Fu il primo giocatore afroamericano a militare nella Major League Baseball (MLB) in epoca moderna.

La giovinezza Nacque in una famiglia mezzadrile della Georgia e fu il più giovane di cinque fratelli. Nel 1920 si trasferì con i familiari a Pasadena in California.

Fu spinto a intraprendere l'attività sportiva dal fratello Matthew, detto "Mack", atleta di alto livello e vincitore di una medaglia d'argento nell'atletica leggera ai giochi olimpici di Berlino nel 1936. Jackie si rivelò molto portato per lo sport e negli anni giovanili si distinse in ben cinque discipline: nel baseball come interbase e ricevitore, nel basket come guardia, nel football americano come quarterback, nell'atletica leggera come saltatore in lungo e nel tennis.

Continuò a praticare diverse discipline sportive durante gli anni passati al Pasadena Junior College e alla UCLA, a livello varsity. Curiosamente durante i suoi anni nell'università californiana il baseball fu lo sport in cui si distinse meno, pur restando su alti livelli di rendimento, rispetto all'atletica e al football. Abbandonò la UCLA prima di terminare gli studi e inizialmente lavorò come assistente atletico presso la National Youth Administration, un'agenzia governativa. Quando l'agenzia terminò le sue attività si spostò a Honolulu per giocare a football con la squadra semiprofessionista degli Honolulu Bears. Alla fine del 1941 tornò in California con l'obiettivo di intraprendere una carriera come running back nei Los Angeles Bulldogs militanti nella Pacific Coast Football League.

Carriera Le sue speranze di carriera vennero bruscamente interrotte dal coinvolgimento americano nella seconda guerra mondiale dopo l'attacco di Pearl Harbor. Robinson venne chiamato sotto le armi e assegnato a una unità di stanza in Kansas dove prestava servizio anche il famoso pugile Joe Louis. Dopo alcune difficoltà iniziali, riuscì a farsi ammettere alla scuola per ufficiali e nel 1943 ottenne il grado di sottotenente.

La carriera militare di Robinson si arrestò però nel 1944 a seguito di un fatto in cui fu coinvolto. Egli, dopo essere salito su un autobus dell'esercito, si rifiutò di obbedire al capomacchina che gli aveva intimato di sedersi in fondo al veicolo; va sottolineato che sugli autobus militari non vigeva l'obbligo di separazione tra neri e bianchi come su quelli civili. Questo suo rifiuto comportò l'intervento della polizia militare che lo prese in consegna e lo mise sotto custodia. Robinson dovette comparire davanti a una corte marziale. Il procedimento a suo carico si concluse con un'assoluzione, ma gli venne negata la possibilità di essere impiegato in operazioni militari oltre oceano (dove il suo battaglione si distinse particolarmente). Robinson fu trasferito nel Kentucky, dove fu impiegato come allenatore degli atleti dell'esercito sino a quando, nel novembre 1944, fu congedato con onore.

La carriera da giocatore di baseball L'esordio Nel 1945, mentre lavorava per il Sam Houston College, ricevette un'offerta scritta da parte dei Kansas City Monarchs per diventare un giocatore professionista delle Negro League (i campionati riservati agli afroamericani). Robinson accettò la proposta e firmò un contratto da 400 dollari al mese, per lui all'epoca vantaggioso. Le sue prestazioni sportive furono buone, ma l'esperienza si rivelò deludente per lui; abituato all'organizzazione del mondo dei college rimase molto deluso dalla disorganizzazione della lega e dalla connivenza col mondo delle scommesse. In tutto giocò 47 partite nel ruolo di interbase con una media battuta di .387, 5 fuoricampo e prese parte al Negro League All-Star Game del 1945.

Le sue prestazioni suscitarono l'interesse di alcuni dirigenti della Major League. I Boston Red Sox organizzarono al Fenway Park un provino per lui e per altri giocatori di colore. Questa prova però si rivelò una farsa organizzata per motivi legati alle lotte interne alla società: i giocatori in prova non solo non ebbero nessuna reale possibilità di mettersi in mostra, ma vennero anche insultati dagli spettatori, benché l'accesso alle tribune fosse limitato ai soli dirigenti dei Red Sox.

Fortunatamente altre squadre avevano un interesse reale per lui, in particolare il presidente e general manager dei Brooklyn Dodgers, Branch Rickey, che già da tempo stava valutando la possibilità di inserire nella rosa della sua squadra giocatori neri e aveva avviato una seria attività di scout nella Negro League. Robinson fu scelto come il più promettente dei giocatori visionati e fu contattato per verificare se fosse disponibile a firmare un contratto e giocare inizialmente per i Montreal Royals, squadra affiliata ai Dodgers militante nella International League. Rickey mise subito in chiaro che una scelta simile avrebbe esposto Robinson a insulti durante ogni partita e volle accertarsi che il giocatore non solo fosse abbastanza forte da sopportare le ingiurie, ma che riuscisse anche a non reagire pregiudicando le sue prestazioni. Robinson, a cui non mancava certo la combattività, assicurò di essere in grado di mantenere il controllo e così firmò un contratto da 600 dollari al mese.

L'abbattimento della barriera razziale Robinson non fu il primo giocatore di colore in assoluto a militare nella Major League ma fu colui che ruppe la barriera razziale (detta baseball color line), ovvero quell'accordo non scritto che fino al 1947 aveva escluso gli afroamericani. Negli anni settanta e ottanta del XIX secolo alcuni atleti di colore giocarono nei massimi campionati americani ma ben presto gli organismi a capo delle varie leghe iniziarono a imporre dei vincoli alle squadre. Quando le leghe del baseball adottarono le disposizioni delle cosiddette leggi Jim Crow la presenza di giocatori afroamericani fu bandita. Dal 1890 sino al 1947 i campionati professionistici americani furono composti esclusivamente da bianchi mentre i neri giocavano in campionati separati.

L'esordio di Robinson con la maglia dei Dodgers mise fine a quasi sessanta anni di segregazione razziale in ambito sportivo. La figura di Jackie Robinson fu molto importante non solo dal punto di vista sportivo ma anche da quello sociale: il giocatore dovette superare grandi avversità all'inizio, fu minacciato di morte e spesso veniva insultato durante le partite, ma alla fine grazie alla sua tenacia e alla sua classe riuscì a conquistare gli appassionati del baseball segnando un ulteriore passo verso l'integrazione razziale.

I Brooklyn Dodgers Robinson esordì il 15 aprile 1947 al Ebbets Field di Brooklyn davanti a oltre spettatori. La convivenza con i compagni di squadra non fu semplice e all'inizio ci furono delle tensioni razziali all'interno dello spogliatoio dei Dodgers: alcuni giocatori prepararono una petizione per il suo allontanamento rifiutandosi di giocare al suo fianco. La contestazione interna fu placata quando i vertici della società presero posizione in favore di Robinson.

Robinson divenne il bersaglio di continui insulti razziali sia da parte dei tifosi che degli avversari. L'episodio più grave si verificò il 22 aprile 1947 durante una partita contro i Philadelphia Phillies quando i giocatori avversari dopo averlo chiamato nigger gli urlarono di «tornare nei campi di cotone». I giocatori di alcune squadre addirittura minacciarono di scioperare nel caso fosse stato schierato contro di loro. Le minacce di sciopero furono stroncate dall'intervento del presidente e dal commissario della lega che minacciarono di sospensione coloro che avevano intenzione di rifiutarsi di scendere in campo. Robinson diventò anche il bersaglio del gioco duro di molti avversari.

Fortunatamente ci furono anche dei giocatori che si schierarono al suo fianco e lo incoraggiarono. Pee Wee Reese, suo compagno di squadra, disse una frase in sua difesa che divenne in seguito celebre:

Nel 1948 Reese, per rispondere agli insulti lanciati dai tifosi all'indirizzo di Robinson prima di una partita a Cincinnati, mise il braccio sulle spalle del suo compagno di squadra. Questo episodio fu immortalato con una statua esposta nel 2005 al KeySpan Park di Coney Island. Anche Hank Greenberg, un giocatore che nella sua carriera aveva avuto a che fare con gli insulti razzisti per via della sua origine ebraica, incoraggiò Robinson e durante una partita, mentre entrambi si trovavano in prima base, sussurrò nell'orecchio del giocatore che «il miglior modo per rispondere gli insulti provenienti dal dugout degli avversari era batterli sul campo».

Le sue prestazioni sul campo furono all'altezza delle aspettative, chiuse l'annata con 175 valide, 12 home run, 48 punti battuti a casa, 125 punti segnati, 29 basi rubate (primatista della National League) e una media battuta di ,297. Nel 1947 fu il primo giocatore a ricevere il Rookie of the Year Award, all'epoca premio unico per entrambe le leghe. Nel 1948, a seguito della cessione di Eddy Stanky ai Boston Braves venne spostato nel ruolo di seconda base. Durante la stagione le sue prestazioni rimasero ad alti livelli e il 29 agosto 1948 riuscì a battere un ciclo contro i St. Louis Cardinals. In quello stesso anno entrarono a far parte della Major League altri giocatori afroamericani e la pressione su Robinson diminuì sensibilmente, gli stessi Dodgers fecero entrare nel proprio roster altri tre giocatori neri.

Nella pausa tra le stagioni 1948 e 1949 Robinson fu impegnato in varie attività che lo portarono a viaggiare per tutto il paese compromettendo la sua condizione fisica e il suo rendimento sportivo. I Dodgers ingaggiarono come consulente George Sisler, già membro della Baseball Hall of Fame, per aiutarlo. I consigli e gli allenamenti di Sisler furono molto utili: nel 1949 la media battuta di Robinson, che nei due anni precedenti era stata di poco inferiore ai ,300, si alzò sino a ,342 (massimo in carriera). A questa eccellente media si aggiunsero 37 basi rubate, 124 RBI e 122 punti realizzati; tutto questo gli valse la nomina a MVP della National League e tantissime preferenze dei tifosi che gli permisero di partire come seconda base titolare nell'All-Star Game di quell'anno. I Dodgers conquistarono il titolo della National League ma dovettero piegarsi ai New York Yankees durante le World Series.

Nell'estate del 1949 Robinson fu chiamato a testimoniare davanti alla commissione per le attività antiamericane della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti in merito ad alcune dichiarazioni fatte dall'attore e attivista per i diritti civili Paul Robeson. Robinson inizialmente fu molto riluttante all'idea di testimoniare, non era formalmente obbligato a farlo, ma alla fine decise di comparire davanti alla commissione per timore che un rifiuto potesse influire negativamente sulla sua carriera. La sua deposizione fu un vero e proprio evento mediatico, il New York Times gli dedicò uno spazio in prima pagina e all'interno pubblicò una trascrizione della stessa. La testimonianza resa da Robinson è ancora oggi un argomento molto controverso: all'epoca fu accolta positivamente e giudicata rassicurante dalla maggior parte degli organi di stampa (anche Eleanor Roosevelt scrisse un articolo di apprezzamento) ma fu anche oggetto di critica da una parte del movimento che lottava per i diritti civili che giudicava l'intervento di Robinson un atto di asservimento, critica rivoltagli alcuni anni dopo anche da Malcolm X.

Nel 1950 le prestazioni di Robinson furono buone, con una media battuta di ,328 e 39 doppi si confermò un battitore di alto livello. I Brooklyn Dodgers chiusero la loro stagione in National League alle spalle dei Philadelphia Phillies poi sconfitti dai New York Yankees nelle World Series.