Il mostro di Firenze è una miniserie televisiva di sei puntate trasmessa da Fox Crime dal 12 novembre al 10 dicembre 2009; la miniserie inoltre è stata replicata anche su Canale 5 (2010), Iris (2011) e Rete 4 (2012 e 2013).

La fiction è stata diretta da Antonello Grimaldi che oltre alla regia, interpreta il ruolo del criminologo Francesco Bruno.

La canzone che apre ogni episodio è Gioco di bimba del gruppo rock progressivo italiano Le Orme, riarrangiata da Massimiliano Annibaldi e interpretata da Graziano Galatone.

La serie La miniserie narra degli otto duplici omicidi commessi dal 1968 al 1985, nelle campagne fiorentine, in cui vennero massacrate giovani coppie che si appartavano nelle loro auto in cerca di intimità. Si dà risalto particolare alla battaglia personale di Renzo Rontini, padre di Pia uccisa insieme al fidanzato Claudio Stefanacci a Vicchio, nel Mugello (29 luglio 1984), nel cercare il colpevole della morte della figlia. Per le vicende si è preso spunto dai materiali d'archivio delle indagini svolte nel corso degli anni dai vari inquirenti e forze dell'ordine che si sono alternati nella vicenda, cercando di mantenersi fedeli alla realtà dei fatti accertati. L'arduo compito di interpretare i compagni di merende è spettato a Massimo Sarchielli nel ruolo di Pietro Pacciani, Francesco Burroni nel ruolo di Mario Vanni e Massimo Bianchi in quello di Giancarlo Lotti. Ha un piccolo ruolo anche Daria Nicolodi, che interpreta la sensitiva che "aiuta" Renzo Rontini dopo l'omicidio della figlia.

Trama Episodio 1 6 giugno 1981: Scandicci, due giovani, Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, vengono uccisi barbaramente mentre sono appartati nella loro automobile in un boschetto. Vengono prima uccisi a colpi di pistola, poi accoltellati e alla ragazza viene asportato il pube con un coltello. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Piero Luigi Vigna che le affida alla giovane procuratrice Silvia Della Monica, supportata dall'ispettore di polizia Rinaldi. Il medico legale sostiene che i due sono stati uccisi prima con l'arma da fuoco (vengono trovati 5 bossoli cal. 22 modello Winchester serie H) e che successivamente la ragazza sia stata trascinata fuori dalla vettura e qui menomata nelle parti intime. Il medico fa notare che nonostante la ferocia del duplice omicidio l'asportazione del pube sia stata quasi perfetta, da una mano esperta di chirurgia. La scena cambia totalmente e ci porta in quel di Vicchio, piccolo paesino fiorentino, dove vivono i Rontini: Renzo che lavora spesso a Livorno come meccanico nei cantieri navali, sua moglie Winnie, danese, e la figlia adolescente Pia con il fidanzato Claudio. Viene mostrato l'aspetto allegro e gioviale della famiglia, con le preoccupazioni di Renzo per la figlia che sta crescendo e sta cominciando ad avere una vita amorosa, e l'allegria di Pia che comincia a fare i progetti per il futuro non appena terminata la scuola. Intanto l'episodio dell'omicidio di Scandicci non passa inosservato e comincia a fare da sfondo alla vita della famiglia.

Si ritorna alle indagini. Silvia Della Monica si mette subito al lavoro e comincia a cercare nell'archivio se ci sono stati nel passato omicidi simili a quello di Scandicci. La ricerca ha i suoi frutti perché viene trovato un duplice omicidio avvenuto il 14 settembre 1974 a Borgo San Lorenzo, in cui le vittime sono state uccise con 9 colpi di pistola (con proiettili cal.22 modello Winchester serie H) nella loro automobile. Infine, con quasi un centinaio di coltellate l'assassino ha infierito sul corpo della donna nella zona del pube, dentro al quale venne ritrovato un piccolo tralcio di vite. Intanto giunge in procura una segnalazione: il cliente di un bar sostiene di aver visto la notte dell'omicidio in zona Scandicci un certo Vincenzo Spalletti, noto guardone, che viene fermato ed interrogato. Spalletti però non parla, dice di non sapere nulla, Silvia Della Monica capisce che se non è lui il colpevole di certo nasconde qualcosa e lo arresta per reticenza. Passano i mesi e il 23 ottobre 1981 a Calenzano vengono uccisi altri due giovani: Stefano Baldi, di 26 anni e di Susanna Cambi di 24, accanto alla loro automobile, anche a lei viene asportato il pube. La segnalazione alla procura fiorentina arriva però solo dopo alcuni giorni perché Calenzano è sotto la giurisdizione di Prato e la procura pratese non collega subito gli omicidi di Calenzano e Scandicci.

Sul luogo del delitto vengono ritrovati un'impronta di scarpa numero 44 e sette bossoli cal.22 modello Winchester serie H, le vittime sono state raggiunte da cinque colpi e alla ragazza vengono inferte anche quattro coltellate oltre alla menomazione pubica. Il medico legale fa notare a Silvia Della Monica che, a differenza della De Nuccio, l'asportazione del pube della Cambi è stata fatta in maniera frettolosa ed approssimativa, e di certo non dalla stessa mano. Silvia Della Monica comincia ad ipotizzare che il mostro abbia un complice. Viene interrogata un'amica della Cambi, la quale non sa nulla che possa essere di aiuto se non che Susanna le aveva parlato di un medico di Perugia ma non saprebbe dire se si tratti di un amico, un conoscente, o altro, di certo non un amante. Intanto la polizia comincia ad affiggere e a distribuire nei paesi che circondano Firenze dei volantini di ammonimento per i giovani che incutono paura. "Occhio al Mostro" è il titolo che campeggia assieme al disegno di un occhio minaccioso. È l'invito che viene dato ai ragazzi perché stiano attenti e non si appartino in luoghi bui e non frequentati. Renzo, come ogni padre, è molto preoccupato. Intanto Pia va alcuni giorni in campeggio con la parrocchia. Alla procura vengono ascoltati due ragazzi che la notte dell'omicidio si trovano fermi sulla strada per Calenzano ed affermano di aver visto passare a tutta velocità una Fiat 126 Bianca. I due ragazzi non possono che offrire un identikit parziale della parte superiore del volto del guidatore.

Nel frattempo l'ipotesi di Silvia Della Monica in merito ad una coppia di assassini viene scartata dal capo procuratore Vigna, e Spalletti, dopo il secondo omicidio, viene scarcerato. 19 giugno 1982. Pia e Claudio escono nel pomeriggio a fare un giro. Nonostante le raccomandazioni dei genitori vanno ad appartarsi con l'automobile in un boschetto fuori Vicchio. Dovrebbero far ritorno per le 18:00 ma il tempo passa e quando sono le 19:00 cercano di tornare indietro ma l'autovettura di Claudio non parte. Baccaiano, frazione di Montespertoli. La stessa notte, due giovani appartati in una macchina vengono assaliti, uccisi nella loro automobile, a colpi di arma da fuoco: sono Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Paolo viene ritrovato ancora vivo e portato d'urgenza in ospedale mentre per Antonella non c'è nulla da fare. La pistola che spara è sempre la stessa, i proiettili sono cal.22 modello Winchester serie H, ma alla ragazza non è stato asportato il pube, né viene inferto alcun accanimento sui due giovani con armi bianche, presumendo che l'assassino non ne abbia avuto il tempo. È sempre il mostro di Firenze. Ci sono due testimoni che affermano di aver visto nella zona una Fiat 126 bianca seguita da una Fiat 128 Coupé rossa. Ormai è tardi e Pia e Claudio sono intrappolati, lontani dal paese per muoversi a piedi e dubbiosi dal chiedere aiuto (per via della situazione in cui si trovano). Un'automobile si avvicina da dietro e si ferma, i due si spaventano, l'automobile riparte e dopo poco fa marcia indietro e torna a fermarsi a poche decine di metri da loro, Pia strilla e Claudio è altrettanto impaurito. Poi una figura scende dall'auto dietro di loro...

Episodio 2 Una voce famigliare rassicura Pia: è Renzo che è venuto a cercarli. I due ragazzi tornano a casa, Pia è ancora scossa per l'accaduto ma la madre la rincuora. Intanto, all'ospedale dove è stato ricoverato Paolo Mainardi, Silvia Della Monica chiede alla sorella del ragazzo il permesso di pubblicare sui giornali la falsa notizia che Paolo avrebbe riconosciuto l'assassino per far uscire il mostro allo scoperto. La famiglia acconsente e la notizia viene diffusa. Paolo però non si è mai risvegliato e dopo poche ore dal suo ricovero muore. Non passa molto tempo che in ospedale giunge una telefonata sospetta: un uomo che si spaccia per un funzionario della procura e chiede al medico il nome fatto dal ragazzo. Il medico prende tempo e fa chiamare Silvia Della Monica, ma dall'altra parte riattaccano.

La procuratrice va su tutte le furie quando scopre che dopo aver diffuso la falsa notizia, nessuno aveva ancora messo i telefoni dell'ospedale sotto controllo, perché così si sono bruciati la possibilità di risalire all'assassino. Nel suo ufficio della procura Silvia Della Monica incontra il maresciallo Fiori che le racconta di un duplice omicidio avvenuto il 21 agosto 1968 e che potrebbe avere delle attinenze con quello del Mostro. Si tratta della storia di un bambino che nel cuore della notte bussa alla porta di un casolare: è in pigiama, solo e piagnucola, è giunto lì sulle spalle di un uomo e dice che la sua mamma è stata uccisa. Il bambino è Natalino Mele e la madre si chiama Barbara Locci (detta l'Ape Regina per la sua rinomata promiscuità), lei ed il suo amante, un certo Antonio Lo Bianco, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco mentre stavano avendo un rapporto sessuale appartati nella loro autovettura, con Natalino che dormiva sui sedili posteriori. I colpi di pistola sono stati otto ed i proiettili sono sempre cal.22 modello Winchester serie H. Reo confesso del delitto è Stefano Mele, marito della Locci e padre di Natalino, già in carcere da anni. Il movente sarebbe stata l'infedeltà della moglie. L'arma del delitto non è mai stata ritrovata e con ogni probabilità è la stessa usata negli omicidi di Scandicci, Borgo San Lorenzo e Baccaiano.

Per dirigere le indagini viene incaricato il Giudice Istruttore Mario Rotella che fin dall'inizio sembra operare per conto proprio, senza la necessità dell'aiuto di Silvia Della Monica. Per prima cosa Rotella interroga, a distanza di quindici anni, Natalino che viene portato in procura dai due zii Giovanni Mele e Piero Mucciarini, adirati per questa nuova convocazione a distanza di tanti anni dal caso. Natalino dice a Rotella di ricordare molto poco, che si svegliò nei sedili posteriori della macchina dopo l'omicidio e che Lo Bianco, morente, gli disse:"Ci hanno ammazzati". Rotella ipotizza quindi che l'assassino non era solo. A Baccaiano intanto viene ritrovata una Renault 4 Rossa di proprietà di Francesco Vinci, amante della Locci e amico di Mele. Si apre così la cosiddetta "pista sarda". Rotella interroga Mele che riconfessa il delitto maturato per la frustrazione dovuta alla continua infedeltà della moglie, e su pressione confessa che Vinci è stato suo complice e che la pistola l'avesse tenuta lui. Vinci, interrogato in procura da Rotella, nega ogni cosa e viene arrestato. Rotella è convinto che sia lui l'assassino ma la pistola non viene ritrovata. A Vicchio continua la quotidianità della famiglia Rontini, con Pia che confessa il suo desiderio di fare la cuoca mentre il padre vorrebbe che si iscrivesse all'università.