È stato una delle firme più note de L'Europeo negli anni 1970-1990, de Il Giorno negli anni 1980 e de L'Indipendente negli anni 1990.

Biografia Origini familiari È nato a Maggio, frazione di Cremeno, in provincia di Lecco.Quando nacque, Cremeno era in provincia di Como. Il padre, Benso Fini, pisano, era giornalista della «Nazione». La madre, Zinaide Tubiasz, era nata a Saratov, nella Russia zarista, in una famiglia di religione ebraica. Dopo la prima guerra mondiale la famiglia Tubiasz visse a Trieste, con passaporto lituano.

Sposatisi nel 1933, due anni dopo nasceva la loro prima figlia, Anna (1935). Nella primavera del 1940 i Fini, avendo capito che l'Italia stava per dichiarare guerra alla Francia, decisero di lasciare Parigi e presero casa a Milano per poi rifugiarsi a Cremeno, dove Massimo Fini nacque nel 1943 e poi tornare a Milano finita la guerra.

Attività giornalistica

Massimo Fini frequenta il liceo ginnasio Giosuè Carducci, lo stesso frequentato da Claudio Martelli (che gli fu compagno di banco). Al liceo Berchet (un altro dei licei da lui frequentati) ha come insegnante di religione don Luigi Giussani.. Nel 1960 muore il padre Benso. Massimo Fini s'iscrive all'Università Statale di Milano, dove si laurea a pieni voti in giurisprudenza. Dopo la laurea, conseguita nel febbraio 1968, è assunto alla Pirelli. Lavora all'ufficio "Stampa e Propaganda" come copywriter e pubblicitario per un anno e mezzo, poi si licenzia. Successivamente inizia una fortunata carriera giornalistica.

Nel 1970 è assunto allAvanti!, il quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove segue come cronista i fatti dell'attualità politica. Si iscrive al PSI, rinnovando la tessera fino al 1979Maurizio Carbona e Stenio Solinas (a cura di), C'eravamo tanto a(r)mati, Edizioni Sette Colori, Vibo Valentia 1984, pp. 95-114.. Dal 1972 al 1979 è inviato all'Europeo. Nel 1975 partecipa alla preparazione del nuovo quotidiano di Eugenio Scalfari, La Repubblica. Scrive due articoli, poi ritorna allEuropeo.. Nel 1977 comincia a scrivere sul mensile Linus. Nel 1978, in collaborazione con Walter Tobagi (a parte la famiglia, Fini sarà l'ultima persona a vederlo vivo, sette ore prima del suo omicidio ad opera della Brigata XXVIII marzo, la mattina del 28 maggio 1980Eugenio Chiesa, L'assassinio di Walter Tobagi) e Franco Abruzzo, fonda la componente sindacale della rivista Stampa democratica. Nei primi anni ottanta è animatore del mensile di politica e cultura Pagina. Dal 1981 al 1992 è inviato estero ed opinionista al Giorno (tiene la rubrica Cause perse).

Nel 1983 è tra i pochi giornalisti che si schierano subito in difesa di Enzo Tortora, accusato ingiustamente di associazione camorristica. Nel 1985 rientra allEuropeo come inviato ed editorialista e vi tiene per dieci anni la principale rubrica. Ha collaborato anche con La Domenica del Corriere (1984-1986). È stato editorialista di punta de L'Indipendente dei primi anni novanta ed ha partecipato alla rifondazione del Borghese (1996). Lavora anche per Il Gazzettino di Venezia. Dall'ottobre 2008 al 2016 Fini dirige (con la collaborazione di Valerio Lo Monaco) il mensile La voce del ribelle, che vede, tra gli altri, le collaborazioni di Marco Travaglio e di Giuseppe Carlotti; nel 2016 lascia la direzione della rivista e cessa ogni collaborazione con essa.

Collabora con il quotidiano Il Fatto sin dalla fondazione (23 settembre 2009).

Nel marzo 2015 ha annunciato il ritiro dall'attività giornalistica e di scrittura, essendo diventato ipovedente a causa di una malattia agli occhi - un glaucoma di cui soffre da più di vent'anniM. Fini, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno, - ma ha anche dichiarato la sua disponibilità a partecipare a dibattiti, conferenze, convegni e programmi televisivi. Contestualmente annuncia la fine della sua collaborazione con Il Gazzettino ed Il Fatto Quotidiano. In seguito a numerose ed insistenti richieste da parte del direttore Marco Travaglio, riprende a scrivere sul Fatto; non riprende invece la collaborazione col Gazzettino, in quanto la malattia non gli consente di reggere la collaborazione con due giornali.

In un'intervista a La Verità del 14 ottobre 2018 annuncia nuovamente l'intenzione di smettere di scrivere, dopo aver parlato ancora di ideale rivolta, citando metaforicamente come esempio Il bombarolo di De André.

La Voce del Ribelle cessa la pubblicazioni nel luglio 2018.

Vita personale Massimo Fini si definisce agnostico, oppure "onesto pagano". È divorziato e ha un figlio di nome Matteo, docente. Tifa per il Torino.«QN Quotidiano Nazionale», 22 marzo 2015, pag. 30. Nell'autobiografia Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno (2015), ha rivelato di aver avuto problemi con l'alcol e la depressione fino ai primi anni '80.

Lo scrittore Massimo Fini nel 1985 pubblica il suo primo saggio, La ragione aveva torto?, edito da Camunia. Da quel momento Fini, conosciuto come giornalista di cronaca ed editorialista assume una posizione critica verso alcune delle ideologie principali del mondo moderno, come l'industrialismo, l'ottimismo, l'attenzione spasmodica nei confronti della crescita economica fino a giungere al j'accuse contro la democrazia rappresentativa (Sudditi. Manifesto contro la democrazia, 2004). Tutta l'opera saggistica di Fini si fonda sulla critica verso caratteristiche del mondo moderno e della globalizzazione, a sua opinione figli del pensiero liberale e anche del marxismo.

Egli ritiene che i concetti di destra e sinistra siano obsoleti, vecchi di due secoli in cui le trasformazioni sociali e culturali hanno reso inutilizzabili queste divisioni, anche alla luce di una sempre maggiore somiglianza programmatica tra le diverse forze politiche. Fini pensa che la dicotomia che sta emergendo con sempre più forza e che esploderà drammaticamente nel futuro sia quella tra coloro che, figli del pensiero liberale, vogliono imporre un'unica visione del mondo che unifichi il tutto in principi (culturali, giuridici ed economici) universali e chi, invece, vuole difendere i propri valori e la propria diversità seppur in contrasto con il cosiddetto pensiero unico, democratico e liberista, incarnato dal capitalismo, dopo la fine del comunismo. Fini ha come uno dei suoi massimi principi quello dell'autodeterminazione dei popoli, sotto attacco, a suo giudizio, da coloro che sotto varie forme (partendo da certe forme di cooperazione internazionale fino alle «guerre umanitarie») vogliono imporre lo stile di vita occidentale.

L'opera di Fini, soprattutto nella sua trilogia La ragione aveva torto?, Elogio della guerra e Il denaro, «sterco del demonio», presenta costantemente una comparazione tra il mondo nato dalle Rivoluzioni Industriale e Francese e quello medievale e dell'ancien régime (in particolare la forma di stato che egli ritiene migliore, il Libero comune), ponendosi l'obiettivo di evidenziare come il mondo moderno abbia smarrito tanti elementi, materiali e spirituali, che davano a quelle società caratteri di equilibrio sociale e stabilità. Ritiene che il mondo moderno abbia interiorizzato gli aspetti peggiori dell'illuminismo (l'universalismo e l'ideologia della crescita), rifiutando quelli migliori, come la libertà di espressione o la democrazia diretta, a suo avviso realizzabile in ambiti molto limitati.

Massimo Fini ha dichiarato in alcune occasioni di sentirsi un anarchico individualista («da anarchico-individualista qual sono non mi piacciono le appartenenze appioppate dall'alto, culturali o razziali che siano. Io appartengo solo a me stesso»). Accusato da alcuni ambienti di sinistra di essere vicino alle posizioni dell'estrema destra sociale, Fini fa suo il principio del Relativismo culturale Fonte: e costruisce una sintesi di concetti elaborati da intellettuali di diversa matrice politica, citando spesso pensatori come Alain De Benoist (il fondatore della Nuova Destra),-scheda il filosofo Julius Evola, Friedrich Nietzsche,di cui ha scritto la biografia. Serge Latouche, Danilo Zolo e l'illuminista atipico e preromantico Jean-Jacques Rousseau. Il pensiero di Fini si avvicina per alcune caratteristiche a quello degli anarco-individualisti e anarco-primitivisti, nonché di alcuni libertari statunitensi isolazionisti (es. Ron Paul) che vorrebbero ridurre lo Stato ai minimi termini, fino in pratica ad abolirlo. Ma rispetto a questi ultimi «se ne differenzia radicalmente perché il suo punto di arrivo non è la libertà economica (c'è anche quella nella sua filosofia) ma piuttosto il benessere esistenziale»., massimofini.it Forte in Fini è inoltre la critica alla concezione neoliberista della globalizzazione che, a suo parere, crea un eccessivo livellamento sociale: secondo Fini, l'era globalizzata e quella da lui definita "civiltà della tecnica" hanno creato un meccanismo che , omologandolo e togliendogli quindi identità e soggettività.Giuseppe Gagliano, , Osservatorio Globalizzazione, 10 luglio 2019.

Controversie Fini ha espresso anche posizioni, spesso considerate provocatorie ed estremamente paradossali, contro molti e diversi aspetti della cosiddetta "modernità"; ha scritto numerosi articoli, caratterizzati da idee controcorrente e anticonformiste, su disparati argomenti.

Una polemica accesa ha riguardato il libro Il Mullah Omar (2011), biografia del leader talebano dell'Afghanistan, Mohammed Omar. L'opera è stata molto criticata per opinioni definite antioccidentali e maschiliste, tanto da ricevere anche una denuncia da parte di alcune giornaliste.Giampiero Mughini, . Fini ha dichiarato di non essere un simpatizzante dell'Islam radicale e dei talebani, ma di ammirare moltissimo le qualità di coraggio e lealtà che animerebbero le società tribali e "pre-politiche" come quella da cui proviene Omar, l'etnia pashtun.

Tesi simili, paragonate all'Occidente che egli ritiene privo di valori, ha dichiarato riguardo allo Stato Islamico (che afferma però essere una creazione degli occidentali), criticando però il trattamento disumano dei prigionieri ed esprimendo preoccupazione per il "vuoto occidentale". Contemporaneamente ha anche difeso i nemici dell'ISIS, cioè il governo di Bashar al-Assad. In queste prese di posizione è presente, come in Nietzsche e in Machiavelli, l'ammirazione per la personalità vigorosa e portatrice di valori, al di là del giudizio morale che se ne possa dare:

Nel 2012 in un suo articolo sul blog de Il Fatto Quotidiano usò parole derisorie ("vispe terese" "tutte sculettanti") a riguardo di alcune donne che nel 1997, incamminatesi per un'escursione su un sentiero in Abruzzo, furono violentate e poi uccise. Anche a seguito di questo e della successiva ritrattazione del giornale, i suoi interventi sul quotidiano si sono poi sensibilmente rarefatti nel tempo. Tra i temi da lui trattati in maniera critica ve ne sono molti: ad esempio si è pronunciato contro il femminismo e il ruolo - da lui ritenuto predominante ed eccessivo, rispetto a quello maschile - della donna nella società moderna, usando anche espressioni molto dure (talvolta subendo l'accusa di misoginia per alcuni articoli più controversi), il progresso, i social network e i blog, gli Stati Uniti d'America e la loro cultura, l'animalismo, i processi ai criminali nazisti, la "psicosi collettiva" sulla pedofilia (con relative leggi repressive), Israele e il sionismo, i diritti umani, la cooperazione umanitaria, le leggi che puniscono il negazionismo dell'OlocaustoMassimo Fini, e altro. Inoltre ha criticato pesantemente personaggi della politica come Silvio Berlusconi (pur sostenendo, parlando del caso Ruby, che occorre abbassare l'età del consenso per i reati sessuali come la prostituzione minorile), Emma Bonino e Adriano Sofri; ha difeso il provvedimento di scarcerazione, dopo 26 anni, dell'ex terrorista nero Giuseppe Valerio Fioravanti e il rifiuto dell'estradizione di Cesare Battisti da parte del Brasile; ha inoltre proposto la grazia per i banditi Graziano Mesina e Renato Vallanzasca.