Il Regno di Jugoslavia (in serbo: Краљевина Југославија, in croato e sloveno: Kraljevina Jugoslavija) era uno Stato della penisola balcanica, esistito dal 1929 fino al 1941, guidato dalla dinastia reale serba dei Karađorđević. Fu creato sulla base del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che venne creato il 1° dicembre 1918 in seguito all'unione del Regno di Serbia, del Regno di Montenegro e dello Stato degli Sloveni, Croati e Serbi, il quale un mese prima venne creato precedentemente all'imminente dissoluzione dell'Impero austro-ungarico.

Durante gli anni 1920, il nuovo regno slavo soffrì di una grave instabilità politica, data dalle numerosi e forti azioni d'opposizione che i vari gruppi etnici (Croati, Macedoni, Montenegrini) compivano. Data la situazione, nel 1929, re Alessandro I revocò la Costituzione e instaurò una dittatura personale, cambiando il nome del regno in "di Jugoslavia".

Storia

Premesse storiche

Poco prima della fine della Prima guerra mondiale e dell'imminente dissoluzione dell'Austria-Ungheria, vi fu la creazione dello Stato degli Sloveni, Croati e Serbi, che, a livello territoriale, corrispondeva all'attuale Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. Il nuovo stato però non ottenne alcun riconoscimento diplomatico e così fu costretto ad unirsi al Regno di Serbia, alla fine del novembre 1918. Il 1° dicembre 1918 nacque Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dopo l'ulteriore unione del Montenegro, sotto la corona della dinastia serba dei Karađorđević, in particolare del re Pietro I che però era affiancato dalla reggenza del figlio Alessandro.

Nel 1921, Pietro I di Serbia morì e venne succeduto dal figlio Alessandro I; il nuovo sovrano promulgò una legge che divideva il regno in 33 contee (oblasti), basate su criteri geografici ed economici. Nonostante questa divisione amministrativa, lo Stato restava fortemente centralista. Nel nuovo stato sorsero molte tensioni politiche, una di queste era dovuta dal fatto che l'ex re Nicola I del Montenegro, inizialmente sostenitore dell'unione con Belgrado, si oppose quando si rese conto che avrebbe perso del tutto la sua corona e fu così esiliato ad Antibes. Nello stesso tempo, i croati, anche essi inizialmente favorevoli all'unione, si opposero creando alcuni partiti e movimento d'opposizione: il Partito Rurale Croato, che boicottò il Parlamento, il Partito Croato dei Diritti, guidato da Ante Pavelić, futura guida della Croazia durante la Seconda guerra mondiale, che aveva sotto la sua ala l'organizzazione degli Ustascia. In Macedonia agiva l'Organizzazione Rivoluzionaria Interna, che contestava il confine con la Bulgaria.

Nel 1924 il leader croato Stjepan Radić fu arrestato e poi liberato divenne ministro dell'Istruzione nel 1925, dopo che si alleò con il politico serbo Nikola Pašić. Nel 1928, tuttavia, Radić tornò all'opposizione e si alleò con Svetozar Pribićević per contestare i trattati con l’Italia. Il 20 giugno 1928, durante una seduta parlamentare, il deputato montenegrino Puniša Račić sparò a Radić e ad altri deputati croati, provocando gravi tensioni e grandi proteste in Croazia, con l’abbandono del Parlamento da parte delle opposizioni. L'omicidio dei deputati provocò una grande crisi politica. I deputati croati si riunirono a Zagabria e rimisero in discussione l'adesione al Regno, chiedendo che i negoziati per l'unificazione ripartissero da zero e pretesero nuove elezioni.

Alessandro I (1929 - 1934)

Fondazione

Il monarca Alessandro I, non potendo porre fine in maniera democratica né ai sommovimenti nazionalisti né alla crisi istituzionale, il 6 gennaio del 1929 sospese la Costituzione e instaurò una dittatura personale. Visto il fallimento delle politiche basate sulla coesistenza dei diversi gruppi nazionali all'interno dell'amministrazione, cambiò il nome dello Stato in Regno di Jugoslavia iniziò una serie di riforme che miravano ad eliminare ogni riferimento etnico e culturale.

Re Alessandro sostituì la costituzione con nuovi provvedimenti: La "Legge sul Potere regio e l'amministrazione suprema dello stato" (Zakon o kraljevskoj vlasti i vrhovnoj državnoj upravi) poneva tutte le autorità statali sotto il proprio controllo; il Governo era sotto la sua sovranità, egli nominava il Presidente del Consiglio e i Ministri; il potere legislativo era esercitato attraverso decreti regi controfirmati dal Primo Ministro. Anche i governi locali dovevano rispondere all'autorità del sovrano. Con la "Legge sulla pubblica sicurezza e l'ordine dello Stato" (Zakon o zaštiti javne bezbednosti i poretka u državi) mise fuori legge i partiti politici e le organizzazioni sindacali, e vietò le associazioni che avessero una connotazione identitaria o religiosa. Con la "Legge sulla modifica della legge sulla stampa" (Zakon o izmenama i dopunama zakona o štampi) interdisse la vendita e la distribuzione di quotidiani che esprimessero offese al sovrano o idee contrarie alle disposizioni dello Stato. Nominò Capo del Governo Petar Živković, membro del "Partito nazionale jugoslavo", unico partito legale, che attuò una politica persecutoria nei confronti degli oppositori, con particolare riguardo ai comunisti.

Il 3 settembre 1931, il re concesse una nuova carta costituzionale che, sostanzialmente, confermava le misure prese nel 1929 con le leggi speciali. Venne mantenuto il divieto di formazione di partiti politici e associazioni culturali o religiose, venne mantenuta, anche se attenuata, la censura sulla stampa, ma venne ridefinito il sistema parlamentare. Fu ricostituita l'Assemblea nazionale eletta dal popolo e fu creato il Senato di cui il re nominava tanti membri quanti quelli eletti dai sudditi. Con l'articolo 116 della nuova costituzione, il sovrano si concedeva il diritto di prendere misure al di fuori della Costituzione stessa. Fu dato valore costituzionale alla nuova suddivisione amministrativa disegnata nel 1929. In politica estera, Alessandro I, il 9 febbraio 1934, siglò un'intesa con la Turchia, la Grecia e la Romania che sanciva la non belligeranza, l'inviolabilità delle frontiere e l'aiuto reciproco in caso di guerra. Il patto fu incoraggiato dalla Gran Bretagna, soprattutto nell'ottica di arginare le mire espansionistiche dell'Italia.

Il concetto di Jugoslavia era già esistente all'indomani della Prima guerra mondiale, ed indicava l'unione di tutti gli Slavi del sud che vivevano nei territori della penisola balcanica, ma non venne utilizzato nell'ufficialità, preferendo che le differenze nazionali fossero esaltate come collante dell'unità del regno. Questa politica che, però, non fu mai supportata da un decentramento amministrativo, fu considerata, alla fine, fallimentare da Re Alessandro che vedeva nella sua stessa primitiva volontà di valorizzazione delle differenze il vero motivo dei conflitti inter etnici. Ogni peculiarità culturale doveva essere cancellata per ritrovare la coesione: fu, così, inaugurata la politica dell'integralismo jugoslavo (integralno jugoslovenstvo). Il perseguimento degli interessi locali doveva essere sostituito dall'impegno per risolvere i problemi nazionali, perché i localismi minacciavano il benessere del regno unitario. La scuola fu il veicolo principale della cultura unitaria jugoslava: ai giovani veniva impartita un'educazione alla nazionalità che mirava alla creazione di una generazione che non guardasse al passato tribale e conflittuale, ma si proiettasse verso un futuro di sviluppo e civiltà; era insegnata la musica tradizionale, era utilizzata la sola lingua serbo-croata, era esaltato il senso della patria. La stampa, asservita al regime, reinterpretava il passato in chiave negativa, proponendo la nuova politica unitaria come la via unica per la pace sociale e lo sviluppo.

Nuova suddivisione amministrativa

La città di Belgrado, insieme con Zemun e Pančevo fu costituita come unità amministrativa separata. A capo delle banovine fu posto un governatore di nomina statale. La suddivisione del regno in 33 contee (oblasti) che ricalcavano confini storici ed erano etnicamente definite, fu modificata con la creazione di 9 regioni (banovine) che prendevano il nome dai fiumi che le attraversavano e che erano abitate da più gruppi etnici:

Banovina della Drava (Dravska Banovina), con capitale Lubiana Banovina della Sava (Savska Banovina), con capitale Zagabria Banovina del Vrbas (Vrbaska Banovina), con capitale Banja Luka Banovina del Litorale (Primorska Banovina), con capitale Spalato Banovina della Drina (Drinska Banovina), con capitale Sarajevo Banovina della Zeta (Zetska Banovina), con capitale Cettigne Banovina del Danubio (Dunavska Banovina), con capitale Novi Sad Banovina della Morava (Moravska Banovina), con capitale Niš Banovina del Vardar (Vardarska Banovina), con capitale Skopje

Pietro II (1934 - 1945)

Attentato di Marsiglia

Il 9 ottobre 1934, Alessandro I di Jugoslavia si recò a Marsiglia, sud della Francia, per una visita di stato; il sovrano slavo venne accolto dal ministro degli Affari Esteri francese, Louis Barthou, con il quale salì a bordo di un'automobile, che portò i due uomini lungo le vie della città. La vettura aveva percorso solo alcune centinaia di metri, quando un uomo si fece largo tra la folla, salì sul predellino dell'automobile e sparò in direzione del re Alessandro I. Georges Méjat, un cameraman della Pathé, inquadra tutto: si tratta del primo omicidio politico registrato su pellicola della storia.

La polizia reagì abbattendo l’assassino, ma per il sovrano non c'era ormai più niente da fare. Louis Barthou venne invece ferito a morte per errore da un poliziotto francese, nella confusione generale. L'assassino, Vlado Černozemski, fu colpito con una sciabola da un ufficiale a cavallo francese e picchiato a morte dalla folla, o ucciso a colpi di arma da fuoco dalla polizia, a seconda delle versioni. Era un bulgaro di 36 anni appartenente alla VMRO, l'organizzazione rivoluzionaria macedone, che voleva la secessione dalla Jugoslavia e che presumibilmente era in combutta con i separatisti croati, gli Ustascia, sostenuti dall'Italia di Mussolini. Condannato a morte per l'omicidio del leader del Partito Comunista Bulgaro nel 1924, ma in seguito liberato grazie a un'amnistia, aveva combattuto numerose battaglie in Macedonia contro la polizia serba. La visita ufficiale di re Alessandro I del 1934 doveva porre rimedio alla crisi generale che la Jugoslavia stava vivendo all'epoca, convincendo così il monarca ad un necessario avvicinamento con l’Italia, che Barthou, ministro degli esteri francese, riteneva premessa indispensabile per avviare la strada ad un riavvicinamento tra Francia ed Italia. Dopo l’attentato e la conclusione del contenzioso a Ginevra nel dicembre 1934, Pierre Laval, il successore di Barthou, riprese immediatamente le trattative di riavvicinamento con l’Italia, che si conclusero nel gennaio dell’anno successivo, ma che non furono apprezzate da Belgrado. Sul lato opposto, l’attentato di Marsiglia permise il progressivo avvicinamento tra la Jugoslavia e la Germania e rafforzò in Jugoslavia e nell’Europa di Sud-est l’opinione che le democrazie dell’Ovest non erano preparate a proteggere i loro piccoli alleati e che era meglio avvicinarsi alle forze fasciste che stavano aumentando la loro potenza in Europa.

Reggenza di Paolo