Contessa Entellina (Kuntisa in arbëresh) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Distante circa dal capoluogo, è posta nella Valle del Belice al centro della Sicilia Occidentale, alle falde settentrionali del monte Genuardo, e si adagia sul declivio delle colline Brinjat a 571 m s.l.m.

Oasi etnica, linguistica e religiosa, è uno dei più antichi insediamenti albanesi d'Italia (1450), sorto in conseguenza allo stazionamento di gruppi di militari albanesi (stradioti) e alla fuga degli esuli albanesi che si allontanarono dalle loro terre per sfuggire dall’invasione turco-ottomana d'Albania e generalmente dalla penisola balcanica. La cittadina, insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, è parte della comunità albanese di Sicilia (arbëreshët e Siçilisë) dove si parla l'albanese (arbërishtja) e vi si pratica il rito religioso greco-cattolico (rito bizantino).

L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etno-linguistiche. Il comune appartiene inoltre all'unione dei Comuni Albanesi di Sicilia "Besa" (Lidhja e Bashkivet "Besa"). Le attività economiche prevalenti sono il terziario, l'agricoltura e la pastorizia.

Geografia fisica Territorio Il comune di Contessa Entellina si estende per nella media valle del fiume Belice Sinistro (antico Crimiso). È circondato da ampie campagne e fitti boschi, e il centro abitato si adagia sulle falde settentrionali delle colline Brinjat, toponimo albanese che significa "costole". Le attuali delimitazioni del territorio comunale sono costituite da elementi del paesaggio naturale o antropizzato, quali corsi d'acqua, linee di spartiacque o antiche mulattiere.

Il territorio ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è dominato dal massiccio del Monte Genuardo (1180 m), costituito in prevalenza da una potente sequenza di rocce carbonatiche, silicee e marnose. Altri tratti del confine sono rappresentati da corsi d'acqua di rilievo, quasi tutti affluenti del Belice Sinistro: a nord-est il Vallone Petraro, ad est il Vallone Chiarello, ad ovest il corso inferiore del Senore, fino alla confluenza con il Belice Sinistro. Sul lato meridionale, invece, il confine è rappresentato dallo spartiacque del Monte Genuardo, mentre su quello orientale da tratti di antiche mulattiere, nella contrada Realbate a nord-est e una parte delle pertinenze dell'abbazia di Santa Maria del Bosco a sud-est. Altri corsi d'acqua di rilievo, anch'essi affluenti del Belice Sinistro, attraversano il territorio: il torrente Realbate nel settore nord-orientale e il Vaccarizzo nella parte centro-settentrionale, alle pendici meridionali della Rocca di Entella. Alla rete idrografica maggiore si affianca poi una fitta maglia di corsi d'acqua minori, tutti a carattere stagionale.

Storia Il comune di Contessa Entellina costituisce il più antico insediamento albanese d'Italia. Nasce intorno al 1450, quando un gruppo di esuli albanesi costruì l'abitato vicino alle rovine remote di un piccolo casale preesistente, il Casale di Comitissa o Vinea Comitissae, popolato da soldati albanesi (stradiotët) provenienti dal Casale di Bisiri (Mazara) dove avevano prestato servizio per il re di Napoli dal 1448. Dal XV al XVIII secolo si rifugiano in Italia molti esuli albanesi per sfuggire alla dominazione turco-ottomana e conservare libertà e fede cristiana, questi fuggirono e sbarcarono sulle coste centro-meridionali d'Italia, fondando o ripopolando circa 100 località. Fu in quel periodo che Contessa vide l'accrescere e la nascita vera e propria del nucleo cittadino.

I capitoli di nascita ufficiali, della concessione dei feudi, sorsero nel 1520, anno in cui ebbe avvio la riedificazione, la valorizzazione e il popolamento degli albanesi provenienti dall'Albania meridionale e nella seconda ondata migratoria dalla Morea. Questi albanesi, di elevata estrazione sociale, non vollero sottomettersi al giogo turco né rinnegare la loro religione cristiana di tradizione greco-bizantina.

A partire dal XVI secolo si riscontrano documenti notarili o ecclesiastici che riguardano la nuova comunità stabilitisi nella zona dell'antico casale. Il 14 dicembre del 1517 fu redatto l'atto di affitto del territorio, firmato da una rappresentanza della comunità albanese di Contessa, e nel 1520, prima che scadesse il contratto di affitto di nove anni, gli arbëreshë di Contessa sottoscrissero con Don Alfonso Cardona un atto di concessione conclusivo. Con questo atto i feudi di Contessa e Serradamo furono assegnati agli arbëreshë, che li trasformarono in vigneti, uliveti e frutteti e li coltivarono a grano. La decima fu successivamente trasformata con la concessione in enfiteusi, con l'intento di incentivare gli investimenti fissi da parte dei contadini albanesi. Su tutti i feudi avevano diritti di pascolo e spigolatura (usi civici), e si sviluppò la coltura intensiva con alberi e vigneti, in quanto su essi gli arbëreshë godevano del diritto di disporre liberamente l'eredità mediante testamento.

Altri profughi albanesi intanto nel 1521, durante la grande migrazione albanese nel mondo causata dall'avanzata dei turco-ottomani, raggiunsero Contessa. Molte sono le notizie riportate dal XVI secolo in documenti amministrativi, ecclesiastici, notarili, ecc., che riguardano la nuova comunità degli albanesi stabilitisi nel casale, chiamato nel medioevo vinea Comitissae.

Gli albanesi di Contessa venivano scambiati abitualmente dai contadini forestieri siciliani per "greci", in quanto si dava maggior rilevanza al carattere religioso (rito greco) piuttosto che all'appantenenza etnica (albanese).

Nel 1875 si volle aggiungere al nome Contessa l'aggettivo Entellina, derivato dalle scoperte archeologiche d'Entella città le cui rovine si trovano nei pressi del centro abitato, costituendo così la denominazione attuale. È chiamata in lingua arbëreshe: Kuntisa, talvolta Kundisa, o semplicemente horë -a (città, il paese) e hora e Kuntisës.

Il comune, dopo il terremoto del 1968, dovette chiudere le sue chiese al culto perché dichiarate inagibili, e poiché altrettanto poteva dirsi delle case, si ebbe, in quella circostanza, un forte flusso migratorio. Da allora il paese si è un po' ampliato nella parte della Fusha Kavalari, anche se il centro storico è ancora ampiamente popolato e comprende ancora invariato la via Morea, via Kastriota, piazza Umberto I, via Musacchia e la via Kroja.

Contessa Entellina è una delle circa 50 località in Italia che conservano ancora la lingua, il rito, le tradizioni ed i costumi degli antenati albanesi.

Simboli

Lo stemma del comune di Contessa Entellina è così descritto dallo statuto comunale:

La colonna deriva dallo stemma della famiglia romana dei Colonna che nel 1629 acquisirono il feudo. L'aquila bicipite è il simbolo della comunità arbëreshë. La figura femminile con i due aspidi fa molto probabilmente riferimento alla "Figlia di Mirabetto” – figlia dell'emiro arabo Muḥammad ibn ʿAbbād, l'ultimo capo dei musulmani siciliani ribelli – detta la Cleopatra di Sicilia, che visse nella rocca di Entella e che, visti uccidere tutti i suoi fratelli e suo padre per mano di Federico II, riuscì a vendicarsi massacrando i suoi avversari e infine si avvelenò pur di non consegnarsi ai nemici.

Il gonfalone del comune di Contessa Entellina riproduce lo stemma su drappo rosso, con il nome del comune anche in lingua albanese.Il gonfalone è disciplinato dalle disposizioni statutarie del comune..

Monumenti e luoghi d'interesse

I monumenti e i siti principali di Contessa Entellina sono certamente le chiese di rito bizantino, con le loro preziose icone; l'abbazia di Santa Maria del Bosco (XIII sec.); il castello di Calatamauro, sito archeologico medievale; e Entella, sito archeologico di origine elima.

Architetture religiose

Fra gli edifici monumentali si annoverano le chiese di rito bizantino di modello architettonico orientale: con icone, l'iconostasi, mosaici e paramenti sacri ortodossi. Una particolare chiesa è quella di SS. Annunziata e San Nicolò di Mira (Klisha e Shën Kollit), quest'ultimo santo patrono del comune. Chiesa madre di Contessa Entellina, fu costruita e completata nel 1520 dai primi esuli arbëreshë subito dopo il loro arrivo, e nella quale viene celebrata la Divina liturgia secondo il rito bizantino-greco. Insieme ad essa il rito bizantino viene solennizzato in tutte le altre chiese di Contessa: Anime Sante (Shpirtrat e Shejt), Maria dell'Itria o Odigitria (Mëria e Dhitrjes), San Rocco (Shën Rroku), S. Antonio Abate (Shën Gjoni i Math).

La chiesa di Santa Maria delle Grazie (Klisha e Shën Mërisë) e l'abbazia di Santa Maria del Bosco sono invece passate al rito latino, in quanto concesse allora provvisoriamente ai fedeli latini, ma con la riserva dei diritti dei fedeli albanesi-bizantini: proprietà, canto del Cristòs Anésti (Krishti u Ngjall) nei primi tre giorni dopo la Grande Pasqua, canto della Paràclisis nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale, l'8 settembre, di Santa Maria della Favara.

Aree naturali

Delle 91 riserve naturali istituite dalla Regione Siciliana, due ricadono sul territorio di Contessa Entellina: La Riserva Naturale Integrale "Grotta di Entella" che si trova nella parte settentrionale del territorio nella Rocca di Entella. La Riserva Naturale Orientata "Santa Maria del Bosco" e "Monte Genuardo" che ricade nella parte meridionale del territorio ed interessa anche i comuni di Sambuca di Sicilia (AG) e Giuliana (PA).

Fuori dal perimetro cittadino, si possono fare escursioni, oltre che sulla citata Rocca d'Entella, anche al Castello di Calatamauro di fattura bizantina, nonché appunto alle riserve naturali Grotta di Entella e Monte Genuardo. Il territorio comunale comprende il Lago Garcia.

Siti archeologici

Le rovine del sito di Entella si desume dalla tradizione mitologica più moderna che fu fondata da Aceste e dall'eroe Entello, un abile pugilatore che nellEneide sfida e vince il troiano Darete. Entella, con le città di Segesta ed Erice era una delle tre maggiori città elime. La città godette della sua autonomia politica grazie all'appoggio di Cartagine fino al 404 a.C., quando fu occupata da dei mercenari campani che ne uccisero col tradimento la popolazione maschile.

Durante l'intero IV secolo a.C., visse le tormentate vicende delle città campane di Sicilia sia sotto Cartagine, che sotto Siracusa. Occupata da Dionisio di Siracusa nel 397 a.C., e caduta in seguito sotto Cartagine, fu riconquistata dai Siracusani nel 368 a.C. Aveva come città un'importanza strategica che fu ripresa dai Cartaginesi nel 345 a.C. Fu liberata inizialmente da Timoleonte nel 342-41 e tornò sotto Cartagine per la pace che seguì alla vittoria timoleontea sul Crimiso (339 a.C.). In seguito sarà liberata da Agatocle, tornando così sotto Cartagine nel 306 a.C. per poi essere infine conquistata dai Romani durante la prima guerra punica.

La città emanò moneta in argento e bronzo nel IV secolo a.C., ma perse progressivamente importanza. Purtroppo scarseggiano le notizie storiche sulla storicità romana e bizantina ma fino al 1062 d.C., quando il castrum Antilium (Campo di Entella) fu assalito da Ibm Thumna, alleato degli Altavilla. Nel 1182 un decreto per il monastero di Santa Maria Nuova di Monreale ricorda solo hedificia diruta que sunt subtus castellum Hantelle ("edificio diroccato sotto il castello di Entella"). Ci fu una ribellione degli abitanti islamici di Entella che determinò la dura repressione di Federico II, il quale deportò i superstiti nel 1223 e nel 1245 presso Lucera in Puglia, e segnò così la fine della città.