LEuropa nel XIII secolo consolidò le monarchie nazionali e visse un'epoca di grande sviluppo economico e sociale.
Francia e Inghilterra
La battaglia di Bouvines
Luigi VII di Francia e soprattutto Filippo II Augusto avevano consolidato il potere della monarchia francese, riformando la cancelleria e avvicinandosi ai ceti mercantili emergenti. Era però latente il problema del conflitto di poteri con il monarca inglese, che era parigrado al sovrano francese al di là della manica, e suo vassallo al di qua, per una larga fetta di territorio francese (Normandia, Maine, Aquitania, Guascona e Poitou). Al re inglese guardavano tutti gli aristocratici francesi che intendevano fare una politica autonoma rispetto a quella del loro re.
In Inghilterra, al tempo di Enrico II si erano avute varie lotte, compresa la ribellione dei suoi due figli, Riccardo Cuordileone e Giovanni Senzaterra, al padre stesso, senza però unirsi vista la loro forte discordia. Riccardo, di ritorno dalla terza crociata, si era ritrovato re per la morte del padre (1189) ed aveva subito dovuto domare una lotta dei feudatari capitanata da suo fratello. Quando Riccardo morì gli succedette Giovanni (1199), che iniziò una politica prudente che scontentò tutti, sia laici che ecclesiastici. Quando confiscò i beni dei secondi Innocenzo III lo scomunicò e solo un suo rinnovato omaggio feudale al pontefice poté annullare il provvedimento.
Sfruttando il momento di debolezza degli inglesi, il francese re Filippo Augusto dichiarò l'avversario "fellone" (cioè vassallo infedele), privandolo di tutti i feudi francesi tranne l'Aquitania: solo con la capitolazione di Rouen il re inglese fu costretto ad accettare la privazione (1204). Ma non si arrese subito; dopo essere intervenuto nelle dispute per la corona imperiale di Germania, a causa delle sue parentele, si preparò per una battaglia, che ebbe luogo a Bouvines il 24 luglio 1214. Vi presero parte anche i sostenitori tedeschi dell'uno e l'altro re (le cui lotte con i rispettivi candidati al trono si erano fuse con la contesa tra Francia e Inghilterra) e vinse la parte francese, il che permise al suo monarca di avviare un vero e proprio consolidamento dei territori della corona a dispetto dei suoi feudatari troppo indipendentisti.
L'Inghilterra nel XIII secolo
Giovanni nel frattempo subiva in Inghilterra pesanti critiche, che gli piovevano da tutti i ceti: gli ecclesiastici erano scontenti per le confische, come si è detto poco sopra, gli aristocratici per la politica oppressiva e per le promesse non mantenute per le quali avevano lottato al fianco del re, le città per le loro inascoltate richieste di maggior attenzione. Si arrivò dopo la sconfitta in battaglia a una vera e propria rivolta dei baroni inglesi, che riuscirono ad avere la meglio obbligando il sovrano a riconoscere i loro antichi diritti consuetudinari (dovere di consultarsi prima di imporre nuovi tributi, tribunali composti da loro pari, ecc.). Questi diritti vennero sanciti per iscritto, nella Magna Charta (1215), diventata celebre come prima carta "costituzionale", dove un sovrano limitava alcuni suoi poteri per dare stabilità al proprio regno. Il Magnum Concilium dei nobili venne istituito inoltre per assistere il sovrano a alcune funzioni governative e in particolar modo per controllare la politica fiscale: nel 1242 questa istituzione prese il nome di parlamento, una delle istituzioni che diventeranno universalmente fondamentali nella civiltà moderna. A quell'epoca però non si trattò di una rivoluzione, né una modernizzazione: era solo una riaffermazione di diritti tradizionali da sempre rivendicati dalla corona.
Una nuova rivolta si ebbe nel 1258 contro Enrico III, per il suo rigore fiscale e per il privilegio accordato ai suoi nobili favoriti provenienti dal Poitou. Il risultato fu l'emanazione delle provvisioni di Oxford (1259), che lo obbligavano ad ascoltare una commissione di baroni per le questioni amministrative. Ma le contese continuarono fino al 1265, quando venne finalmente istituito un consiglio di reggenza e un parlamento formato da due cavalieri per ciascuna contea e due rappresentanti per ciascuna città, con la prima comparsa dei ceti cittadini nella vita politica inglese.
Tensioni tra nobiltà e corona continuarono per tutto il secolo anche se non si giunse a nuovi scontri. Con la cacciata degli ebrei del 1290 si ebbe in risposta un massiccio afflusso di stranieri per interessi economici (soprattutto banchieri e mercanti anseatici e fiorentini). Si cercò anche di sfruttare le guerre civili della Scozia per estendervi il dominio inglese. In questo senso Edoardo I intervenne nelle contese facendo assegnare la corona scozzese a John Balliol, ma il suo successivo tentativo di impadronirsi del regno vide la rivolta popolare capeggiata dagli eroi nazionalisti William Wallace e Robert Bruce, i quali fondarono poi la dinastia Stuart (1371).
La Francia
Filippo Augusto, oltre alla vittoria di Bouvines, ebbe anche l'imperdibile occasione di allargare il suo dominio nelle ricche regioni del sud della Francia grazie alla crociata contro gli albigesi bandita da Innocenzo III nel 1209: in particolare poté abbattere il conte di Tolosa Raimondo VII, che gli si opponeva spregiudicatamente forte del possesso dei trafficati porti sul Mediterraneo e dell'alleanza con i re d'Aragona.
La lotta contro gli albigesi proseguì anche sotto Luigi VIII e Luigi IX. Luigi IX salì al trono dopo la reggenza di sua madre Bianca di Castiglia, la quale aveva attuato un'efficace politica matrimoniale dei suoi figli che permise l'alleanza con l'Aragona e la Provenza. Egli dovette sottomettere alcuni feudatari diventati troppo forti, come Tebaldo, conte di Champagne, e Raimondo, conte di Tolosa, oltre a scontrarsi nuovamente col re inglese (Enrico II d'Inghilterra) vincendolo nelle battaglie di Taillebourg (21 luglio 1242) e di Saintes (22 luglio 1242).
Una lunga tregua si ebbe nel paese dopo tali episodi, dando la possibilità al sovrano di dedicarsi alla settima crociata (1249-1250), che si risolse però in una catastrofe: Luigi IX, imprigionato dai musulmani, ottenne la libertà solo dietro pagamento di un forte riscatto. Il re si spostò quindi a San Giovanni d'Acri, dove trascorse quattro anni cercando di riorganizzare quello che restava del Regno di Gerusalemme, ma senza riuscirci. La notizia della morte della madre, reggente il trono in sua vece, lo fece rientrare in Francia.
Al suo ritorno si trovò coinvolto nelle dispute tra papato e regno svevo di Sicilia, dove ebbe un ruolo chiave suo fratello Carlo d'Angiò. Nel 1258 fece un trattato con il re inglese e nel 1259 diede al re aragonese la regione del Rossiglione in cambio della rinuncia a qualsiasi pretesa sulla Provenza e la Linguadoca.
A quel punto Luigi si dedicò alla riforma giuridica del paese e all'economia, con il conio di una moneta aurea e la fondazione del porto di Aigues-Mortes in Provenza.
Nel 1267 venne coinvolto dal fratello Carlo, ormai re di Napoli, in una nuova lotta contro i musulmani, in particolare contro quelli dell'Africa settentrionale che erano pericolosamente vicini al regno angioino nel sud dell'Italia. Partito per Tunisi, Luigi morì durante un'epidemia nel 1270. Fu canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297.
Suo figlio Filippo l'Ardito non aveva la forza del padre, ma seppe aggiungere ai possedimenti della corona le ricche contee della Champagne e di Tolosa. Egli venne coinvolto nelle lotte tra angioini e aragonesi dopo i Vespri siciliani e perì in battaglia nel 1285. Gli succedette il figlio Filippo IV il Bello, che iniziò una politica di rigore finanziario, obbligando i feudatari a pagargli un tributo al posto delle prestazioni militari, e istituì un supremo tribunale del regno chiamato "parlamento". Diede inoltre autonomia alle città, ma pretese l'indispensabile professione di fedeltà al sovrano per non ritrovarsi nelle stesse condizioni dell'imperatore tedesco con i Comuni italiani. Nel 1307 fece sopprimere l'ordine templare incamerandone le ingenti ricchezze.
Da un punto di vista di politica di allargamento Filippo guardò alle Fiandre, dove aveva interessi anche il re inglese, ma si dovette scontrare con i Comuni fiamminghi che lo batterono nella battaglia di Courtrai del 1302. Nondimeno, l'accordo tra i re inglese e francese lasciò isolati i fiamminghi, che si dovettero sottomettere spontaneamente alla Francia nel 1305.
La Castiglia, León, Galizia, l'Aragona-Catalogna e il Portogallo
La battaglia di Alarcos del 1195 aveva segnato una battuta d'arresto nella Reconquista, aggravato dalla contemporanea presa di Gerusalemme da parte del Saladino che aveva allarmato Papa Innocenzo III, nonostante si trattasse di due vittorie dei musulmani in nessun modo collegate se non dalla coincidenza, che si decise a tenere saldamente in mano almeno la situazione nella penisola iberica. Gli aquitani che avevano fatto voto per partire per la crociata vennero infatti autorizzati a commutare il voto per impegnarsi nella loro patria. La nuova spedizione in Spagna, dove parteciparono anche nobili francesi, si risolse con la grande vittoria alla battaglia di Las Navas de Tolosa del 1212: si aprivano così ai cristiani le porte del ricco sud andaluso. La capitale del califfato almohade, Cordova, cadde nel 1236 con la spedizione guidata da Ferdinando III il Santo. La Reconquista poteva dirsi conclusa, nonostante restasse il piccolo e civilissimo emirato di Granada.
Il Portogallo venne riconosciuto come regno autonomo dal papa nel 1139. La Reconquista però segnò un arretramento economico e sociale per la Spagna: i re di Castiglia non avevano alcun interesse a continuare e mantenere i sistemi di irrigazione e le variegate coltivazioni volute dagli arabi (agrumi, cereali e canna da zucchero), per cui le terre tornarono presto alla loro natura desertica. Inoltre scomparse l'armoniosa convivenza nelle città tra comunità ebraiche, musulmane e cristiane (mozarabi), con la cacciata dei primi due e la recessione per la scomparsa del ceto mercantile e artigianale ormai non più incoraggiati dall'autorità.
Il regno di Aragona si unì alla contea di Catalogna nel 1137, dove la forza delle città costiere non produsse un degrado come nel regno di Castiglia. Tra 1229 e 1235 furono assoggettate le isole Baleari e da allora si iniziò a configurare quella sorta di impero mediterraneo che avrebbe incluso la Sicilia dal 1302 e la Sardegna dal 1328, tramite sovrani suoi congiunti o direttamente. L'assegnazione pontificia della Sardegna agli Aragonesi segnò la fine dell'alleanza con Genova. Inoltre nel 1311 alcuni mercanti catalani conquistarono il ducato di Atene (1311), già dei Brienne, che venne offerto in feudo al re aragonese. Queste conquiste portarono la straordinaria espansione delle rotte dei mercanti catalani, a discapito delle rivali come Montpellier, Genova e Pisa.
La Germania e l'Impero
Il figlio di Federico II, Corrado IV, venne destinato a cingere la corona imperiale fin dal 1237, che si aggiunse alla corona ereditaria di Sicilia. Il meridione d'Italia comunque non era governabile dallo stesso Corrado, che lo cedette a suo fratellastro Manfredi. La situazione tedesca viveva un periodo di caos, con le potenti città mercantili del Reno (Magonza, Treviri, Colonia) avverse a Corrado e strette nella lega renana (dal 1247). La lega renana era in rapporti stretti con la vicina contea d'Olanda ed aveva offerto la corona di Germania al conte Guglielmo II d'Olanda fin dal 1248. Ci fu uno scontro tra i fautori di Guglielmo e quelli di Corrado (soprattutto le città tedesche meridionali), che fu vinto dai primi e fece sì che Corrado fosse costretto a lasciare il campo libero pur senza concedere le prerogative regie formali.
Allora Corrado si dedicò al Regno d'Italia, che gli spettava come "Re dei Romani" (la carica era inclusa a quella di Re di Germania), ma morì nel 1254 lasciando il figlio Corradino di due anni sotto la tutela di papa Innocenzo IV.