Visse gran parte della sua vita ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dove la famiglia si era rifugiata dopo l'ascesa al potere dei nazisti in Germania. Fu privata della cittadinanza tedesca nel 1935, divenendo così apolide, e nel proprio diario scrisse che ormai si sentiva olandese e che dopo la guerra avrebbe voluto ottenere la cittadinanza dei Paesi Bassi, paese nel quale era cresciuta.

Biografia Infanzia a Francoforte Anna nacque il 12 giugno 1929, come seconda figlia di Otto Heinrich Frank (12 maggio 1889 - 19 agosto 1980) e di sua moglie Edith Frank, nata Holländer (16 gennaio 1900 - 6 gennaio 1945), nella clinica dell'Associazione delle donne patriottiche nel parco Eschenheim, a Francoforte, distrutta durante la seconda guerra mondiale. Aveva una sorella maggiore, Margot Betti Frank (16 febbraio 1926 - febbraio 1945).

Fino all'età di due anni Anna visse nell'edificio in Marbachweg n. 307 Marbachweg 307. Seit fast 60 Jahren lebt Inge Strauss in der Wohnung von Anne Frank, Ludwig von Astrid, Jüdische Allgemeine, 2 gennaio 2014 e in seguito si trasferì nella Ganghoferstraße n. 24 (entrambe nel quartiere Dornbusch). La famiglia Frank viveva in una comunità mista e i figli crebbero insieme con bambini di fede cattolica, protestante ed ebraica. I Frank erano ebrei riformati: molte tradizioni ebraiche erano conservate, ma solo alcune venivano praticate. Edith era la più credenteEdith Franck-Holländer, mamma di Anna, annefrank.org, mentre Otto, che aveva prestato servizio come ufficiale per l'esercito tedesco durante la prima guerra mondiale, lavorava come imprenditore e si occupava principalmente dell'educazione delle sue figlie, che stimolava alla lettura grazie anche alla ricca biblioteca privata che possedevaI genitori di Anna, annefrank.org. Anna dovette sempre confrontarsi con i paragoni con la sorella maggiore Margot: questa era buona, esemplare e timida, mentre Anna era molto più vivace, piena di interessi, ma anche estroversa e impulsiva, e si sentiva costantemente trattata peggio della sorella"Sie hat gelacht und gelacht", Frankfurter Rundschau.

Prima che il nazionalsocialismo irrompesse nella sua vita e la distruggesse, Anna viveva tranquillamente con la sua famiglia e con i suoi amici a Francoforte. Poteva anche fare visita a Basilea alla nonna Alice Frank, la madre di Otto. Nel 1931 questa si era trasferita con la figlia Hélène detta "Leni" (zia di Anna e sorella di Otto) e i figli di lei Stephan e Bernhard (è stato un attore con lo pseudonimo di Buddy Elias e presidente della Anne Frank Fonds di Basilea, società che amministra i diritti d'autore sul diario di Anna) a Basilea, dove suo marito nel 1929 aveva aperto la rappresentanza svizzera della Opekta, una ditta che produceva pectina per la realizzazione di marmellate. Anna Frank viene descritta dal cugino Bernhard come una "bambina vivace, che non faceva altro che ridere".

Subito dopo che la NSDAP ebbe ottenuto la maggioranza alle elezioni comunali di Francoforte del 13 marzo 1933, poche settimane dopo l'ascesa al potere di Hitler, cominciarono a esserci delle dimostrazioni antisemite. Otto Frank cominciò a temere per il futuro della sua famiglia e insieme alla moglie cominciò a pensare a cosa sarebbe potuto succedere se fossero rimasti in Germania. Più tardi, nello stesso anno, Edith si trasferì con le figlie ad Aquisgrana da sua madre Rosa Holländer. Otto inizialmente rimase a Francoforte, ma in seguito ricevette da Robert Feix (chimico austriaco comproprietario dell'azienda) l'offerta di aprire una filiale dell'Opekta ad AmsterdamUn nuovo inizio, annefrank.org. Si trasferì quindi nei Paesi Bassi per organizzare i suoi affari e per preparare l'arrivo del resto della sua famiglia. Nel frattempo, con la legge sulla cittadinanza, la famiglia Frank perse la cittadinanza tedesca.

L'esilio ad Amsterdam

Edith e la figlia maggiore raggiunsero Otto nel dicembre del 1933, Anna nel febbraio 1934. I Frank andarono a vivere in un palazzo condominiale in Merwedeplein n. 37, nel nuovo quartiere di Rivierenbuurt, in quella che al tempo era la periferia meridionale della città e in cui molte famiglie tedesche di origini ebraiche avevano cercato una nuova patria. Anche in esilio i genitori si occuparono dell'educazione delle due figlie: Margot frequentò una scuola pubblica, mentre Anna venne iscritta alla scuola pubblica montessoriana nº 6 nella vicina Niersstraat. Mentre Margot eccelleva soprattutto in matematica, Anna si mostrava portata nel leggere e nello scrivere. Tra le amiche più intime di Anna dopo il 1934 si annoverano Hanneli Goslar e Sanne Ledermann.

Più tardi, Hanneli raccontò che spesso Anna scriveva di nascosto e non rivelava a nessuno quello che scriveva. Questi primi appunti sono andati persi, ma "Hanneli", come veniva chiamata da Anna, è stata un'importante testimone le cui memorie sono state raccolte in un libro nel 1998 da Alison Leslie Gold. Un'altra amica, Jacqueline van Maarsen, raccontò in seguito le esperienze vissute insieme con Anna.

Nel 1935 e nel 1936 Anna poté ancora fare spensierate vacanze in Svizzera con la sua prozia parigina Olga Spitzer, a Sils im Engadin, dove strinse amicizia con una ragazza del posto. Solo di recente, su iniziativa privata, è stato eretto un monumento in ricordo di Anna là dove sorgeva "Villa Spitzer" (oggi "Villa Laret"). Dal 1933 Otto Frank diresse la filiale olandese della ditta (tedesca) Opekta e nel 1938 avviò una seconda ditta insieme con il macellaio Hermann van Pels - anche lui in fuga con la sua famiglia ebrea da Osnabrück - per la distribuzione di sale da conservazione, erbe e spezie: la Pectacon della cui pubblicità su giornali e riviste si occupò lo studio di Annemie Wolff e di suo marito. Nel frattempo ad Aquisgrana i nazisti espropriarono la banca di suo padre Michael, banca per altro già segnata dalla crisi finanziaria del 1929.

Nel 1939 la madre di Edith raggiunse i Frank ad Amsterdam, dove rimase fino alla sua morte, nel gennaio del 1942. Di quanti pochi scrupoli si facessero i nazisti i Frank appresero in prima persona dal fratello di Edith, Walter Holländer, che durante la notte dei cristalli era stato arrestato e portato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, per poi ottenere un'autorizzazione speciale che gli aveva consentito di emigrare nei Paesi Bassi. Otto non si fece però distogliere dal suo ottimismo dai racconti delle sinagoghe in fiamme: definì l'accaduto come un "attacco febbrile" che avrebbe poi riportato tutti alla ragione.

La speranza divenne però paura allorquando, con l'attacco alla Polonia nel settembre 1939, scoppiò la seconda guerra mondiale. Gli ebrei in esilio temevano che anche i Paesi Bassi, che cercavano di mantenere la loro neutralità, venissero minacciati dall'espansionismo di Hitler. E in effetti, il 10 maggio 1940 i Paesi Bassi furono attaccati e occupati dalla Wehrmacht tedesca: le forze olandesi capitolarono e la regina Guglielmina volò in esilio a Londra. Presto apparve evidente che per gli ebrei dei Paesi Bassi incombeva lo stesso destino di quelli delle altre zone occupate. Otto e Edith non poterono più tenere nascosti ai figli i problemi politici: fino ad allora i genitori avevano sempre cercato di fare da scudo alle bambine, cercando di garantire loro un'apparente normalità. Come testimoniano alcune lettere rinvenute nel 2007, Otto Frank aveva più volte cercato di ottenere asilo negli Stati Uniti o a Cuba, anche con l'aiuto dell'amico Nathan Straus, che aveva contatti con la First Lady Eleanor Roosevelt, ma i tentativi furono vani. Nuove leggi antisemite toglievano loro progressivamente sempre più diritti: vennero esclusi dalla vita sociale e da quella pubblica. In particolare, il divieto di andare al cinema colpì molto duramente Anna, che era un'entusiasta cinefila e collezionista di foto di star del cinema. Come tutti gli ebrei dovette abbandonare la scuola pubblica per iscriversi a uno speciale liceo per sole ragazze ebree. Fu introdotto l'obbligo per tutti gli ebrei di registrarsi in un apposito registro anagrafico (con foto e impronte digitali), in seguito dovettero registrare addirittura le loro biciclette. Quando furono obbligati a portare sui vestiti la stella gialla che contrassegnava gli ebrei, molti olandesi iniziarono a solidarizzare con loro. Per contro, nacque anche un partito nazista olandese, il Movimento Nazional-Socialista. Per proteggere le sue aziende dalla confisca che colpiva le imprese gestite da ebrei, Otto cedette la direzione pro forma ai suoi collaboratori ariani, Johannes Kleiman e Victor Kugler, e l'impresa assunse il nome di Gies & Co.

Il 12 giugno 1942, per il suo tredicesimo compleanno, Anna ricevette un quadernino a quadretti bianco e rosso, sul quale avrebbe cominciato a scrivere (in olandese) il Diario, inizialmente sotto forma di annotazioni a proposito della scuola e degli amici, quindi come immaginaria corrispondenza con le protagoniste di una popolare serie di romanzi per ragazze, "Joop ter Heul", della scrittrice olandese Cissy van Marxveldt, di cui lei e le amiche erano accanite lettrici.

La clandestinità

Otto Frank aveva preparato un nascondiglio nella casa retrostante (Achterhuis in olandese) l'edificio in cui aveva sede la ditta, in Prinsengracht 263, seguendo un suggerimento del suo collaboratore Kleiman. L'edificio principale, nelle vicinanze della Westerkerk, era discreto, vecchio e tipico di questo quartiere di Amsterdam; l'achterhuis era un edificio a tre piani che si trovava dietro l'edificio principale. Al primo piano c'erano due piccole camere con bagno e toilette; di sopra c'erano una camera grande e una più piccola; infine tramite una scala si arrivava al sottotetto. La porta che conduceva a questo retrocasa di quasi 50 m², che era collegata con una ripida scala all'ingresso degli uffici, venne nascosta da una libreria girevole.

Otto aveva chiesto aiuto alla sua segretaria Miep Gies (nata Hermine Santrouschitz): sebbene lei sapesse di andare incontro a grossi problemi nel caso fossero stati scoperti, accettò di aiutarlo e se ne assunse la pesante responsabilità. Insieme con suo marito Jan Gies e ai collaboratori di Frank Kugler e Kleiman, nonché Bep Voskuijl, Miep aiutò gli abitanti del retrocasa.

Il 5 luglio 1942, Margot ricevette da parte dell'Ufficio Centrale per l'emigrazione ebraica ad Amsterdam un invito a comparire per la deportazione in un campo di lavoro: se Margot non si fosse presentata l'intera famiglia Frank sarebbe stata arrestata. La situazione, ormai diventata tragica, spinse Otto ad anticipare i tempi. Già la mattina del giorno successivo, il 6 luglio, la famiglia Frank lasciò l'appartamento di Merwedeplein per trasferirsi nell'alloggio segreto. Per sviare i controlli, i Frank avevano lasciato il loro appartamento sottosopra con un biglietto in cui dicevano di essere fuggiti in Svizzera. Dopo una settimana nell'Achterhuis arrivò anche la famiglia Van Pels, mentre nel novembre 1942 si aggiunse il dentista Fritz Pfeffer.

I rifugiati all'interno del retrocasaNomePseudonimoNascitaMorteOtto Heinrich FrankFrederik Aulis / Robin (da Anna)12 maggio 1889 a Francoforte19 agosto 1980 a Birsfelden presso BasileaEdith Frank-HolländerNora Aulis / Robin (da Anna)16 gennaio 1900 ad Aquisgrana6 gennaio 1945 nel campo di sterminio di BirkenauMargot Betti FrankBetty Aulis / Robin (da Anna)16 febbraio 1926 a Francofortefine febbraio o inizio marzo 1945 nel campo di concentramento di Bergen-BelsenAnnelies Marie FrankAnne Aulis / Robin (da Anna)12 giugno 1929 a Francofortefine febbraio o inizio marzo 1945 nel campo di concentramento di Bergen-BelsenHermann van PelsHans van Daan (da Anna) Hermann van Daan (nel diario)31 marzo 1898 a Gehrde6 o 8 settembre 1944 nel campo di concentramento di AuschwitzAuguste van PelsPetronella van Daan29 settembre 1900 a Buer9 aprile 1945 a Raguhn, lager esterno del campo di concentramento di BuchenwaldStolpersteine in Osnabrück .Peter van PelsAlfred van Daan (da Anna)