Lo stradario di Torino comprende i nomi di strade, vie, corsi e piazze torinesi e ripercorre la storia cittadina, con riguardo sia alle diciture contemporanee sia ai toponimi tradizionali.
Storia
Fino al XVII secolo circa, la città era completamente racchiusa dalla cinta muraria militare, con vie anguste, che ricalcavano i vicoli dell'antico accampamento romano, cioè con la struttura a castrum romano, con decumano e cardine.
Questa morfologia favoriva, durante le frequenti sommosse, la creazione di barricate, impedendo al contempo l'uso della cavalleria per sedare le agitazioni. Tuttavia, dopo le invasioni barbariche nel V secolo, il perfetto schema a Quadrilatero Romano divenne per la prima volta irregolare per alcune vie perpendicolari all'attuale Via Garibaldi, non più perfettamente diritte (ad esempio: Via Stampatori). Quando Carlo Emanuele I decretò l'espansione e la ristrutturazione urbanistica della città, tenne conto delle vecchie esigenze difensive e mantenne quindi la viabilità con la stessa struttura a strade perpendicolari. Durante il XV secolo, la parte orientale del centro fu ampliata e arricchita dei classici portici, mentre furono decorate le principali piazze e, soprattutto, gli enormi viali, che avevano una funzione estetica ma anche e soprattutto una funzione militare, rendendo impossibile la formazione di barricate da parte dei rivoltosi e permettendo l'uso di cariche di cavalleria qualora si fossero rese necessarie.
La struttura geometrica ortogonale delle vie, tipica del Quadrilatero Romano, fu rotta per la prima volta dall'architetto Carlo Ceppi, con la costruzione nel 1886 di via Pietro Micca, seguita poi da altre zone fuori dal centro storico di Torino come Borgo San Paolo, con vie a struttura di "tela di ragno", nel 1901. Un'altra eccezione alla struttura reticolare tipica è corso Unione Sovietica, viale alberato lungo 5,3 km, con carreggiata centrale e due controviali, che collega il centro cittadino con la Reale Palazzina di Stupinigi (una volta si chiamava proprio corso Stupinigi), "tagliando" il reticolo viario in diagonale, nella direzione da nord-est a sud-ovest e corso Orbassano per gli identici motivi.
In generale però, l'intera città mantenne una struttura di vie pressoché ortogonali, a eccezione di alcune imperfezioni, soprattutto nei quartieri Rebaudengo, Borgo San Paolo, Barriera di Milano e zone nuove come Mirafiori Nord e Le Vallette.
I personaggi storici sono in percentuale maggiore maschili, per motivi storico-culturali. Solo per le regine e duchesse c'è una percentuale superiore, anche se sempre inferiore a quella dei maschi.
Nelle zone viarie della città sabauda, frequente è l'associazione di toponimi di una stessa tipologia: per esempio, nel quartiere Barriera di Milano le vie sono intitolate quasi totalmente a musicisti; da nord a sud, i corsi Potenza, Lecce, Trapani, Siracusa, Cosenza, sono intitolati a città dell'Italia del Sud; in zona nord, i corsi Tortona, Novara, Vigevano, Mortara, via Stradella e Lungo Dora Voghera sono intitolati a città acquisite dal Regno di Sardegna, durante l'espansione verso est.
Le storiche vie d'accesso alla città sono ancora dedicate ai luoghi in cui conducono: strada dell'aeroporto, di San Mauro, di Settimo, della Venaria, di Lanzo, strada comunale di Altessano (antico nome di Venaria), strada antica di Collegno, di Cuorgnè, strada antica di Grugliasco, di Pianezza, di Druento, strada di Borgaro; i corsi Vercelli, Casale, Chieri, Moncalieri, Orbassano, Nizza. In questa categoria toponomastica rientrava anche corso Stupinigi, che però negli anni 1960 fu intitolato all'Unione Sovietica. Vi sono alcune eccezioni: le vie Vinovo, Beinasco, Candiolo, Piobesi, Trofarello, Santena sono in posizioni casuali. Al periodo coloniale italiano poi furono dedicate la maggior parte delle piazze e vie periferiche: Massaua, Cirene, Stampalia, Derna, Adua, Asmara, Zara, Bengasi, ma anche le vie Rodi, Spalato, Veglia, Arbe in zona istriana ricordano possedimenti italiani all'epoca e quando l'Italia possedeva le isole del Dodecanneso. Alcune vie nel quartiere San Paolo sono dedicate ai mari italiani: Mediterraneo, Tirreno, Adriatico, Jonio ed Egeo. I lungo Dora invece, sono tutti dedicati a città italiane: Savona, Napoli, Firenze, Siena, Agrigento, Voghera; unica eccezione è il lungo Dora Pietro Colletta.
Toponomastica dei quartieri
Quadrilatero Romano e Borgo Nuovo
Confini: Passante ferroviario, corso Regina Margherita, Corso San Maurizio, fiume Po, corso Vittorio Emanuele II. Il nucleo della città medievale ricade interamente nel centro storico della città; le vie della zona sono tutte strette, molte di esse pedonali o a traffico limitato, e sono dedicate ad aspetti della vita di quel periodo storico: via delle Tre galline, via dei Mercanti, via Stampatori. Il centro topografico è piazza Castello, in cui è presente la parte residua della vecchia fortificazione cittadina (palazzo degli Acaja). In epoca successiva Torino si espanse in direzione del Po e la via che dalla citata piazza Castello si dirige in leggera discesa verso il fiume fu a esso intitolata. Quando il Piemonte, la contea di Savoia e la contea di Nizza furono unite all'impero francese (1796-1814), via Po fu una delle rare strade a non cambiare nome durante la dominazione napoleonica, tradotta in rue Po, simile in lingua piemontese. Torino è storicamente una città devota e questo si riflette nelle numerose intitolazioni toponomastiche ai santi, tra i quali San Carlo Borromeo, San Maurizio, San Massimo di Torino, San Giovanni Battista, Santa Chiara, San Francesco d'Assisi, San Francesco da Paola, San Domenico, Santa Teresa d'Avila, Santa Maria, Sant'Ottavio, Sant'Antonio da Padova, Sant'Agostino, San Tommaso apostolo, San Federico e l'ancorché beato Sebastiano Valfrè (in realtà quasi tutte le dediche sono dovute alla presenza delle rispettive chiese nelle stesse strade). Nel quartiere centrale, frequentato dai reali Savoia, numerose sono le intitolazioni ai personaggi storici della dinastia sabauda. Vi sono due re d'Italia: Vittorio Emanuele II e Umberto I; la Regina Margherita; oltre a quelli del Regno di Sardegna: Carlo Alberto, Carlo Felice, Vittorio Emanuele I, Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele II; principi e consorti: Eugenio, Amedeo, Oddone, Maria Vittoria, Maria Adelaide, Maria Teresa); il duca Emanuele Filiberto; il conte Umberto Biancamano (il capostipite), poi i discendenti conte Rosso e conte Verde.
Al Risorgimento le intitolazioni: date storiche: IV marzo (1848), concessione della Costituzione nota come Statuto Albertino; XX Settembre (1870) data dell'apertura della breccia di Porta Pia personaggi politici: Conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Siccardi, Fratelli Cairoli, spedizione dei Mille, Pietro Paleocapa, Angelo Brofferio, Piero Gobetti. patrioti: i fratelli Carlo e Jacopo Ruffini generali: Eusebio Bava, Giuseppe Passalacqua, Ettore de Sonnaz, Ettore Perrone di San Martino. luoghi di battaglie vittoriose: San Martino, Solferino, Vinzaglio, Palestro, Confienza e Montebello, Cernaia, San Quintino (battaglia vittoriosa del duca Emanuele Filiberto di Savoia, che comandava l'esercito spagnolo, contro i francesi nel 1557). territori del regno di Sardegna, Savoia poi ceduta con i trattati internazionali il ramo Savoia-Carignano, regnante da Carlo Alberto ricordato con Piazza Carignano piazza dello Statuto, in ricordo dello Statuto Albertino Cesare Augusto, imperatore romano
Personaggi nominati nelle vie del centro sono i musicisti Giuseppe Verdi, Giovanni Battista Viotti, Gioachino Rossini e Vincenzo Bellini, gli scrittori Alessandro Manzoni, Torquato Tasso e Vittorio Alfieri, i militari Raimondo Montecuccoli e Alessandro Papacino D'Antoni, lo scienziato Amedeo Avogadro, l'architetto Francesco Paciotto, il teologo Ottavio Assarotti, il grammatico francese Antonio Fabro e il ministro del regno d'Italia Giovanni Giolitti. L'entusiasmo alla fine della prima guerra mondiale contagiò anche il comune torinese, così troviamo intitolazioni a Piave, Bolzano, Armando Diaz e Luigi Cadorna (i Generali si alternarono come Capo di Stato Maggiore), via Cesare Battisti (patriota), piazza Vincenzo Arbarello (caduto al fronte), via Paolo Thaon di Revel (ammiraglio comandante della flotta italiana), via Bligny (villaggio francese, dove si distinse il II Corpo d'armata italiano, comandato dal generale Alberico Albricci), piazza Vittorio Veneto, che ricorda la battaglia di Vittorio Veneto (e che sostituì la dicitura Vittorio Emanuele I, al cui re di Sardegna rimase il ponte sul Po, il monumento ai piedi della chiesa della Gran Madre di Dio e l'epigrafe sulla sommità della medesima ORDO POPULUSQUE TAURINUS OB ADVENTUM REGIS). I torinesi, abituati a chiamarla "piazza Vittorio", continuano a nominarla così.
Le intitolazioni dopo il 1946 sono: XVIII Dicembre, dedicata agli operai della strage di Torino del 1922 Giacomo Matteotti, politico, ucciso nel 1924 Antonio Gramsci, antifascista, morto in carcere nel 1937 Don Giovanni Minzoni, sacerdote, caduto in un'imboscata di squadristi fascisti nel 1923 dei Partigiani del I maggio C.L.N. della Repubblica Valdocco (rione dove nel Novecento vi era un importante scalo ferroviario)
Personaggi ricordati per il loro forte contributo locale: Pietro Micca, eroe nella battaglia del 1706 contro i francesi Sagliano Micca, luogo di nascita dell'eroe di cui sopra Galileo Ferraris, inventore elettrotecnico del XIX secolo. Andrea Doria, ammiraglio e uomo politico genovese Antonio Meucci, inventore Francesco Guicciardini, storico e uomo politico Filippo Juvarra, architetto della Real basilica di Superga, della facciata di Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, della Palazzina reale di caccia di Stupinigi Francesco Valeriano Dellala, architetto, progettista e artefice della formazione urbanistica della Torino di fine XVIII secolo Giuseppe Luigi Lagrange, matematico e astronomo, fu tra i co-fondatori dell'Accademia delle Scienze di Torino Antonio Bertola, architetto e ingegnere militare Giovanni Battista Beccaria, il fisico che introdusse in Italia il parafulmine Carlo Emanuele Boucheron, filologo e docente Giovanni Botero, gesuita e diplomatico Filippo Burzio, scrittore, storico, ingegnere, matematico Carlo Ludovico Allioni, medico, botanico e docente Luigi Giuseppe Barbaroux, ministro di Carlo Alberto Giovanni Battista Lorenzo Bogino, ministro di Carlo Emanuele III Giuseppe Pomba, tipografo ed editore Giovanni Vincenzo Virginio, agronomo che diffuse la coltivazione della patata in Piemonte Giovanni Plana, matematico e astronomo fratelli Calandra, (Edoardo Calandra e Davide Calandra), artisti
Precisazione: via Collegno si riferisce al politico e patriota Giacinto Provana di Collegno e non al comune.
Le istituzioni ricordate in questo quartiere sono via dell'Arsenale, via Arcivescovado, via dell'Accademia Albertina e via Accademia delle Scienze. La piazza dove era situata anticamente la forca, all'incrocio con corso Valdocco, popolarmente viene chiamata Rondò 'dla forca (in lingua piemontese) ma in realtà il comune non gli ha mai assegnato alcun nome, è ivi presente un busto che raffigura San Giuseppe Cafasso, che conforta un condannato al patibolo. Se il centro della città è considerato generalmente una zona prestigiosa dove vivere, le vie adiacenti a via Barbaroux sono state considerate per secoli « [...] luoghi disdicevoli per un gentiluomo» come si riferisce a queste zone la scrittrice del XIX secolo Carolina Invernizio. Infatti questa centralissima via ha versato per secoli in uno stato di forte degrado, diventando uno dei luoghi storici della malavita torinese. Fino agli anni 1980 capitava di imbattersi in qualche prostituta che, pazientemente, attendeva i clienti dinnanzi alla porta di casa.