Il territorio dell'attuale Cile presenta tracce di insediamenti risalenti a circa 10.500 anni prima di Cristo.
La conquista da parte dei conquistadores spagnoli risale al XVI secolo, il paese ottenne l'indipendenza dalla Spagna nel 1814. Lo sviluppo successivo del Cile è stato fortemente influenzato dalle sue ricchezze minerarie, in particolare il rame e i nitrati di sodio e potassio che da un lato permisero una notevole crescita economica ma dall'altro furono fonte di contrasti con i paesi vicini.
Nel 1970 divenne presidente il socialista Salvador Allende deposto nel 1973 da un colpo di Stato guidato da Augusto Pinochet che per 17 anni guidò un governo militare. Nel 1988 iniziò la transizione verso la democrazia.
L'epoca precolombiana
Diversi studi collocano l'epoca della popolazione dell'attuale territorio cileno a circa 10.500 anni prima di Cristo.
Il Cile preispanico era popolato da una varietà di culture di indigeni che si stanziarono in bande longitudinali incrociando anche le Ande e arrivando a territori attualmente argentini nell'Atlantico. Nella zona settentrionale del paese, i gruppi amerindi aymara, atacameño e diaguita stabilirono culture fortemente agricole in seno all'impero Inca che, dal secolo XV, dominò una grande parte del territorio attuale del Cile fino al fiume Maule.
A sud del fiume Aconcagua, si stabilirono le varie comunità seminomadi degli amerindi mapuche, la principale etnia indigena del paese. Nei canali australi, infine, hanno abitato diversi gruppi indigeni come gli amerindi chono, yámana, alacalufe e ona.
Nell'Isola di Pasqua si sviluppò un'avanzata e misteriosa cultura polinesica, praticamente estinta oggi.
La dominazione spagnola
La scoperta
Nel 1520, Ferdinando Magellano fu il primo esploratore europeo a visitare il territorio cileno sbarcando nei pressi di Punta Arenas prima di percorrere lo stretto cui in seguito fu dato il suo nome.
Nel 1533 i conquistadores guidati da Francisco Pizarro sbaragliarono l'impero Inca, ma non superarono il deserto di Atacama e le Ande. Fu soltanto nel 1535 che le truppe spagnole giunsero via terra nel territorio chiamato Nueva Toledo Memoria chilena Diego de Almagro (ca. 1479-1538) - Nueva Toledo url consultato il 31 dicembre 2007, la prima spedizione, proveniente da Cuzco e alla ricerca di oro, fu condotta da Diego de Almagro. Il 4 giugno 1536 fu raggiunta la valle del fiume Copiapó, da qui Almagro inviò a sud il suo secondo, Gómez de Alvarado, fino al fiume Maule. Gli esploratori non incontrarono resistenza ma sulle rive del Río Itata furono attaccati dagli indigeni mapuche, e in seguito alla battaglia di Reynogüelén gli spagnoli dovettero ripiegare.
La conquista
Seguì il tentativo di conquista guidato da Pedro de Valdivia. Nel 1540 Pedro de Valdivia, in precedenza ufficiale di Pizarro, decise di partire dal Perù verso il Cile al comando di un gruppo composto da un centinaio di soldati e avventurieri. Prima di Natale arrivano nella valle del fiume Mapocho dove il 12 febbraio del 1541, Valdivia fondò la città di Santiago de la Nueva Extremadura dando alla regione il nome di Nueva Extremadura in ricordo della sua terra natale.
Nel giugno del 1541 Valdivia viene nominato Governatore e Capitano Generale della Nueva Extremadura. Ben presto incontrò la resistenza dei mapuche che nel settembre dello stesso anno attaccarono la città di Santiago distruggendola quasi completamente; ma furono infine sbaragliati. Inés de Suárez ebbe un ruolo importante nella difesa della città.
Valdivia proseguì nella costruzione di piccoli insediamenti fortificati come La Serena (1544), Concepción (1550) La Imperial (1552), Valdivia (1552), Villarrica e Los Confines (1553).
La guerra dei mapuche Nel 1553 il paese sembrava pacificamente conquistato, ma i mapuche, guidati dai capi Lautaro e Caupolicán, scatenarono un'insurrezione, e nel corso dei conflitti perse la vita lo stesso Valdivia. Il nuovo governatore fu García Hurtado de Mendoza y Manríquez (1557), che in seguito divenne viceré del Perù (1589-1596); Hurtado de Mendoza ricostruì gli insediamenti distrutti, ma non riuscì a piegare la resistenza dei mapuche.
Gli eventi di quest'epoca della storia cilena sono narrati in maniera romanzata nel poema epico La Araucana (1576) di Alonso de Ercilla y Zúñiga, che prese parte alla conquista.
Il 16 dicembre del 1575, sotto il governo di Rodrigo de Quiroga, la zona meridionale del paese fu scossa da un potente terremoto accompagnato da uno tsunami; furono distrutte le città di La Imperial, Villarrica, Valdivia e Castro. Studi recenti stimano la magnitudo del sisma a circa 8,5.
Nel 1597 la guida dei mapuche passò a un nuovo capo (toqui), Pelantaro, che iniziò una serie di massicci attacchi alle città di Valdivia e Osorno; il conflitto ebbe il suo culmine nella battaglia di Curalaba nella quale gli spagnoli subirono una pesantissima disfatta che li costrinse ad abbandonare la città e ripiegare a nord del fiume Bío bío.
Nel 1641 venne siglato il trattato di pace di Quillín che prevedeva che il fiume Bío Bío divenisse la frontiera (dando nome alla zona conosciuta ancora oggi come La Frontera) fra spagnoli e mapuche; la pace durò però solo pochi anni, gli spagnoli tentarono ripetutamente di riconquistare i terreni perduti.
Nel 1770 le truppe spagnole furono nuovamente sconfitte dai pehuenchen e dai mapuche e solo nel 1881 le truppe cilene e argentine riuscirono a rinconquistare i territori mapuche e pehuenchen. Il conflitto, durato oltre 300 anni, prende il nome di guerra di Arauco.
Anche in epoche attuali vi sono spesso contrasti fra gruppi di indigeni e il governo cileno.
La colonia
Durante l'epoca coloniale il Cile era parte del Vicereame del Perù fondato nel 1542; il "regno del Cile" (Reino de Chile) anche chiamato Capitanía General de Chile da un punto di vista amministrativo era un governatorato, con capoluogo la città di Santiago, e guidato da un governatore posto a capo della Real Audiencia, organo consultivo e massimo tribunale del regno.
A causa della sua lontana posizione dai grandi centri e dalle strade commerciali imperiali, e a causa del conflitto con i mapuche, il Cile è stato una delle province più povere del Vicereame del Perù: l'economia dell'area era praticamente destinata al mero sostentamento dei pochi abitanti del territorio.
Nel 1810 cominciò, con la costituzione della prima assemblea di governo, il processo di autodeterminazione del Cile e iniziò un periodo chiamato Patria Vecchia, che durò fino alla catastrofe di Rancagua nel 1814, quando le truppe reali spagnole riconquistarono il territorio. Le truppe indipendentiste, profughe a Mendoza, formarono con i soldati argentini l'Esercito delle Ande guidato da José de San Martín che liberò il Cile dopo la battaglia di Chacabuco, il 12 febbraio del 1817. L'anno successivo il governo del "Direttore Supremo" Bernardo O'Higgins Riquelme dichiarò l'indipendenza del Cile.
L'indipendenza O'Higgins inaugurò un periodo di riforme che però lasciarono insoddisfatta una grande parte dell'opinione pubblica, provocando la sua abdicazione nel 1823.
Durante i 10 anni successivi, il Cile avviò una serie di politiche per costruire il nuovo stato. Dopo una serie di fallimenti, la vittoria conservatrice nella Rivoluzione del 1829 diede inizio a un periodo di stabilità: il nuovo regime si chiamò Repubblica Conservatrice, ed ebbe come massimo capo il ministro Diego Portales, che grazie alla Costituzione del 1833 riuscì a costruire le basi politico-amministrative del Cile del XIX secolo.
La repubblica autoritaria Il Cile lentamente iniziò a svilupparsi e a stabilizzare le sue frontiere. L'economia cominciò ad avere una grande crescita grazie alla scoperta dei giacimenti di argento di Chañarcillo e alla crescita del porto di Valparaíso, cosa che portò a un conflitto con il Perù per la supremazia marittima nell'Oceano Pacifico.
La formazione della confederazione fra il Perù e la Bolivia fu considerata una minaccia per la stabilità del paese, e Portales dichiarò ai due paesi una guerra che terminò con la vittoria cilena nella battaglia di Yungay (1839) e con la dissoluzione della confederazione. Allo stesso tempo, si provò a rafforzare il controllo sul Sud del paese intensificando la penetrazione nell'Araucanía e la colonizzazione della Llanquihue con immigranti tedeschi. La regione di Magallanes fu incorporata allo Stato e la zona di Antofagasta iniziò ad essere abitata.
Dopo quarant'anni di governo conservatore, nel 1871 ebbe inizio un periodo di governo del partito liberale che fu caratterizzato dalla crescita economica dovuta all'estrazione mineraria del potassio nitrico nella zona di Antofagasta. L'attività estrattiva andava così bene che la Bolivia iniziò a reclamare questo territorio come suo.
Nonostante la firma di trattati nel 1866 e 1871, i due paesi non riuscirono a risolvere i loro conflitti e il 14 febbraio del 1879, il Cile bombardò il porto di Antofagasta, dichiarando la guerra alla Bolivia. Il Perù, come prevedeva un accordo segreto, si alleò con la Bolivia: fu questo l'inizio alla guerra del Pacifico che finì con la vittoria cilena nella battaglia di Huamachuco, il 10 luglio del 1883. Dopo il conflitto, il Cile ottenne il dominio sui dipartimenti di Antofagasta e le province di Tarapacá, Arica e Tacna (quest'ultimo fino al 1929) e la contemporanea risoluzione dei problemi di confine con l'Argentina in Patagonia e Puna di Atacama. Nello stesso periodo finì Guerra di Arauco con la Pacificazione dell'Araucania nel 1881 e l'annessione dell'Isola di Pasqua nel 1888.
La repubblica parlamentare Nel 1891, il conflitto tra il Presidente José Manuel Balmaceda e il Congresso causò la Guerra Civile: i membri del Congresso ottennero la vittoria e stabilirono la Repubblica Parlamentare. Questi anni si caratterizzarono, nonostante la crescita economica, per l'instabilità politica e la nascita del movimento proletario che portava l'attenzione sulla Questione Sociale.
Dopo anni di dominio delle oligarchie, fu eletto Arturo Alessandri con l'appoggio dei movimenti popolari nel 1920. La crisi però si accentuò e portò alla rinuncia di Alessandri in due occasioni dopo la promulgazione della Costituzione del 1925, che diede nascita alla Repubblica presidenziale.
La repubblica presidenziale Carlos Ibáñez del Campo assunse il governo nel 1927 con un grande sostegno popolare, ma la fine della prima guerra mondiale (nella quale il paese si è dichiarato neutrale) e la Grande depressione seppellirono il commercio del potassio nitrico, producendo una forte crisi economica nel paese: il Cile fu infatti tra i più colpiti dalla recessione a livello mondiale.
Ibáñez rinunciò nel 1932 e l'instabilità politica dopo il colpo di Stato militare diede vita alla Repubblica Socialista del Cile, che però durò soltanto 3 mesi, finché Alessandri riassunse il potere e rimise in sesto l'economia, senza però calmare la tensione tra i partiti. Dopo il massacro del Segundo Obrero, i partiti di tendenza fascista decisero di sostenere il candidato del Partito Radicale del Cile, Pedro Aguirre Cerda che venne nominato Presidente nel 1938.