Orsogna è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.
Insieme ai comuni di Arielli, Canosa Sannita, Filetto e Poggiofiorito ha fatto parte dell'Unione dei comuni della Marrucina fino al 31 dicembre 2012, quando l'ente associato è stato sciolto. È rinomata per la Festa dei Talami, Quadri biblici viventi, antichissima tradizione che si rinnova ogni anno la mattina del Martedì in Albis (martedì dopo Pasqua) e la sera di Ferragosto.
Dagli anni '90 si è sviluppata notevolmente la sua fama per la produzione di olio e vino.
Origini del nome "Orsogna" pare derivare dal nome arcaico di una sua contrada sita nella Valle del Moro presso l'abitato della contrada Rissogna, vale a dire l'odierna contrada Fraia.
Nel XIII secolo compare denominata come Ursonna nella "Historia Diplomatica Federici Secundi" come sede di custodia di prigionieri della Battaglia di Cortenuova vinta da Federico II contro i liberi comuni lombardi nel 1237.
Lo stemma del paese, risalente probabilmente al XVI secolo o comunque successivo all'epoca rinascimentale, è un esempio di "stemma parlante", tipologia classificata e ben nota all'araldica storica: quando i Comuni cominciarono a costituirsi come enti politici ed economici veri e propri nell'Italia basso-medievale e rinascimentale, si diedero una spiegazione toponomastica spesso elementare e priva di aderenze con la realtà storica, ancora ignota; in questo caso la presenza di orsi nel territorio sembrò il fatto più plausibile, poiché la vicina Maiella ne è sempre stata ricca, e dunque un orso rampante venne scelto come emblema del Comune, che si sarebbe chiamato Orsinia e poi Orsonia, per diventare infine Orsogna, dalla leggendaria presenza di una famiglia di orsi in un non meglio identificato remoto passato.
Nel XVIII secolo, quando la nuova ricerca storica di stampo illuminista cominciò ad occuparsi in maniera scientifica dello studio delle fonti, alcuni studiosi locali avanzarono l'ipotesi che il nome del paese potesse derivare da un certo Orso Orsini, Signore del luogo.
Storia Medioevo
Nel 1074 Orsonia è proprietà di due feudatari, il sacerdote Adeodato di Pietro e Adamo di Azzo; essi in questo anno donano la chiesa di San Martino (oggi scomparsa) all'eremo benedettino di San Salvatore della Maiella, retto dal priore Ranieri.
Anticamente il paese abruzzese era popolato prevalentemente da contadini, ma vi erano anche dei vasari, dato che il terreno circostante all'abitato è argilloso. Questi artigiani lavoravano in grotte sotto la rupe rivestita di calanchi del paese, in posizione favorevole protetta dal freddo invernale. Oggi le grotte degli artigiani sono quasi del tutto abbandonate dal periodo delle due guerre mondiali, ma in molte grotte sono rimasti resti di lavorazione di terracotta.
Il paese appare citato per la prima volta in un diploma del 1151 di Ruggero il Normanno, che faceva dono del feudo all'abbazia di San Salvatore a Maiella, tra queste la chiesa di San Martino apud Ursonia. Nel XIII secolo fece parte della Contea di Manoppello. nel 1294 era sotto il controllo dei Colonna, che eressero il castello che sino al 1943 sorgeva su piazza Mazzini, accanto al teatro comunale. Nel XV secolo il castello passò agli Orsini, anche se i Colonna lo ripresero il 26 agosto 1512. A questi anni risale l'edificazione di una delle più antiche chiese orsognesi, rimaste in piedi sino al 1943-44, la cappella della Madonna del Rifugio, che sorgeva davanti al sagrato della parrocchia di San Nicola. La cappella conservava anche degli statuti molto antichi scritti in volgare, trafugati dopo il terremoto del 1881, e giunti alla biblioteca del Senato.
Dall'Ottocento al primo Novecento Nel 1799, durante l'occupazione francese del Regno di Napoli, Orsogna ebbe l'occasione di riscattarsi, dopo decenni di lotte tra la cittadina e la vicina Guardiagrele per i confini territoriali. Il 25 febbraio di quell'anno gli orsognesi partirono con un gruppo di francesi, e assediarono Guardiagrele, bruciandola.
Nel 1881 terremoti di notevole intensità colpirono Orsogna. Una forte scossa si verificò alle ore otto del 10 settembre colpendo anche Lanciano, Castel Frentano, Guardiagrele, Ortona, San Vito, Francavilla e luoghi limitrofi. Esplicativa la cronaca scritta da Beniamino Costantini, allora studente, presente a Orsogna durante il sisma.Beniamino Costantini, I terremoti d'Abruzzo, in Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, Teramo, a. XXX, fascicolo VI, giugno 1915, pp. 281-295. Numerose furono le scosse successive: tra il 10 e l'11 settembre 1881, il 22 e 13 novembre e l'11 febbraio 1882. Orsogna subirà ingenti danni, con numerosi morti e feriti. Tuttavia in pochi anni le abitazioni danneggiate furono ricostruite, sicché dalle prime immagini del '900, la cittadina è vista in fiorente sviluppo.
Durante il Risorgimento, Orsogna fu sede di una "vendita" di Carbonari, introdotta nel 1812, e per questo molti liberali antiborbonici vennero processati nel biennio 1848-49. Costoro però vennero graziati da Achille Rosica, "magistrato" dell'Aquila sino al 1855 e consigliere di Francesco I delle Due Sicilie. Il progresso del Risorgimento ebbe effetti positivi a Orsogna, poiché l'ordinamento amministrativo delle contrade andò a suo favore, il paese si dotò di vari terreni sottratti a Guardiagrele, e beneficiò dell'economia agricola. L'edilizia si andò sviluppando fuori dal confine storico di Piano Castello, ossia l'area compresa tra il castello, il piano della chiesa di San Nicola, e i due quartieri del Borgo Romano e San Giovanni, con la chiesa omonima. In particolare venne interessato dallo sviluppo edilizio civile il largo del Mercato, iniziato a chiamare "Piazza G. Mazzini" negli anni '30 del Novecento, poi la via Orientale, il corso Trento e Trieste, ossia il cosiddetto "Quart'abbàll" (quartiere a valle), poi la strada occidentale verso la pineta, intitolato negli anni '50 a Raffaele Paolucci. Negli anni '20 presso la pineta occidentale venne inaugurato il tempietto sacro con Monumento ai caduti della Grande Guerra.
Orsogna e la seconda guerra mondiale
Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, Orsogna fu uno dei comuni dell'Abruzzo ad essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 26, uno dei gruppi più numerosi nella provincia di Chieti. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca, la situazione si fece drammatica. Quattro ex-internati ebrei, arrestati in paese, furono uccisi in un eccidio a San Pietro Ari l'11 gennaio 1944; gli altri riuscirono a nascondersi o darsi alla fuga, raggiungendo le località già liberate dell'Italia meridionale.
Orsogna fu una delle cittadine abruzzesi a pagare un prezzo sanguinoso e distruttivo per il passaggio del fronte. Il paese era vicino ad Ortona, capo a mare della linea Gustav, che terminava a Cassino, ed era avamposto strategico per il ritiro nella Val di Sangro, presso le montagne. I bombardamenti alleati infatti iniziarono nel novembre e poi il 15-20 dicembre 1943, quando le truppe neozelandesi dell'VIII Armata, conquistata la "Winter Line" del Sangro, cercarono di sfondare la linea del fiume Moro, senza riuscirsi. Orsogna dovette subire 4 attacchi alleati contro i tedeschi, prima di capitolare nel giugno 1944, quando ormai era ridotta a un cumulo di macerie, con il 90% della gente sfollata nelle campagne, o nelle grotte, o negli arconi del rifugio antiaereo.
Dopo che le truppe alleate con la 2ª Divisione neozelandese giunsero nel dicembre del '43 presso il fiume Moro, iniziarono le ostilità e la popolazione fu costretta a rifugiarsi sotto i bastioni medievali o nelle campagne. Per la conquista dell'abitato furono combattute quattro battaglie tra neozelandesi e tedeschi tra il 3 e il 24 dicembre 1943. Tra le truppe tedesche si distinsero i paracadutisti della 1ª Divisione paracadutisti, in particolare il III Battaglione del 4º Reggimento. Gli scontri avvenuti ad Orsogna e nelle sue contrade lungo la Linea Gustav costarono più di 1600 perdite ai neozelandesi e tra le 1800 e le 1950 ai tedeschi. A causa della pressoché totale distruzione dell'abitato, Orsogna viene in alcuni casi definita come la "Cassino dell'Adriatico".Cfr. S. Malatesta, Orsogna 1943. Le battaglie per la Linea Gustav nella "Cassino dell'Adriatico", Menabò, Ortona, 2016, ISBN 978-8895535739.
Gli alleati con la campagna militare del Moro, capitanati dal generale Montgomery, circa il 20 dicembre sfondarono le linee nemiche e si diressero verso Ortona attraverso le contrade di San Donato e Leonardo, giungendo infine in città. I combattimenti si protrassero fino al 27 dicembre con la distruzione della città e la conseguente liberazione. Winston Churchill ricordò la battaglia di Ortona come la Stalingrado d'Italia.
Orsogna, bombardata dagli alleati fino al giugno del 1944, venne liberata soltanto l'8 giugno 1944 dal 184º Reggimento di Fanteria "Nembo" del Corpo italiano di liberazione. La chiesa di San Rocco venne completamente cancellata e così anche il massiccio castello baronale che occupava la piazza (oggi vi sorge l'ufficio postale e un palazzo). La chiesa parrocchiale perse il solaio e una cupola (ne aveva due), mentre la zona del corso principale veniva definitivamente spazzata via. I combattimenti durarono furiosamente nei rispettivi centri di Orsogna, Ortona, Tollo e Canosa Sannita fino a tarda notte del 28 giugno, successivamente si spostarono verso Giuliano Teatino, e restò leso anche il convento francescano.
Ci furono centinaia di sfollati che si rifugiarono presso Chieti nella cattedrale e a Lanciano o a Guardiagrele, che non avevano subìto ingenti danni. Al termine della seconda guerra mondiale Orsogna risultò il centro abruzzese più danneggiato dai bombardamenti dopo Ortona e Gessopalena.
La ricostruzione tuttavia avvenne nella seconda metà del '44 e furono inizialmente ripristinate le due chiese principali, ad opera del genio civile.
Dal dopoguerra a oggi
Nel dopoguerra la ricostruzione fu immediata e riuscì solo in parte a recuperare gli edifici più antichi, poiché, con i finanziamenti americani, si pensò a far ripartire immediatamente l'economia e a recuperare una normalità sociale nel più breve tempo possibile, a costo di sacrificare storici monumenti gravemente danneggiati, ma rimasti ancora in piedi, oppure di ricostruire opere distrutte come erano e dove erano, spendendo molti più soldi per un lavoro filologico riedificativo. Fu ripristinata nel 1946 circa la chiesa di San Nicola seguendo più o meno lo stile originale, mentre quella di San Rocco fu costruita ex novo, con uno stile moderno in stile pugliese, del tutto diverso dalla precedente, che aveva visto il tetto gravemente danneggiato. Negli anni '50 furono demolite le parti restanti del castello Colonna e di un palazzo liberty adiacente, così come la cappella del Rifugio presso San Nicola e il palazzo vescovile, nonché la chiesa di San Giovanni, anch'essa irrimediabilmente danneggiata. Negli anni 2000 fu restaurata la storica Torre di Bene (XVII secolo) presso il tratturo, trasformata in galleria d'arte e centro per servizi.Negli ultimi anni Orsogna ha risentito di un flusso migratorio che non solo si è spostato verso il nord Italia o all'estero, ma anche nelle città vicine come Lanciano, Ortona e Guardiagrele, che potevano garantire un lavoro più sicuro a quelle persone.
Tale fenomeno ha favorito stagnazione economica e sociale, dai primi anni del nuovo Millennio, che solo negli ultimi anni sta lentamente cambiando, con il rilancio turistico ed economico della città, contando soprattutto sull'integrità del territorio circostante, sull'esportazione di prodotti agricoli e del vino prodotto nella cantina sociale civica.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del comune di Orsogna sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 13 febbraio 2001.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse