravin furono inoltre feriti dalle pallottole dei repubblichini e catturati da questi ultimi. Di Nanni, che correva più avanti, udendo gli spari e le urla credette che i suoi compagni fossero morti. Egli rimase comunque incolume e riuscì a fuggire, forse dirigendosi verso San Mauro Torinese..

Intorno alle sei e quaranta, mentre Di Nanni riusciva a far perdere le proprie tracce, una delle cariche esplosive lasciate dai gappisti nella centrale EIAR esplodeva improvvisamente, causando la morte di un vicebrigadiere della GNR e di un graduato dell'esercito tedesco, oltre che la distruzione della stazione radio..

Dopo una lunga fuga, Di Nanni, ormai allo stremo, verso le nove del mattino dello stesso 17 maggio riuscì a tornare a Torino, nel rifugio di via San Bernardino n. 14, dove era già presente Giovanni Pesce al quale riferì ciò che sapeva circa l'esito della missione. Più tardi anche Bessone arrivò nel rifugio. Di Nanni non sapeva che la stazione radio fosse andata distrutta e riteneva erroneamente che Bravin e Valentino fossero morti entrambi nello scontro con i nazifascisti. Tali informazioni erronee indussero Pesce e Bessone a commettere a loro volta un grave errore, vale a dire a non procedere all'abbandono e allo sgombero dell'appartamento; infrangendo, con tale mancato sgombero, una fondamentale regola cospirativa..