Il monopartitismo è una forma di governo in cui un solo partito politico può presentare i propri candidati alle elezioni, mentre tutti gli altri partiti sono dichiarati fuorilegge o hanno una capacità estremamente limitata di partecipazione elettorale. In senso esteso, si può parlare di Stato monopartitico anche se la costituzione e le leggi vigenti in linea di principio consentirebbero una pluralità di partiti oppure quando le pratiche elettorali impediscono all'opposizione di vincere le elezioni, facendo sì che un unico partito resti alla guida del Paese. Non bisogna confondere il monopartitismo con il sistema a partito egemone.
Una variante di un sistema monopartitico puro (che permette l'esistenza legale di un singolo partito), è un sistema in cui possono esistere una pluralità di partiti, ma da intendere come membri di una coalizione in stile fronte popolare, come nel caso del Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria nordcoreano e del Fronte Unito cinese. In questi sistemi non è prevista la presenza di partiti di opposizione, e tipicamente tutti i partiti legali esprimono sostegno verso l'ideologia ufficiale dello Stato e le sue alte cariche, inoltre, in questi sistemi non è solitamente permessa la libera creazione di partiti, che devono essere approvati dalle autorità.
Un'ulteriore differenziazione è fra i sistemi monopartitici in cui alle elezioni si possono presentare solo candidati espressi dal partito, e quelli in cui sono ammessi candidati non appartenenti al partito, che si presentano però come candidati indipendenti, questo sistema era particolarmente evidente in Unione Sovietica, dato che il PCUS faceva parte di un'alleanza elettorale chiamata "Blocco dei comunisti e dei senza partito".
Descrizione
Negli Stati monopartitici, il partito di governo viene spesso indicato semplicemente con l'espressione "il Partito"; questo era per esempio il modo in cui veniva indicato il Partito Comunista dell'Unione Sovietica e il Partito Operaio Unificato Polacco nei rispettivi paesi. L'iscrizione, la militanza e la fedeltà al partito in questi regimi diventa spesso uno status symbol del cittadino modello, e i criminali e gli eventuali dissidenti vengono solitamente espulsi, questo accadde significativamente a Zinov'ev e Kamenev per opera di Stalin e dei suoi sostenitori, e più recentemente in Cina, con l'espulsione di Bo Xilai, avversario politico di Xi Jinping e accusato di diversi crimini.
Nella maggior parte dei casi, gli Stati monopartitici si fondano su ideologie totalitarie, come il fascismo, il nazionalsocialismoVincenzo Zangara, , Zanichelli, 1938. e lo stalinismo. A oggi gli unici sistemi monopartitici rimasti seguono, almeno nominalmente, l'ideologia marxista-leninista e le sue varianti o derivazioni, come il socialismo con caratteristiche cinesi o il juche. Il movimento comunista globale non va però interpretato come coesamente favorevole a un sistema monopartitico, in quanto molte scuole di pensiero, tipicamente libertarie, vi si oppongono.
Molti Stati monopartitici nacquero in seguito alla decolonizzazione, con i partiti, movimenti e gruppi di guerriglia delle lotte per l'indipendenza che si organizzarono in tale senso dopo aver raggiunto i propri obbiettivi militari. Tipicamente gli Stati nati in questo periodo e in questo modo erano di natura socialista e cercavano naturalmente il supporto internazionale di paesi come l'Unione Sovietica, la Cina e Cuba nel contesto della guerra fredda, ma esistono degli esempi non comunisti, come il regime del Movimento Popolare della Rivoluzione in Zaire, di carattere anti-comunista e autoritario di destra. La stessa Cuba seguì questo processo, con il Movimento del 26 luglio che si è evoluto in Partito Comunista di Cuba adottando apertamente il marxismo-leninismo come ideologia cardine e cercando il supporto economico e militare dell'URSS.
Ogni sistema monopartitico ha sempre mostrato caratteristiche di dittatura o comunque di illiberalismo. L'instaurazione di un regime di questo tipo spesso coincide con la trasformazione di un sistema precedentemente pluripartitico in uno monopartitico, con la messa al bando dei movimenti politici di opposizione, per esempio, questo accadde successivamente alla Rivoluzione d'ottobre e alla guerra civile russa. Tuttavia, sono possibili molti distinguo in funzione della natura specifica di un sistema monopartitico. In alcuni casi, l'unico partito di governo può esprimere diversi candidati per una determinata carica politica, e questi candidati possono a loro volta avere programmi politici differenti, seppure entro i limiti definiti in modo più o meno specifico dalla linea di partito. Di conseguenza, l'elettore può in effetti avere almeno in parte il potere di esprimere un voto influente sull'evoluzione politica del proprio paese, o a volte astenersi in segno di protesta, questo era comune in URSS ed è illegale in Corea del Nord, dove votare è obbligatorio e non vi è segretezza. Nella Jugoslavia socialista, il Governo cercò di creare una competizione elettorale tra diversi candidati rendendo obbligatorio la presenza di almeno due candidati sulle schede e permettendo la segretezza del voto.
In questi Stati è relativamente facile che emerga un culto della personalità del "leader supremo" del Paese, gli esempi più lampanti sono stati quello di Iosif Stalin e quello di Mao Zedong (in particolar modo durante la rivoluzione culturale), il culto della personalità della famiglia Kim è tuttora vigente in Corea del Nord e particolarmente pervasivo. Questo aspetto è però criticato da alcuni sostenitori del monopartitismo socialista, come Nikita Chruščëv, che con il suo discorso "Sul culto della personalità e le sue conseguenze" criticava il culto di Stalin come degenerazione della forma di governo sovietica, che doveva idealmente avere un approccio di centralismo democratico, concetto leninista che si può riassumere in "libertà di discussione, unità di azione", e quindi di democrazia intra-partito.
Storia
Il monopartitismo nei paesi dell'Unione Sovietica Il primo sistema monopartitico fu sperimentato in Unione Sovietica. Dopo la rivoluzione d'ottobre, con la quale i bolscevichi guidati da Vladimir Lenin rovesciarono il governo provvisorio russo instauratosi dopo la caduta dello zarismo, il sistema politico russo non era ancora formalmente monopartitico, infatti esistevano altri partiti e movimenti socialisti come per esempio il Partito Socialista Rivoluzionario, formato da menscevichi, Trudovichi e altre correnti politiche, il Partito Operaio Socialdemocratico Russo oppure il Bund. Tuttavia, durante la guerra civile russa, i bolscevichi, riorganizzati nel Partito Comunista Russo, eliminarono progressivamente ogni forma di opposizione politica. Durante il X congresso del Partito Comunista Russo furono vietate le frazioni interne e gli altri partiti vennero sciolti o repressi. Nel 1922, quando venne ufficialmente creata l'Unione Sovietica, l'URSS adottò come sistema politico il monopartitismo. Il monopartitismo quindi fu adottato in Russia, in Ucraina, in Bielorussia e nella Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica.
Dopo la morte di Vladimir Lenin nel 1924, Joseph Stalin emerse improvvisamente come figura dominante nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica, consolidando il proprio potere attraverso una complessa rete di alleanze, epurazioni e controllo dell’apparato partitico. Già nella seconda metà degli anni Venti, il sistema monopartitico sovietico, originariamente giustificato come strumento rivoluzionario, venne ridefinito come struttura permanente e insostituibile dello Stato. Il principio fondamentale su cui si basava la politica di Stalin fu la fusione totale tra Stato, partito e società, in cui il partito non solo dirigeva le istituzioni, ma penetrava ogni ambito della vita pubblica e privata. Il centralismo democratico, già teorizzato in epoca leninista, venne reinterpretato in senso rigidamente gerarchico. Ogni decisione proveniva dai vertici e si trasmetteva senza possibilità di dissenso lungo tutta la catena del potere. Questo processo raggiunse il suo apice negli anni 30' con il periodo del Grande Terrore. In questo periodo storico il sistema monopartitico si trasformò in un meccanismo di controllo totale su tutto; anche sulla vita privata dei cittadini sovietici.
Nel settembre del 1939, la Germania nazista e l'Unione Sovietica invasero la Polonia. Il territorio venne diviso tra le due potenze occupanti: la parte occidentale e centrale fu sottoposta al controllo tedesco, mentre quella orientale fu annessa all’URSS in base agli accordi del patto Molotov-Ribbentrop. La Polonia orientale venne quindi spartita tra le varie nazioni socialiste sovietiche e quindi anche essa fu costretta ad adottare un sistema monopartitico. Dopo la seconda guerra mondiale, la Polonia divenne ufficialmente Repubblica Popolare di Polonia, ma non diventò mai una Repubblica Sovietica. Dopo la morte di Stalin nel 1953, lo Stato monopartitico continuò a esistere, nonostante il processo di destalinizzazione portato avanti da Nikita Chruščëv, il quale fu il primo segretario del PCUS a denunciare i crimini di Stalin.
Nel 1991, l'Unione Sovietica cadde e nacque la Federazione Russa che permetteva i partiti politici e le elezioni, avviando quindi la Russia in transizione di democrazia.
Il monopartitismo in Germania Il monopartitismo in Germania fu instaurato in due contesti storici diversi: durante il regime nazista guidato da Adolf Hitler e successivamente nella Repubblica Democratica Tedesca. Con la fine della prima guerra mondiale e con la caduta dell'Impero tedesco nel 1919, venne instaurata la nuova Repubblica di Weimar, la quale era una nazione molto democratica rispetto alle altre del dopoguerra. Il sistema politico di allora prevedeva il suffragio universale (incluso quello femminile), un Parlamento eletto proporzionalmente e un sistema ampiamente pluralista. Il politico tedesco Adolf Hitler affermava che il sistema democratico fosse un sistema fallimentare e che lo Stato dovesse fondarsi su una comunità omogenea dal punto di vista etnico e razziale. Hitler vedeva una superiorità della razza ariana rispetto alle altre etnie e sosteneva che la popolazione ebraica fosse nemica di quella ariana e per questo da punire.
L'ascesa di Hitler nel gennaio del 1933 avvenne inizialmente nel rispetto delle procedure costituzionali della Repubblica di Weimar. Il 30 gennaio del 1933, Hitler venne nominato Cancelliere del Reich. Paul Von Hindenburg decise di agire nel rispetto formale delle prerogative costituzionali e affidò a Hitler il potere, pur diffidando di lui. Nel marzo del 1933, ci rifurono le elezioni e il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori vinse con una grande maggioranza; furono le ultime elezioni in Germania. La notte del 27 febbraio del 1933, ci fu l'incendio del Reichstag e la colpa fu attribuita all'attivista marxista Marinus van der Lubbe, il quale fu condannato a morte. Il giorno successivo venne emanato il Decreto dell’incendio del Reichstag, con il quale furono sospesi alcuni diritti civili garantiti dalla Costituzione di Weimar. Questo provvedimento consentì l’arresto di numerosi oppositori politici, in particolare membri del Partito Comunista di Germania. Molti comunisti e altri esponenti dell’opposizione furono quindi arrestati ed esclusi dalla vita politica. Il decreto venne firmato dal Presidente Paul Von Hindenburg su richiesta di Hitler.