Pioniere italiano del jazz e dello swing, concertista di estro e talento, si affermò sia grazie alle sue composizioni originali, sia anche come talent scout e in generale come "modernizzatore" della musica leggera e della canzone italianaFranco Franchi, Canzoni italiane, pp. 97-108. Intrattenne un dualismo artistico con il "rivale" Cinico Angelini, suo amico.
Raggiunse fama e successo negli anni 1930 e 1940, dapprima come direttore della Blue Star Orchestra (da lui stesso fondata) e poi alla testa dell'Orchestra Cetra, che sotto la sua direzione si pose come riferimento del jazz italianoAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 331. Compose anche molte canzoni e musiche di commento per numerosi film di successo.
Biografia Gli inizi Pippo Barzizza nasce a Genova il 15 maggio del 1902 da Luigi e Fortunata Battaglieri. Talento musicale assai precoce, a sei anni viene iscritto all'Istituto musicale Camillo Sivori per studiare il violino. Prepara l'esame di ammissione guidato dallo zio Giovanni Lorenzo Barzizza, amministratore dei beni del marchese Pallavicini e competente musicologo. In tre mesi di studio apprende l'intero programma di solfeggio cantato. A ottobre del 1908 si presenta all'esame, lo supera con facilità e prende la prima di una lunga serie di medaglie d'oro al merito scolastico. Prima ancora di saper leggere, è in grado di trascrivere con esattezza una sinfonia di Mozart.
Frequenta le elementari e le medie, poi il ginnasio e il liceo Cristoforo Colombo; contemporaneamente studia il violino con il prof. Biasoli. Quotidianamente ascolta al fonografo i cilindri di suo padre, appassionato conoscitore dell'opera lirica e in generale della musica classica; inoltre, accompagnato dallo zio Lorenzo, va spesso al Teatro Carlo Felice per assistere a molte rappresentazioni di famose opere liriche, che segue sullo spartito per piano e canto. Anche in questo modo costruisce la sua solida cultura classica e operistica.
Al liceo appare particolarmente dotato per la matematica, tanto che pensa d'iscriversi all'università per laurearsi in ingegneria, spinto in ciò anche dai genitori. Durante lo stesso periodo, sempre incoraggiato dal prof. Biasoli, studia armonia, contrappunto, composizione e strumentazione, guidato dal maestro Renzo Angeleri e, da autodidatta, impara il pianoforte, il primo dei tanti strumenti che apprenderà e poi suonerà in carriera: il violino, il banjo, la fisarmonica e l'intera sezione dei sax. Sempre nello stesso periodo suona come ultimo dei violini al Politeama di Genova e commenta al pianoforte, improvvisando, i film muti proiettati in un cinema vicino a casa.
A diciassette anni interrompe lo studio del violino, dopo aver ascoltato un concerto del giovanissimo Yehudi Menuhin, del quale Pippo nota la tecnica diversa e più efficace rispetto a quella da lui appresa. In realtà è anche spinto dal suo desiderio di fare il direttore d'orchestra e il compositore, scelta assecondata dal prof. Biasoli, col quale era nato un forte rapporto. Tra i diciassette e i vent'anni s'imbarca frequentemente come orchestrale su grandi navi di linea, alternando questa attività a quella svolta in orchestre genovesi. Il primo ingaggio è sul piroscafo di lusso Esperia; essendo ancora minorenne, viene imbarcato per gentile concessione del capitano come passeggero. Gira il Mediterraneo e traversa più volte l'Atlantico. A New York scopre lo swing e il jazz statunitense, di cui trascrive un ampio repertorio discografico, sviluppando l'attitudine di arrangiatore.
Nel 1922 viene notato dal musicista livornese Armando Di Piramo, che lo inserisce nella sua orchestra per sostituire il secondo violino, portandolo all'Olimpia e al De Ferrari di Genova. Barzizza, che già era uno spettatore fedele delle esibizioni della suddetta formazione (alle quali si recava col maestro Angeleri), aveva precedentemente imparato a memoria quasi tutto il repertorio, esercitandovisi a casa. Allorché Di Piramo lo chiama con sé, decide definitivamente di darsi alla musica e di rinunciare all'università.Egidio Colombo, Genova in Jazz fra storia e cronaca, p. 15
Nel 1923 presta il servizio militare a Rimini, dove per ordine di un colonnello organizza una piccola banda militare. Congedato, il 12 aprile 1924 si reca a Milano per riprendere la sua attività con l'orchestra Di Piramo, che si esibisce al Cova, un importante locale vicino al Teatro alla Scala. Il maestro gli fa ascoltare (ai fini di successive esecuzioni) alcune incisioni di Paul Whiteman, che colpiscono fortemente Barzizza, convincendolo a dedicarsi sistematicamente alla musica americana e al jazz in particolare.A. Mazzoletti, Il jazz a Genova dai pionieri agli anni Cinquanta, pp. 28-29
Le serate al Cova si protraggono per mesi e riscuotono successo, con Barzizza che mostra anche doti di sassofonista. In ciò gli viene in aiuto l'arrivo a Milano dell'orchestra Riviera Five dei fratelli britannici Sid e Harry Phillips: Pippo insegna a Sid i primi rudimenti dell'arrangiamento e lui gli dà lezioni di sassofono, insegnandogli tra le altre cose la tecnica del "pizzicato". Data la vicinanza del locale alla Scala, tra il pubblico siede spesso Giacomo Puccini, che resta incuriosito dalla tecnica in questione, del tutto innovativa nell'Italia del tempoEgidio Colombo, Genova in Jazz fra storia e cronaca, p. 16.
Sempre a Milano, Barzizza realizza la sua prima incisione fonografica alla Pathé, negli studi di corso Sempione. Nel 1925 inizia la sua attività di autore, prima con l'Editrice Aromando, poi per qualche anno con le Edizioni Carisch, per approdare finalmente alle Edizioni Curci, dove stabilisce un rapporto di grande e reciproca stima con Alberto Curci.
Nel 1925, dopo un breve periodo da musicista al Ristorante Carminati, costituisce la sua prima formazione, la Blue Star. Nel tempo trascorso a Milano, dall'aprile del '24 al luglio del '25, Pippo perfeziona inoltre le sue conoscenze tecniche e artistiche, trascrivendo e studiando decine di dischi di jazzisti americani, con una particolare predilezione per Whiteman e il suo arrangiatore dell'epoca, Ferde Grofé: matura così il proprio talento di arrangiatore e polistrumentistaAndrea Malvano, L'arte di arrangiar(si), p. 46. Già nel 1927 alcuni spartiti arrangiati da Barzizza circolano all'estero, ad esempio in GermaniaA. Mazzoletti, Il jazz a Genova dai pionieri agli anni Cinquanta, p. 29.
Direttore d'orchestra Nel 1925 Pippo Barzizza riesce a creare la sua prima formazione, che battezza Blue Star. Per la selezione degli elementi dell'orchestra pone come prerequisiti la padronanza di almeno tre strumentiAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 196, la capacità di leggere a prima vista qualunque spartito e di suonare a memoria un repertorio assai vasto. Quanto a Barzizza, coi suoi nove strumenti padroneggiati, ne è il naturale frontman: la sua direzione è definita sicura, autorevole, di precisione "quasi matematica".
L'organico arriva presto a sette elementi, che dispongono di trentasei strumenti, mellophone incluso; non di rado il complesso "va in scena" con ben ventisei di essi, ovvero quasi quattro a testa. I membri perlopiù "ruotano": gli unici fissi sono Gianni Miglio e Luigi BalmaLuca Cerchiari, Jazz e fascismo, in: L'Epos, 2003, p. 26; tra i turnisti si distingue il trombonista Potito Simone, che già nel 1921 suonava (primo in Italia) il trombone a coulisse..
La Blue Star debutta l'8 luglio 1925 al Sempioncino di MilanoAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 194; sempre a Milano si esibisce con grande successo al Cova e all'Olimpia. Si afferma rapidamente come una delle più prestigiose orchestre leggere italiane e grazie all'agente Eugenio Pugliatti ottiene importanti scritture in Francia e in Svizzera. Si esibisce al Casinò di Cannes, a quello di Saint Raphael, al "Ciro's" di Parigi e al Palace Hotel di Sankt Moritz, frequentato da facoltosi clienti americani e da altre famose personalità. Accompagnato da Pugliatti, al quale rimarrà legato per tutta la vita da una sincera amicizia, Barzizza arriva fino a Istanbul per una fortunata tournée di molti mesi, che gli frutta anche notevoli guadagni. Grazie ai proventi della sua attività acquista un appartamento per i suoi genitori a Pegli e compra per sé una Fiat 507 Torpedo. Torna anche a suonare a Genova, al Grand'Italia di Piazza De Ferrari, sempre riscuotendo grande successoEgidio Colombo, Genova in Jazz fra storia e cronaca, p. 17.
Nel 1928 Barzizza si esibisce a Sanremo per l'inaugurazione del Casinò: in tale occasione conosce Tatina Salesi, che sposerà nel febbraio dell'anno successivo. Il 22 novembre 1929 nasce la figlia primogenita Isa, destinata ad un'importante carriera nel cinema e nel teatro.
Negli anni successivi Pippo Barzizza ottiene altre buone scritture a Cannes, a Saint Raphael e di nuovo a Parigi, oltre che a Milano (Olimpia, Cova, Birra Italia). Nei primi anni 1930 i contratti all'estero si fanno però più rari, portando la Blue Star allo sciogliment nel 1933. Due anni prima, nel 1931, era iniziata un'intensa attività discografica, che continuerà senza interruzioni fino al 1936, affiancandosi all'arrangiamento e alla composizione: Barzizza lavora per le etichette Fonit, Columbia, La voce del padrone, Odeon, Brunswick e Fonotipia. Nel 1934 l'editore Carisch lo definisce in una locandina il Re del Jazz ItalianoEgidio Colombo, Genova in Jazz fra storia e cronaca, p. 19; lo spazio dedicato a questo genere dalle case discografiche rimane però piuttosto risicatoAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 197.
Nel 1936 Barzizza riceve dall'EIAR la proposta di dirigere a Torino l'orchestra Cetra, subentrando a Claude Bampton. Il compenso non è elevato e comprende anche le incisioni per la relativa casa discografica: il maestro tituba, ma viene convinto dal consulto con l'ingegner Glenshow, direttore della Columbia e suo buon amico. Firmato il contratto, Barzizza si trasferisce a Torino con Tatina, Isa e il figlio secondogenito Renzo, nato nel dicembre 1935.
All'età di 34 anni, Barzizza a Torino trova una situazione poco conforme ai suoi auspici, con un'orchestra dallo stile troppo démodé: interviene subito inserendo in organico Gino Filippini al pianoforte e Saverio Seracini alla chitarraAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 330. Dai 14 elementi iniziali, la "Cetra" arriva presto a 18, "metabolizzando" il credo jazzistico di BarzizzaAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, che vive così la fase più prospera della sua carriera concertistica.
Si configura in questo frangente il dualismo con l'orchestra di Angelini, che esprime un genere più facile e popolare rispetto alla spigliatezza di Barzizza, che punta a un pubblico più giovane e sofisticato. Gli ascoltatori dell'EIAR si dividono in "barzizziani" e "angeliniani": nasce una forte rivalità meramente artistica, in quanto i due erano legati da una solida amicizia. A Barzizza nel 1936 viene affidata la composizione della sigla di apertura e chiusura dei programmi: nasce così il brano swing MarilenaLuca Cerchiari, Jazz e Fascismo, p. 27. «L'Orchestra Cetra funziona ...come una macchina ritmo-polifonica oliata ed efficientissima, (...) e la concezione jazzistica, sempre in senso orchestrale, cui si rifà il musicista genovese è principalmente quella di Duke Ellington.»Luca Cerchiari, Jazz e Fascismo, p. 2..
Sebbene il regime fascista non vedesse di buon occhio la musica "americana", Barzizza riesce a conservare una certa indipendenza, dovendo solo sottostare alla traduzione in italiano dei titoli originali: così In the mood diventa Con stile, Woodchoppers diventa Al ballo dei taglialegna; lo stesso vale per i nomi dei compositori, grossolanamente italianizzatiAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 334 L'estro compositivo di Barzizza si esprime sia nelle canzoni (quali Domani e Sera)Luca Cerchiari, Jazz e Fascismo, p. 28, sia in pezzi per sola orchestra come Do sol la si doAdriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, p. 332.