La storia del Club Atlético de Madrid, secondo club di Madrid nonché terzo club spagnolo per numero di titoli, è caratterizzata da quattro periodi storici: la nascita della squadra come società satellite dell'Athletic Club, gli esordi nei campionati nazionali dopo il divorzio dal club basco, un sessantennio caratterizzato dalla vittoria di nove titoli e di affermazioni a livello internazionale, e un quarto ed ultimo periodo, iniziato agli inizi del terzo millennio in cui la squadra, in seguito a vicissitudini economiche e giudiziarie, cadde in seconda divisione, per poi riprendersi grazie anche al cambio di proprietà e affermarsi come una delle migliori squadre europee.

Storia Succursale dell'Athletic Club

La società fu fondata il 26 aprile 1903 da tre studenti di ingegneria baschi uniti nell'intenzione di creare una società filiale dell'Athletic Club: la squadra prese il nome di Athletic de Madrid e la divisa assunse i colori blu e bianchi, gli stessi dell'uniforme dell'Athletic Club. Alcuni giorni dopo si tenne il primo consiglio d'amministrazione della società, che vide l'entrata di alcuni soci dissidenti del Madrid FC, squadra antenata del , mentre la prima partita fu giocata il 2 maggio 1903 tra alcuni soci. Nel 1910 la squadra, in qualità di succursale dell'Athletic Bilbao, non poté partecipare all'eliminatoria per decidere quale compagine avrebbe rappresentato Madrid in Coppa poiché i calciatori dovevano rinforzare la squadra di Bilbao. Il 22 gennaio 1911 la squadra operò un cambiamento nei colori sociali adottando delle divise bianche a strisce rosse. Questa soluzione fu adottata perché le magliette di quei colori sarebbero state più economiche in quanto si sarebbero potute ricavare dalla foggia dei materassi. E per questo motivo, a tutt'oggi, i tifosi e i giocatori della squadra vengono chiamati colchoneros, ossia materassai.

Gli esordi

La società visse in funzione dell'Athletic Club fino al 1913, anno in cui divorziò dal club basco, divenendo quindi una squadra indipendente. Il presidente Julián Ruete insisté per costruire un impianto dove trasferire la squadra, e il 9 febbraio dello stesso anno fu inaugurato il campo O'Donnell. Il 22 novembre 1917 la prestigiosa rivista sportiva madrilena dell'epoca Madrid-Sport pubblicò in copertina lo scudetto dell'Athletic Club de Madrid, il cui disegno è rimasto praticamente inalterato. Il 23 gennaio del 1921, superando il Madrid FC, la squadra vince il suo primo titolo ufficiale trionfando nel Campeonato Regional de la Federación Centro.

Due anni dopo l'Atlético Madrid si dotò di un proprio stadio, il Metropolitano, che fu inaugurato il 13 maggio del 1923 davanti a spettatori. La squadra iniziò a partecipare agli allora principali tornei calcistici spagnoli, ovvero la Coppa del Re (allora chiamata Coppa di Spagna): durante questo periodo la squadra vinse altre due volte il campionato del Centro (nel 1925 batté al Metropolitano la Gimnástica Española, mentre nel 1928 vinse per 3-1 al Chamartín contro il Madrid) e arrivò secondo in Coppa di Spagna nel 1921 e nel 1926. Grazie a questi risultati la squadra fu invitata, nel 1928, a partecipare alla neonata Primera División: nei primi campionati professionistici l'Atlético Madrid navigò tra le posizioni basse della classifica e la Segunda División, in cui retrocesse nel 1930 e nel 1936, nel campionato antecedente la guerra civile.

Primi titoli e cambi di denominazione

Al termine della guerra civile, nel 1939, l'Atlético Madrid si ritrovò privo di otto uomini della rosa, caduti durante il conflitto. La società decise di fondersi con il neonato club Aviación Nacional (fondato da alcuni membri dell'aviazione spagnola), a cui era stata promessa l'iscrizione in massima serie. Grazie anche alla defezione del Real Oviedo, impossibilitato a giocare il campionato a causa del terreno di gioco completamente distrutto dal conflitto, l'Atlético poté fondersi con l'Aviación Nacional assumendo il nome di Athletic Aviación de Madrid, recuperando quindi i giocatori persi durante il conflitto ed iscrivendosi alla Primera División. Guidati da Ricardo Zamora, i colchoneros rientrarono prepotentemente in massima serie, vincendo i due campionati successivi alla conclusione delle ostilità (1939-40 e 1940-41). Negli anni quaranta il club si mantenne tra le prime posizioni di classifica, oscillando tra il secondo e il quarto posto e annoverando calciatori di qualità come Juncosa, Vidal, Silva, Campos e Escudero che formavano la cosiddetta Delantera de seda. Durante questo periodo la società, a causa delle imposizioni del nuovo regime franchista, fu costretta a cambiare denominazione più volte: nel 1941 la squadra fu rinominata in Atlético Aviacion de Madrid a causa del divieto alle società di fare uso dei nomi stranieri, mentre cinque anni dopo le fu imposto di togliersi il riferimento di associazione militare, assumendo definitivamente il nome di Club Atlético de Madrid.

L'esordio in Europa L'inizio degli anni cinquanta vide un periodo di dominio da parte dell'Atlético Madrid che, allenato da Helenio Herrera, vinse i primi due campionati del decennio (1949-50 e 1950-51). Tuttavia, la partenza di Herrera nel 1952 coincise con un periodo di declino per i colchoneros, che nella stagione 1953-54 si salvarono per un punto. Dopo alcuni campionati di classifica medio-alta, al termine della stagione 1957-58 i colchoneros terminarono secondi a tre punti dai rivali cittadini del . La simultanea vittoria della Coppa dei Campioni da parte delle merengues consentì all'Atlético Madrid di esordire in campo europeo. Guidata da giocatori come Vavá e Peiró, la squadra si lasciò dietro il , il CSKA Sofia e lo , approdando in semifinale contro i rivali cittadini (nonché detentori della manifestazione) del Real Madrid. I colchoneros furono sconfitti per 2-1 al Bernabéu, ma si rifecero per 1-0 al ritorno, rendendo necessario uno spareggio, che vide le merengues prevalere di misura nuovamente per 2-1.

Negli anni successivi l'Atlético Madrid continuò a confermarsi come squadra di classifica medio-alta, avendo in rosa calciatori come Collar e Peiró che insieme costituivano quella che era soprannominata ala infernal sulla fascia sinistra. I colchoneros vinsero per due anni consecutivi (1959-60 e 1960-61) la coppa nazionale (allora chiamata Copa del Generalísimo in onore di Francisco Franco), incontrando in finale, in entrambe le occasioni, il Real Madrid al Santiago Bernabéu. La vittoria nella stagione 1960-61 permise tra l'altro ai colchoneros di tornare a calcare le scene internazionali, guadagnando l'accesso alla Coppa delle Coppe, competizione riservata ai vincitori delle coppe nazionali dei paesi aderenti alla UEFA. Dopo aver sconfitto in sequenza Leicester City, e Motor Jena, i colchoneros incontrarono nella finale dell'Hampden Park di Glasgow i campioni in carica della : il match si concluse in parità (aprì Peiró e pareggiò Hamrin) dopo i tempi supplementari, rendendo necessario lo spareggio, che si giocò dopo alcuni mesi a causa della disorganizzazione dell'evento. Il match si svolse in Germania Ovest, nell'allora Neckarstadion di Stoccarda e questa volta l'epilogo fu diverso in quanto i colchoneros chiusero la partita già nel primo tempo, arrotondando il risultato a 3-0 nel secondo. Nella stagione successiva l'Atlético Madrid riuscì a raggiungere nuovamente la finale, ma fu travolto per 5-1 dagli inglesi del Tottenham Hotspur. In questo periodo la società, che continuò a confermarsi squadra di classifica medio-alta vincendo anche un'altra edizione della Copa del Generalísimo nella stagione 1964-65, fu inoltre rilevata dall'imprenditore Vicente Calderón.

Il trionfo mondiale

A partire dalla seconda metà degli anni sessanta i colchoneros divennero l'unica squadra in grado di contrastare realmente il dominio dei rivali cittadini del , vincendo tre campionati nelle stagioni 1965-66, 1969-70 e 1972-73. Il 2 ottobre 1966 fu inaugurato il nuovo stadio Manzanares che, a differenza degli impianti dell'epoca, era provvisto di posti a sedere in tutti i settori. Per la stagione 1973-74 l'Atlético Madrid, forte di uomini di sicuro valore come Miguel Reina, Adelardo, Irureta, Melo e il capitano Luis Aragonés, fu indicato come una delle pretendenti alla vittoria finale in Coppa dei Campioni. I colchoneros, guidati dall'argentino Juan Carlos Lorenzo, tennero fede ai pronostici approdando in finale dopo aver eliminato, in sequenza, il Galatasaray, la , la e il (quest'ultimo regolato per 2-0 al Vicente Calderón). Avversari dell'Atlético Madrid furono i tedeschi d'Occidente del , potenza emergente del calcio europeo forte di elementi come Franz Beckenbauer e Gerd Müller, alla sua prima finale nella manifestazione. Il 15 maggio 1974 andò in scena allo Stadio Heysel di Bruxelles la finale, che vide sul piano del gioco il dominio dei colchoneros, abili nel neutralizzare gli attacchi degli avanti tedeschi (in particolare Heredia su Müller), ma ciò non fu sufficiente per vincere. Ad un gol di Aragonés su punizione all'ottavo minuto del secondo tempo supplementare, i tedeschi risposero infatti con un tiro dalla distanza di Schwarzenbeck a pochi secondi dal termine. Si dovette quindi procedere alla ripetizione, in cui i colchoneros, minati nel morale e nella condizione fisica, furono sopraffatti per 4-0 dai tedeschi.

Nonostante la sconfitta subita, i colchoneros ebbero la possibilità di giocarsi la Coppa Intercontinentale grazie alla rinuncia del Bayern Monaco, che declinò l'invito a causa di problemi di calendarioReferto FIFA della Coppa Intercontinentale 1974. La squadra, affidata ad inizio di stagione a Luis Aragonés dopo l'esonero di Juan Carlos Lorenzo, dovette affrontare gli argentini dell'Independiente: il primo incontro, andato in scena ad Avellaneda, vide l'Atlético Madrid perdere per una rete a zero, mantenendo intatte le speranze di vincere il trofeo. Nella gara di ritorno, giocata allo stadio Vicente Calderón, i colchoneros riuscirono a rimontare il risultato segnando a metà del primo tempo con Irureta e trovando il gol-vittoria a cinque minuti dal termine dell'incontro con Rubén Ayala. L'Atlético Madrid divenne così il primo ed unico club ad aver vinto la Coppa Intercontinentale senza aver vinto la Coppa dei Campioni. Nelle stagioni successive al trionfo mondiale l'Atlético Madrid, rinnovato in alcuni settori di gioco da Aragonès (furono ceduti diversi giocatori della vecchia guardia come Adelardo, Irureta e Gárate), proseguì il suo periodo d'oro vincendo la coppa del Generalísimo nella stagione 1975-76 (ultima edizione della coppa nazionale spagnola ad assumere questa denominazione dopo la dittatura di Franco) e andando vicino al doblete nella stagione successiva ove vinse il suo ottavo campionato e fu eliminato dall' in semifinale di Coppa delle Coppe.

Cambi di dirigenza Gli anni ottanta furono caratterizzati da continui avvicendamenti in seno alla presidenza e alla panchina del club: tra il 1980 e il 1982 si susseguirono infatti quattro presidenti e altrettanti allenatori, prima del ritorno di Vicente Calderón che richiamò Aragonés alla guida della squadra. Nonostante queste vicissitudini il club continuò a viaggiare nell'alta classifica, con piazzamenti variabili tra il quarto e il secondo posto. Nella stagione 1984-85 la squadra vinse inoltre il suo unico trofeo del decennio, la Coppa del Re conquistata a spese dell', regolato per 2-1 grazie a due gol del messicano Hugo Sánchez. Nella stagione successiva i colchoneros raggiunsero la finale di Coppa delle Coppe dopo aver eliminato dal torneo il , il , la e il . L'incontro, tenutosi a Lione, vide i colchoneros opposti alla (che forniva gran parte dei giocatori alla nazionale sovietica), che prevalse per tre reti a zero. L'anno successivo Vicente Calderón morì e la società fu acquistata da Jesús Gil, uomo politico e imprenditore.

L'era Gil