Piana degli Albanesi ( in arbëresh, Chiana in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia. È situata al margine di un altopiano montuoso, sul versante orientale del monte Pizzuta, prospiciente l'omonimo lago artificiale.

È il centro più importante e noto degli albanesi di Sicilia, nonché il più grande stanziamento arbëresh, dove da secoli risiede storicamente la più popolosa comunità albanese d'ItaliaNel secolo scorso Piana degli Albanesi contava in media abitanti. Nei primi anni venti è arrivata ad avere più di abitanti, dei quali molti emigrarono verso le americhe e successivamente il nord Europa. Una nutrita comunità di arbëreshë della Hora vive a Palermo ( secondo i dati riportati dalla Parrocchia italo-albanese di San Nicolò dei Greci alla Martorana). Come riportato da D. Tare in "Arbëreshët e Italisë dhe çështja shqiptare" (Università di Tirana, 2016): Kjo koloni përmbante rreth 12.000 banorë dhe shquhet si një ndër kolonitë me ndjenjat më të larta kombëtare (Questa colonia contava circa 12.000 abitanti e si distingue come una delle colonie con i più alti sentimenti nazionali).. Denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito greco-bizantino professato dai suoi abitanti, è sede vescovile dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa italo-albanese, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale.

Nel corso dei secoli è stata annoverata fra i maggiori centri attivi e influenti degli italo-albanesi, tutelando e coltivando la memoria storica dell'antica madrepatria. Oltre a essere il fulcro socioculturale, religioso e politico delle comunità arbëreshe dell'isola, ha mantenuto pressoché intatte le proprie peculiarità etniche, quali la lingua albanese, il rito greco-cattolico e i caratteristici costumi originari. Nell'età moderna ha ricoperto un ruolo significativo per i moti rivoluzionari e risorgimentali relativi all'unità nazionale d'Italia, ai movimenti regionali dei Fasci siciliani dei lavoratori e alla questione della "Rilindja" nazionale albanese nella lotta di liberazione dal dominio turco-ottomano. Tra il 1944 e il 1945, durata cinquanta giorni, Piana degli Albanesi divenne una Repubblica popolare indipendente. È, inoltre, tristemente nota per la strage di Portella della Ginestra (1947).

Contribuì notevolmente al progresso della cultura e della letteratura albanese con una nutrita schiera di intellettuali, avviando un decisivo processo della storia letteraria d'Albania. È considerata il luogo d'origine della letteratura arbëreshe, dalla quale nacque la prima opera albanese della diaspora (1592)Papàs Luca Matranga / Papa Lekë Matrënga (1567 – 1619) autore del libro "E Mbësuame e Krështerë" (Dottrina Cristiana) nella parlata albanese, Pontificio collegio greco di Sant'Atanasio, Roma 1592., e iniziatrice - fra '500 e ‘600 - della prima scuola europea nella quale si insegnava in lingua albanese. Nel 1903, inoltre, vi fu tenuto il terzo dei Congressi linguistici d'ortografia albanese, dove vennero dibattuti problemi linguistici, letterari e politici e si creò una Società Nazionale Albanese.

La sua antica tradizione musicale e canora bizantina fa parte del Registro Eredità Immateriali della Sicilia, istituito dalla Regione Siciliana e riconosciuto patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etno-linguistiche . Le attività economiche prevalenti sono il settore primario, l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato e il turismo.

Geografia fisica Il territorio comunale, delimitato per lo più da confini naturali ed esteso in direzione sud-est, ha un'estensione di circa 64,92 km² ed è inserito nella "riserva naturale orientata Serre della Pizzuta" e nel "lago di Piana degli Albanesi", di origine artificiale.

Territorio Sorge su un altopiano montuoso a 740 m s.l.m., la pianura della Fusha, che termina in una conca su cui poggia il bacino del lago omonimo. Contornata da quattro imponenti montagne (Pizzuta, Kumeta, Maganoce, Xëravulli) e da altri siti naturalistici (Neviere, Grotta del Garrone, Honi), è cinta dal verde dalla riserva naturale orientata Serre della Pizzuta.

L'abitato originario si sviluppò inizialmente sull'erto monte Pizzuta (Mali i Picutës), se nonché, a causa delle rigide temperature, gli esuli albanesi si trasferirono poco più a valle, in prossimità della pianura sottostante, sulle falde della collinetta Sheshi, sotto l'aggregato roccioso Shkëmbi.

Piana degli Albanesi è inserita nei beni territoriali del WWF e negli itinerari escursionistici denominati Sentiero Italia, che si propongono di stabilire un legame tra sud e nord d'Italia seguendo il filo conduttore delle antiche vie di comunicazione della montagna.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.

Orografia Il territorio è delimitato da confini naturali, i monti di Piana degli Albanesi, un sistema di alture che sovrasta l'abitato formando un anfiteatro naturale, comprendendo il bacino del lago di Piana degli Albanesi. Circa i tre quinti della sua estensione si trovano in zone collinari, mentre il restante appartiene ad una zona tipicamente montana. Il paesaggio montano è composto da rilievi di natura carbonatica, con prevalenza di dolomie, che derivano da processi carsici di epoca mesozoica.

Le principali cime del territorio di Piana degli Albanesi sono: Monte Pizzuta / Mali i Picutës (1.333 m) Mali i Xunxeles (884 m) Monte Argòmazit / Mali i Argomëzit (1.030 m) Maja e Tulit (997 m) Monte Saràvulli / Mali i Xëravullit (1.246 m) Pizzo Garrone / Maja e Gharrunit (1129 m) Pizzo PèlavetLetteralmente dall'albanese "Pizzo, Altura delle Cavalle". / Maja e Pelavet (1.279 m) Rahji i Dushait (923 m) Serre della Ginestra (1101 m) Monte Kùmeta / Mali i Kumetës (1.233 m) Monte Maganòce / Mali i Maghanuçit (902 m)

Appartengono alla stessa catena montuosa sud-orientale e al comune di Piana degli Albanesi: il monte Giuhài / mali i Xhuhait (968 m), monte Leardo / mali i Leardi (815 m), cozzo Sant'Agata / guri Shën Arhta (998 m), il massiccio o monte Rossella / mali i Rruselës (1.029 m), Cozzo del campanaro (972 m). Pizzo Parrino / maja e Priftit (977 m) e Guri i Busheshit / Cozzo Buscesci (827 m), anch'essi della stessa catena montuosa, fanno parte del territorio comunale limitrofo di Santa Cristina Gela.

Il monte Pizzuta, in direzione est-nord rispetto all'abitato, per l'imponenza della sua conformazione orografica nonché per la ricchezza della vegetazione e della fauna, ha un fascino particolare. È possibile visitarla mediante diversi itinerari naturalistici che, partendo dalla strada che porta all'antica chiesa rurale della Madonna Odigitria, portano alle sue vette, alla Grotta del Garrone, alle Neviere fino a Portella della Ginestra.

Il monte Kumeta, posto in direzione ovest-sud, è un massiccio roccioso che custodisce numerosi fossili e presenta una vegetazione di muschi e licheni. Nel prospetto in parte rivolto verso Piana degli Albanesi la montagna riporta alcuni segni, ancora visibili, lasciati dalle cave di marmo. I toni cromatici vanno dal bianco fiorito, al rosa, al Rosso Kumeta o Montecitorio, cosiddetto perché le colonne del Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento nazionale a Roma, sono state realizzate con questo marmo. Il monte Maganoce, situato a sud-est sul versante del lago opposto all'abitato, presenta una particolare forma a dorso d'elefante sormontata da un fitto bosco. Il monte Xeravulli, ubicato accanto alla Pizzuta in direzione nord-est, è ricco di vegetazione e chiude idealmente la "corona" dei monti.

Idrografia Il territorio è caratterizzato da sorgenti e attraversato da vari fiumi e torrenti ricchi d'acqua: in particolare il fiume Gjoni, uno dei due fiumi del centro abitato che attraversa il monte Xëravullit e scorre oggi sottoterra per sfociare nel lago, e il fiume Honë (nome locale del Belice Destro, lett. insenatura, gola), sbarrato da una diga negli anni venti per la realizzazione del lago di Piana degli Albanesi, dal 1999 Oasi naturale protetta e salvaguardata dal WWF. All'interno del territorio comunale si trova il lago Scanzano, anch'esso artificiale.

Clima Piana degli Albanesi si trova in un altopiano circondato da alte montagne ed è soggetta ad un microclima particolare. Le estati sono mediamente calde e soleggiate, ma più ventilate che nel resto dell'isola grazie alle brezze montane. Gli inverni sono generalmente freddi ma piuttosto variabili a seconda delle annate, ventosi e parzialmente nuvolosi, con periodi nevosi anche rigidi. Diversamente dalle zone circostanti, l'umidità è alta e la piovosità è più abbondante. Durante l'anno, la temperatura in genere va da 5 °C a 27 °C ed è di rado inferiore a 2 °C o superiore a 30 °C.

Classificazione climatica da Confedilizia (classificazione legale per il consumo energetico): zona D, 1711 GG.

Origini del nome

Piana degli Albanesi è stata nella storia variamente denominataBisogna distinguere le denominazioni usate dai suoi cittadini, diverse da quelle date dai paesi limitrofi. Nella licentia populandi concessa nel 13 gennaio 1487 agli esuli albanesi, Piana degli Albanesi è circoscritta come Casale Planicili Archiepiscopatus Montisregalis o Piana dell’ArcivescovoRiferito al territorio concesso agli albanesi, dopo gli accordi stipulati e le tasse decise, dall'arcivescovo di Monreale, nome riportato da Tommaso Fazello in De Rebus Siculis Decades Duae., ma fin dalla sua fondazione l'abitato fu ufficialmente conosciuto in latino "Nobilis Planae Albanensium Civitas"L'acronimo S.P.Q.A. (Senatus Populus Que Albanensis), ovvero N.P.A.C. (Nobilis Planæ Albanensium Civitas), si trova nelle fontane più antiche (ad es. Fusha e Pontit e Kroi me një gojë), nell'antica Matrice (entrata laterale della parrocchia di San Giorgio M.) e nel gonfalone comunale.. Questa denominazione mutò in Nobilis Planae Graecorum Albanensium Civitas, con l'inserimento di Graecorum che indicava per i contadini forestieri il rito bizantino (noto come rito greco) professato della popolazione albanese (bizantino-greco e non romano-latino). Nei secoli, erroneamente, nell'uso catastale e abituale delle popolazioni limitrofe siciliane, rimase il nome di Piana dei Greci, data anche dal solito equivoco d'identificazione degli arbëreshë confusi come greci per il greco antico utilizzato nella liturgiaVito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Volume II, Tipografia Pietro Morvillo, Palermo, 1856, p. 346.Numerosi sono stati i religiosi italo-albanesi da tutte le colonie di Sicilia (es. Giorgio Guzzetta, Paolo Maria Parrino, Nicola Figlia e Nicolò Chetta, ecc.), rappresentanti la chiesa cattolica di rito bizantino presente nell'Italia meridionale, che hanno dimostrato ed esposto la distinzione etnica ma anche storica tra "greci" e "albanesi", venendo ad essere poi comunemente accettata e ufficializzata, a partire dai documenti papali già nel sec. XVIII.