L'espressione corsa agli armamenti o corsa al riarmo indica la competizione tra due o più fazioni per imporre, l'una sulle altre, la propria supremazia militare, effettiva o apparente. Le due parti si affrettano a produrre e sviluppare il maggior numero di armi e tecnologie militari, o a preparare l'esercito più grande. Il termine è comunemente usato per descrivere una competizione dove non c'è un obiettivo ben preciso, ma solo l'intenzione di imporsi sulle altre parti.
Esempi di corsa al riarmo
Nell'arco dell'aumento delle tensioni precedenti alla prima guerra mondiale, Germania, Russia, Regno Unito, Francia, Italia e Impero austro-ungarico entrarono in competizione per potenziare le proprie forze armate. Il processo fu visto come uno sforzo verso la pace, in quanto molti comandanti militari pensavano che se una nazione fosse stata invasa, l'esercito doveva essere grande abbastanza da respingere l'invasione. È stato invece provato che questo comportamento ottenne il risultato opposto di far crescere la tensione e porre le alleanze dell'epoca, la Triplice Alleanza e la Triplice intesa, su posizioni sempre più difensive e sospettose. La prova della degenerazione del processo si ebbe con lo scoppio effettivo della prima guerra mondiale. I britannici, per esempio, procedettero allo sviluppo di una marina militare estremamente potente e introdussero un nuovo tipo di navi da battaglia dal nome Dreadnought. Il Kaiser Guglielmo II di Germania presto reagì e chiese che anche il suo paese si dotasse di navi da battaglia equivalenti.
L'analista storico Lewis Fry Richardson ha messo a punto un modello di simulazione per definire le condizioni geopolitiche che avrebbero evitato o causato la prima guerra mondiale. Tra i postulati di partenza, ha introdotto il concetto secondo il quale due Paesi finiscono per dichiararsi guerra se le spese per la corsa al riarmo sono superiori all'interscambio commerciale.
Nel ventesimo secolo, Stati Uniti e Unione Sovietica intrapresero una corsa al riarmo basata sulla produzione e sullo sviluppo di sempre più potenti armi nucleari. Nell'immediato dopoguerra al termine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano inferiori ai sovietici nel campo della missilistica a medio raggio, ma recuperarono il divario tecnologico con il lavoro di scienziati tedeschi sopravvissuti al collasso della Germania nazista. Di contro, l'URSS indirizzò le forze della sua economia pianificata nella direzione della corsa al riarmo e con lo sviluppo del missile SS-18 alla fine degli anni settanta, raggiunse la supposta capacità di sferrare un "primo attacco" agli occidentali con possibilità di successo.
Al culmine della corsa agli armamenti, a cavallo tra il 1960 e il 1970, Stati Uniti e Unione Sovietica arrivarono a spendere ciascuna tra i 70 e gli 80 miliardi di dollari all'anno in armamenti. L'economia degli Stati Uniti si rivelò più in grado di sostenere lo sforzo, non essendo impegnata nella ricostruzione grazie alla sostanziale assenza di combattimenti sul territorio metropolitano americano. Al contrario, l'Unione Sovietica, le cui infrastrutture avevano subito estesi danni durante il conflitto, non era in grado di reggere il confronto indefinitamente, perché l'impegno incideva sulla disponibilità di beni di consumo primari per i suoi cittadini. Gli scompensi causati dalla competizione per la corsa agli armamenti con gli Stati Uniti, crearono grossi problemi economici durante il tentativo del leader sovietico Michail Gorbačëv di mettere in atto la sua idea di konversiya, la transizione verso una economia mista, e accelerò il collasso dell'Unione Sovietica. Poiché le due superpotenze si impegnavano meramente a competere l'una contro l'altra nell'accumulare armamenti, piuttosto che seguire un piano predeterminato, entrambe presto raggiunsero una capacità di distruzione utilizzando le armi nucleari enormemente superiore a quella necessaria per sconfiggere l'avversario.
Riarmo degli anni trenta e quaranta
Con la Grande depressione degli anni trenta, in Europa vennero alimentati accesi particolarismi, specialmente tra gli Stati che si illudevano di poter risolvere la "crisi" con un dominio imperiale ormai vacillante e riponevano nella politica di potenza o di forza l'unica soluzione ai propri problemi interni. Tra questi Stati vanno annoverati in primo luogo l'Impero britannico, la Francia, la Germania in Europa e il Giappone fuori dall'Europa.
Va anche ricordato che la prima guerra mondiale era passata da un tempo relativamente breve e molti Stati, anche ex-alleati, nutrivano una certa diffidenza per le altre potenze. In tale quadro, la salita alla ribalta di Hitler e del Partito Nazista nella fragile Germania della Repubblica di Weimar diede un'ulteriore spinta ai destini dell'Europa verso uno scenario di conflittualità. Il fenomeno del riarmo pre-seconda guerra mondiale è da considerarsi quindi non solo in chiave meramente militar-organizzativa, ma proprio in chiave politico-strategica; è quindi ritenuto coincidente con il 1933, anno di svolta della politica europea con la salita al potere di Hitler.
Già nel 1933 gli stessi francesi, anche a causa della politica di appeasement britannica verso la "polveriera" tedesca e la disillusione sulla possibile risoluzione della politica di sicurezza in sede collettiva, vararono una politica cautelativa impregnata su di un doppio binario sia difensivo, mirabilmente indicata dalla realizzazione della linea Maginot, cioè sistema di forti e apparati difensivi lungo il confine tedesco, sia diplomatica, cioè basata sulla creazione di un "cordone sanitario" fatto di alleanze diplomatiche e collaborazioni militari (spesso con fornitura di armamenti) in modo da arginare eventuali spinte naziste. Tra i principali possibili alleati francesi in chiave tedesca figuravano per ragioni diverse, Italia e Polonia, entrambe strettamente legate alle vicende storiche franco-tedesche. Un'eventuale alleanza tra questi Paesi però, risultava assai difficile, a causa dei forti particolarismi e delle pretese di questi ultimi che li portava ad essere nella posizione potenziale di un rovesciamento di alleanza, mossa tattica per la Polonia e strategica per l'Italia.
L'arma principale dei particolarismi tedeschi in Europa e giapponese in Asia era la capacità di catalizzare gli interessi e le spinte di Stati minori e subalterni o di intere classi sociali di grandi potenze verso la lotta armata, arruolando spesso tra le loro file numerose milizie provenienti proprio da questi Paesi, o comunque ambendo ad ottenere un ruolo di leadership tra i Paesi meno potenti dell'area. Lo stesso impero giapponese, si propose come potenza egemone dell'area asiatica e del pacifico da una parte in sede diplomatica, trattando la concessione di numerosi mandati dalla Società delle Nazioni dei maggiori arcipelaghi situati tra l'Asia sud-orientale e la costa americana, dall'altra dotandosi di una grande flotta navale per imporre il proprio predominio.Ennio Di Nolfo, La fortezza Europa, Dagli Imperi militari a quelli agli imperi tecnologici - La politica internazionale del XX secolo, Editori Laterza
Riarmo giapponese
Il Giappone assunse un ruolo primario in Asia anche grazie allo sviluppo intrapreso nelle aree lasciate vacanti dalle potenze europee e abbandonando la usuale amicizia con la Gran Bretagna in funzione anti-russa. Lo Stato nipponico assunse un ruolo più liberatorio che neo-imperialista nell'area del Pacifico, visti anche i fallimenti inanellati con la prima guerra mondiale, diventando leader di un movimento anticoloniale verso gli occidentali.
Nonostante fosse caduto il precedente tipo di governo oligarchico composto da militari, nel Giappone degli anni trenta non vigeva la democrazia e il mondo militare continuava ad avere una pesantissima influenza nella politica nazionale. Nel quadro della già citata crisi economica, acquisirono sempre maggior potere i movimenti integralisti, tradizionalisti e nazionalisti inevitabilmente fortemente connessi al mondo militare. I principali antagonisti giapponesi furono la Russia e la Cina. Nei confronti della prima, restava in vigore una vecchia e importante alleanza con la Gran Bretagna, risalente ai primi del '900, mentre nei confronti con la seconda, il Giappone assunse una posizione sempre più antagonistica e basata sull'utilizzo delle armi.
Con un trattato stipulato nel 1915 con la Cina, il Giappone si arrogò "tutti privilegi, diritti e proprietà" connessi con la ferrovia transmanciuriana, costruita con ingenti capitali giapponesi, a partire dal 1905. Sulla base di questo accordo, applicato nel modo più estensivo possibile e a tutto svantaggio della giurisdizione cinese, vennero prima intensificate e potenziate le già presenti installazioni militari sul territorio cinese, poi venne addirittura iniziata su iniziativa delle élite militari e senza consultare le autorità civili, una massiccia campagna di penetrazione militare nel territorio cinese, con la scusa della difesa dei circa 1.000 chilometri di ferrovia. Ciò portò infine alla creazione dello stato fantoccio del Manciukuò. Nel 1933 con la condanna da parte di Lord Lytton del gesto giapponese, definendolo "arbitrario e artificioso", il Giappone uscì dalla già fragile Società delle Nazioni e al progressivo abbandono dei legami con gli inglesi.
A causa dell'immobilità occidentale, dal Manciukuo i giapponesi penetrarono lentamente in tutta la Cina orientale, alimentando un movimento separatista e affidando a Wang Jingwei il governo antagonistico della Repubblica di Nanchino, ovviamente "armato" con produzioni belliche giapponesi. Saziate le mire espansionistiche in Cina, i principali antagonisti giapponesi restavano l'Unione sovietica e gli Stati Uniti d'America. Inizialmente orientati contro il gigante russo, i giapponesi dovettero cambiare questa posizione, a causa del complicato intreccio diplomatico che vide il Giappone aderire al Patto tripartito (con la conseguente spartizione delle sfere di egemonia europea a Germania e marginalmente all'Italia e di quella asiatica al Giappone), infatti il patto Molotov-Ribbentrop tra Germania nazista ed URSS costrinse il Giappone a una politica di neutralità verso la potenza sovietica, che a sua volta non intervenne contro i giapponesi se non negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale. In tale quadro, tutta la pianificazione strategico-politica nipponica si orientò perciò, anche alla luce del citato patto tripartito e della riconosciuta preponderanza asiatica, verso gli arcipelaghi del Pacifico, quindi in diretto antagonismo con gli Stati Uniti.
Fu in questo spirito quindi, che quello che oggi potremmo definire complesso militar-industriale giapponese del periodo fu molto attivo nel riarmo soprattutto nella componente aeronavale, proprio in preparazione alla guerra contro gli USA, considerati il "gigante addormentato".
Riarmo tedesco
L'ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler fece risorgere nel popolo tedesco sentimenti di rivalsa dopo le profonde umiliazioni subite con la sconfitta nella precedente guerra e segnò la rinascita di antichi, radicati e mai sopiti desideri di dominio. Il regime nazista, si proponeva non solo di purificare l'umanità dal duplice nemico ebraico-capitalista da un lato, e da quello comunista dall'altro, ma si prefiggeva anche di riportare in trionfo l'egemonia europea nel mondo, nella quale risplendesse la pura razza ariana, sogno folle che tuttavia da almeno un decennio affiorava non solo nella cultura tedesca, ma anche in quella decadente francese e britannica.