I verbi georgiani costituiscono l'argomento centrale della grammatica georgiana per via della loro eccezionale complessità,«The very essence of the Georgian language (as well as the source of much of its difficulty) resides in its verbal system.» .«Georgian is not an easy language [...]. The central problem is the verb, which is almost certain to exceed in complexity anything that most learners will have experienced before.» . che li allontana molto dalle loro controparti indoeuropee. Tale complessità è legata ad almeno tre aspetti del sistema verbale: la codifica degli argomenti verbali all'interno della frase (soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto), tramite una peculiare sintassi dei casi; la codifica degli argomenti verbali sul verbo, tramite una concordanza polipersonale; la moltitudine di meccanismi di coniugazione e di derivazione, che avvengono tramite l'agglutinazione di numerosi morfemi.

Questa voce copre i primi due punti ed è largamente basata sulle analisi della linguista Alice Harris. Per i dettagli sui meccanismi di coniugazione e derivazione si rimanda alle quattro voci sui verbi georgiani di 1ᵃ classe, di 2ᵃ classe, di 3ᵃ classe e di 4ᵃ classe.

Notazioni Per facilitare la lettura, nel corso di questa voce tutte le parole e le frasi in georgiano sono accompagnate dalla loro traslitterazione ufficiale in lettere latine posta fra parentesi quadre. Nella traslitterazione delle forme verbali i morfemi sono separati con il simbolo - ; il preverbo, invece, è separato dal resto con il simbolo = . Ad esempio, la forma verbale ააშენებს "scriverà" è trascritta come [a=a-shen-eb-s], dove a= è il preverbo. Quando estrapolati dalle forme verbali, i prefissi, gli infissi e i suffissi sono riportati solo in caratteri latini.

Il simbolo * indica che la forma verbale o la frase che lo segue non è corretta dal punto di vista grammaticale o non è attestata.

Le sigle S, OD e OI indicano rispettivamente il soggetto, l'oggetto diretto e l'oggetto indiretto. In una notazione esponenziale come SOD, l'argomento all'esponente è quello iniziale e quello alla base è quello finale; un fossile viene indicato con una F alla base, ad esempio FS (per entrambe le nozioni si veda #Due livelli di relazioni grammaticali). La notazione OIV indica l'oggetto indiretto prodotto dalla versione (si veda #Versione).

Le frasi sono accompagnate da una glossa interlineare. La pluralità dei sostantivi è indicata dalla pluralità del corrispondente sostantivo italiano, mentre il caso è indicato da una sigla separata con un trattino. Ad esempio

წერილები [ts'erilebi] lettere-NOM

indica che il significato del sostantivo è "lettera", che è al plurale e al caso nominativo ("NOM").

Le forme verbali italiane nelle glosse interlineari sono da intendersi come traduzioni approssimative. Gli argomenti verbali finali sono resi espliciti tramite l'uso di pronomi, separati dal verbo tramite un trattino: il soggetto è posto prima della traduzione, l'oggetto diretto subito dopo e quello indiretto subito dopo quello diretto. Per convenzione, gli argomenti di III persona sono sempre indicati dal pronome italiano al maschile (il georgiano non distingue il genere). Dopo l'oggetto indiretto, una sigla indica lo screeve (si veda #Screeve); un apice indica la classe. Ad esempio,

მისწერ [mi=s-ts'er] egli-scriverà-lo-gli-PRES1

indica che il verbo è trivalente, con soggetto alla III singolare ("egli"), oggetto diretto alla III singolare ("lo") e oggetto indiretto anch'esso alla III singolare ("gli"); indica inoltre che il verbo è allo screeve presente ("PRES") e che appartiene alla 1ᵃ classe (apice: 1).

La forma di citazione del verbo, cioè il lemma, è tratto dallo screeve futuro nel caso della 1ᵃ e della 2ᵃ classe e dallo screeve presente nel caso della 3ᵃ e della 4ᵃ classe;Si segue la convenzione di . Questo metodo permette di indicare, per i verbi di 1ᵃ e 2ᵃ classe, quale preverbo sia usato al di fuori della serie del presente. in entrambi i casi la voce selezionata è quella con tutti gli argomenti verbali alla III persona singolare.Si segue la convenzione di . Così ad esempio: (1ᵃ classe) დამალავს [da=mal-av-s] "nasconderà"; (2ᵃ classe) დაიბადება [da=i-bad-eb-a] "nascerà"; (3ᵃ classe) ლაპარაკობს [lap'arak'-ob-s] "parla"; (4ᵃ classe) უნდა [u-nd-a] "vuole".

Generalità Sistema verbale e categorie grammaticali La coniugazione del verbo georgiano comprende sia forme finite, che cioè codificano la persona e il numero, sia forme indefinite, esattamente come quella del verbo italiano. Le forme finite sono raggruppate nei cosiddetti screeve, che costituiscono grossomodo l'equivalente dei "tempi" italiani: insiemi di voci che condividono un significato temporale, aspettuale o modale e che differiscono tra loro solo per la persona e il numero (per i dettagli si veda la sezione #Screeve). Le forme indefinite comprendono invece quattro participi (attivo, futuro, perfetto e negativo) e un nome verbale, noto anche come masdar (georg. მასდარი [masdari], termine desunto dalla terminologia grammaticale araba). In molti casi un verbo è difettivo di alcune di queste forme, specialmente di quelle indefinite.

Gli screeve sono ripartiti in tre gruppi, noti come serie, nel modo che segue. Serie del presente/futuro (o Serie I): Sottoserie del presente: presente, imperfetto, congiuntivo presente; Sottoserie del futuro: futuro, condizionale, congiuntivo futuro; Serie dell'aoristo (o Serie II): aoristo, ottativo; Serie del perfetto (o Serie III): perfetto, piuccheperfetto, congiuntivo perfetto.

Il congiuntivo perfetto è ormai caduto in disuso, sostituito dal piuccheperfetto, cosicché il numero effettivo di screeve scende a dieci. Il paradigma esteso di un verbo si presenta come nella tabella che segue, che illustra le voci di გააკეთებს [ga=a-k'et-eb-s] "farà" (per rappresentare gli screeve si seleziona la voce con soggetto e oggetto entrambi alla III singolare).

Screeve Participi Serie I Presente Imperfetto Cong. presente Attivo Futuro აკეთებს[a-k'et-eb-s] აკეთებდა[a-k'et-eb-d-a] აკეთებდეს[a-k'et-eb-d-e-s] გამკეთებელი[ga=m-k'et-eb-el-i] გასაკეთებელი[ga=sa-k'et-eb-el-i] Futuro Condizionale Cong. futuro Perfetto Privativo გააკეთებს[ga=a-k'et-eb-s] გააკეთებდა[ga=a-k'et-eb-d-a] გააკეთებდეს[ga=a-k'et-eb-d-e-s] გაკეთებული[ga=k'et-eb-ul-i] გაუკეთებელი[ga=u-k'et-eb-el-i] Serie II Aoristo Ottativo Masdar გააკეთა[ga=a-k'et-a] გააკეთოს[ga=a-k'et-o-s] (გა)კეთება[(ga=)k'et-eb-a] Serie III Perfetto Piuccheperfetto გაუკეთებია[ga=u-k'et-eb-i-a] გაეკეთებინა[ga=e-k'et-eb-in-a]

Nei dizionari il lemma del verbo è tipicamente costituito dalla voce del presente o del futuro che ha soggetto e oggetto alla III singolare; più raramente si utilizza il masdar. Spesso, per comodità, i verbi sono ordinati alfabeticamente rispetto alla lettera iniziale della radice e non del lemma.

Generalmente tutte le forme del paradigma sono costituite da "un'unica parola", cioè sono sintetiche. Esistono però anche alcune speciali costruzioni perifrastiche, ottenute accostando un participio a un verbo ausiliare (si veda #Forme indefinite).

Il georgiano è molto ricco di fenomeni di derivazione. Una singola radice può produrre numerose forme derivazionali, ciascuna con la sua coniugazione (per coniugazione si intende sempre e solo la formazione dei dieci/undici screeve e delle cinque forme indefinite descritte sopra). Ad esempio -ცეკვ- [-tsek'v-], con significato base di "danzare", produce აცეკვებს [a-tsek'v-eb-s] "farà danzare", აცეკვდება [a-tsek'v-d-eb-a] "comincerà a danzare", ცეკვავს [tsek'v-av-s] "danza" e ეცეკვება [e-tsek'v-eb-a] "ha voglia di danzare". Data la sistematicità di molte di queste formazioni, si possono individuare alcuni tipi derivazionali (verbi causativi, incoativi, desiderativi etc.). Un elenco esteso dei tipi derivazionali è fornito in #Classi verbali.

Una singola forma verbale può esprimere complessivamente le seguenti categorie grammaticali:. la persona (I, II o III) e il numero (singolare o plurale) del soggetto; la persona (I, II o III) e il numero (singolare o plurale) dell'oggetto diretto/indiretto (si veda #Regole di concordanza); la diatesi (attiva, passiva); il tempo (presente, passato, futuro); l'aspetto (imperfettivo o perfettivo, abituale o non abituale); il modo (indicativo, congiuntivo, ottativo, condizionale, imperativo); la causatività; l'evidenzialità, cioè il carattere di un'azione che il parlante riconosce sulla base dei suoi risultati o tramite un processo deduttivo, senza avervi assistito; la direzione (salita, discesa, ingresso, uscita, attraversamento, assenza di direzione) e l'orientazione (avvicinamento al parlante o allontanamento dal parlante). la versione (georg. ქცევა [ktseva]), cioè una particolare sfumatura nella relazione tra soggetto e oggetto indiretto, che può essere benefattiva, possessiva o superessiva (si veda #Versione).

Molti verbi irregolari sono suppletivi, nel senso che fanno uso di radici diverse in contesti diversi... Un verbo può essere suppletivo: rispetto allo screeve (ad es. pres. ამბობს [amb-ob-s] "dice", fut. იტყვის [i-t'q'v-i-s], aor. თქვა [tkv-a]); rispetto al numero del soggetto (ad es. დაჯდება [da=jd-eb-a] "si siederà" e დასხდებიან [da=skhd-eb-i-an] "si siederanno"); rispetto al numero dell'oggetto diretto (ad es. გადააგდებს [gada=a-gd-eb-s] "lancerà (un oggetto singolo)" e გადაყრის [gada=q'r-i-s] "lancerà (una pluralità di oggetti)"). Il primo caso è il più comune, mentre i verbi suppletivi rispetto al numero sono molto pochi.

In alcuni casi i verbi si presentano a coppie a seconda dell'animatezza dei propri argomenti - anche in questo caso, quella del soggetto (ad es. წევს [ts'ev-s] "(qcn.) giace" vs. დევს [dev-s] "(qcs.) giace") o quella dell'oggetto diretto (ad es. დაბანს [da=ban-s] "laverà (qcn.)" vs. გარეცხავს [ga=retskh-av-s] "laverà (qcs.)")..

Esistono infine un certo numero di verbi di cortesia, usati solo nel registro formale, che vanno a sostituire i verbi comuni come "essere", "andare", "dire" e simili (ad es. არის [a-r-i-s] "è" → გახლავთ [g-a-khl-av-t] lett. "è presente a voi"; შემოვა [shemo=va] "entrerà" → შემობრძანდება [shemo=brdzan-d-eb-a], dove la radice brdzan- ha significato base di "comandare")..

Screeve

Screeve è la trascrizione del termine მწკრივი [mts'k'rivi] "fila", introdotto nel suo significato grammaticale dal linguista georgiano Ak'ak'i Shanidze..

Gli screeve, nel complesso, codificano informazioni sul tempo, sull'aspetto e sul modo dell'azione, ma lo fanno più liberamente rispetto ai "tempi" di molte lingue europee. Uno screeve può infatti avere un significato aspettuale/modale senza averne uno temporale.

Gli screeve con un chiaro significato temporale sono il presente, il futuro, l'imperfetto e l'aoristo. Gli ultimi due si riferiscono entrambi al passato: il primo a un'azione continuata o abituale, il secondo a un'azione puntuale.. Le seconde persone dell'aoristo funzionano anche da imperativo.

Il perfetto ha, nella maggior parte dei casi, un significato evidenziale; indica cioè la deduzione nel presente di un fatto passato, a cui non si ha assistito direttamente..

I due congiuntivi sono usati nelle protasi dei periodi ipotetici della possibilità: il primo si riferisce a una condizione presente, il secondo a una condizione futura.. Se invece il periodo ipotetico è dell'irrealtà, la protasi va al piuccheperfetto. In entrambi i casi l'apodosi va al condizionale.

L'ottativo, infine, è uno screeve quasi esclusivamente modale. Assieme al piuccheperfetto, è utilizzato soprattutto nelle subordinate rette da verbi che indicano desiderio, intenzione, necessità o possibilità (il verbo va al piuccheperfetto se la reggente è in un tempo passato e all'ottativo altrimenti).

Forme indefinite