Il Consolato () fu in Francia un regime politico nato dal colpo di Stato del 18 brumaio anno VIII (9 novembre 1799), che rovesciò il regime del Direttorio (1795-1799) nato dalla Rivoluzione. Per estensione il termine si riferisce anche al medesimo periodo della storia di Francia.
La Costituzione dell'anno VIII stabilì una forma di governo di stampo autoritario guidata formalmente da tre persone (dette consoli richiamandosi alla storia romana), ma in realtà retta dal solo Primo Console Napoleone Bonaparte, che fu proclamato console a vita nel 1802. Il Consolato terminò il 18 maggio 1804 (28 floreale anno XII), data della proclamazione del Primo Impero.
Il Consolato provvisorio Dopo il colpo di Stato del 18 brumaio si insediò un consolato provvisorio composto da Bonaparte, Sieyès e Ducos. Le idee di Sieyès furono fondamentali nella concezione del progetto politico: dopo diversi anni di instabilità sotto il Direttorio, ci si preoccupò soprattutto di rafforzare il potere esecutivo e di facilitare il funzionamento del regime.
Le due assemblee legislative (Consiglio dei Cinquecento e Consiglio degli Anziani) designarono ciascuna una commissione per gli affari giudiziari correnti e per la preparazione di una nuova costituzione, che entrò in vigore il 4 nevoso anno VIII (26 dicembre 1799); nota come Costituzione dell'anno VIII, fu redatta da Daunou, che già aveva steso la Costituzione dell'anno III. Daunou apparteneva al gruppo degli Idéologues, repubblicani liberali ostili al giacobinismo.
La nuova costituzione rafforzava il potere esecutivo ed il diritto rappresentativo era riservato ai soli notabili, anche se il suffragio universale non veniva ufficialmente abolito. Segnò quindi una rottura con le costituzioni precedenti: non vi si trova nessun richiamo ai diritti dell'uomo nel preambolo della costituzione, come lo era stato invece per quello del 1791, 1793 e 1795 (di quel preambolo rimaneva ben poco: alcuni articoli sull'habeas corpus nel Titolo VII e qua e là qualche richiamo ai diritti individuali) né alla difesa delle libertà, è inoltre molto più tecnica, definendo i poteri, soprattutto quelli dell'uomo forte del regime; appare quindi ritagliata su misura per Napoleone.All'articolo 39 si legge il suo nome e quello degli altri due consoli, cosa clamorosa per una costituzione, che dovrebbe essere pensata soprattutto per i posteri («La Constitution nomme Premier consul le citoyen Bonaparte, ex-consul provisoire ; second consul, le citoyen Cambacérès, ex-ministre de la Justice ; et troisième consul, le citoyen Lebrun, ex-membre de la commission du Conseil des Anciens»).
Napoleone fu designato "primo console", dunque di fatto a capo dell'esecutivo, col potere di decidere le nomine alle principali funzioni pubbliche ed una certa libertà d'iniziativa in materia legislativa. Contemporaneamente il primo console si ritrovò dotato di poteri importanti in ambito diplomatico e militare.
La nuova costituzione non rinnegò comunque del tutto la collegialità del Direttorio, sebbene due dei consoli non avessero altro che un potere consultivo.
Sul piano istituzionale vi furono ugualmente dei cambiamenti. Venne istituito il Tribunato, composto da 100 deputati con la funzione di discutere i progetti di legge e dare il proprio parere, così come il Corpo legislativo, composto da 300 membri che votavano i progetti di legge senza però la possibilità di discuterli. Entrambe le camere non avevano l'iniziativa legislativa, cosa che aveva solo l'esecutivo. Il Consiglio di Stato doveva preparare e redigere i progetti di legge, trattandosi di un'assemblea puramente tecnica composta da una cinquantina di membri nominati dal primo console. Le leggi dovevano essere discusse tra il Tribunato e il Consiglio di Stato (espressione del governo) e poi presentate al Corpo legislativo (che poteva esclusivamente approvare o non approvare, senza possibilità di fare controproposte), instaurando quindi un meccanismo farraginoso.
Il Senato conservatore era incaricato di preservare la Costituzione; era composto da membri cooptati nominati a vita e inamovibili, su indicazione delle altre assemblee. Progressivamente andò a redigere testi a carattere legislativo, detti senatoconsulti per analogia al Senato romano. I membri divennero con la Costituzione dell'anno X e con il senatoconsulto costituzionale dell'anno XII (che introduceva il sistema imperiale), uomini scelti su liste predisposti da Napoleone, o addirittura da lui direttamente designati.
Prima ancora della proclamazione del Consolato, il primo console prese, l'indomani del 18 brumaio, una decisione fondamentale: nominò Martin Michel Charles Gaudin alla carica strategica di ministro delle finanze. Costui fu sempre uno dei suoi più fidati collaboratori, sino alla dissoluzione dell'Impero.
I primi passi del Consolato Il Consolato si insediò ufficialmente il 1º gennaio 1800 (11 nevoso anno VIII); vennero designati due nuovi consoli, Cambacérès e Lebrun.
Cambacérès era deputato della Convenzione, specialista in diritto, già ministro della giustizia sotto il Direttorio. Nei ranghi del Consiglio di Stato si ritrovavano persone vicine a Bonaparte, e il Senato era presieduto da Sieyès. Gli umori dell'assemblea nei confronti di Bonaparte erano vari; in assenza di liste di notabilità era il Senato a scegliere i deputati: vennero privilegiati vecchi rivoluzionari per mettere in piedi una certa opposizione al primo console.
All'inizio del 1800 il Consolato era dunque insediato ma ancora in cerca di un assetto e di una politica che gli consentisse di durare.
L'opera del Consolato Ristabilire la pace
All'inizio del nuovo regime, Bonaparte mirava a riconciliare le parti, a mettere fine alle divisioni nate dalla Rivoluzione. Invitò il clero a rientrare in Francia, ed accordò la libertà di culto il 7 nevoso anno VIII (28 dicembre 1799). Soppresse la legge degli ostaggi, che consentiva di imprigionare i membri della famiglia di un émigré, e mise fine alla vendita dei possedimenti religiosi confiscati dallo Stato.
Divenne analogamente possibile farsi cancellare dalle listes d'émigrés (la presenza sulle liste significava perdere i diritti da cittadino). Nel 1802 Bonaparte andò ancora oltre accordando l'amnistia generale agli émigré. Tali misure di riconciliazione prepararono l'instaurarsi della pace civile.
Esistevano tuttavia ancora delle regioni che si sottraevano al controllo dello Stato. Soprattutto l'ovest della Francia era in preda ad una situazione di instabilità cronica (insurrezioni, brigantaggio, ecc.). Dal novembre 1799 Napoleone si adoperò per ottenere la pacificazione della regione ed ottenne la firma di una tregua con i capi della chouannerie. All'inizio del 1800 Bonaparte aveva raggiunto la pacificazione quasi totale, in particolare nella Vandea, e si appoggiava soprattutto sul clero. Rimanevano comunque dei disordini locali, come in Normandia. Nel 1802 il paese era grosso modo pacificato, obiettivo ottenuto sia per negoziati sia per occupazione militare.
In primavera Bonaparte decise di porre fine anche alla guerra all'estero. Gli austriaci furono sconfitti il 14 giugno 1800 a Marengo da Bonaparte stesso, e il 3 dicembre successivo a Hohenlinden da Moreau. Il 9 febbraio 1801 Bonaparte concluse la pace di Lunéville con l'Austria, che rinunciò ai suoi diritti sul nord e centro Italia. Il 25 marzo 1802 venne firmato il trattato di Amiens che segnava la pace col Regno Unito.
Malgrado la cattura e la deportazione in Francia di Toussaint Louverture, la spedizione di Santo Domingo fu un fallimento. Il disimpegno in America del Nord si tradusse nella vendita della Louisiana, ceduta col trattato del 2 maggio 1803.
Rafforzare lo Stato Per poter durare il regime doveva appoggiarsi su uno Stato solido e strutturato, in cui i cittadini potessero riporre fiducia.
Necessitava dunque rimettere in sesto le finanze e guadagnare allo Stato la fiducia dei cittadini. Ciò si fece tramite una riforma fiscale. Il Consolato aveva ereditato dal Direttorio, che comunque faticava ad esigerle, quattro imposte dirette: la contribuzione fondiaria, la contribuzione mobiliare, l'accisa sull'industria e commercio, e l'imposta sulle porte e finestre.
Nel gennaio 1800 venne creata la Banca di Francia, banca privata ma con il sostegno del governo: essa si preoccupò di assicurare un certo avanzo alle finanze dello Stato, in attesa della riscossione delle imposte, il che rinforzò il credito statale. Con la riforma monetaria del 1803 ebbe il monopolio nelle emissioni di cartamoneta. Il franco germinale vide fissato il suo valore sull'oro delle riserve della Banca di Francia, che divenne una delle maggiori d'Europa.
Nel 1802 il bilancio dello Stato raggiunse il pareggio.
La legge del 28 piovoso anno VIII (17 febbraio 1800) riguardò l'amministrazione locale. Il punto più importante fu l'istituzione dei prefetti; mantenne i dipartimenti ereditati dalla Rivoluzione ma ne ridefinì le suddivisioni interne: i distretti divennero arrondissement, rispetto a questi in numero minore e dunque con maggiore estensione, furono ridefiniti i confini dei comuni (commune) e dei cantoni. Ad ogni livello si trovava un funzionario pubblico di nomina governativa, anziché un'assemblea consultiva eletta.
La giustizia fu uno dei pilastri del nuovo Stato, che diventava sempre più autoritario. Il Consolato non mise tuttavia in discussione l'uguaglianza di tutti davanti alla giustizia, che era esercitata in nome del popolo. I giudici erano eletti dai cittadini e troviamo ugualmente una giuria popolare. Nel marzo 1800 Bonaparte procedette ad una riforma giudiziaria che rese eleggibili i giudici di pace (destinati a cause minori, con giurisdizione limitata al cantone). La giustizia poggiava infatti ormai su magistrati professionisti, in linea di principio inamovibili. Venne contemporaneamente istituito il Consiglio di Stato.
Fouché fu posto a capo del Ministero della polizia, con l'incarico di preservare l'ordine ed informare circa lo stato dell'opinione pubblica e della popolazione.
L'inquadramento della società Bonaparte volle codificare le regole della società, ricostruire il legami sociali dopo la distruzione della società dell'Ancien Régime. Il Code Napoléon, concepito dopo la Rivoluzione, e terminato nel 1804, si proponeva di operare una sintesi tra il diritto dell'Ancien Régime ed il diritto rivoluzionario in modo da pacificare il Paese; era profondamente improntato alla laicità per rendersi accettabile a tutti i francesi.
Nel medesimo tempo Napoleone considerava un inquadramento religioso. La religione era considerata come un elemento stabilizzante la società, un cemento sociale. Dal suo arrivo al potere dunque, Napoleone si occupò di organizzare la religione: anche se poteva prevedere una religione civile basata sulle feste e le ricorrenze rivoluzionarie, preferì appoggiarsi sulle religioni esistenti, in primis quella dominante in Francia, il cattolicesimo. Nel 1800 la Chiesa cattolica francese era profondamente divisa fra una "Chiesa refrattaria", preponderante, e una "Chiesa costituzionale". I negoziati col papa Pio VII portarono al Concordato del 1801, che permise dal 1802 la riorganizzazione della Chiesa francese in sessanta diocesi con nuovi vescovi e un clero organizzato. I vescovi erano nominati dallo Stato e ricevevano l'investitura canonica dal Papa; i preti cattolici erano nominati e remunerati dallo Stato. Il clero aveva la funzione di assicurare la pace, la coesione sociale ed il rispetto delle leggi, per esempio facendo pregare i fedeli per il successo dell'esercito napoleonico.
La società napoleonica era gerarchizzata non in funzione degli ordini sociali ma in funzione della fortuna economica e la notabilità. Vi era un dualismo fra una élite (circa 100.000 persone), i cittadini più facoltosi, e la massa della popolazione: su tale base si costruì l'edificio politico.