Ha contribuito alla realizzazione di numerosissime pubblicazioni: le sue immagini hanno illustrato 218 libri ed è autore di numerosi libri fotografici che sono stati tradotti in più lingue.

Elio Ciol è un poeta che canta la bellezza dell’Italia.

Da settant'anni scrive con la luce, tracciando un lungo e affascinante itinerario fotografico. I paesaggi grafici in bianco e nero, scattati dall’alto, sono diventati il suo biglietto da visita.

Nei suoi lavori è evidente la straordinaria capacità di lavorare con la luce e la padronanza nell’uso della tecnica fotografica, tanto da sembrare delle incisioni realizzate a mano o a delle litografie. In taluni casi, laddove lo ritiene necessario, interviene sulla fotografia avvalendosi di tecniche manuali, allo scopo esclusivo di sottolineare dei dettagli e incarnare l’idea primigenia.

Tra le attività di Elio Ciol un posto centrale è occupato dalla creazione di un archivio fotografico di opere d’arte italiana.

Le fotografie di Elio Ciol si trovano nelle collezioni di importantissimi musei e gallerie internazionali.

Biografia "Mi sono sempre chiesto che cosa riescono a comunicare agli altri le mie foto, quali pensieri, quali emozioni...

E mi chiedo ancora di più, a distanza di tanti anni da quando sono state fissate nella pellicola e poi sulla carta, che cosa ha portato prestigiosi musei che collezionano la fotografia a sceglierle.

Mi chiedo ancora: gli occhi degli altri in queste mie foto cosa vedono?

Che cosa raccontano ai giovani che stanno vivendo la nuova era della comunicazione?

Dicono ancora qualcosa di rilevante a loro?"

Infanzia e giovinezza Elio Ciol nasce il 3 marzo del 1929 in Friuli-Venezia Giulia a Casarsa della Delizia, dove vive e lavora.

Inizia, fin da giovanissimo, a lavorare nel laboratorio fotografico del padre, dove acquisisce esperienza tecnica ed elabora un personale modo di esprimersi attraverso la fotografia, soprattutto riguardo al paesaggio.

Nel tempo, sperimenterà in camera oscura i vari prodotti sensibili delle carte e dei negativi e in sala di posa imparerà prima a dosare la luce con le tende, poi a utilizzare sempre più moderni tipi di illuminazione.

Nel 1944, osservando alcune fotografie scattate da un ufficiale medico tedesco, comprende l’esistenza di una visione fotografica diversa dalla tradizione domestica e più consona alla sua sensibilità.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, acquista presso la rivendita dell’esercito angloamericano una bobina di pellicola per negativi, utilizzata solitamente per la fotografia aerea.

Inizia così la sua personale esperienza con l’infrarosso e ne scopre, dopo diversi tentativi, le possibilità e gli effetti.

Le prime esperienze fotografiche e cinematografiche Nel 1948 Elio Ciol vince il terzo premio sul paesaggio in un concorso fotografico regionale a Udine.

Nel 1953, con alcuni amici, fonda il circolo foto-artistico Casarsese, che sarà attivo fino al 1962.

Tra il 1955 e il 1965 fa parte del Cineclub di Udine e, in questo periodo, realizza vari documentari a passo ridotto, premiati al Concorso nazionale del Cineamatore di Montecatini e al Concorso Internazionale del Cinema di Salerno.

Dal 1955 al 1960 è attivo nel circolo fotografico “La Gondola” di Venezia, di cui è tuttora Socio Onorario.

In quegli anni partecipa al concorso "Popular Photography International" di New York, ottenendo due premi nel 1955 e altri nel 1956 e nel 1957.

A partire dagli anni Cinquanta, ha elaborato un linguaggio personale nel settore della fotografia di paesaggio, che è andato costantemente evolvendosi fino ai tempi più recenti e che ha portato alla realizzazione di una lunga serie di libri fotografici e cataloghi di mostre. In quegli anni si definisce la sua speciale attitudine per la fotografia di paesaggio che da allora lo vedrà tra i migliori interpreti italiani in assoluto.

Nello stesso periodo l’attività professionale del suo studio è stata dedicata prevalentemente alla produzione di campagne di documentazione di opere d’arte in Italia e in Europa che hanno portato Elio Ciol a collaborare a un imponente numero di pubblicazioni nel settore della storia dell’arte.

Il rapporto con il Neorealismo del Cinema italiano Gli esordi della sua carriera creativa coincidono con la fioritura in Italia del Neorealismo, movimento che si sviluppò intorno a un circolo di critici cinematografici che ruotavano attorno alla rivista “Cinema”, fra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis. Lungi dal trattare temi politici, i critici attaccavano i film ascrivibili al genere dei telefoni bianchi, che al tempo dominavano l'industria cinematografica italiana. I nuovi autori erano attratti dal racconto di situazioni aderenti alla nuova realtà italiana del dopoguerra.

Come nelle pellicole dei maestri nel Neorealismo, i primi lavori di Elio Ciol, realizzati tra il 1950 e il 1960, rappresentano una serie di ritratti e situazioni che cercano il più possibile di raffigurare la vita di tutti i giorni e i volti delle persone comuni.

Un posto speciale in questa mostra è occupato dalla serie delle fotografie di scena da lui scattate durante le riprese del film “Gli ultimi”, del 1963, affresco della vita dei contadini del Friuli negli anni 1930. Questa possente opera cinematografica, ideata dal filosofo, poeta e uomo di chiesa Padre David Maria Turoldo, e diretta da Vito Pandolfi, è un inno all’umanità ed alla dignità.

«Fu un’esperienza importante – ricorda Elio – che avrei voluto proseguire, ma mi resi conto che il cinema era un lavoro di gruppo; non mi avrebbe permesso di continuare a lavorare in studio. Negli anni successivi, ad Assisi ho realizzato dei cortometraggi per ragazzi e oggi, con mio figlio Stefano, abbiamo l’idea di realizzare un progetto di immagini in movimento, un linguaggio che certamente aiuta chi guarda a leggere l’immagine. Sto studiando i movimenti di macchina e le inquadrature.».

Pasolini ne parlò in termini di “assoluta severità estetica”, Ungaretti di “schietta e alta poesia” e Zavattini, pur non condividendo il finale, ne ammira “la scarna verità delle immagini”. Primo esempio di cinema professionale in Friuli, il film, purtroppo, non ha fortuna.

Turoldo deve lottare contro i pregiudizi: la scarna realtà rappresentata suscita in chi è già proiettato in una fuga ottimistica e consumistica da miracolo economico un profondo disagio e un senso di rifiuto verso qualcosa che appare vecchio e superato.

Gli scatti di Elio Ciol non solo fanno rinascere l’interesse per questo capolavoro del cinema neorealista, ingiustamente dimenticato negli anni Sessanta e ritornato alla luce nel 2002, ma uniscono in un unico spazio artistico la storia antica e contemporanea del Friuli.

Il rapporto con Pier Paolo Pasolini, il poeta di Casarsa Elio Ciol è cresciuto in camera oscura e davanti alla macchina fotografica: il padre e lo zio, infatti, nei primi anni ’20 del secolo scorso, aprirono lo studio accanto alla casa di Pier Paolo Pasolini.

«Lo conoscevo fin da ragazzo, andavo spesso a giocare con il cugino Nico Naldini, mio coetaneo (entrambi classe 1929). Un giorno venne in studio e chiese a mio padre che andassi con la macchina fotografica all’Academiuta di lenga furlana. Fu la mia prima foto importante, ma all’epoca non lo sapevo."

Suo il celebre scatto del 1945 che ritrae il giovane poeta con gli allievi e gli amici all’esterno della chiesetta di Versuta, dove Pasolini era sfollato con la madre alla fine del 1944.

Martedì 18 febbraio 2020 si è svolta con successo a Casarsa la cerimonia ricordo per il 75º anniversario della fondazione dell’Academiuta di lenga furlana (Versuta, 18 febbraio 1945).

"Non ho mai forzato il nostro rapporto. Lo incontrai per caso nel 1967 ad Assisi, nella sede della “Pro Civitate cristiana”. Mi vide e subito chiese che cosa ci facessi là. Gli risposi che dal 1955 ero di casa, avendo anche sposato un’assisana. Lui era in città per presentare l’idea de Il Vangelo secondo Matteo».

Alcune foto, poco note al grande pubblico, Elio le scattò attraverso gli anni tra Casarsa e Roma a Pier Paolo, comprese quelle di quando Pasolini portò in visita la divina Maria Callas alla sua casa materna in centro a Casarsa, dove ora sorge il Centro Studi Pier Paolo Pasolini.

Nello stesso Centro Studi è stata allestita, nel 2012, la mostra “A Pier Paolo”, basata sul portfolio di fotografie raffiguranti Pasolini in varie fasi della sua vita in Friuli, negli anni del successo a Roma fino ai funerali, donato da Ciol alla stessa Città di Casarsa della Delizia.

Il successo fotografico

Le prime esposizioni degli anni '60 Nel 1962, alla Biblioteca Comunale di Milano, espone una raccolta di foto dal titolo “Il Silenzio”. È la sua prima mostra personale fuori dal Friuli-Venezia Giulia.

Nel 1963, a Milano, ha collaborato con Luigi Crocenzi alla realizzazione della “Fondazione Arnaldo e Fernando Altimani per lo studio e la sperimentazione sul linguaggio per immagini”. Nello stesso anno ha esposto all’Ambrosianeum di Milano le foto di un suo servizio sull’attività di Gioventù Studentesca nella Bassa Milanese.

Nel 1967 realizza in Palestina un servizio fotografico che verrà utilizzato nel 1968 per una grande mostra alla Galleria Sagittaria di Pordenone. La mostra diverrà itinerante e sarà raccolta, nel 1978, in un libro.

Nel 1969 esce il suo primo fotolibro “Assisi”, pubblicato in cinque edizioni in lingue diverse, con testi di David Maria Turoldo, Paolo Cavallina e Pietro Bargellini.

Seguirà negli anni un intenso lavoro per l’editoria.

"Assisi": l'inizio della fama internazionale Nel 1975 il critico Alistair Crawford, dopo aver acquistato il fotolibro “Assisi”, vuole conoscere Elio e si reca a Casarsa durante le vacanze pasquali del 1976.

In quell’incontro vengono presi accordi per una mostra che si svilupperà in tre temi “Assisi-Kenya-Friuli” e che verrà esposta nel 1977 all’Università del Galles di Aberystwyth. La mostra diverrà itinerante in Gran Bretagna e chiuderà nel 1978 alla Polytechnic of Central London Gallery. Crawford, con il suo entusiasmo per la fotografia di Ciol, si prodigherà per farla conoscere oltre che in Gran Bretagna anche negli Stati Uniti.

Nel 1984, per il ventennale della Regione Friuli-Venezia Giulia, realizza il fotolibro “Friuli un piccolo universo”, con testi di Luciana Jorio e Licio Damiani. Seguiranno tre edizioni, di cui una bilingue per gli emigranti.

Nel 1985 viene pubblicato, dalla Jaka Book di Milano, il fotolibro “Italia Black and White”, a cura di Giovanni Chiaramonte, con testo di Alistair Crawford.

Nel 1991 esce il fotolibro “Assisi”, edito da F. Motta di Milano, con testi di Alistair Crawford e Franco Cardini.

Seguiranno, nel 1992, l’edizione francese e quella tedesca e, nel 1993, quella giapponese.

Il fotolibro riceverà a Londra il premio Kraszna-Krausz 1992 per uno dei migliori fotolibri, a pari merito con i libri di Sebastio Salgado, Irving Penn e Paul Strand.

Gli anni Novanta Nel 1993, in occasione dell’ottavo centenario della nascita di S. Chiara, viene incaricato dalla Pro Civitate Christiana e dal Comune di Assisi di realizzare una mostra: “Le pietre raccontano di Chiara e Francesco”, un racconto per immagini che diverrà itinerante.

Nello stesso anno viene invitato dall’Istituto Italiano di Cultura di Dakar a esporre: la mostra avrà il titolo “Dove l’infinito è presente”.

L’anno successivo, l’Istituto Italiano di Cultura a Berlino promuoverà quella mostra a Potsdam, Halle, Amburgo, Greifswald, Wolfburg.

Nel 1995 realizza il fotolibro “Venezia”, edito da F. Motta di Milano, con testo introduttivo di Carlo della Corte, cui seguiranno le edizioni giapponese e francese.

Il fotolibro riceverà a Londra il premio internazionale Kraszna-Krausz 1996 per uno dei migliori fotolibri, a pari merito con i libri di Robert Doisneau, Erich Hartmann e Naomi Rosemblum.

Nel 1995 riceve dal C.R.A.F. di Spilimbergo (PN) il premio speciale Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.