Sant'Elpidio a Mare è un comune italiano di abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.

Geografia fisica Sant'Elpidio a Mare è situata su una dorsale del subappennino marchigiano tra le basse valli del fiume Tenna e del torrente Ete Morto, a 9 chilometri dal mare Adriatico.

Origini del nome Il nome è un chiaro riferimento al santo anacoreta Elpidio, di cui la città conserva la spoglie.

Il suffisso "a Mare", precedente all'Unità d'Italia,Indice alfabetico di tutti i luoghi dello Stato Pontificio colla indicazione della rispettiva Legazione e Delegazione in che sono compresi del distretto governo e comune da cui dipendono, delle diocesi alle quali sono essi soggetti e coll'epilogo in fine dei distretti e governi di ciascuna legazione o delegazione desunto dall'ultimo riparto territoriale ripromesso coll'editto del 5 luglio 1831. Italia, dalla Tipografia Camerale, 1836. serviva per distinguerla dal poco distante Sant'Elpidio Morico (all'epoca comune autonomo) e aveva ragione di essere in quanto il territorio comunale giungeva fino alla linea di costa con il Porto, che però dal 1952 è comune a sé stante.

Storia Nell'887 fu fondata una delle più antiche e potenti abbazie benedettine delle Marche: l'abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti. Il borgo medievale, conosciuto con il toponimo di "Castello di Sant'Elpidio", sorse nell'XI secolo sul colle nella cui sommità è ospitata la chiesa della Madonna dei Lumi.Elevato al rango di libero comune, nel 1250 Federico II di Svevia gli concesse la costruzione di un porto tra i fiumi Chienti e Tenna.

Fu nei secoli successivi al centro di aspri contrasti con la vicina Fermo. Saccheggiato nel 1328 dalle truppe di Mercenario da Monteverde fu nuovamente distrutto dal ghibellino Rinaldo da Monteverde nel 1376 e nel 1377.

Nel 1380 gli elpidiensi ricostruirono il paese nella posizione in cui è ancora oggi.

Nel 1431 l'esercito di Francesco Sforza penetra la cinta muraria e saccheggia l'abitato.

Nel quadro della Marca Anconitana e dello Stato Pontificio, l’assetto istituzionale cittadino conobbe in età moderna (XVI-XVIII secolo) una tendenza alla chiusura degli organi di governo. Il restringimento dell’accesso ai consigli e alle magistrature favorì il consolidamento dell’oligarchia cittadina come nobiltà civica.

Nel 1797 il generale Rusca dell'esercito di Napoleone Bonaparte raduna le milizie locali fedeli a Papa Pio VI sul Colle dei Cappuccini e ingloba il Paese nel Dipartimento del Tronto, con capoluogo Fermo. Nel 1828 papa Leone XII emana una bolla con la quale viene attribuito il titolo di città. Durante la seconda guerra mondiale il territorio fu amministrato dalla Repubblica Sociale Italiana.

Nel 1952 la frazione del Porto diventa comune autonomo con il nome di Porto Sant'Elpidio.

Simboli Lo stemma comunale e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 7 marzo 2001.

Il gonfalone è un drappo di bianco alla bordatura di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti L'Abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti fondata sopra ad un edificio religioso preesistente del VI, grazie alle terre donate al monastero dal vescovo di Fermo e alla munificenza dell'imperatore Carlo il Grosso che concede con privilegio del 24 giugno 883 i mezzi economici necessari alla sua realizzazione, venne solennemente consacrata il 14 settembre 887 alla presenza del vescovo di Fermo Theodosio e di innumerevoli canonici. Il periodo di massimo splendore dell'abbazia benedettina oscilla tra il X e il XII secolo in cui beneficia di ampliamenti in stile romanico. Nel 1468 il complesso abbaziale diventa di proprietà del Comune di Sant'Elpidio a mare. Nel 1749 Alessandro Borgia arcivescovo di Fermo restaura la basilica. Nel 1790 il vescovo fermano Andrea Minnucci riduce il complesso abbaziale a struttura per uso agricolo decretandone la sua rovina e riducendo la zona delle funzioni alla sola navata centrale. Dopo oltre due secoli di abbandono e degrado ad usi impropri, la struttura basilicale è stata interessata da un restauro iniziato nel marzo 2006 teso al ripristino della primitiva tipologia e alla conseguente riapertura al pubblico, avvenuta nel 2010. All'interno della chiesa una lapide ricorda i lavori di ristrutturazione eseguiti sulla Basilica dall'arcivescovo di Fermo Alessandro Borgia nel 1749:

All'esterno dell'abbazia una lapide ricorda:

Oratorio della Madonna dei Lumi Resti dell'antico convento agostiniano duecentesco. Filippo III di Francia, quarto figlio del re san Luigi IX, durante il XIV Concilio Ecumenico, apertosi a Lione il 7 maggio 1274 e conclusosi il 17 luglio 1274 dona in segno di profonda devozione verso il beato Clemente personalità eminente dell'Ordine Agostiniano, beatificato da papa Clemente XIII nel 1761, una spina della Corona di Gesù Cristo. Il Frate devolve il prezioso dono al convento in cui fu maestro dei novizi san Nicola da Tolentino. Nella notte dell'8 settembre 1377 l'esercito guidato da Rinaldo da Monteverde privò la chiesa della reliquia che è attualmente conservata a Fermo. Dell'antico tempio rimane il basamento, gran parte dell'elevato della facciata e all'interno il piccolo oratorio con l'altare in pietra d'Istria in stile gotico realizzato nel 1371 e l'affresco della miracolosa Madonna dei Lumi del XV secolo che raffigura la Madonna con il Bambino.G. Martinelli, Il beato Clemente e le vicende della Sacra spina fra Sant'Elpidio e Fermo, Livi Fermo, 2009.

Perinsigne Collegiata di Sant'Elpidio Abate Eretta nel XIII secolo come pieve, nel 1590 le viene attribuito il titolo di collegia, l'11 ottobre 1591 papa Gregorio XIV la eleva a insigne collegiata e nel 1857 il beato papa Pio IX, di passaggio al Porto di Sant'Elpidio, a Perinsigne. Della costruzione primitiva conserva l'abside e gran parte della struttura esterna. La facciata realizzata nella seconda metà degli anni trenta del XX secolo in stile neoromanico si fregia della presenza di un rosone e di un mosaico sulla lunetta del portale che raffigura sant'Elpidio abate affiancato dai discepoli Ennesio ed Eustasio. Il fianco della chiesa su piazza Matteotti conserva 5 finestre dell'originaria costruzione del XIII secolo; il resto è stato quasi interamente ricostruito nel 1639. L'interno è stato realizzato in stile neoclassico. L'altare maggiore del XVI secolo è stato costruito intorno a un sarcofago romano in marmo pario del IV secolo che raffigura una scena di caccia al leone e che conserva al suo interno le ossa del patrono sant'Elpidio Abate e dei discepoli sant'Ennesio e sant'Eustasio. Sopra il coro dietro l'altare maggiore Nicola Antonio Monti ha realizzato alla fine del XVIII secolo la tela che raffigura l'Assunta, patrona dell'Arcidiocesi di Fermo, con il Patrono Sant'Elpidio e il compatrono beato Clemente. Ai lati del presbiterio, due grandi tempere di Ciro Pavisa (1941) raffiguranti la leggendaria apparizione del Santo e l'arrivo della Sacra Spina alla Madonna dei lumi. La mostra d'altare ligneo dedicato all'Annunciazione realizzata in stile barocco da Angelo Scoccianti nel transetto di destra nel 1702, proprietà comunale, è la più grande delle Marche; conserva all'interno di due ante, la statua della Madonna di Loreto. Il transetto di sinistra conserva una crocifissione di Jacopo Palma il Giovane che raffigura ai piedi del Cristo Sant'Antonio e San Giorgio. La chiesa conserva un fonte battesimale ligneno di stile rinascimentale. L'organo realizzato nel 1765 da Gaetano Callido e collocato sopra la bussola d'ingresso costituisce una delle più importanti opere del celebre organaro. La chiesa ospita una piccola sala museo con ricchi paramenti liturgici appartenuti al card. Cesare Brancadoro e una sagrestia ccon tele di personaggi ecclesiastici ed altre provenienti da ex chiese cittadine.

Il 24 dicembre 1943 i cittadini di Sant'Elpidio a mare alla presenza dell'allora Arciprete don Quirico Lupacchini hanno formulato un voto in onore di Sant'Elpidio Abate in base al quale se fossero stati liberati dagli orrori e dalle devastazioni della guerra avrebbero arricchito di marmi preziosi il presbiterio della Chiesa Collegiata dove riposa il corpo del Santo Protettore.

Chiesa di San Giovanni Fu la chiesa del Monastero delle Suore Benedettine dedicato a San Giovanni. La facciata realizzata nel XIX secolo si erge all'inizio di via Cunicchio.

Santuario della Madonna degli Angeli Il santuario della Madonna degli Angeli ed il conventino attiguo risalgono al XVI. OSpità gli Apostolini, i francescani del Terz'Ordine. Conserva una porziuncola con affreschi di scuola del Salimbeni e la miracolosa immagina della Madonna alla quale è dedicato il santuario. ii.

Il santuario fu subito oggetto di particolare culto e si pensò di affidare la custodia a dei religiosi per i quali si affiancò la costruzione di un modesto convento.

Chiesa di Sant'Agostino Fu costruita in onore di Sant'Antonio nel XIV secolo. Dopo la distruzione del convento agostiniano nel 1377 è stata riconsacrata a sant'Agostino. Sulla bella facciata barocca, conserva un portale in pietra con decorazioni a candelabra del 1505. Restaurata nel 1760, fu chiusa al culto agli inizi del XX secolo. L'interno è abbellito dalla presenza di stucchi e da un coro (1760). Ospitò l'altare dedicato al beato Clemente Briotti visibile presso la chiesa di Sant'Elpidio Abate e alcune tele di Vincenzo Pagani oggi conservate nella Pinacoteca civica di Ripatransone.

Chiesa di San Francesco Realizzata nel XIV secolo con il titolo di Santa Maria in Piazza, dopo la distruzione del 1377 fu concessa al conventuali francescani, che nella prima metà del '700 la ridussero nell'attuale stile barocco. Conserva una tela di Girolamo Dente detto il Tizianello del 1564 (l'Assunta), due tele di fermano Ripani, la Madonna del Rosario dell'olandese Ernst van Schayk. La Chiesa ospita i resti di Giovanni, padre di San Camillo de Lellis. Recentemente restaurata, è oggi auditorium comunale.

Basilica lateranense di Santa Maria della Misericordia Unica basilica dell'Arcidiocesi di Fermo, venne costruita su suolo lateranense dall'omonima Arciconfraternita (istituita nel 1399) a partire dal 1575, fu aperta nel 1578 e fu terminata nel 1585. All'esterno presenta un portale ligneo e due meridiane da sinistra verso destra indicano rispettivamente l'ora italica e astronomica. All'interno, la decorazione della volta venne iniziata nel 1599 dall'umbro Pietro Cesarei che eseguì alcuni episodi della Vita della Vergine, fu portata avanti da Giuseppe Bastiani con lAssunzione della Vergine e fu completata nella volta del presbiterio, nel 1603 da Andrea Boscoli, che aggiunse anche nel coro tre tele con la Madonna della Misericordia, lo Sposalizio della Vergine firmato e datato 1603 e lAdorazione dei Pastori, probabilmente eseguite in collaborazione con l'allievo Marcello GobbiGiuliana Pascucci, Sant'Elpidio a mare, basilica di Santa Maria della Misericordia, in Capriccio e Natura. Arte nelle Marche del secondo Cinquecento. Percorsi di rinascita., catalogo di Mostra, Macerata, 2017, pag. 241. In chiesa si conserva anche una tela dell'anconetano Andrea Lilli con l'Imbarco delle Sante Marta e Maddalena, del 1602, e due organi storici, di Gaetano Callido del 1785 (proveniente dall'ex chiesa di San Francesco) e Pietro Nacchini del 1757. Dal 1974 la basilica è sede dell'Accademia Organistica Elpidiense, prestigiosa rassegna concertistica nei venerdì di agosto.

Chiesa di San Giuseppe artigiano Costruita a partire dal 1576 per l'ex convento dei Cappuccini, fu più volte ristrutturata fino all'attuale impianto ligneo barocco. Ospita importanti tele del 1758 da Filippo Ricci con Il sogno di San Giuseppe e lo Sposalizio della Vergine adornano l'interno.

Chiesa e oratorio di San Filippo Neri