La censura è il controllo della comunicazione da parte di un'autorità, che limita la libertà di espressione e l'accesso all'informazione con l'intento dichiarato di tutelare l'ordine sociale e politico. Il culmine della mentalità e dell'attività censoria si raggiunge nel Novecento.

Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli, ad esempio la corrispondenza privata. Storia Prima dell'invenzione della stampa, un'opera scritta, una volta creata, poteva essere fisicamente moltiplicata solo mediante una copiatura manuale altamente laboriosa e soggetta a errori. Non esisteva alcun sistema elaborato di censura e controllo sugli scribi, che fino al XIV secolo erano limitati alle istituzioni religiose, e le loro opere raramente causavano controversie più ampie. In risposta alla stampa e alle eresie teologiche che essa permetteva di diffondersi, la Chiesa cattolica romana si mosse per imporre la censura. La stampa consentiva più copie esatte di un'opera, portando a una circolazione più rapida e diffusa di idee e informazioni. Le origini della legge sul copyright nella maggior parte dei paesi europei risiedono negli sforzi della Chiesa cattolica romana e dei governi per regolamentare e controllare la produzione delle stampanti.

Nel 1501 Papa Alessandro VI emanò un bolla contro la stampa di libri senza licenza. Antesignana della censura preventiva, tuttavia, può essere considerata la bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515 : Inter Sollicitudines.

Nel 1559 papa Paolo IV promulgò lIndex Expurgatorius, ovvero Elenco dei libri proibiti. LIndex Expurgatorius è l'esempio più famoso e duraturo di cataloghi di "libri cattivi" pubblicati dalla Chiesa cattolica romana, che presumeva di avere autorità sui pensieri e sulle opinioni private e sopprimeva le opinioni che andavano contro le sue dottrine. LIndex Expurgatorius era amministrato dall'Inquisizione romana, ma applicato dalle autorità governative locali, e ha avuto 300 edizioni. Tra gli altri, bandì o censurò libri scritti da René Descartes, Giordano Bruno, Galileo Galilei, David Hume, John Locke, Daniel Defoe, Jean-Jacques Rousseau e Voltaire.

Mentre i governi e la chiesa incoraggiavano la stampa in molti modi, perché consentiva la diffusione della Bibbia e delle informazioni governative, anche le opere di dissenso e critica potevano circolare rapidamente. Di conseguenza, i governi stabilirono controlli sugli stampatori in tutta Europa, richiedendo loro di avere licenze ufficiali per commerciare e produrre libri.

Nel 1557 la corona britannica pensò di arginare il flusso di libri sediziosi ed eretici fondando la Stationers' Company. Il diritto di stampare era limitato ai membri di quella corporazione. Trent'anni dopo, la Star Chamber fu istituita per limitare le "grandi enormità e abusi". Il diritto di stampa era limitato a due università e alle 21 tipografie esistenti nella città di Londra, che aveva 53 macchine da stampa. Quando la corona britannica prese il controllo della fonderia di caratteri nel 1637, gli stampatori fuggirono nei Paesi Bassi.

La libertà di stampa cessò di essere regolamentata in Inghilterra nel 1695, quando il "Licensing Order" del 1643 fu lasciato scadere dopo l'introduzione del Bill of Rights del 1689, subito dopo la Gloriosa Rivoluzione. L'emergere di pubblicazioni come Tatler (1709) e Spectator (1711) è considerato il merito della creazione di una "sfera pubblica borghese" in Inghilterra che consentiva il libero scambio di idee e informazioni.

Altri governi tentarono di centralizzare il controllo come “minaccia” della diffusione della stampa. La corona francese represse la stampa e lo stampatore Etienne Dolet fu bruciato sul rogo nel 1546.

Il confronto con l'autorità rese gli stampatori radicali e ribelli, con 800 autori, tipografi e commercianti di libri incarcerati nella Bastiglia di Parigi prima che fosse presa d'assalto nel 1789. Tipologia

I tipi di censura si possono suddividere in base a diversi criteri: soggetti, materie e tematiche da censurare, tipo di medium su cui si applica la censura, tecnologie usate per censurare, modalità di censura (per esempio: censura preventiva, censura mediante forme di disturbo e/o di comunicazione sufficientemente invasiva), tipi di rapporto di forza attraverso cui si commette censura (forza bruta, minaccia, ricatto, corruzione, ecc.), grado di evidenza della censura (per esempio: spazi bianchi, "bip" nel sonoro, avvisi nella navigazione su Internet), grado di perfezione nel nascondere le tracce della censura nascosta, tipo di organizzazione che effettua la censura (organizzazioni dipendenti dallo Stato [anche indirettamente attraverso finanziamenti], associazioni per delinquere, forme ibride tra queste due), grado di legittimazione dell'atto di censurare.

Censura repressiva

La censura di tipo repressivo colpisce successivamente alla diffusione del "testo", sia esso carta stampata, programma televisivo, film, ecc. Ciò avviene tramite il suo sequestro.

Censura preventiva La censura preventiva avviene prima della divulgazione dell'oggetto, tramite un controllo delle autorità delegate di esso, dunque non è mai presente la divulgazione del testo non censurato.

Censura militare La censura militare impedisce ai singoli soldati di esprimere opinioni e divulgare informazioni che possano mettere in cattiva luce l'istituzione militare o comprometterne la sicurezza.

Censura politica

Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare alcuni argomenti attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.

Censura rivoluzionaria Nonostante la solenne Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino garantisse la libertà di espressione, e con ciò di stampa, come diritto fondamentale inderogabile, durante il periodo rivoluzionario la repressione della stampa fu all'ordine del giorno.

Se già Robespierre sottopose a rigido controllo tutte le pubblicazioni (facendo sequestrare in molti casi giornali di opposizione come il Vieux Cordelier), il Direttorio represse aspramente qualunque dissenso, facendo ampio uso dell'esercito per debellare sia la montante protesta monarchica sia quanto restava dell'estrema sinistra post-giacobina.

Con l'avvento del governo napoleonico la repressione si fece ancora più stringente. La scelta del primo console fu di salvare l'apparenza di questa libertà, mentre ne minava la sostanza.

La tecnica utilizzata fu l'ampio uso dei divieti legali con riserva di autorizzazione: relativamente alla stampa, nessun titolo poteva essere creato se non dietro autorizzazione dell'esecutivo. Ne conseguì la scomparsa massiccia soprattutto dei giornali: ne furono autorizzati pochissimi (un decreto del 1810 ne avrebbe lasciato in vita uno solo per dipartimento), tutti collocati sulla linea della più completa ortodossia governativa.

Oltre a ciò venne attivata anche una censura preventiva affidata al ministro di Polizia, e nel 1810 lo Stato si sarebbe arrogato il diritto di stampa. Era insomma la fine di qualsiasi spazio per il dibattito politico. Come recitava l'art. 9 del Decreto delle stampe e librerie, emanato il 30 novembre 1810 per il Regno d'Italia, e costruito sul modello della legge francese, è «proibito di nulla stampare o fare stampare che possa offendere i doveri dei sudditi verso il sovrano o gl'interessi dello Stato».

Se a tutto questo si aggiunge la presenza sul territorio, ovunque nell'impero, di reparti militari, e la determinazione con cui, in caso di necessità, questi furono utilizzati per fini di polizia interna, si vede come sia stato del tutto calzante il giudizio di "Stato di polizia" attribuito alla realizzazione napoleonica.

Censura "soft" Un report del 2015 dell'Associazione mondiale della carta stampata (WAN-IFRA) e del Center for International Media Assistance (CIMA), nel descrivere la situazione della censura in Serbia, ha definito e descritto l'emergere di una nuova forma di censura, denominata "censura soft". L'espressione, utilizzata per la prima volta nel 2005 in un report della Open Society Justice Initative, si riferisce a una serie di pratiche e schemi che mirano a influenzare i media senza ricorrere all'interdizione legale, alla censura diretta e alla minaccia economica diretta. Questo tipo di pressioni include l'allocazione discriminatoria e selettiva dei fondi pubblici, l'abuso di potere ed ispezioni opache e discrezionali.

Censura religiosa La censura religiosa è presente in molte religioni sia in passato sia oggi. In ambito cristiano possiamo indicare il testo Contro i cristiani di Porfirio come prima vittima della censura cristiana; tre diversi imperatori cristiani infatti condannarono il testo alla distruzione e di esso ci sono pervenuti solo pochi brevi estratti. Un celebre strumento di censura individuale fu la mordacchia applicata all'eretico Giordano Bruno prima della sua esecuzione (ordinata dallo Stato Pontificio) sul rogo, per impedirgli di parlare prima di morire.

L'esempio storico per antonomasia della censura religiosa e specificamente cattolica è l'Indice dei libri proibiti, redatto a seguito del Concilio di Trento e abolito nel 1966. Nell'elenco dei libri proibiti si trovano soprattutto trattati astrologici, testi misogini e contro il matrimonio e, nel Novecento, testi nazionalsocialisti ("Il Mito del XX secolo" di Alfred Rosenberg) e "fascisti" (L'Opera omnia di Gabriele D'Annunzio introdotta da Mussolini, "Il catechismo del Balilla" e il primo testo razzista di un italiano, "Il razzismo" di Giulio Cogni del 1937). Non mancano tuttavia opere di grandi poeti, la cui sensibilità era in dissonanza con quanto affermato dalla Santa Sede, come Leopardi e Foscolo, né di grandi scrittori, scienziati e filosofi, tra cui, per citare solo qualche nome, Galileo Galilei, Stendhal, John Locke, Voltaire, Immanuel Kant, Niccolò Machiavelli, Alexandre Dumas e Blaise Pascal. Le loro teorie, opere o idee erano in contrasto con quanto emanato dalla Chiesa, e per questo "meritevoli" di censura. Il Sant'Uffizio copriva poi del segreto anche alcune delle sue comunicazioni, sanzionandole a pena di scomunica, come notato da Leonardo Sciascia citando le varie clausole contenute nella corrispondenza con il vescovo Angelo Ficarra.Sub secreto S. Officii: Violatio huiussecreti, quocumque modo, etiam indirecte commisa, plectiturexcommunicatione a qua nemo, ne ipse Eminentissimus Maior Poenitentiarius, sed unus Summus Pontifex absolvere potest (Sotto il segreto del Sant'Uffizio: la violazione di questo segreto, in qualunque modo, anche indirettamente commessa, è colpita dalla scomunica, dalla quale nessuno, nemmeno lo stesso Eminentissimo Penitenziere Maggiore, ma soltanto il Sommo Pontefice può assolvere), mentre quella del 16 luglio 1954, in cui si insisteva sul medesimo invito in maniera perentoria ed ultimativa, ne conteneva un'altra: Sub secreto pontificio ().

Censura nelle carceri Nei sistemi carcerari la censura serve a impedire che persone sottoposte a restrizione della libertà possano, attraverso i mezzi di comunicazione loro solitamente concessi (telefono, corrispondenza, colloqui con i familiari), continuare a delinquere.

Censura morale ed estetica