Gli elefanti (Elephantidae ) sono una famiglia di mammiferi appartenente all'ordine dei proboscidati.
La famiglia comprende i più grandi animali terrestri viventi e rappresenta inoltre gli unici esponenti ancora esistenti di questo ordine. Si distinguono tre specie attuali: l'elefante africano, che abita le vaste regioni aperte dell'Africa a sud del Sahara; l'elefante di foresta, anch'esso africano ma confinato per lo più nelle foreste pluviali tropicali; e l'elefante asiatico, diffuso nell'Asia meridionale e sud-orientale, che occupa una grande varietà di ambienti. Tutti gli elefanti si caratterizzano per la proboscide, un organo muscolare derivato dalla fusione del naso con il labbro superiore, e per le zanne, sviluppate a partire dagli incisivi superiori. Altri tratti distintivi sono la corporatura massiccia con zampe a forma di colonne e la pelle grigia, scarsamente pelosa.
Gli elefanti sono animali sociali che vivono in gruppi familiari composti da femmine e dalla loro prole. Si spostano entro areali più o meno estesi alla ricerca di cibo. La dimensione degli areali e l'ampiezza delle migrazioni dipendono dalle condizioni locali, come il tipo di ambiente sfruttato e la disponibilità di risorse alimentari. I maschi, al contrario, vivono per lo più solitari o si aggregano in gruppi di scapoli. La comunicazione tra individui, sia all'interno che tra diversi gruppi familiari, avviene attraverso molteplici modalità: segnali olfattivi veicolati da feci, urina e secrezioni ghiandolari; contatti tattili, soprattutto tramite la proboscide; varie posture e gesti corporei; oltre a una ricca gamma di vocalizzazioni, tra le quali spiccano i brontolii a bassa frequenza.
La dieta degli elefanti è costituita da piante raccolte con la proboscide. In genere consumano sia parti dure, come le erbe, sia più tenere, come foglie e rami, con una composizione che varia secondo la disponibilità stagionale. I maschi adulti entrano una volta all'anno nella fase di musth, che può durare anche diversi mesi ed è caratterizzata da un forte incremento ormonale. Ne derivano una secrezione continua e un'accentuata aggressività verso i rivali. Il musth fa parte del comportamento riproduttivo. Il ciclo sessuale delle femmine è straordinariamente lungo ed è anch'esso contrassegnato da picchi ormonali evidenti. Dopo una gestazione di quasi due anni nasce generalmente un unico piccolo, che cresce all'interno del gruppo familiare. Le femmine giovani vi rimangono anche dopo aver raggiunto la maturità sessuale, mentre i maschi se ne allontanano.
La storia evolutiva degli elefanti risale al tardo Miocene, circa 7 milioni di anni fa. Ebbe origine in Africa e rappresenta la fase finale dell'evoluzione dei proboscidati. Oltre ai due generi attuali (Loxodonta per gli elefanti africani ed Elephas per quelli asiatici), sono note numerose forme estinte. Tra le più famose figurano i generi Mammuthus (i mammut) e Palaeoloxodon. Essi colonizzarono anche aree non occupate dalle specie odierne, come l'Eurasia occidentale e settentrionale. Entrambe le regioni furono soggette, durante il Pleistocene, a ripetute glaciazioni, da cui ebbero origine varie specie di elefanti adattate al freddo, tra cui il noto mammut lanoso. Alcuni mammut raggiunsero anche il Nord America, unici elefanti a farlo, sviluppando lì una linea evolutiva indipendente. Gran parte delle specie di questi generi si estinse alla transizione tra Pleistocene e Olocene, circa anni fa, anche se alcune forme insulari nane sopravvissero un po' più a lungo.
Nello sviluppo delle società umane e nella storia, gli elefanti hanno avuto un ruolo rilevante. Inizialmente furono cacciati come risorsa alimentare e fonte di materie prime, vennero rappresentati in arte e cultura già più di anni fa e acquisirono ulteriore importanza con la sedentarizzazione e l'emergere delle civiltà. Solo l'elefante asiatico fu però domesticato stabilmente e messo al servizio dell'uomo: dapprima come animale da soma e da lavoro, poi anche impiegato in guerra e considerato simbolo di grandezza e potere.
La prima descrizione scientifica degli elefanti africani e asiatici risale al 1758. In un primo momento furono assegnati allo stesso genere; solo all'inizio del XIX secolo venne operata la distinzione tra i due. L'elefante di foresta è stato riconosciuto come specie autonoma solo a partire dagli anni 2000. La famiglia degli elefanti fu introdotta nel 1821. Le popolazioni delle tre specie sono considerate minacciate in misura variabile.
Descrizione Aspetto
Gli elefanti sono i più grandi animali terrestri viventi. Il più piccolo rappresentante attuale, l'elefante di foresta (Loxodonta cyclotis), raggiunge un'altezza al garrese di circa 2,1 m e un peso di circa 2 t, mentre la forma più grande esistente, l'elefante africano (Loxodonta africana), arriva fino a 3,7 m di altezza con un peso di circa 6,6 t. L'esemplare più grande misurato scientificamente, proveniente dall'Angola, aveva un'altezza alla spalla di 4 m e probabilmente pesava circa 10 t. L'elefante asiatico (Elephas maximus) si colloca tra queste due specie per dimensioni e peso. Nel corso della loro storia evolutiva gli elefanti mostrarono una maggiore variabilità morfologica. Le forme più piccole erano rappresentate da alcune specie nane insulari, nelle quali il fenomeno di nanismo fu così accentuato che raggiungevano solo tra il 2 e il 7% delle dimensioni delle specie originarie. Tra queste si annoverano il piccolo elefante siciliano (Palaeoloxodon falconeri) o il mammut nano di Creta (Mammuthus creticus), alti appena 1 m e con un peso compreso tra 170 e 240 kg. Le forme più grandi erano rappresentate da Palaeoloxodon namadicus e Palaeoloxodon recki, così come dal mammut delle steppe (Mammuthus trogontherii) e dal mammut colombiano (Mammuthus columbi), con altezze al garrese comprese tra 4,2 e 4,5 m e un peso stimato tra 12 e 15 t. Nelle specie attuali è marcato il dimorfismo sessuale, con i maschi sensibilmente più grandi delle femmine.
In generale gli elefanti sono animali massicci, con un capo grande e corto, ma alto, sorretto da un collo breve, zampe a forma di colonna e una coda lunga oltre un metro terminante in un ciuffo. La caratteristica più evidente è la proboscide, un organo muscolare a forma di tubo originato dalla fusione del naso con il labbro superiore. Lo sviluppo della proboscide fa sì che l'apertura orale negli elefanti sia relativamente piccola. Un altro tratto distintivo sono le zanne superiori, presenti soprattutto negli adulti. Ai lati della testa si inseriscono grandi orecchie a ventaglio, di dimensioni variabili a seconda della specie. Il corpo è tozzo, con una linea dorsale che risulta diritta o insellata negli elefanti africani, mentre è arcuata in quelli asiatici. Nei primi il punto più alto del corpo si trova alle spalle, nei secondi sulla fronte. Il mantello è molto rado, con peli più lunghi di solito presenti sul mento, sulla punta della proboscide e all'estremità della coda. La pelle è di colore grigio, ma spesso mostra zone prive di pigmentazione; il colore può inoltre apparire alterato per la copertura di terra o polvere.
Le zampe anteriori, più grandi, sostengono circa il 60% del peso corporeo. Sia le zampe anteriori che quelle posteriori terminano in cinque dita, non visibili esternamente perché inserite in un cuscinetto formato da fasci e strati di tessuto connettivo fibroso, intervallati da camere di tessuto adiposo. Questo cuscinetto, contenente anche collagene, reticolina e fibre elastiche, attraversa l'intero piede e riempie lo spazio tra le ossa. La pianta del piede è un'unica superficie, rotondeggiante anteriormente e ovale posteriormente. Sulla parte anteriore si trovano strutture simili a unghie o zoccoli, il cui numero è talvolta usato per distinguere le specie (elefante africano: quattro davanti e tre dietro; elefante di foresta: cinque davanti e quattro dietro; elefante asiatico: cinque davanti e da quattro a cinque dietro), anche se si tratta di un carattere fortemente variabile. Generalmente le unghie laterali sono ridotte. Gli «zoccoli» assomigliano molto alle strutture equivalenti presenti negli ungulati.
Apparato scheletrico Cranio
Il cranio degli elefanti è grande, alto e corto. La volta cranica, nel suo punto più elevato, si innalza in parte a forma di cupola. La riduzione della regione del muso e lo spostamento in avanti dell'osso occipitale hanno determinato la forma breve del cranio; quest'ultimo, negli elefanti attuali, è molto inclinato verso l'avanti. La compressione della parte anteriore e posteriore del cranio ha come effetto lo spostamento del centro di gravità molto indietro. Un tratto caratteristico è rappresentato dalle grandi cavità a nido d'ape, piene d'aria, che attraversano l'osso frontale, il parietale, il nasale e il mascellare. In questo modo, la volta cranica può raggiungere uno spessore fino a 40 cm. Le pneumatizzazioni aumentano enormemente la superficie del cranio e ampliano così l'area di inserzione per la poderosa muscolatura masticatoria e del collo, riducendo al contempo il peso complessivo. Un'altra peculiarità è la forte riduzione dell'osso nasale, che ha reso possibile lo sviluppo della muscolatura eccezionalmente grande della proboscide. Entrambi questi caratteri si riscontrano in diverse linee di proboscidati. Per effetto della riduzione dell'osso nasale, il mascellare si collega direttamente al frontale, un carattere tipico dei Tethytheria. Negli elefanti, il mascellare incornicia ciascun alveolo delle zanne. Gli alveoli delle zanne sono orientati quasi verticalmente nel cranio, per cui le zanne fuoriescono verso il basso, conseguenza anch'essa del cranio accorciato. Ciò contrasta nettamente con la maggior parte delle forme di proboscidati precedenti, i cui alveoli erano orientati più orizzontalmente a causa della forma allungata del cranio. Altri caratteri tipici degli elefanti sono la posizione elevata delle narici e le orbite orientate in avanti. La compressione del cranio ha portato anche a modifiche alla base cranica, tra cui la posizione verticale delle lamine pterigoidee dello sfenoide e il palato incurvato verso il basso.
La mandibola degli elefanti è corta e alta. Il corpo orizzontale dell'osso appare massiccio, mentre il ramo ascendente è fortemente allargato. Per la particolare conformazione della mandibola, il processo coronoideo – una sporgenza ossea che serve come punto d'inserzione muscolare – è collocato molto in avanti, più o meno sopra il centro di gravità della mascella. Insieme al condilo articolare, esso si innalza notevolmente, così che l'articolazione con il cranio si trova nettamente al di sopra del piano masticatorio. Anche la sinfisi, che unisce le due metà della mandibola anteriormente, è breve. Rispetto alle forme di elefanti più antiche, la mandibola degli odierni rappresentanti appare quindi peculiare: in quelle era infatti molto più allungata, con una sinfisi estesa a cui si collegavano lateralmente gli alveoli delle zanne inferiori.
Molti dei tratti cranici e mandibolari tipici degli elefanti derivano da una riorganizzazione dell'apparato masticatorio, che comportò l'accorciamento longitudinale del cranio. L'apparato masticatorio è specializzato in movimenti orizzontali in avanti e indietro, mentre altre linee più antiche di proboscidati utilizzavano prevalentemente movimenti masticatori laterali.
Dentatura