Valdeblore (in italiano nel XIX secolo Valdiblora^ Guglielmo Stefani, Dizionario generale geografico-statistico degli Stati sardi, Torino, Pomba, 1855, p. 1284.) è un comune francese di 835 abitanti situato nel dipartimento delle Alpi Marittime della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
Geografia fisica Il comune di Valdeblore raggruppa parecchi villaggi della "Val di Blora" (Val de Blore): "Saint-Dalmas" (San Dalmazzo ed in occitano alpino Sant Darmàs): ancora chiamato "Saint-Dalmas de Valdeblore" (San Dalmazzo Valdiblora) per distinguerlo da Saint-Dalmas-le-Selvage (San Dalmazzo Selvatico o San Darmas dal Plan nella parlata locale); "La Roche" (La Rocca in italiano ed in occitano alpino La Ruòcha o La Rouòchò); "La Bolline" (in occitano alpino La Bolina ed in italiano Bollina); Mollières (in italiano Molliera ed in occitano alpino Molièras, terra bagnata, e quindi molle (mouillée): al giorno d'oggi spopolata, dopo esser stata ceduta dall'Italia alla Francia con il Trattato di Parigi del 1947; "La Colmiane" (Colmiana) dall'occitano alpino "la Cuòla miana", cioè Collina mediana o Colle di mezzo, ad indicare il monte situato tra i fiume Vésubie ed il fiume Tinée: è una stazione di sport invernali. "Lu Cuol" sta in occitano vivaro-alpino per "colle", e designerebbe invero nel caso specifico più un passaggio tra i due fiumi che una montagna.
Origini del nome Il comune di Valdeblore durante la sua lunga appartenenza plurisecolare, insieme al Contado di Nizza, fin dal 1388, dapprima alla Contea di Savoia, poi al Ducato di Savoia ed infine dal 1720 al 1860 al Regno di Sardegna e Piemonte sotto la dinastia di Casa Savoia, si è chiamato con alterna grafia in lingua italiana, Val di Blora, Val-di-Blora e Valdiblora.Odiernamente in occitano vivaro-alpino o "gavot" si chiama Val de Blora ed è pronunciato Val de Bluro.Gli abitanti sono detti Valdeblorois in francese e Valdéblourenc (Bouliniè, Rouchiè, san Darmaiè) in occitanoEn occitan: Valdéblourenc (Bouliniè, Rouchiè, san Darmaiè) li soubriqué soun Moutès per li boulignès, manaïrouns per li San darmaiès e li Rouchiès soun li banés.
Storia La storia di Valdiblora è conosciuta sin dall'inizio dell'XI secolo: Il primo signore di Val di Blora ha nome "Rostagno" (Rostaing) di Thorame, che ha due fratelli, "Aldeberto" che ha possedimenti nel nord delle Alpi Marittime e nella vallata del fiume Verdone, ed "Abellone", conte d'Apt.Lo storico nizzardo Cais di PierlasCaïs de Pierlas, Le XI siècle dans les Alpes Maritimes. aveva mostrato che i due "Rostagni" (Rostanhi) erano figli di "Garac", anch'egli discendente da "Grifo", conte di Glandèves fin dal 950."Rostagno di Thorame" appare nel 1009 in una donazione alla chiesa di Santa Maria di Moustiers d'un manso, piccola tenuta terriera a Thorame, che ha sposato una figlia del visconte di Nizza, la quale gli ha portato in dote il feudo d'Aspromonte, e la coppia ha avuto un figlio, Renardo (Rainart). Nel 1056, Renardo Rostagni (Rainart Rostaing), sua moglie Adalaxia, i suoi figli Feraudo, Guglielmo e Pietro, donano le tre chiese di Poggio Acuto (églises de Puy-Agut) poste sul territorio di Thorame Bassa all'abbazia di San Vittore di Marsiglia (Abbaye Saint-Victor de Marseille). Nel 1060, i medesimi vendono all'Abbazia di San Dalmazzo di Valdiblora (Abbaye Saint-Dalmas de Valdeblore) un orto-giardino, un prato, degli uomini, delle pecore del gregge od armento signorile, alcuni diritti di pastura sul prato d'Aspromonte.Si legge nell'atto di vendita la prima menzione d'un priore di "San Dalmazzo di Valdiblora", un monaco tedesco Alemanus monachus. Verso il 1060, il chartario dell'abbazia di San Ponzio di Nizza (Abbaye Saint-Pons de Nice), Renardo Rostagni (Rainart Rostaing) fa donazione d'un vasto territorio alpestre delimitato a settentrione dalle cime fino al ruscello che zampilla dalla montagna di Salèze, che poi piega a levante sino al fiume Vésubie, che costeggia lambendolo a mezzodì e verso ponente fino al ruscello che sgorga dalla collina Dalbazina, presso la Cappella d'Andobio. Nel 1067, Renardo Rostagno (Rainart Rostaing) o Rostagni (Rostainy) rende al Vescovo di Nizza Raimondo I le decime che la sua famiglia aveva confiscate a Venanson, “Anduebis“, “San Dalmazzo di Blora“ (Saint-Dalmas de Bloure) e "Pedastas", antico Castrum abbandonato nel XIII secolo come Anduebis, corrispondente al villaggio odierno di Saint-Donat, Rimplas, "Falcario" (attuale villaggio di Robione), Roure, Isola, Saint-Étienne-de-Tinée, Saint-Dalmas-le-Selvage.Tale atto, in cui sono citati come testimoni Rostagno di Gréolières e Mirone, visconte di Sisteron, permette di vedere che Renardo Rostagni (Rainart Rostaing) è signore dell'alta Val Vésubie, della "Val di Blora" e dell'alta Val Tinée.Il vescovo di Nizza gli riconosce tale diritto, perché Renardo Rostagno gli restituisce col medesimo atto, la metà delle decime, ma così i Rostagni possiedono anche "Thorame" ed Aspromonte nell'alta valle del Verdone.Alla morte di Renardo Rostagni, i suoi beni sono spartiti tra i suoi figli: il "maggiore", Feraudo (Féraud) si stabilisce a Thorame, il cadetto Guglielmo è signore della "Val di Blora", il minore Pietro è probabilmente signore dell'alta valle del Tinea. Nel 1109, Guglielmo Rostagni ha con sua moglie Advenia due figli, Bertrando ed Ugo. Da tale data si possiede un atto concernente il cadetto Ugo che diviene canonico a Nizza, il quale dona alla chiesa nizzarda il quarto delle rendite di Venanson, gli uomini ch'egli ha a San Dalmazzo di Blora ed a Pedastas, nonché i pascoli di tali luoghi, mentre suo fratello Bertrando, primogenito, è senza dubbio a sua volta signore di Val di Blora. Nel 1249, Raimondo Rostagni, signore di "Val di Blora", apparentato e fedele al conte di Ventimiglia, si rende a Genova come ambasciatore del conte di Ventimiglia per concludere una tregua con il podestà Alberto Malavolta.Nell'accordo, il conte di Ventimiglia si riservava l'alta valle del fiume Roja, la quale cercava di possedere anche il Conte di Provenza, Carlo I d'Angiò, re di Sicilia.La volontà di re Carlo I di Sicilia, conte d'Angiò, va a scontrarsi con una coalizione di signori provenzali diretta da Bonifacio di Castellana e da Ugo, ottavo signore di Baux-de-Provence dal 1240 al 1270, figlio di "Barrale dei Balzi" (Barral I di Baux), per cui Castellana è assediata dal conte di Provenza e viene presa nel 1262, anche se il conflitto continua nell'est della Provenza fino al 1276. Nel 1256, dopo più d'un secolo senza tracce scritte dei "Rostagni", si rileva in un atto il nome di Guglielmo Pietro, già morto nel 1256, e quello di suo figlio, Raimondo Rostagni, che gli è succeduto nel feudo di "Valdiblora".Egli possiede anche Clanzo, La Torre, Rimplas, San Salvatore, Roure, la meta d'Aspromonte.Dal suo matrimonio con Aicarda, dei signori di Castelnuovo di Conti, possiede il terzo di tale feudo. Nel 1271, si ha la prima menzione del villaggio della "Rocca". Nel 1276, il Conte di Provenza chiede al suo siniscalco, Gualtiero (Gautier) d'Aulnet, di catturare, vivi o morti, i capi della rivolta, Pietro Balbo di Tenda, parente di Raimondo e Feraudo Rostagni di San Salvatore. Nel 1298, muore Raimondo Rostagni, dopo che suo figlio era morto prima di lui, ed i suoi beni sono spartiti fra il nipote Aldeberto Rostagni ed i suoi fratelli. Aldeberto è signore di Valdiblora e possiede anche Rimplas, San Salvatore, Marie e Roure, ha due figli ed una figlia che portano il soprannome di "Balbo", Pietro Balbo, Filippo Balbo e Giovanna Balbo.Aldeberto ha anche un'altra figlia, Sibilla, dama di Clanzo, che ha sposato Giovanni di Revesto (Jean de Revest), signore di Lambesc, apparentato ai signori di Gréolières, ed a partire da tale data la famiglia Rostagno ha abbandonato il nome originario del suo casato per quello di Balbo per una ragione sconosciuta. Al 1320, risale il primo atto che cita il villaggio della "Bollina" con la "Rocca" e "San Dalmazzo" che hanno dovuto essere fondate nel XII secolo, ed a partire da tale data i toponimi delle località d'Anduébis e di Pédastas spariscono. Verso il 1350, Pietro Balbo, discendente diretto dei Rostagni, è signore di Valdeblora, di Maria, di Rimplas, di San Salvatore e di Roure, ed egli dovrà subire le conseguenze dell'opposizione dei due eredi della regina Giovanna I di Napoli, contessa di Provenza.Approfittando della debolezza della contessa, i signori si rivoltano contro di lei, coalizzati attorno ai conti di Ventimiglia, fra cui Pietro Balbo, ma essi sono battuti e devono accettare le condizioni della pace, che è firmata il 14 dicembre 1353 tra Guglielmo Lascari e Guido Flotta, vicario di Sospello, rappresentante il siniscalco di Provenza Raimondo III d'Agoult (1271-1353).Pietro Balbo perde così le sue signorie, di Valdeblora nel 1352, di Roure nel 1353 e di Saint-Sauveur-sur-Tinée nel 1358. Nel 1353, Valdiblora è infeudata a Guido Flotta, vicario di Sospello e Roure appartiene al conte di Provenza dal 1355, e nel 1373, Andarone Badat di Nizza ha acquistato la metà della signoria di San Salvatore dalla contessa di Provenza. Nel 1369, la regina Giovanna I di Napoli, della famiglia d'Angiò, contessa di Provenza, perdona i Conti di Ventimiglia e restituisce i loro beni in tutta la vicaria di Sospello, e così Pietro Balbo è lavato dal delitto di lesa maestà. Nel 1376, Pietro Balbo, già Rostagni, presta omaggio alla regina Giovanna ed è qualificato del titolo di signore di Rimplas e di cosignore di San Salvatore, ma non ha dunque recuperato i suoi beni nella "Valdiblora". Nel 1382, la regina Giovanna viene assassinata. Pietro Balbo è favorevole a re Luigi I di Napoli del ramo d'Angiò-Valois, Giovanni Grimaldi di Boglio (Jean Grimaldi de Beuil) è invece favorevole a Carlo d'Angiò-Durazzo.L'opposizione a Carlo di Durazzo condurrà Baldassarre Spinola, siniscalco di Provenza che l'ha nominato, ad inviare il 7 gennaio 1384 il suo luogotenente "Pons" di Ferres per mettere sotto sequestro tutti i beni feudali dei "Balbo".Giovanni Grimaldi riceve il salario del suo appoggio a Carlo di Durazzo il 13 aprile 1384 con il dono del castello e del feudo di Roure ed il 15 gennaio 1385 quando ottiene i diritti feudali dei Balbo su Rigaudo e su Toetto.
Periodo Savoiardo (1388-1860) Ciò nonostante, nel contempo, Giovanni Grimaldi prepara il suo tradimento cominciando a discutere con il Conte di Savoia. Avendo Luigi II d'Angiò e sua madre Maria di Blois-Châtillon preso il controllo dell'Unione d'Aix, Pietro Balbo riprende il combattimento nel valle del Tinea e s'impadronisce del castello di Roure.Nel 1387 Giovanni Grimaldi s'è fatto nominare siniscalco di Provenza da Ladislao I di Napoli, del ramo Angiò-Durazzo e così egli è il padrone della Provenza orientale.Giovanni Grimaldi potrà ben presto preparare la Dedizione di Nizza alla Savoia ed il trasferimento della sovranità dai Conti di Provenza ai Conti di Savoianel 1388.Il 12 settembre 1388, il Conte di Savoia Amedeo VII è ricevuto a Barcellonetta dai Grimaldi, il 15 settembre è a Santo Stefano di Tinea ed il 28 settembre all'abbazia Saint-Pons di Nizza dove riceve l'omaggio delle comunità del Paese Nizzardo.Nel suo viaggio il Conte di Savoia ha dovuto evitare Valdiblora tenuta da Pietro Balbo, che viene però spossessato dei suoi feudi da Amedeo VII, così come sono pure spossessati tutti i feudatari fedeli al partito angioino, i Poggetto di Poggetto Tenieri e Poggetto Rostagno, i Castellana di Castellane, i Glandèves d'Entrevaux, i Revesto di Torretta, al pari dei Barra di Santo Stefano di Tinea, i De Flotta d'Ascroso, i Tornaforte di Lantosca, e sono proprio i Grimaldi di Boglio che riceveranno ben presto certuni dei feudi confiscati.