La civiltà egea è un termine generale utilizzato per le civiltà dell'Età del bronzo della Grecia e dell'Egeo. Ci sono infatti tre distinte regioni geografiche comunicanti e interagenti fra loro: Creta, le Cicladi e la Grecia continentale, patria rispettivamente della civiltà minoica, della civiltà cicladica e della civiltà micenea. Dal 1450 a.C. circa (Tardo Elladico, Tardo Minoico), la civiltà micenea greca si espande a Creta.
Periodizzazione Creta
Antico Minoico AM 3650-2160 a.C. Medio Minoico MM 2160-1600 a.C. Tardo Minoico TM 1600-1170 a.C.
Cicladi
Antico Cicladico 3300-2000 a.C. Kastri = AE II-AE III (2500 circa - 2100) a.C. Convergenza con il MM dal 2000 a.C. circa
Grecia continentale
Antico Elladico AE 2800-2100 a.C. Medio Elladico ME 2100-1500 a.C. Tardo Elladico TE 1500-1100 a.C.
Commercio Il commercio, di una certa estensione, era praticato fin da tempi molto antichi, come è testimoniato dalla distribuzione dell'ossidiana di Melos per tutta l'area dell'Egeo. Troviamo così vasi cretesi esportati a Melos, in Egitto e nella Grecia continentale. I vasi di Melo a loro volta arrivarono a Creta. Dopo il 1600 a.C. c'è un commercio molto serrato con l'Egitto, ed i prodotti egei trovano la loro strada verso tutte le coste del Mediterraneo. Nessuna traccia di moneta è venuta alla luce, se non teste d'ascia, troppo leggere per un utilizzo pratico. Sono stati trovati pesi standard, come pure rappresentazioni di lingotti. I documenti scritti egei non sono ancora attestati (essendo trovati fuori dell'area) come corrispondenza epistolaria con altre regioni. Le rappresentazioni di navi non sono comuni, ma molte ne sono state osservate sulle gemme egee, sigilli ingemmati, padelle e vasi. Si tratta di vascelli con bordi bassi, alberi e remi. La familiarità con il mare è testimoniata dal libero utilizzo di motivi marini nella decorazione. La maggior parte delle illustrazioni dettagliate si trovano nel cosiddetto "affresco della nave" ad Akrotiri sull'isola di Thera (Santorini) preservatosi, dall'eruzione vulcanica che distrusse la città, per lo spesso strato di cenere caduto che ne conservò così in modo stupefacente l'antica fattura.
Le scoperte successive del XX secolo, di navi commerciali affondate come quella a Uluburun e a Capo Gelidonya in mare aperto sulle coste meridionali della Turchia hanno portato alla luce un'enorme quantità di informazioni riguardo a questa cultura.
Evidenza
Per i dettagli dell'evidenza monumentale si possono consultare gli articoli su Creta, Micene, Tirinto, Troade, Cipro, ecc. Il sito più rappresentativo esplorato fino a oggi è Cnosso (vedi Creta) il quale non ha soltanto prodotto la più varia ma anche la più continua attestazione che va dal periodo neolitico al crepuscolo della civiltà classica. Prossima come importanza a Hissarlik, Micene, Festo, Haghia Triada, Tirinto, Phylakope, Paleocastro e Gournia.
Evidenza interna Strutture; le rovine di palazzi, ville palaziali, case, tombe costruite a cupola o a cista e fortificazioni (isole dell'Egeo, Grecia continentale e Anatolia nord-occidentale), ma non i diversi templi; i piccoli luoghi sacri, tuttavia, e i temene (recinti religiosi; i resti di uno essi venne probabilmente trovato a Petsofa vicino a Palekastro da J. L. Myres nel 1904) sono raffigurati su intagli e affreschi. Da fonti e da lavori di intarsio abbiamo anche rappresentazioni di palazzi e case. Decorazione strutturale; caratteristiche strutturali, come colonne, fregi e vari modanature; decorazione murale, come i dipinti con la tecnica dell'affresco, i rilievi e gli intarsi musivi colorati. Le tegole per il tetto furono anche occasionalmente impiegate, a Lerna e Akovitika nell'Antico Elladico,Joseph W. Shaw, La "casa del corridore" dell'Antico Elladico II: sviluppo e forma, American Journal of Archaeology, Vol. 91, No. 1. (gennaio, 1987), pp. 59-79 (72). e successivamente nelle città micenee di Gla e Midea.Ione Mylonas Shear, “Scavi sull'acropoli di Midea: risultati ottenuti dagli scavi greco-svedesi sotto la direzione di Katie Demakopoulou e Paul åström”, American Journal of Archaeology, Vol. 104, No. 1. (gennaio, 2000), pp. 133-134. Arredamento; (a) arredamento domestico, come vasi di ogni tipo e in molti materiali, dalle grandi giare per immagazzinamento fino ai minuti vasetti per unguenti; utensili culinari e di altro tipo; troni, sedie, tavoli, ecc., questi sono in pietra o di terracotta rivestita. (b) arredamenti sacri, come modelli o esempi effettivi di oggetti rituali; di questi noi abbiamo anche numerose rappresentazioni pittoriche. (c) arredamenti funerari, per es. bare in terracotta dipinta. Prodotti artistici; per es. oggetti plastici, intagliati nella pietra o avorio, fusi o martellati in metallo (oro, argento, rame e bronzo), o modellati in argilla, faenza, ma esistono molti esempi di lavori scultorei più piccoli. Vasi di tutti i tipi, intagliati scolpiti nel marmo o altre pietre, fusi o martellati in metallo o forgiati in argilla, questi ultimi in un enorme numero e varietà, riccamente decorati con schemi colorati, e talvolta con decorazioni a bassorilievo. Esempi di dipinti su pietra, opaco e trasparente. Oggetti incisi in gran numero per es. anelli incastonati e gemme; e un'immensa quantità di stampi d'argilla, presi da questi. Armi, utensili e attrezzi vari; in pietra, argilla e bronzo, e infine ferro, talvolta riccamente decorati o intarsiati. Nessuna armatura effettiva, eccetto quella cerimoniale e funeraria vicino al morto, come le corazze in oro nelle tombe a circolo di Micene o la completa armatura proveniente da Dendra. Oggetti di uso personale; per es. fermagli (fibule), spilli, rasoi, pinzette, ecc., spesso consacrati a una divinità, per es. nella caverna di Dictaea a Creta. Nessun materiale tessile è sopravvissuto se non impresso nell'argilla. Documenti scritti; per es. le tavolette di argilla e dischi (finora soltanto a Creta), ma niente di natura più deperibile, come pelle, papiri, ecc.; gemme intagliate e imitazione di gemme; legende scritte con pigmento su ceramica (rara); caratteri incisi su pietra o ceramica, che mostrano numerosi sistemi di alfabeti, ideogrammi o sillabogrammi (vedi Lineare B). Tombe scavate; a fossa, camera o thòlos, in cui il morto veniva adagiato, insieme a vari oggetti di uso comune e di lusso, senza cremazione, in bare o loculi o coperture semplici. Lavori pubblici; come i piani stradali pavimentati e a gradini, ponti, sistemi di drenaggio, ecc.
Evidenza esterna
Monumenti e documenti di altre civiltà contemporanee; per es. raffigurazioni di popoli stranieri negli affreschi egiziani; imitazione di tessuti e stili egei in terre non egee; allusioni ai popoli mediterranei in documenti egiziani, semitici o babilonesi. Tradizioni letterarie di civiltà successive; specialmente quella ellenica; come, ad esempio, quelle incluse nei poemi omerici, le leggende riguardanti Creta, Micene, ecc.; affermazioni riguardanti l'origine degli dei, culti e così via, trasmesse a noi da antiquari ellenici come Strabone, Pausania, Diodoro Siculo, ecc. Tracce di costumi, credenze, rituali, ecc; nell'area egea in un periodo successivo, in disaccordo con la civiltà dove si praticavano e che indicano la provenienza da sistemi più arcaici. Bisogna inoltre considerare possibili sopravvivenze linguistiche e anche fisiche. Micene e Tirinto sono i due siti principali la cui attestazione di una civiltà preistorica venne rimarcata tempo fa dai greci classici.
Scoperta Il muro di cinta e le torri della cittadella micenea, il suo ingresso con i leoni araldici, e il grande "Tesoro d'Atreo" lasciarono una testimonianza silenziosa per secoli fino all'arrivo di Heinrich Schliemann; ma si supponeva parlassero soltanto nell'ambito omerico, o, tutt'al più, riferivano di un primitivo inizio eroico della civiltà puramente ellenica. Fino a che Schliemann non espose i contenuti delle tombe, ubicate proprio dentro la cinta muraria; solo allora gli studiosi riconobbero lo stadio avanzato dell'arte al quale gli abitatori preistorici della cittadella erano pervenuti.
Ci fu, comunque, una buona quantità di altre attestazioni disponibili prima del 1876, che, essendo state collezionate e studiate in modo serio, possono non aver dato credito all'effetto sensazionale che eventualmente fece la scoperta delle tombe della cittadella. Sebbene fosse riconosciuto che alcuni tributari, rappresentati per es. nella tomba della XVIII Dinastia di Rekhmara nella Tebe egiziana, in atto di portare vasi con forme caratteristiche, fossero di una qualche razza del Mediterraneo, né essi però precisano l'ambiente naturale, né se il grado della loro civiltà potrebbe essere determinata dai pochi resti preistorici effettivi conosciuti nelle terre del Mediterraneo. Nemmeno gli oggetti egei che stavano giacendo all'ombra dei musei nel 1870, o pressappoco, fornirono una prova sufficiente riguardo ai fondamenti reali sottostanti ai miti ellenici dell'Argolide, della Troade e di Creta, sì da essere presi in modo serio. I vasi egei sono stati esposti sia a Sèvres che a Neuchâtel fin dal 1840 circa, la provenienza (cioè fonte o origine) essendo in un caso Phylakope, Milo, e nell'altro Cefalonia.
Ludwig Ross, l'archeologo tedesco amministratore designato alle antichità di Atene al tempo dell'instaurazione del Regno di Grecia, con le sue esplorazioni nelle isole greche dal 1835 in avanti, richiamava l'attenzione per alcuni antichi intagli, da allora in poi conosciuti come Inselsteine (in tedesco pietre dell'isola); ma fu solo verso il 1878 che C. T. Newton dimostrò che queste non erano prodotti frammentari fenici. Nel 1866 le strutture primitive vennero scoperte sull'isola di Therasia da cavatori che estraevano pozzolana, una cenere vulcanica silicea, per i lavori del Canale di Suez. Quando questa scoperta fu seguita nel 1870, sulla vicina Thera (Santorini), dai rappresentanti della Scuola di Francia ad Atene, fu trovata molta ceramica di una classe adesso nota che precede immediatamente il vasellame tipico del Tardo Egeo, e molti oggetti in pietra e in metallo. Questi furono datati dal geologo Ferdinand A. Fouqué, talvolta in modo arbitrario, al 2000 a.C., dalla considerazione fatta riguardo al sovrastante strato eruttivo.
Nel frattempo, nel 1868, le tombe a Ialysus sull'isola di Rodi hanno fruttato ad Alfred Biliotti molti vasi pregiati dipinti negli stili che furono chiamati più tardi il terzo e quarto "Miceneo"; ma questi, comprati da John Ruskin, e presentati al British Museum, destarono meno attenzione di quanto meritassero, supponendo che fossero di un qualche edificio locale asiatico di incerta data. Nemmeno vi fu una connessione immediatamente rivelata tra loro e gli oggetti trovati quattro anni più tardi in una tomba a Menidi in Attica e una tomba ad "alveare" tagliata nella roccia vicino all'Heraeum argivo.
Anche i primi scavi di Schliemann a Hissarlik nella Troade non destarono sorpresa. Ma la "Città Bruciata" del suo secondo strato, rivelata nel 1873, con le sue fortificazioni, vasi e un tesoro di oggetti in oro, argento e bronzo, che lo scopritore relazionava con essa, iniziò a destare una curiosità destinata di lì a poco ad espandersi lontano, fuori dal ristretto circolo di studiosi. Come Schliemann rinvenne, tre anni più tardi le tombe di Micene, la luce si riversò da tutti i lati sul periodo preistorico della Grecia. Fu riconosciuto che il carattere dell'edificio e della decorazione degli oggetti micenei non era quello di ogni altra ben-nota arte. Una vasta estensione temporale venne provata dall'identificazione delle Inselsteine e dei vasi di Ialysus con il nuovo stile, e ugualmente dalla collezione delle più antiche scoperte di Thera e Hissarlik. Una relazione tra gli oggetti d'arte descritti da Omero e il tesoro miceneo fu generalmente accettata, e un'opinione corretta prevalse sul fatto che, anche se certamente posteriore, la civiltà dell'Iliade fu una reminiscenza di quella micenea.