Colonnella (Culənnellə in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo, facente parte della unione dei comuni Città Territorio-Val Vibrata.
Geografia fisica Nel Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani, pubblicato nel 1797, viene così descritta: "Colonnella, terra in Abruzzo Ultra, in provincia di Teramo, in diocesi di Campli. Ella si appartiene allo Stato di Atri, che è Regno, vedesi in alta collina, distante dal mare due miglia, e diciotto dalla città di Teramo. L'aria che vi si respira è molto salubre e gode di un orizzonte sorprendente, dominando gran parte dello Stato Pontificio. In quelle vicinanze vi fu la città di Truento, eretta dai Liburni, con 50 torri".
Il territorio di Colonnella è situato nella Val Vibrata. A nord confina con il comune marchigiano di Monteprandone, ad est con il comune di Martinsicuro, a sud con Alba Adriatica e ad ovest con i comuni di Controguerra e Corropoli. Nella classificazione sismica della protezione civile è identificato come Zona 3, cioè zona a sismicità bassa, mentre nella classificazione climatica è contrassegnato come Zona D.
Il territorio di Colonnella è suddiviso in nove contrade: il Centro capoluogo, Civita, Giardino, Riomoro, San Giovanni, San Martino, Sant'Angelo, Vallecupa e Vibrata. A queste si aggiunge la piccola contrada Isola, che prende il nome da un'isola oggi scomparsa nel vecchio letto del fiume Tronto; nel 1930, a seguito di interventi idraulici di sistemazione dell'alveo, è stata "tagliata fuori" dal resto del territorio comunale ed oggi si estende completamente sul lato marchigiano del fiume.
Storia
Epoca antica e romana Nel territorio di Colonnella sorgeva anticamente la città di Truentum, descritta da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia"Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia est" Naturalis historia, lib. 3, cap.110 (testo originale su wikisource in latino) e collocata dagli studiosi sull'attuale Colle della Civita. Ma tracce archeologiche del periodo romano sono sparse su tutto il territorio di Colonnella e tra di esse sicuramente le meglio conservate sono le antiche cisterne romane.
Medioevo Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'Abruzzo teramano passò sotto il controllo degli Ostrogoti; durante la Guerra gotica, che li vide scontrarsi con l'Impero bizantino per il controllo dell'Italia, l'antica Truentum nel 537-538 subì le devastazioni delle truppe bizantine di Giovanni il Sanguinario. Dopo pochi decenni, intorno al 580, la città ed il suo porto vennero nuovamente sconvolti dall'arrivo dei Longobardi. Gli scampati della città, ormai definitivamente abbandonata, ricostruirono poco più in alto, sulla collina dell'attuale frazione della Civita, un insediamento chiamato "Civitas Tomacchiara" e, presso la foce del Tronto, "Torri a Tronto". Tuttavia le incursioni e l'insicurezza di quei tempi bui spinsero le popolazioni dei due villaggi sempre più nell'entroterra e, spianando la più alta delle colline circostanti, queste fondarono l'attuale insediamento del capoluogo. Colonnella è sorta quindi dall'incastellamento di queste due popolazioni, che mantennero la divisione in due diverse parrocchieNicolò Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, 1832, vol. IV, p. 169.: quella di San Biagio, anticamente occupante la parte più orientale dell'insediamento, e quella dei Santi Cipriano e Giustina, l'unica oggi sopravvissuta.
Colonnella venne così inclusa dai Longobardi nel gastaldato, poi contea, di Aprutium, suddivisioni amministrative del Ducato di Spoleto. A questo lungo periodo risalgono le prime citazioni documentarie del paese: nel Chronicon farfense, una raccolta di atti e documenti dell'abbazia di Farfa che vanno dall'anno 705 al 1100 circa, compaiono infatti i toponimi Curtem S. Maria in "Columnelle" e Curtem de "Columelli", citati in documenti datati dal 936 al 962.
Dal 1009 i Normanni iniziarono a sbarcare sulle coste della Puglia, formalmente dominio bizantino, conquistando rapidamente la Sicilia e tutto il meridione. Arrivati in Abruzzo, per dissidi tra i capi condottieri ed anche a causa della scomunica loro inflitta da Gregorio VII, l'avanzata delle truppe di Roberto il Guiscardo si bloccò sul TrontoIbidem, vol. I, p. 139., includendo così Colonnella nel Regno di Sicilia e segnando un confine che sarebbe rimasto immutato fino al 1861.
Nel Catalogus baronum del 1167-1168 viene citata come feudo tenuto a fornire due militi, appartenente a due baroni normanni che da esso prenderanno il nome, Guglielmo Colonnellus e suo fratello GiacomoGuillelmus Colonellus et Jacobus frater ejus tenent in Aprutio Colonellum feudum II milites cum augumentum milites IV et servientes VIII in .
Sotto il dominio degli Angioini nel 1279, Colonnella venne data in feudo ad Amelio de Agoto Courban, insieme a Nereto, Gabiano, Torri a Tronto e Montorio a mareIbidem, vol. II, p. 80.. Inoltre, da un censimento di tutti i feudatari del giustizierato d'Abruzzo Ultra, ordinato da re Carlo I d'Angiò, risultavano beneficiari di diritti feudali Jacopo e Guiglielmo Cacciaguerra (feudatario anche di Controguerra, che da questa famiglia probabilmente prende il nome), Rainalduccio di Guiglielmo di Fano e Francesco di Berardo. In un capitolare dello stesso re Carlo I del 1282, nel quale si identificano i punti strategici ed i passi ai confini del Regno, Colonnella viene designata come "Passo", ovvero posto fisso di dogana, nella provincia "Ultra flumen Piscaria"Ibidem, vol. II, p. 35.. Carlo III di Napoli, per punire il barone Amelio de Agoto III per l'appoggio al suo rivale Luigi I d'Angiò, gli confiscò Colonnella e gli altri suoi feudi a favore della Corona, per poi venderli nel 1385 al libero comune di Ascoli per 14.000 ducati d'oro. Colonnella rimarrà così sotto il dominio ascolano per circa 150 anni.
Rinascimento Sotto il regno di Carlo V, a causa dell'appoggio concesso da Ascoli alle truppe francesi di Lautrec, nel 1529Francesco Antonio Marcucci, Saggio delle cose ascolane e de' vescovi di Ascoli nel PicenoTeramo 1766, p. 368. Colonnella torna definitivamente al Regno di Napoli e viene concessa per 200 ducati al barone spagnolo Benedetto Ordoño de Rosales; il barone riuscì a mantenere il dominio sul feudo nonostante i tentativi diplomatici degli Ascolani, fino a quando, ormai vecchio, venne trucidato dai briganti nel suo palazzo nell'anno 1583. In questo periodo crebbe l'importanza del paese come baluardo del confine con lo Stato della Chiesa, come testimoniano il torrione e l'annessa casa doganale (oggi in territorio martinsicurese) costruite nel 1547. Nonostante il ritorno al Regno, dal punto di vista ecclesiastico Colonnella apparteneva ancora alla Diocesi di Fermo, per venire poi aggregata da Sisto V, nel 1571, alla neocostituita Diocesi di Ripatransone.
In questo periodo imperversavano, tra il Regno e la Marca, bande di fuorilegge, tanto potenti da attaccare e conquistare interi castelli. I viceré spagnoli reagirono imponendo taglie ed ordinando a tutte le università di arruolare ed armare milizie civiche per battere a tappeto il territorio. Oltre alle famose bande del Curtieto e dello Sciarra, a cavallo tra i due stati ne operava una costituita da soli colonnellesi guidati dal nobile decaduto Giulio Cesare Rosales. Costui era fratelloPalma, op.cit., vol. III pag. 73 del Signore di Colonnella e venne quindi indultato nel 1582 per intercessione del Duca di Atri. Ma l'anno successivo, quando il brigante colonnellese Forte Di Maulo, suo compagno, venne catturato dai papalini, il Rosales riunì la sua banda ed assalì presso Civitella i miliziani che stavano consegnando il Di Maulo alle autorità spagnole. Messo così nuovamente al bando con una taglia di mille ducati sulla testa, venne infine catturato e giustiziato in Ascoli nel 1588.
Nel 1602, Colonnella fu venduta dal genero del barone Rosales ad Andrea Matteo Acquaviva, Duca di Atri e Principe di Caserta. Nel 1640 fu nuovamente venduta per 23.131 ducati a Diana di CapuaLorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, 1802, vol. IV, p. 99., ma già pochi anni dopo tornò agli Acquaviva che, acquistando molti altri paesi della Val Vibrata, amplieranno il potente Ducato di Atri.
Epoca moderna Con l'estinzione del casato degli Acquaviva, nel 1775 i feudi del ducato passarono allo Stato allodiale di Atri, ovvero sotto il diretto controllo della Corona. Alla fine del ‘700 anche il Regno di Napoli fu scosso dalle idee della Rivoluzione francese; dal 18 giugno 1796 il sistema fortificato sul Tronto, imperniato su Civitella e del quale Colonnella era punto nevralgico, venne rafforzato per resistere all'avanzata delle truppe francesi. Travolte le difese, queste occuparono la Val Vibrata, ma nel dicembre del 1796 scoppiò fulminea, a Colonnella, la rivolta della popolazione; il ponte di barche sul Tronto venne distrutto e con vere e proprie operazioni di guerriglia vennero tese imboscate ed i soldati francesi furono catturati e seviziati. Con l'arrivo, però, della colonna francese del generale Planta, Colonnella venne riassoggettata e terribilmente saccheggiata; per rappresaglia la sede dell'Università (il Comune nell'ordinamento del Regno di Napoli) fu incendiata, con la perdita dell'archivio pubblico.
Nel 1806 Ferdinando IV fuggì in Sicilia ed i francesi conquistarono Teramo e la fortezza di Civitella del Tronto. Napoleone insediò suo fratello Giuseppe Bonaparte prima e suo cognato Gioacchino Murat poi sul trono di Napoli; quest'ultimo emanò subito una serie di riforme volte a modernizzare lo stato: il 2 agosto 1806 vennero abolite le Università ed anche Colonnella divenne così un Comune, governato ora da una giunta di Decurioni, di età non inferiore a 21 anni, estratti a sorte tra i possidenti del paese, i quali eleggevano il Sindaco.
Il movimento di resistenza all'invasore fu messo su da bande di cosiddetti briganti, che guidati dai fratelli Ciammarichella avevano costituito un gruppo di rivoltosi detto gli “insorgenti”. Questi sostenitori del Re di Borbone in esilio contro i “Francesi giacobini” corruppero quattro guardie civiche, che lasciarono aperte le porte del borgo; fecero così irruzione a Colonnella, a quel tempo amministrata dal Sindaco Giuseppe Castagna, e la saccheggiarono abbandonandosi ad eccidi e vendette. Riavutesi dalla sorpresa, nei giorni seguenti le autorità comunali ed i militari si attivarono in una spietata caccia ai briganti, inseguendo i briganti nella vicina Corropoli ed in tutta la Val Vibrata fino a ricacciare i superstiti sulle montagne del teramano e del vicino ascolano.
Tra le bande che imperversavano in quel periodo si ricordano quella dello Sciabolone, del Piceno, la banda dei fratelli Ciammarichella e la banda di Nicomì, già garzone dei Ciammarichella. Tra i molti briganti che operavano nel territorio di Colonnella, sono pervenuti i seguenti nomi: Sante Sgaliffa, Pietro Cesarini, Francesco Di Giuseppe, Giuseppe e Vincenzo Paolucci, Emidio Pecoraro, Ventura Piccioni, Giacomo e Giovanni Pistoferri, Claudio, Lorenzo e Vincenzo Di Saverio, Gioacchino Silimperi.
Dopo il Congresso di Vienna Colonnella ritornò all'interno del regno borbonico e amministrativamente venne inclusa nell'Abruzzo Ulteriore Primo, corrispondente all'odierna Provincia di Teramo fino al fiume Pescara, e seguì le sorti del Regno, fino allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la conseguente conquista di Napoli, avvenuta l'8 settembre 1860. Partecipò al plebiscito del 21 ottobre 1860, che proponeva l'annessione al Regno d'Italia e che si concluse per la Provincia di Teramo con 15.113 “si” e soli 165 “no”.
Dall'Unità d'Italia ad Oggi