Arezzo () è un comune italiano di abitanti, capoluogo dell'omonima provincia della Toscana orientale.

Antichissima città di origine etrusca, fu sede della più antica università della Toscana, una delle prime in Europa. È nota per la celebre Giostra del Saracino e per essere il luogo natale di numerosi personaggi di alto rilievo storico.

Geografia fisica

Territorio La città di Arezzo è situata nella parte settentrionale della Valdichiana; i due torrenti che l’attraversano, il Castro e il Vingone, si gettano nel Canale Maestro della Chiana, che ripercorre l’alveo dell’antico fiume Clanis. Direttamente a nord della città ha inizio il Casentino, che è la valle percorsa dal primo tratto dell'Arno; a nord-ovest si trova il Valdarno superiore, sempre percorsa dall'Arno nel tratto che scorre fra Arezzo e Firenze. Tramite l'agevole valico del Torrino, la valle del Cerfone e il passo della Scheggia si ha accesso a nord-est alla quarta vallata, la Valtiberina, percorsa dal primo tratto del Tevere, fiume che scorre vicino ad Arezzo.

Il territorio del comune è molto ampio e vario: si passa dalla pianura della Val di Chiana alle colline, a sud della città, e a zone montuose, soprattutto a est. Come conseguenza della grande estensione del territorio comunale i comuni confinanti sono numerosi: a ovest e a sud sono Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino, Marciano della Chiana, Castiglion Fiorentino e Cortona; a nord-ovest ancora Civitella in Val di Chiana, Laterina Pergine Valdarno e Castiglion Fibocchi; a nord-est Capolona e Subbiano; a est Anghiari, Monterchi, Sansepolcro e i due comuni umbri di Città di Castello e Monte Santa Maria Tiberina (aretino fino al 1927).

Clima

Il clima della città di Arezzo e delle zone limitrofe presenta le caratteristiche di continentalità più accentuate di tutta la Toscana, vista la posizione a cavallo tra il Valdarno e la Val di Chiana con la dorsale appenninica nelle relative vicinanze.

Secondo la classificazione dei climi di Köppen il clima della città di Arezzo appartiene al gruppo Cfa (clima subtropicale umido), anche se secondo vista l’estrema vicinanza appenninica con il clima del gruppo Cfb (clima oceanico) in quanto la temperatura media del mese più caldo è soltanto di poco superiore a ( secondo la media 1971–2000). Le precipitazioni presentano un carattere irregolare, perché la zona può essere influenzata sia dalle correnti umide atlantiche che da quelle secche continentali provenienti da settentrione e da oriente.

L'escursione termica risulta elevata sia nei valori giornalieri che annui. La neve in inverno non è rara e la media storica si aggira intorno ai annui ma fra il 2001 al 2012 l'accumulo medio annuo è sceso a in base ai rilevamenti effettuati alla stazione meteorologica dell'Aeronautica Militare.

Le temperature estreme registrate nel territorio comunale sono la massima assoluta di registrata alla stazione meteorologica di Arezzo San Fabiano il 4 agosto 2017 e la minima assoluta di registrata alla stazione meteorologica di Arezzo Molin Bianco l'11 gennaio 1985, seguita dalla minima assoluta di registrata alla stazione idrologica di Palazzo del Pero (frazione all'estremità orientale del territorio comunale) il 13 gennaio 1968 e il 7 gennaio 1985.

Etimologia Il nome della città continua senza soluzione il latino Arretium, da cui deriva anche l'etnico Arretinus; le fonti greche rendono il toponimo come . L'etimologia è ritenuta incerta e il nome etrusco di Arezzo non è direttamente attestato. Una possibile attestazione è stata cercata nell'epitaffio etrusco perduto di Larthi Cilnei, noto solo da una trascrizione cinquecentesca: alcuni studiosi vi hanno letto la forma aritim, intesa come nome etrusco della città, ma la lettura è controversa e altri vi riconoscono piuttosto un etnico, pur ammettendo che dietro di esso possa celarsi una base *ariti quale nome indigeno di Arezzo.

Storia Città etrusca

Il territorio aretino è frequentato fin dalla preistoria: nel 1863, durante lo scavo di una galleria ferroviaria presso la frazione dell'Olmo, venne alla luce il cranio detto "Uomo dell'Olmo", riferito al Paleolitico. La conca su cui sorge la città, all'incrocio tra Val di Chiana, Casentino e Valdarno, costituiva un passaggio naturale verso i valichi appenninici e ha favorito l'insediamento umano in ogni epoca.

Le tracce dell'età villanoviana sono scarse e sporadiche, mentre all'orientalizzante risale un gruppo di bronzetti filiformi di stile geometrico conservati nel museo cittadino. Un abitato di carattere urbano non è però documentato prima della metà del VI secolo a.C.: a quel momento rimandano la necropoli di Poggio del Sole, in uso fino all'età romana, le stipi votive di San Bartolomeo e della Fonte Veneziana, ricche di bronzetti tardo-arcaici, e un alfabetario dipinto su una brocchetta, segno di cultura urbana. Il nome etrusco della città non è attestato con certezza: la forma aritim, letta da alcuni studiosi in un'iscrizione perduta e nota solo da una copia cinquecentesca, è discussa, mentre è il latino Arretium a continuare la denominazione antica e a dare origine al nome moderno.

Posta al limite settentrionale della valle del Clanis, controllata da Chiusi, Arezzo mostra nei corredi arcaici una forte apertura verso quel centro, tanto che si è ipotizzato che ne sia stata in origine un avamposto. Tra V e IV secolo a.C. la città, cinta da mura in grandi blocchi di arenaria, fu un nodo dei traffici interni della penisola e un centro di produzione bronzistica di alto livello: dal santuario di Porta San Lorentino proviene la Chimera, rinvenuta nel 1553 e conservata a Firenze, divenuta uno dei simboli della città.

Il rapporto con Roma non passò da una conquista militare, ma da una progressiva integrazione guidata dall'aristocrazia locale dei Cilnii: nel 311 a.C. gli aretini furono gli unici in Etruria a non unirsi alla guerra contro i Romani, che nel 302 a.C. intervennero a sostegno dei Cilnii contro una rivolta interna; scontri con eserciti romani impegnati contro i Galli si svolsero sotto le mura della città nel 295 e nel 285-284 a.C., e nel 284 a.C. vi trovò la morte il console Lucio Cecilio Metello Dentro contro i Senoni. Legata a Roma da un trattato di alleanza, Arezzo le rimase fedele anche quando Annibale ne devastò le campagne nel 217 a.C., e nel 205 a.C. si distinse fra le città etrusche per l'enorme contributo di armi, grano e attrezzi alla spedizione africana di Scipione.

Età romana

Nel II secolo a.C. la città fu raggiunta dalle grandi strade consolari, nel 187 a.C. dalla direttrice transappenninica da Bologna e nel 171 a.C. dalla via Cassia, e con la trasformazione in municipio nel 90 a.C. i suoi cittadini ottennero la piena cittadinanza romana, iscritti alla tribù Pomptina. Nella guerra civile Arezzo parteggiò per Mario: dopo l'82 a.C. fu devastata dall'esercito di Silla e vi fu dedotta una colonia militare, gli Arretini Fidentiores, seguita in età cesariana da una seconda, gli Arretini Iulienses; Plinio il Vecchio distingue infatti tre comunità di Arretini, accanto ai Veteres originari.

Alla piena integrazione delle élite aretine nella Roma augustea rimanda la figura di Gaio Cilnio Mecenate, discendente dei Cilnii, protettore di poeti e protagonista della vita culturale del suo tempo, il cui nome è rimasto legato alla promozione delle arti. Subito dopo la metà del I secolo a.C. iniziò la produzione della ceramica aretina, la sigillata "corallina" liscia o decorata a matrice, celebrata dagli autori antichi ed esportata in tutto il mondo romano fino a circa la metà del I secolo d.C. Ai primi tempi dell'impero risalgono i grandi edifici pubblici, il teatro, le terme e, in età adrianea, l'anfiteatro ancora conservato; già nel II secolo d.C. la città entrò però in una lenta decadenza, in concomitanza con l'ascesa di Florentia.

Primo millennio d.C.

Dopo la perdita di unità e la conseguente frammentazione dell'Impero romano, il prestigio secolare e la favorevole posizione sulla via Cassia mantennero ad Arezzo una forte importanza anche durante i secoli nell'Alto Medioevo. Terra di confine tra i domini dei Goti e l'esarcato bizantino di Ravenna fu testimone di aspri scontri fra le due fazioni e fu uno dei primi centri occupati dai Longobardi. I Goti e i Longobardi incisero molto sulla composizione etnica e sulla lingua degli aretini. I longobardi costruirono castelli e pievi gettando le basi di Arezzo medievale. Con l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno che privilegiarono i rapporti con quello che ritenevano il più alto potere locale, il vescovado, la diffusione del Cristianesimo, infatti, era divenuta sede di episcopato. Si tratta di una delle poche città di cui sono noti tutti i vescovi che si sono succeduti fino a oggi. Dopo il mille il suo vescovo iniziò a fregiarsi, primo in Italia, del titolo di "Conte". A questo periodo risalgono il perduto "Duomo Vecchio" del Colle del Pionta, ai cui lavori partecipò Maginardo, la Cattedrale e la pieve di Santa Maria Assunta.

Sotto la protezione del vescovo si sviluppò nel contado aretino anche un folto numero di abbazie, che contribuirono a ricostruire un sistema di scambi e un minimo ambito culturale. In questo periodo Arezzo vide la nascita di un altro dei suoi figli illustri: Guido Monaco. Fattosi benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò il nuovo metodo di notazione musicale e il tetragramma.

Libero comune

Dopo il 1000 al potere feudale, identificato con il vescovo che risiedeva fuori dalla città sull'altura del Pionta, arroccato come in un castello, venne affiancandosi un potere cittadino, l'ordinamento della città ebbe un'evoluzione e si affermò il libero comune: la presenza di un console è attestata ad Arezzo nel 1098. La duplicità di poteri generò presto un conflitto tra il vescovo, che vedeva la sua autorità feudale provenire dall'imperatore e quindi incarnava la prima espressione del partito ghibellino, e la magistratura cittadina. L'attrito sfociò in varie sollevazioni popolari contro il vescovo e nella rappresaglie di questo, che chiamò in soccorso l'imperatore Arrigo, il quale scendendo in Italia verso Roma, trovava per l'appunto Arezzo nella sua strada. La rappresaglia fu durissima ma non arrestò lo sviluppo del Comune, che proseguì soprattutto dopo il concordato di Worms del 1122 che poneva fine alle controversie tra impero e papato e, di fatto, alla figura dei vescovi-conti. È a questo periodo, all'inizio del XIII secolo, che risale l'avvio della costruzione della Pieve, concepita per ospitare un vescovo ridimensionato alle sue funzioni pastorali, e di altre chiese che accogliessero gli ordini monastici inurbati forzatamente dopo la confisca dei loro possedimenti feudali. L'influenza territoriale di Arezzo crebbe notevolmente culminando con la presa di Cortona, avvenuta nel 1298 dopo una sanguinosa battaglia. Alla rinnovata importanza politica si accompagnò una fioritura culturale: la città si dotò di una università, lo Studium, i cui ordinamenti risalgono al 1252, brillarono i primi ingegni della nuova poesia lirica italiana Guittone d'Arezzo e Cenne da la Chitarra; della scienza con quel Ristoro che nel 1282 scrisse "La composizione del mondo" prima opera scientifica in volgare; e della pittura, con Margaritone d'Arezzo, poi affiancato da maestri fiorentini e senesi quali Cimabue e Pietro Lorenzetti. Nel 1304 infine nasceva ad Arezzo, da un fuoriuscito fiorentino, Francesco Petrarca.

La battaglia di Campaldino