La Sardegna è un'isola del mar Mediterraneo occidentale, la seconda per estensione e per popolazione dopo la Sicilia. Amministrativamente è territorio della Repubblica Italiana e rientra nell'omonima regione a statuto speciale.
Occupa una superficie di .
Geografia fisica L'isola è lambita a nord dalle acque delle Bocche di Bonifacio, che la separano dalla Corsica. Ad ovest è bagnata dal Mar di Sardegna, mentre ad est dal Mar Tirreno. A sud le acque del Canale di Sardegna si interpongono tra l'isola e le coste settentrionali del continente africano. Il territorio si presenta prevalentemente collinare (67,9%). Le porzioni di pianura occupano una superficie del 18,5% rispetto all'estensione totale, con la massima pianura dell'isola che è rappresentata dalla piana del Campidano. Le montagne (13,6% dell'intero territorio) raggiungono le massime elevazioni tra le cime del Massiccio del Gennargentu.
Geologia
Le rocce più antiche dell'isola risalgono al Paleozoico e sono costituite da depositi marini, più o meno metamorfosati, in cui sono frequenti le arenarie e le argilliti, e dove sono stati ritrovati diversi fossili di trilobiti, alghe ed archeociati. A queste rocce si alternano affioramenti locali delle più antiche formazioni geologiche risalenti al Cambriano: i calcari della formazione di Nebida, le quarziti della formazione di Gonnesa, detta anche "metallifero" perché ricca di minerali di piombo e zinco, e le filladi della formazione di Cabitza. Nel complesso, queste formazioni, unite ai ritrovamenti fossili, documentano la presenza di un mare esistito durante tutto il Cambriano inferiore.
La regione della Sardegna sud-orientale e centrale è invece caratterizzata da scarsissimi affioramenti risalenti al Cambriano medio-superiore, rappresentati da arenarie metamorfiche, nei quali sono stati rinvenuti pochi fossili di acritarchi. Queste arenarie sono state ricoperte da effusioni laviche, che subirono una metamorfosi orogenetica, caratterizzate da porfiroidi, metatufiti e metarioliti. La successiva sommersione da parte del mare portò alla formazione di nuovi depositi fossili ed alla sedimentazione dei calcari, avvenuta nel periodo Devoniano.
Al periodo Carbonifero risalgono le intense attività metamorfiche e magmatiche, alle quali seguì il deposito di magmi granitici che ricoprirono quasi completamente la Gallura e, in misura molto minore, la Barbagia, il Sulcis, il Sarrabus, l'Arburese e l'Asinara. Dopo il Carbonifero, nel periodo Permiano, iniziò l'azione erosiva che portò alla sedimentazione di argille all'interno di depressioni occupate da laghi. Tali depositi portarono alla formazione di fossili vegetali. A questo periodo risalgono l'estesa attività vulcanica che originò le ignimbriti nelle aree di Seui, della Nurra e della bassa Gallura.
Al periodo Giurassico risalgono le numerose invasioni marine che però non sommersero completamente l'isola. Nel Cretaceo il mare occupava distintamente due bacini, uno orientale ed uno occidentale. In questo periodo avvenne la sedimentazione dei calcari di Capo Caccia e dei monti di Oliena. Alla fine del Mesozoico si ebbero dei movimenti tettonici che portarono all'emersione, che fu parzialmente interrotta nell'Eocene, con invasioni marine dell'area del Sulcis e del Salto di Quirra che depositarono calcari per uno spessore di 150 metri. Durante l'Oligocene si ebbe un'intensa attività vulcanica fino al Miocene medio, che portò alla formazione di depositi piroclastici e ignimbritici nel Logudoro, Anglona e Sulcis. In questo periodo si ebbe anche la rotazione del blocco sardo-corso, staccatosi dal margine meridionale dell'Europa, per raggiungere la posizione attuale.
Brevi invasioni marine si ebbero nel Miocene e nel Pliocene. Durante il Quaternario si verificarono le attività vulcaniche che portarono al deposito di lave basaltiche che si insinuarono nelle valli. La successiva erosione portò alla formazione di altopiani come le giare e i caratteristici rilievi del Logudoro.
Montagne, colline e pianure
Più dell'80% del territorio è montuoso e collinare, dei quali il 68% è formato da colline e da altopiani rocciosi per un'estensione complessiva di 16.352 km². Alcuni di questi sono assai caratteristici e vengono chiamati giare o gollei se granitici o basaltici, tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei.
L'altitudine media può essere calcolata intorno ai 380 m s.l.m. e solo il 15% del territorio supera la quota dei 1.500 metri. Nella porzione nord dell'isola si erge il granitico monte Limbara che, con la punta Balistreri, raggiunge i 1.359 metri. Le cime più elevate si trovano nel massiccio del Gennargentu, con punta La Marmora che raggiunge la quota di 1.834 metri. Segue il Bruncu Spina con i suoi 1.829 metri, il monte Spada (1.595 metri) e, più a sud, il monte Serpeddì (1.069 metri). Nel Supramonte di Oliena la cima più elevata è rappresentata dal monte Corrasi, che raggiunge 1.463 metri. Segue il monte Fumai, nel Supramonte di Orgosolo, con i suoi 1.316 metri e punta Solitta (1.206 metri).
L'Ogliastra è caratterizzata delle tipiche formazioni calcaree note con il nome di tacchi. La più elevata di queste formazione è il monte Perdedu (1.334 metri), seguito dal monte Tonneri (1.323 metri), dal monte Perda Liana (1.293 metri), dal monte Santa Vittoria (1.212 metri) e dal monte Arbu (1.031 metri). Da notare anche monte Gonare, ergendosi tra i comuni di Orani e Sarule, con i suoi 1.083 metri, seguito a ruota da Gonareddu (1.045 metri).
Nel massiccio del Montiferru si trova il monte Urtigu, che raggiunge la quota di 1.050 metri. Altra cima della provincia di Oristano è il monte Arci, che raggiunge 812 metri. Nella catena del Marghine le cime più elevate sono rappresentate da punta Palai (1.264 metri) e dal monte Santu Padre (1.120 metri). Proseguendo lungo le montagne del Goceano si trova il monte Rasu (1.259 metri), punta Masiennera (1.158 metri) ed il monte Paidorzu (1.002 metri). Seguono i Monti di Alà, col monte Lerno di Pattada a quota 1.093 metri. Nei monti dell'Iglesiente le vette più elevate sono rappresentate dal monte Linas (1.236 metri), un complesso montuoso che culmina con tre vette, affiancato da alcuni rilievi che superano di poco i mille metri. Nei Monti del Sulcis, infine, la vetta più alta è rappresentata dal monte Is Caravius (1.116 metri), affiancato da una decina di rilievi di altezza compresa fra i 1.000 e i 1.100 metri.
Le zone pianeggianti sono limitate e originate da fenomeni erosivi piuttosto che dall'azione di trasporto e sedimentazione delle acque. Le piane più importanti sono il Campidano, nella zona centro-sud occidentale dell'isola, l'alta e media Valle del Tirso, che occupa la zona centrale, e la piana della Nurra nella zona nord-occidentale.
Gole Particolare importanza per altezza e dimensioni è la Gola di Gorropu.
Punti estremi
a settentrione, uno scoglio nei pressi dell'isola della Presa, nel comune di La Maddalena (OT), a . a meridione, l'isola del Toro, nel comune di Sant'Antioco (CI), a . a oriente, uno scoglio vicino al faro di Capo Comino, nel comune di Siniscola (NU), a . a occidente, presso il Capo dell'Argentiera, nel comune di Sassari (SS), a .
Idrografia Laghi
L'unico lago naturale della Sardegna è il lago di Baratz, nei pressi della città di Alghero. Tutti gli altri laghi del territorio isolano sono stati creati da sbarramenti artificiali allo scopo di fornire una riserva idrica di acqua potabile o per usi agricoli. Alcune dighe sono dotate di turbine per la produzione di energia elettrica.
Il bacino più importante e più esteso è quello del lago Omodeo, che è originato dallo sbarramento del fiume Tirso nei pressi di Busachi. Nel settore meridionale si trovano il lago Mulargia e i laghi dell'Alto Flumendosa e del Basso Flumendosa. Nella parte settentrionale si trova il lago del Coghinas. Di dimensioni minori sono invece il lago di Gusana, nei pressi di Gavoi, i laghi del Cucchinadorza e del Benzone (tutti e tre dotati di una centrale idroelettrica) e il lago Lerno nei pressi di Pattada.
Fiumi
I fiumi hanno un carattere prevalentemente torrentizio. Il più lungo della Sardegna è il Tirso (152 km), seguito dal Flumendosa (127 km), il primo fiume dell'isola per portata d'acqua. Tra i numerosi affluenti del Tirso va citato il Taloro, lungo il corso del quale sono state realizzate alcune dighe che hanno originato i laghi di Gusana, Cucchinadorza e Benzone. Altro importante fiume è il Coghinas, la cui portata è inferiore soltanto a quella del Flumendosa. Come nel caso di altri importanti fiumi della Sardegna anche il Coghinas è stato sbarrato da una diga che ha dato origine al lago omonimo. L'unico fiume navigabile dell'isola è il Temo, che attraversa la cittadina di Bosa. Il Cedrino, anch'esso sbarrato da una diga che ha generato l'omonimo lago, è alimentato della sorgenti di Su Gologone. A sud il fiume più importante è il Flumini Mannu, lungo 90 km, che sfocia nelle acque dello stagno di Santa Gilla, dopo aver ricevuto le acque del fiume Cixerri e del rio Leni.
Stagni e lagune
Un'importante caratteristica ecologica del paesaggio e della geografia della Sardegna è la notevole presenza degli stagni costieri. Essi rappresentano l'habitat ideale per molte specie di uccelli acquatici, stanziali e di passo. Il fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) è sicuramente la specie più appariscente. La superficie totale degli stagni nel territorio regionale è superiore ai 12.000 ettari ed alcuni sono utilizzati e gestiti per l'itticoltura. L'origine degli stagni costieri della Sardegna è dovuta ad eventi geologici che hanno portato alla formazione di cordoni sabbiosi litorali, di depositi alluvionali o dovuti al trasporto ed al seguente deposito, da parte dei corsi d'acqua, di materiali argillosi che hanno impermeabilizzato il fondale.
I più importanti ed estesi stagni della Sardegna sono: lo stagno di Cabras (19,5 km²) lo stagno di Santa Gilla (15 km²) lo stagno di Santa Giusta (8 km²) la laguna di Mistras (3,9 km²) lo stagno di San Giovanni (3,26 km²) lo stagno di Porto Pino (3,4 km²) lo stagno di San Teodoro (2,3 km²) lo stagno di Tortolì (2,2 km²) lo stagno di S'Ena Arrubia (1,43 km²) la laguna di Boi Cerbus (1,7 km²) lo stagno di Cugnana (1,2 km²) lo stagno di Pilo (1,19 km²) lo stagno di Colostrai (1,1 km²) lo stagno di Is Benas (1,1 km²)
Costa
Le coste della Sardegna si estendono per circa 1.900 km in un susseguirsi di paesaggi molto vari che sono stati creati e modellati durante la lunghissima storia geologica dell'isola. Lunghi tratti di coste basse e spiagge sabbiose si alternano ad alte falesie a strapiombo sul mare. Ampi tratti a falesie sono quelli compresi tra Portoscuso (vulcaniti) e le zone di Buggerru e Masua (calcari). Procedendo verso il litorale nord-occidentale le falesie si sviluppano nel tratto costiero tra Bosa (rocce basaltiche), Alghero-Capo Caccia (rocce calcaree) e l'Argentiera (rocce scistose), fino ad includere anche l'isola dell'Asinara. Sulla costa orientale un altro tratto costiero a falesie è rappresentato dalle insenature del Golfo di Orosei (calcari).
Le coste risultano però prevalentemente basse e rocciose mentre i tratti sabbiosi si sviluppano soprattutto vicino alla foce dei corsi d'acqua. Parte del litorale nord-orientale della Gallura, tra Santa Teresa Gallura ed il golfo di Olbia, presenta la morfologia a ría, caratterizzata da antiche valli fluviali oggi sommerse dalle acque del mare.
Insenature Le più importanti insenature della costa sarda sono: lungo la costa occidentale il golfo di Palmas, compreso tra l'isola di Sant'Antioco e la costa di Giba il golfo di Gonnesa, all'interno del quale si trova l'isolotto del Pan di Zucchero il golfo di Oristano la rada di Alghero, che comprende: l'insenatura di Porto Conte lungo la costa settentrionale il golfo dell'Asinara lungo la costa orientale il golfo delle Saline il golfo di Arzachena il golfo di Cugnana il golfo di Olbia, che comprende: