Lassedio nell'antica Roma fu una delle tecniche utilizzate dall'esercito romano per ottenere la vittoria finale, sebbene le battaglie campali fossero ritenute l'unica vera forma di guerra. Ciò nonostante, non si deve cadere nella tentazione di sottovalutare l'importanza che l'azione d'assedio poteva avere nel quadro bellico di quell'epoca. Annibale non riuscì a debellare la potenza di Roma perché, pur avendo sconfitto gli eserciti romani in campo aperto, era risultato incapace di assaltare la città di Roma. Con l'andare del tempo gli eserciti della tarda Repubblica romana ed Imperiale divennero particolarmente propensi anche nella guerra d'assedio: la conquista della Gallia da parte di Gaio Giulio Cesare fu la combinazione di tutta una serie di battaglie campali e di lunghi assedi, che culminò con quello di Alesia del 52 a.C. Impadronirsi del centro principale di un popolo nemico, sembrò essere la soluzione migliore per portare a termine un conflitto, come accadde anche al tempo di Traiano, durante la conquista della Dacia, quando la capitale nemica, Sarmizegetusa Regia, fu cinta d'assedio e occupata.Colonna Traiana, n.86 e 87 . Allo scopo furono, pertanto, necessarie numerose opere (un agger sormontato da una palizzata, con fossati intorno, oltre a rampe e trabocchetti di varia natura) e macchine d'assedio per varietà e funzionalità, impegnando i soldati nella realizzazione di importanti lavori di ingegneria militare.

Tecniche d'assedio

I Romani utilizzarono tre principali tecniche d'assedio per impadronirsi delle città nemiche: per fame (occorreva più tempo, ma minor perdite di vite umane da parte degli assalitori), creando tutto intorno alla città assediata una serie di fortificazioni (una controvallazione internaCesare, De bello Gallico, VII, 69. e, a volte, una circonvallazione esterna,Cesare, De bello Gallico, VII, 74. come nel caso di AlesiaNapoleone III, Histoire de Jules César, Parigi 1865-1866.) che impedissero al nemico di approvvigionarsi (di viveri ed anche di acqua, deviando gli stessi corsi dei fiumi) o peggio di scappare, sottraendosi all'assedio, nella speranza di condurre gli assediati alla resa. Il sito attaccato veniva poi circondato da numerose postazioni, dove la principale ospitava il quartier generale, oltre ad una serie di altri fortini collegati.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 7, 4 (146). con un massiccio attacco frontale, impiegando una grande quantità di armati, artiglieria, rampe e torri d'assedio. L'esito finale era normalmente più veloce ma con un alto prezzo in perdite di armati da parte dell'assalitore romano. In questo caso si effettuava un'azione preparatoria all'assalto, di artiglieria, per provocare danni alle mura, produrre perdite di vite umane tra gli assediati ed indebolire il morale dei sopravvissuti. Subito dopo i legionari si avvicinavano alle mura della città in formazione a testuggine, mentre arcieri e frombolieri lanciavano una "pioggia" di dardi (anche infuocati) contro gli assediati, a "copertura" dei fanti romani. Scale, torri mobili e arieti si avvicinavano anch'essi, fino a quando legioni e auxilia, raggiunta la sommità delle mura, ingaggiano una serie di duelli "corpo a corpo". Seguiva il saccheggio della città, ormai in balia delle armate romane.Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008, pp.181-183. con un attacco improvviso ed inatteso, che non desse al nemico assediato il tempo di ragionare.

Storia degli assedi romani più significativi

Con il tempo le varie tecniche d'assedio si perfezionarono nell'antica Roma, grazie anche all'apporto della cultura ellenica proveniente dalle città della Magna Grecia, degli Etruschi e dal confronto con il nemico cartaginese nel corso delle tre guerre puniche.G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.265.

Epoca repubblicana: primo periodo (509 - 201 a.C.)

508/504 a.C.?A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p.91. Roma, dopo la cacciata dell'ultimo re, avvenuta nel 509 a.C., fu assediata dal lucumone etrusco, Porsenna, che era stato chiamato dallo stesso Tarquinio il Superbo in suo aiuto, dopo che i Romani avevano istituito la Repubblica. La leggenda racconta che Porsenna, pieno di ammirazione per gli atti di valore di Orazio Coclite, di Muzio Scevola e di Clelia, desistette dal conquistarla, tornandosene a Chiusi.Tito Livio Ab Urbe condita libri II, 12-13; Publio Cornelio Tacito Historiae 72; Aurelio Vittore De viris illustribus urbis Romae 11,1; 12, 1-3; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I,11.

502 a.C. Il primo impiego di macchine da guerra da parte dei Romani risalirebbe a quest'anno secondo Tito Livio, in occasione dell'assedio di Suessa Pometia, condotto con vineae ed altre strutture non ben definite.Livio, Ab Urbe condita libri, II, 7. Da ciò se ne deduce che in quella circostanza già vi fossero dei tecnici militari per la costruzioni dei primi strumenti di poliorcetica.

436 a.C. La città di Fidene venne espugnata dai Romani con una nuova tecnica: mentre gli Etruschi si barricarono all'interno della città, i Romani con falsi attacchi da quattro diverse direzioni in quattro momenti diversi, coprirono il rumore degli scavi e arrivarono alla rocca attraverso una lunga galleria che passò sotto le mura nemiche.Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 22.

396 a.C. Anche la città di Veio cadde pochi anni più tardi con la stessa tecnica della galleria scavata sotto le mura. La caduta della città etrusca ebbe luogo secondo la leggenda, dopo dieci lunghi anni d'assedioLivio, Ab Urbe condita libri, V, 8-25. (parimenti a quanto era accaduto con la città di Troia).

390 o 386 a.C. La stessa Roma fu assediata e saccheggiata da un esercito di Galli Senoni guidati da un certo Brenno. Rappresenta uno degli episodi più traumatici della storia di Roma, tanto da essere riportata negli annali con il nome di Clades Gallica, ossia sconfitta gallica. Ne danno testimonianza Polibio,Polibio, Storie, II, 18, 2. Livio,Livio, Ab Urbe condita libri, V, 35-55. Diodoro Siculo,Diodoro Siculo, XIV, 113-117. e Plutarco.Plutarco, Camillo, 15, 32.

250 a.C. Nell'assedio di Lilibeo impiegarono con grande perizia tutte le tecniche d'assedio apprese durante le guerre pirriche degli anni 280-275 a.C., tra cui torri d'assedio, arieti e vinea.Polibio, Storie, I, 43. Vi è da aggiungere che un primo utilizzo di macchine da lancio da parte dell'esercito romano sembra sia stato introdotto dalla prima guerra punica, dove fu necessario affrontare i Cartaginesi in lunghi assedi di loro potenti città, difese da imponenti mura e dotate di una sofisticata artiglieria.G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.279.

214-212 a.C. Durante il lungo assedio di Siracusa operato dal console Marco Claudio Marcello, i Romani avevano un sufficiente bagaglio di esperienze negli assedi sia di mare che di terra, sebbene si scontrassero con le tecniche innovative difensive adottate da Archimede.Polibio, Storie, VIII, 3-7. Si racconta infatti che, quando:

Ma Archimede preparò la difesa della città, lungo i 27 km di mura difensive, con nuovi mezzi d'artiglieria. Si trattava di baliste, catapulte e scorpioni, oltre ad altri mezzi come la manus ferrea e gli specchi ustori, con cui mise in seria difficoltà gli attacchi romani per mare e per terra. I romani dal canto loro continuarono i loro assalti dal mare con le quinqueremi e per terra dando l'assalto con ogni mezzo a loro disposizione (dalle torri d'assedio, agli arieti, alle vinae, fino alle sambuche).

Marcello decise allora di mantenere l'assedio, provando a stritolare la città per fame. L'assedio si protrasse per ben 18 mesi, un tempo tanto lungo da far esplodere notevoli contrasti in Siracusa tra il popolo, tanto che la parte filoromana architettò il tradimento, permettendo ai Romani di fare irruzione in piena notte, quando furono aperti i cancelli della zona nord della città. Siracusa cadde e fu saccheggiata, non però la vicina isola di Ortigia, ben protetta da altre mura, che resistette ancora per poco. In quell'occasione trovò la morte anche il grande scienziato siracusano Archimede, che fu ucciso per errore da un soldato.

212-211 a.C. Nel corso della seconda guerra punica, Annibale se riuscì una prima volta a rompere l'assedio alla città di Capua (nel 212 a.C.), la seconda volta i Romani mantennero saldo le loro posizioni in Campania.. E seppure Annibale avesse minacciato di assediare la stessa Roma:.

E così Annibale, constatato che le difese di Roma erano assai forti e gli assedianti romani di Capua non "rompevano l'assedio", abbandonò la città campana, che cadde poco dopo in mano romana.

209 a.C. Nel mezzo della seconda guerra punica, Publio Cornelio Scipione riuscì ad espugnare la città ibero-cartaginese di Cartagena (poi ribattezzata Nova Carthago), dove al suo interno fu trovato un arsenale di macchine da lancio pari a 120 catapulte grandi, 281 piccole, 23 baliste grandi e 52 piccole, oltre ad un notevole numero di scorpioni.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXVI, 47.

Epoca repubblicana: secondo periodo (200 - 30 a.C.)

146 a.C. Durante la terza guerra punica, al termine dell'assedio di Cartagine, Appiano di Alessandria ci racconta che i Romani di Publio Cornelio Scipione Emiliano, catturarono più di 2.000 macchine da lancio (tra catapulte, baliste e scorpioni) nella sola capitale cartaginese.Appiano di Alessandria, De rebus punicis et De rebus numidicis, 80.

134-133 a.C. Fu inviato ad assediare Numanzia, dopo tanti insuccessi romani, il console Publio Cornelio Scipione Emiliano, eroe della terza guerra punica. Costui, dopo aver saccheggiato il paese dei Vaccei, cinse d'assedio la città. L'armata comandata da Scipione era integrata da un nutrito contingente di cavalleria numidica, fornita dall'alleato Micipsa, al cui comando si trovava il giovane nipote del re, Giugurta. Per prima cosa, Scipione si adoperò per rincuorare e riorganizzare l'esercito scoraggiato dall'ostinata ed efficace resistenza della città ribelle; poi, nella certezza che la cittadella poteva essere presa solo per fame, fece costruire una circonvallazione (un muro di 10 chilometri tutto intorno) atta a isolare Numanzia e a privarla di qualsiasi aiuto esterno. Il console si adoperò poi a scoraggiare gli Iberi dal portare aiuto alla città ribelle, presentandosi con l'esercito alle porte della città di Lutia e obbligandola alla sottomissione e alla consegna di ostaggi. Dopo quasi un anno di assedio, i numantini, ormai ridotti alla fame, cercarono un abboccamento con Scipione, ma, saputo che questi non avrebbe accettato altro che una resa incondizionata, i pochi uomini in condizione di combattere preferirono gettarsi in un ultimo, disperato assalto contro le fortificazioni romane. Il fallimento della sortita spinse i superstiti, secondo la leggenda, a bruciare la città e a gettarsi fra le fiamme. I resti dell'oppidum furono rasi al suolo come Cartagine pochi anni prima.

87-86 a.C. Nel corso della prima guerra mitridatica, Lucio Cornelio Silla assediò per lungo tempo Atene che il 1º marzo dell'86 a.C. cadde nelle mani del proconsole romano.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 81.1.

74-73 a.C. Nel corso della terza guerra mitridatica, Mitridate VI assediò inutilmente Cizico, città romana, che fu liberata dal consolare Lucio Licinio Lucullo.Appiano, Guerre mitridatiche, 72-76.