La Piramide di Cheope è la più antica e più grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza. È la più antica delle sette meraviglie del mondo antico nonché l'unica arrivata ai giorni nostri completamente integra. È costituita da almeno blocchi, ciascuno mediamente del peso di circa 2,5 tonnellate e, secondo gli egittologi, fu edificata in un lasso di tempo tra i 15 e i 30 anni.
Gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita come sepolcro del faraone Cheope, regnante della IV dinastia intorno al 2560 a.C. In un'ipotesi piuttosto accreditata, ne viene ritenuto ideatore l'architetto reale Hemiunu.
Descrizione Al momento della costruzione, la Grande Piramide aveva un'altezza di , ridotta ai 138,8 attuali a causa dei fenomeni atmosferici.Maurizio Damiano-Appia, Egitto - l'età dell'oro, Fabbri Editori, p. 83Lyon Sprague De Camp, Catherine Crook De Camp, Ancient Ruins and Archaeology, Doubleday 1964, p. 35. Per oltre anni è stata la più alta struttura artificiale del mondo, fino a quando, intorno al 1300, venne eretta la guglia centrale della cattedrale di Lincoln, in Inghilterra.Ian Shaw, The Oxford History of Ancient Egypt, Oxford University Press 2003, p. 89.
In origine, la piramide era ricoperta da un rivestimento di calcare bianco con superficie esterna liscia; tuttavia, a causa di un terremoto avvenuto nel XIV secolo tale copertura si sgretolò e venne in seguito adoperata per la costruzione di edifici nella città de Il Cairo. Solo alcune pietre del rivestimento sono tuttora visibili attorno alla base. La maggior parte della piramide, sia nella parte visibile all'esterno che nelle strutture interne, è composta di pietre calcaree, grossolanamente sbozzate nelle parti esterne oggi visibili mentre nelle parti a vista dell'interno sono tagliate con grande accuratezza (spesso millimetrica) ed altrettanto sapientemente posizionate secondo la tecnica dell'aggetto. Tuttavia è stato adoperato anche il granito, come nel rivestimento della cosiddetta "camera del re" e nella struttura del presunto sarcofago che si trova al suo interno.
Nella Grande Piramide sono state scoperte tre camere: la più bassa, detta camera ipogea, si trova sottoterra, scolpita nella viva roccia su cui la piramide è stata costruita e appare incompiuta; più in alto si trovano, nell'ordine, la cosiddetta camera della Regina e ancora più in alto la cosiddetta camera del Re. Il complesso originariamente comprendeva due templi mortuari in onore di Cheope (uno in prossimità della piramide e uno vicino al Nilo), tre piramidi più piccole, dette secondarie (per le regine di Cheope), una più piccola piramide satellite, una strada rialzata (detta rampa processionale, per collegare i due templi) e piccole mastabe, per i nobili.
All'interno della Grande Piramide non è stato trovato né il feretro né il corredo funerario (fatto questo di per sé non sorprendente, poiché quasi tutte le sepolture reali dell'antico Egitto sono state saccheggiate dai tombaroli già nell'antichità) tuttavia questo elemento unito alla mancanza di decorazioni o geroglifici nei vani interni e alle gigantesche dimensioni dell'opera, ha fatto nascere un vasto dibattito con un certo numero di teorie, non accreditate dalla maggior parte della comunità scientifica archeologica, sul fatto che le piramidi non avessero la funzione di tombe. Questa ipotesi è basata su quanto detto sopra (cioè sul fatto che non è stato ritrovato all'interno alcun segno che faccia pensare ad una sepoltura, né spoglie né iscrizioni sulle pareti), constatazione materiale che a sua volta è rafforzata dal fatto che è unanime presso gli studiosi la convinzione che gli uomini del califfo Al-Maʾmūn sono stati i primi ad entrare (era l'820 d.C.) negli ambienti interni della Piramide.
Tali uomini infatti aprirono una breccia nella parete nord della piramide, leggermente ad ovest e più in basso dell'entrata originaria, che è stata portata alla luce solo in epoca moderna a seguito di scavi nella parete: essa era infatti abbondantemente nascosta, e non vi sono testimonianze che la sua copertura fosse una toppa rifatta sopra dopo precedenti ipotetiche apertura della breccia. Inoltre, è ancor più certo che gli stessi uomini del califfo furono i primi a riuscire ad entrare nei cunicoli e gallerie che portano alle camere (cosiddette) "del Re" e "della Regina", cunicoli e gallerie i cui accessi furono chiusi da invalicabili sistemi di lastre di granito che sono ancora sul posto: gli uomini del califfo riuscirono fortunosamente a superare questi sbarramenti, sfondando tetti e pavimenti dei vari corridoi, cosa che non è riscontrata essere stata fatta in altri punti prima di essi.
Nelle immediate vicinanze della piramide ci sono ben sette fosse per barche sacre di cui una è stata ricostruita ed è visibile nell'apposita struttura. La piramide è provvista di un cortile, di un luogo di culto a nord, di un tempio funerario, di una rampa processionale e di un tempio a valle. Ci sono, inoltre, annesse alla piramide principale di Cheope, anche tre piramidi secondarie dedicate a tre sue regine e una piramide satellite scoperta nel 1999.
Storia
Costruzione La Grande Piramide, secondo gli egittologi, è stata realizzata nel XXVI secolo a.C. e si crede che sia stata progettata da Hemiunu, un sacerdote e alto funzionario egizio. Non tutti concordano sulla data precisa di conclusione dei lavori, a causa di problemi di completezza e interpretazione dei Libri dei Re, le antiche cronologie dei regnanti in Egitto, ma la più probabile è intorno al 2560 a.C.
La datazione al radiocarbonio effettuata nel 2020 all'Universita di Aberdeen, di un cuneo di legno di cedro ritrovato alla base della "Camera della Regina", risale al 3341 a.C. confuterebbe la data comunemente indicata e anticipando la costruzione della piramide di almeno 5-7 secoli, rendendo impossibile la sua edificazione da parte del noto faraone a cui è attribuita, e non permette neppure di attribuirla ai suoi predecessori, facendola risalire addirittura ad un'età antecedente l'Antico Regno e precedente persino al Periodo Protodinastico (che inizia dal 3100 a.C. circa), lasciando la questione della datazione molto aperta.
Nonostante l'incongruenza con la datazione determinata dall'esame al C-14, l'assenza di fonti certe e altre opere che si possano dimostrare coeve e la mancanza del feretro, la piramide è generalmente attribuita al faraone Cheope (nome ellenizzato di Khufu) ed è affiancata dalla Piramide di Chefren, suo successore, dalla Grande Sfinge e dalla Piramide di Micerino, successore di Chefren.
Età Antica Erodoto di Alicarnasso fu il primo studioso di cui si abbia notizia a raccogliere informazioni sul monumento dai sacerdoti egizi suoi contemporanei, per poi riportarli nelle sue Storie e in particolare nel secondo libro, in cui descrive la Piramide di Cheope e la vita del faraone che la fece costruire.
Medioevo Oblio
Nel Medioevo, si era persa la cognizione della reale natura della Piramide di Cheope, che con quella di Chefren e quella di Micerino si credeva che fosse uno dei "granai di Giuseppe", ossia i magazzini ove il patriarca aveva accumulato il grano necessario per superare il periodo di carestia che aveva previsto. Questa convinzione era basata su un'errata interpretazione di una passo della Genesi (41:47-8), e fu favorita dalla falsa etimologia del termine "piramide", fatto derivare dal greco πυρός (pyros, grano).
Al tempo della dominazione bizantina sull'Egitto, con la perdita della lingua egizia, venne rafforzata l'interpretazione dei monumenti come granai. Per questo motivo erano una delle tappe dei pellegrinaggi europei in EgittoItinerarium Egeriae, Y2 [= citazione di Pietro Diacono]; ed. R. Weber, CCSL 175:100; PL 173:1129D; Gregorio di Tours, Historia Francorum.
Con la conquista islamica nel 649 le cose non cambiarono. Nell'anno 820 d.C. il settimo califfo abbaside al-Maʾmūn, intenzionato a saccheggiarla, riuscì ad entrarvi scavandovi una galleria, ma trovò la piramide già vuota. Lo storico islamico al-Maqrizi (1364-1442), raccolse un certo numero di scritti islamici e copti, che quasi unanimemente riportavano l'informazione del nuovo accesso alla piramide creato dal califfo al-Maʾmūn. Sembra che Al-Maqrizi fosse a conoscenza del fatto che le piramidi non erano granai, ma tombe. L'assenza di tesori da depredare contribuì a far perdere interesse nella Piramide e dalla fine del XIV secolo essa fu sostanzialmente trasformata in cava.
Anche lo storico, filosofo e geografo arabo del X secolo al-Mas'udi riportò nella sua opera Akhbār al-zamān il nuovo accesso di al-Ma'mun; le sue descrizioni sono comunque alternate a fantasiosi abbellimenti. Le prime descrizioni dell'interno della piramide di Cheope apparvero dalla prima metà dell'XI secolo, ad opera del medico Ali ibn Ridwan e all'inizio del XII secolo dallo scrittore arabo Muhammad al-Kaisi.
Il viaggiatore arabo 'Abd al-Latif al-Baghdadi (1163-1231) quando visitò l'Egitto si meravigliò dell'ingegno dei costruttori delle piramidi. Descrisse anche come un esercito di lavoratori del sovrano al-Malik al-Aziz Uthman tentò, senza successo, di rimuovere le pietre di rivestimento della Piramide di Micerino, e che le pietre di rivestimento di alcune piramidi erano state utilizzate come materiale da costruzione nella città di Giza. Al-Latif fece anche riferimento a varie iscrizioni sui rivestimenti delle due grandi piramidi e descrisse la precisione con la quale erano state poste le pietre di calcare. Molto interessanti le sue descrizioni del sistema camerale della piramide di Cheope, dove si fa riferimento anche ai condotti di ventilazione nella camera superiore. Continuarono poi, per diversi secoli, lavori di sottrazione dei blocchi del rivestimento delle due grandi piramidi di Giza.
Nel 1335 il monaco tedesco Guglielmo di Boldensele aveva visitato le piramidi di Giza e avendo visto anche l'assenza di grandi spazi all'interno della Grande Piramide, respinse l'idea del granaio. A quel tempo, i rivestimenti esterni nella parte inferiore della piramide dovevano essere ancora intatti; probabilmente furono rimossi su vasta scala sotto il sultano mamelucco An-Nasir Hasan (1347-1362) per costruire la moschea del Cairo.
Riscoperta
Nel periodo dell'Umanesimo nacque un nuovo interesse per il mondo antico, che veniva riscoperto soprattutto grazie allo studio dei testi degli autori classici; Ciriaco d'Ancona, il padre dell'archeologia Bodnar chiama Ciriaco: «the founding father of modern classical archeology» ("il padre fondatore della moderna archeologia classica")R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté - Treccani, voce , si distinse dagli altri umanisti perché affiancava lo studio degli antichi testi alla ricerca delle testimonianze materiali, come statue, epigrafi e monumenti, riportandone notizie nei suoi diari di viaggio (i Commentarii) e nelle sue lettere. Per questo motivo, nel 1436, si recò in Egitto e raggiunse l'altipiano di Giza dopo aver navigato sul Nilo; confrontando ciò che vedeva con la lettura del secondo libro delle Storie di Erodoto, riscoprì la vera natura delle piramidi.
Ciriaco d'Ancona smentì così definitivamente la falsa identificazione della Piramide di Cheope con uno dei granai di Giuseppe e lasciò vari disegni del monumento e una relazione, riportata nei suoi Commentarii. Grazie ai suoi numerosi viaggi in Grecia ed in Asia Minore, poté testimoniare inoltre che le piramidi di Giza erano l'unica delle sette meraviglie del mondo ad essere sopravvissuta nei secoli. Attraverso gli scritti di Ciriaco, queste notizie si diffusero prima negli ambienti umanistici italiani e poi tra gli studiosi europei.
Età Moderna