I Foridi (Phoridae ) sono una famiglia cosmopolita di insetti dell'ordine dei Ditteri (Brachycera: Cyclorrhapha). Fra i Brachiceri inferiori, tradizionalmente denominati Aschiza, è la famiglia più importante e rappresentativa, insieme a quella dei Syrphidae, per numero di specie, diffusione e relazioni con l'uomo.

Generalità In inglese, i Foridi sono comunemente chiamati con diverse denominazioni. Quella più comune, scuttle flies, fa riferimento alla rapidità con cui fuggono quando sono disturbati o minacciati o, in generale, alle brevi corse che alternano alle pause (dal verbo to scuttle, "fuggire, spiccare il volo repentinamente"). Sono detti anche humpbacked flies ("mosche gobbe"), per il profilo marcatamente gibboso del torace, e coffin fliesLa denominazione si riferisce in senso stretto alla specie Conicera tibialis, il foride necrofago più conosciuto per lo sviluppo delle larve di alcune specie nei cadaveri umani in decomposizione anche all'interno delle bare (coffin, "bara"). Il riferimento a questo comportamento si ha anche in francese, con la denominazione mouche de cercueils.

La varietà di comportamenti di questi ditteri, soprattutto allo stato larvale, fa sì che nell'ambito della famiglia si riscontrino casi di indubbia utilità o, al contrario, di dannosità più o meno diretta, per quanto la generalità della famiglia non abbia una relazione stretta con l'uomo. L'importanza della famiglia si riscontra nell'utilità o dannosità dei foridi entomofagi, rispettivamente, come insetti ausiliari o antagonisti di questi, nella dannosità dei foridi di importanza agraria, come micetofagi a spese di coltivazioni di funghi o occasionalmente come fitofagi a spese di piante agrarie, nella potenziale pericolosità, sotto l'aspetto medico-sanitario, come insetti saprofagi associati ad ambienti malsani e, contemporaneamente, visitatori di ambienti frequentati dall'uomo.

Malgrado l'importanza relativa, quella dei Foridi è una famiglia di ditteri ancora poco conosciuta. Le piccole dimensioni, la varietà di comportamenti, l'ampia diffusione, l'omogeneità morfologica e l'elevato numero di specie nell'ambito di alcuni generi, rendono arduo lo studio di questi ditteri. Lo stato dell'arte sulla conoscenza della famiglia è inoltre condizionato dal limitato interesse specifico riscosso fra i ditterologi, che annoverano pochi specialisti. Allo stato attuale le conoscenze sulla biodiversità dei Foridi si concentrano soprattutto sull'entomofauna del Neartico e dell'Europa, con particolare riferimento alle isole britanniche.

L'elevato numero di specie ancora sconosciute e la complessità di alcuni taxa, in particolare del genere cosmopolita Megaselia, rendono molto difficile il riconoscimento delle specie e la classificazione, soprattutto quando si entra nell'ambito dei foridi tropicali. Attualmente sono descritte circa 3000 specie, ma si stima che il numero complessivo possa attestarsi fra 20000 e 50000 specie. Secondo Henry Disney, la dimensione di questa famiglia sarebbe tale da comprendere il 2% del totale delle specie animali del pianeta..

Descrizione Adulto

Gli adulti dei Foridi sono moscerini di piccolissime dimensioni, con corpo lungo, in genere, da mezzo millimetro a 5 mm. I più grandi esemplari raggiungono i 7 mm di lunghezza, i più piccoli frazioni dell'ordine del decimo di millimetro, ai limiti della capacità di risoluzione della vista umana. Elementi morfologici caratterizzanti, che nel complesso consentono l'identificazione di un foride, sono il corpo compatto, con capo piccolo e torace gibboso, la singolare forma del terzo antennomero, le ali relativamente larghe e con nervatura semplificata, i femori posteriori appiattiti. Frequente è il meiotterismo, con forme attere o subattere nelle femmine. Le livree sono generalmente brune, giallastre o nerastre. Apparentemente possono essere confusi con i comuni moscerini della frutta e dell'aceto (Drosophilidae), sia per l'aspetto sia per il comportamento. Le drosofile si distinguono tuttavia con un attento esame, per mezzo di una lente o di un microscopio, soprattutto per la pigmentazione rossa degli occhi e per la presenza di vene trasversali nella nervatura alare.

Il capo è relativamente piccolo e sovrastato dal torace, dicoptico in entrambi i sessi, provvisto di occhi grandi e tre ocelli sul vertice. Le forme brachittere o attere presentano invece un ridotto sviluppo degli occhi e una riduzione del numero di ocelli. La chetotassi è in genere composta da quattro serie trasversali di setole fronto-orbitali lunghe e robuste: la prima è composta da due setole disposte immediatamente sopra l'inserzione delle antenne; altre due sono disposte nella regione frontale, fra gli occhi, e sono composte ciascuna da quattro setole; la quarta serie, infine, è composta da quattro setole (a volte sei) e si estende nella regione cervicale immediatamente dietro la placca ocellare. Sono tuttavia frequenti chetotassi differenti, con la riduzione del numero delle setole fronto-orbitali.

Le antenne sono di tipo aristato, con arista lunga e triarticolata, inserita in posizione apicale o dorsale sul terzo antennomero e composta da due brevi segmenti basali e un terzo segmento lungo e sottile. In alcuni generi, l'arista può ridursi a 1-2 segmenti o essere del tutto assente. Caratteristici sono lo sviluppo del terzo antennomero e la sua forma: in genere è grande e globoso o piriforme, ma talvolta ha uno sviluppo abnorme, fino a raggiungere quasi le stesse dimensioni degli occhi. Il pedicello è molto ridotto, ma presenta un processo distale, il cono, che si incastra all'interno del terzo antennomero.

L'apparato boccale è in genere di tipo succhiante-lambente, meno frequentemente è di tipo pungente-succhiante. I palpi mascellari sono ben sviluppati e diretti in avanti, di forma clavata, in genere cosparsi di setole; il labbro inferiore è più o meno sviluppato, in genere breve, carnoso e retrattile, talvolta lungo, sclerificato e non retrattile.

Il torace è ampio e marcatamente convesso nella parte anteriore, dal profilo gibboso. La chetotassi del mesonoto è in generale caratterizzata da una diffusa copertura pubescente fra cui spiccano poche setole lunghe e robuste, concentrate sugli scleriti laterali: in genere sono presenti una setola omerale, 2-4 notopleurali, due intralari. Le acrosticali possono essere di vario sviluppo, ma in genere sono più corte e meno evidenti di quelle laterali. Lo scutello è provvisto in genere di 2-4 setole, a volte assenti, a volte in numero di sei. Altre setole, infine, sono presenti sul proepisterno e sul mesoepisterno dorsale.

Le zampe sono di tipo cursorio e di moderata lunghezza ed hanno femori posteriori robusti e appiattiti lateralmente, tibie provviste di setole apicali. Setole sparse o allineate possono essere presenti anche lungo la faccia dorsale o ventrale delle tibie. Le ali sono in genere ben sviluppate, ialine o leggermente brunastre, con una fitta frangia di setole lungo la costa e altre setole, più o meno numerose, alla base del margine posteriore. Il lobo anale è più o meno ampio e pronunciato, l'alula assente.

Con settore radiale divisoCon settore radiale indivisoSchemi rappresentativi della nervatura alare della maggior parte dei Phoridae.Nervature longitudinali: C: costa; Sc: subcosta; R: radio; M: media; Cu: cubito; A: anale.Nervature trasversali: h: omerale.Cellule: br: 1ª basale; bm: 2ª basale; cup: cellula cup. La nervatura alare è caratterizzata dalla marcata semplificazione delle vene mediane e posteriori, prive di ramificazioni e deboli rispetto a quelle anteriori e dalla scomparsa delle vene trasversali, ad eccezione della omerale. L'intero sistema radiale e la costa sono fortemente sclerificate e confinate in genere nella metà basale e nella regione marginale anteriore, conferendo alle ali dei Foridi un aspetto caratteristico. Meno frequentemente, la costa e i rami posteriori della radio si estendono nella metà distale ma senza raggiungere, comunque, l'apice dell'ala.

La costa è robusta e si estende per circa la metà basale del margine costale, fino alla confluenza di R4+5. La subcosta è debole e incompleta oppure confluisce su R1.

La radio è suddivisa in due o tre ramificazioni, in funzione della presenza o meno del ramo R2+3. Il ramo anteriore (R1) termina sulla costa entro la metà basale. Il settore radiale si prolunga nella sola vena R4+5 oppure si divide, poco prima della terminazione in due brevi rami, R2+3 e R4+5, confluenti rispettivamente poco prima e in corrispondenza della fine della costa. L'eventuale presenza di R2+3 delimita una piccola cellula submarginale di forma triangolare. La vena R4+5, in genere, raggiunge la terminazione della costa senza fondersi in essa.

Le vene del sistema mediano e del sistema cubito-anale sono notevolmente semplificate e marcatamente più deboli delle anteriori. La media è caratterizzata dalla scomparsa della base. I rami M1 e M2 sono liberi alla base e apparentemente traggono origine dal settore radiale per la scomparsa della base M1+2, mentre la vena M4 mantiene alla base una debole connessione con il settore radiale e con la cubito, residui vestigiali, rispettivamente, delle nervature trasverse radio-mediale e medio-cubitale. Questa conformazione è in realtà dovuta al fatto che nel corso dell'evoluzione dei Ditteri, il primo ramo della cubito anteriore (CuA1 o Cu1a) e la quarta vena del ramo posteriore della media si fondono in un'unica nervatura longitudinale. In letteratura, infatti, questa vena è indicata secondo i vari Autori con i simboli Cu1 CuA1 o Cu1a o, in alternativa, M4Attualmente, i ditterologi che si occupano dei Brachiceri trattano questa vena come ramo anteriore della cubito, mentre l'indicazione come quarto ramo della media compare in genere nelle vecchie pubblicazioni.. Il sistema cubito-anale è ridotto a due brevi tratti, confinati alla base dell'ala, delle vene A1 e CuA, che confluiscono in un ramo comune, relativamente lungo, che termina debolmente sul margine posteriore.

Nell'insieme, le vene mediane e posteriori assumono la conformazione di un sistema di quattro vene longitudinali distinte, che si estende per gran parte dell'ala confluendo sul margine dal tratto subapicale fino al lobo anale, con percorsi più o meno paralleli. L'assenza delle nervature trasversali determina anche la semplificazione delle cellule: la cellula discale è assente, le due basali sono fuse in un'unica cellula non bene definita nella sua estremità distale, la cup è in genere appena accennata e aperta a causa della debolezza o assenza dei tratti basali del sistema cubito-anale.

Schema della nervatura alare degli Sciadocerinae.Nervature longitudinali: C: costa; Sc: subcosta; R: radio; M: media; Cu: cubito; A: anale.Nervature trasversali: h: omerale; r-m: radio-mediale; m-m: mediale; m-cu: medio-cubitale.Cellule: d: discale; br: 1ª basale; bm: 2ª basale; cup: cellula cup.